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Vecchio 27-09-10, 02:50 PM   #1
Rossella
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predefinito Qualche nozione su come leggere le etichette dei mangimi

Ho trovato un mio vecchio articolo che dà alcune linee guida (non tutte, solo una parte) su come leggere le etichette dei mangimi e fare le vostre valutazioni in autonomia. Andrebbe modernizzato, integrato (ha un po' di anni) e non è escluso che prima o poi lo faccia in concomitanza con un progetto più ampio.
In ogni caso il testo è sostanzialmente ancora valido e credo possa aiutare il consumatore a diventare un consumatore informato.


OCCHIO ALL’ETICHETTA! - di Rossella Di Palma




Non fatevi trarre in inganno dal solo prezzo: prezzo basso non significa necessariamente pessima qualità (in molti casi sì, purtroppo), così come cifre stratosferiche non è detto siano sempre giustificate da una qualità altrettanto eccelsa.





Più fattori incidono sul costo delle crocchette che state per versare nella ciotola del vostro cane, esaminiamoli uno per uno:
  1. qualità e tipo di materie prime (occhio alle certificazioni se le materie prime sono definite biologiche, per esempio);
  1. spese sostenute per la ricerca di una formulazione ottimale (ci sono ditte che investono molto sulla ricerca e altre meno copiando la formulazione dalle prime...);
  2. spese di trasporto e cambio se l'alimento è prodotto all'estero (leggere l'etichetta!): a parità di qualità un cibo prodotto in Italia può costare molto di meno;
  1. confezione, pubblicità, sponsorizzazioni e gadgets (precisazione: non è la pubblicità a fare di un buon cibo un cattivo cibo o viceversa);
  1. resa effettiva: prendiamo due sacchi di mangime dal peso identico, supponiamo che il cibo A costi 100 e il cibo B costi 60. Il cibo B è effettivamente più conveniente del cibo A?
Lasciando momentaneamente da parte il discorso "qualità" dobbiamo valutare non tanto il costo al Kg bensì il costo a dose. Se del cibo A sono necessari soltanto 200 g giornalieri per mantenere in salute il vostro amico, mentre del B dobbiamo somministrarne almeno 500 g, alla fine della fiera A costa meno di B.


Non è il caso di gettarsi a pesce sul cibo più pubblicizzato in tv o di scartare a priori quello col sacchetto meno simpatico.
I produttori sanno che anche l'occhio vuole la sua parte e disegnano confezioni dai colori e dalla grafica sempre più accattivante, sapendo che istintivamente si tenderebbe a mettere le mani, che so, su un sacchetto rosa e blu piuttosto che su uno rosso e giallo.
Anche le scritte sulle confezioni sono strategicamente scelte da esperti del marketing che piazzano in bella vista la presenza di questa o quella particolare sostanza: non è raro leggere "cibo integrato con vitamina XXXX"; "nuova versione arricchita con XXX".
Benissimo, ma quanto di quella sostanza è realmente contenuto nel sacco?
Il quantitativo è rilevante? Di molto superiore a quello delle altre marche?
L'unica cosa da fare è armarsi di santa pazienza, girare il sacco e leggere con cura l'etichetta e i tenori analitici del prodotto.
Succede anche che scatolette o crocchette etichettate come "al pollo", "all'agnello", "al pesce" e via discorrendo contengano solo una piccola quota di questo alimento.
Ancora una volta non resta che leggersi religiosamente tutto, specie se il proprio quattro zampe è affetto da intolleranze alimentari.
Se la "facciata" del sacco o della scatoletta è il biglietto da visita del prodotto, la carta d'identità sta sul retro, è scritta in piccolo ma è un elemento fondamentale per capire con cosa avete realmente a che fare.




Già, ma come leggerli?


Va ricordato innanzi tutto che la legislazione e gli organismi che controllano la produzione di cibi per cani (compresa la legislazione sulle etichette) cambiano a seconda di dove ci troviamo: negli Stati Uniti il compito spetta alla AAFCO (Association of American Feed Control Offcials) e alla FDA (Food and Drug Administration) mentre in Europa sono controllate da alcuni organismi all'interno della CEE (Direttorato Generale III - Industria e Direttorato Generale IV Agricoltura) e da organismi nazionali a loro volta collegati al Ministero dell'Agricoltura.


Su qualsiasi sacco di crocchette, sul retro o di lato, devono esserci una tabella indicante i valori analitici e una lista di ingredienti.
La tabella analitica è di solito discretamente invisibile. Gli ingredienti sono scritti in piccolo e tradotti spesso in più lingue straniere.
Se non li trovate andate a cercare qualcosa di piccolo e incomprensibile: una volta trovata la composizione in greco o in giapponese, girellando intorno, comparirà anche quella in italiano!
Come detto precedentemente la Comunità Europea, il Canada, gli Stati Uniti ecc. hanno differenti leggi che regolano la scrittura delle etichette: a seconda dei paesi quello che sta scritto sul sacco può essere più o meno dettagliato.
A mio avviso le etichette "americane" sono tra le più accurate.
Per fare un esempio banale, quando sono presenti conservanti, queste etichette ne elencano i nomi precisi, mentre le diciture nostrane consentono la semplice scritta "additivi CEE", ovvero additivi perfettamente legali secondo il punto di vista comunitario… ma che restano sconosciuti al consumatore.
Per fortuna o sfortuna, la maggior parte dei mangimi presenti sul mercato italiano è di provenienza statunitense. Anche i produttori italiani elencano gli ingredienti in modo simile: ci baseremo quindi principalmente su questo tipo di etichetta nella nostra operazione di "traduzione".
Un'altra buona mossa che il consumatore può mettere in atto per saperne di più è confrontare l'etichetta scritta in italiano con quella scritta in inglese: potrebbe essere più precisa e potrebbero esserci stati errori nella traduzione verso l'italiano, meglio leggerle entrambe.
Lasciamo momentaneamente da parte la tabella dei valori analitici, che merita un discorso a sé inserito nel contesto dei fabbisogni nutrizionali dei soggetti che variano da cane a cane, a seconda degli stadi di vita, del clima e della "professione" del nostro amico.
I valori analitici sono importanti, ma leggere per esempio che un mangime contiene il 22% di proteine non significa nulla se questa percentuale non è contestualizzata e non capiamo la qualità e la fonte proteica.
Non tutte le proteine (così come non tutti i carboidrati) sono uguali, cambiano per esempio il loro valore biologici e la loro digeribilità: per sottolineare l'inutilità della scelta del mangime basandosi solo sui tenori analitici il dottor Pitcairn riporta l'esperimento fatto da un veterinario che è riuscito, attraverso una miscela di materiali di scarto tradizionalmente considerati non commestibili, a creare una miscela dai tenori analitici di tutto rispetto!
Più il cane è di grande taglia, più diventa importante il ruolo dell'alimentazione sulla sua salute.


Allora, sacchettone alla mano, vediamo di procedere: gli ingredienti scritti in piccolo sono elencati in ordine decrescente. L 'elemento più presente nel composto sta in cima alla lista e scendendo verso il basso le percentuali di presenza si assottigliano.


Ci sono due trucchetti che bisogna conoscere:

  1. il produttore potrebbe aver “sezionato” un singolo ingrediente facendolo comparire non in cima alla lista, ma sommando tutte le varie frazioni di alimento esso potrebbe essere in realtà presente in percentuali molto maggiori di quanto non si creda. Se invece di scrivere "grano", per esempio, scrivo "farina di grano", "crusca di grano" etc etc il gioco è presto fatto;
2) il peso effettivo degli ingredienti è molto variabile. La carne allo stato fresco, a causa dell'alto contenuto in acqua, è più pesante di una farina di cereali. Per questo motivo l'ingrediente in cima alla lista potrebbe essere la carne, quando in realtà il pezzo di carne disidratato sarà percentualmente meno presente dei cereali.
Generalmente, fatta eccezione per gli alimenti destinati a fabbisogni specifici quali i “light” o i mangimi studiati per animali con problemi di salute, è buona cosa che in cima alla lista compaia un qualsivoglia tipo di carne e non di cereali.
Perché?
Non va scordato che il cane resta prevalentemente un carnivoro: anche se si è adattato a divenire quasi onnivoro nel corso della convivenza con l’uomo, esso continua a essere molto più simile ad un lupo che non ad un uomo (totalmente onnivoro) o ad una pecora (erbivora).
Se facciamo poi riferimento alla teoria neotenica il cane non è che un cucciolo di lupo, più o meno adulto a seconda della razza di appartenenza e alla conseguente collocazione sulla scala neotenica. Rifacendosi esclusivamente alla morfologia ci sono cani molto lupini, quali l'husky, altri mediamente lupini e altri ancora che hanno conservato ben poco del lupo, come per esempio il bulldog: anche le differenze razziali sono da considerarsi in relazione all'alimentazione. Se ogni individuo è diverso dall'altro, anche tra razza e razza esistono differenze abissali.
So per esempio di un mangime di buon livello che dà risultati formidabili sui cani da caccia (braccoidi) e levrieri (graiodi), ma si è rivelato catastrofico quando provato su molossoidi.
Da queste righe emerge come crolli il mito del mangime perfetto e "completo" che, se esiste, esiste solo sulla carta: in pratica poi i risultati vanno valutati sul proprio soggetto.
Ma ora abbandoniamo questa digressione.
Abbiamo detto che una fonte proteica di origine animale come primo ingrediente è un buon inizio.
In linea di massima i cibi di fascia alta per costi e qualità listano la carne come primo ingrediente: quando non accade il mangime è solitamente più economico (i cereali costano meno della carne).
Attenzione, cereali listati per primi non significano "cibo velenoso", ma a mio avviso cibo meno adatto a un cane, fatte salve le debite eccezioni (cibi light e dietetici).
Quali sono le fonti proteiche, ovvero gli animali, destinati ad essere trasformati in crocchette?
Non se ne salva nessuno: abbiamo cibi a base di carni bovine, di agnello, di pesce, di pollo, tacchino, anatra, selvaggina, struzzo e via dicendo.
Agnello, selvaggina, pesce e carni "strane" compaiono spesso in alimenti etichettati come "ipoallergenici" e, data la loro ricercatezza, i mangimi a base di queste carni sono in genere più costosi degli alimenti standard.
Un discorso a parte merita la carne di maiale: in genere i maiali non finiscono al macello per essere trasformati in crocchette a causa della pseudorabbia suina, malattia che non si trasmette all'uomo ma può contagiare il cane con esiti fatali. Esistono però aziende mangimistiche che allevano maiali da destinarsi all'alimentazione canina controllando che non vi siano casi di pseudorabbia.
Un punto in favore del mangime è l'indicazione chiara delle carni contenute: la scritta "pollo", "tacchino" ecc. è sicuramente vincente se confrontata con la dicitura "carni e derivati" (consentita dai regolamenti CEE) e risulta essenziale nei soggetti affetti da allergie e intolleranze alimentari.


Non tutte le carni, o meglio non tutte le proteine, sono uguali, quindi confrontiamo il valore biologico e la digeribilità di alcune di loro: il valore biologico (o indice di bilancio azotato) dipende dal tipo di aminoacidi presenti.
In cima alla lista troviamo le uova che ottengono un 100, seguono le farine di pesce 92, manzo 78, latte 78, pollo 78, agnello 78, riso 75, grano 69, soia 68, lievito 63, glutine 50 circa (dati orientativi).
Il valore biologico (BV) si calcola con la seguente formula (in seguito a prove di somministrazione):


BV= [(azoto presente nel cibo - azoto presente in feci e urine) /(azoto presente in feci e urine)] x 100


Dati presentati da un industria mangimistica che mantengo volutamente anonima indicano: pesce digeribilità 95,5%; maiale 93,9%; pollo 91,4%; agnello 87,8%; manzo 87%.
Il calcolo della digeribilità (PER) (o efficacia delle proteine) viene calcolato con studi su animali vivi (in genere topi) divisi in gruppi di casi-controlli e dividendo, nel gruppo dei casi, l'aumento di peso in grammi per i grammi di proteine assunte.
Torniamo ora alla nomenclatura: il termine "meat" (carne) indica le parti di muscolo (muscolatura liscia e striata) comprensive di tendini, legamenti e grasso che si trova intorno al muscolo.
NOTA: è senz'altro meglio scegliere un mangime che specifichi la carne utilizzata, diciture come “carne di manzo”, “carne di cavallo” eccetera sono decisamente più trasparenti e attendibili di un “carne e derivati” che in pratica non dice nulla. Una simile dicitura, seppur consentita dai regolamenti, non dice NULLA (quanta carne c'è dentro? Di che specie? Quanti sono in % i derivati?) e lascia la massima libertà al produttore. Non è infrequente che da un lotto di produzione all'altro cambino gli animali utilizzati e questo può tradursi in turbe gastroenteriche nei cani affetti da intolleranze alimentari.
L'analogo per il pollame è "poultry": non può includere teste, piume, frattaglie, mentre le ossa sono consentite.
Per pollame si intende pollo, tacchino e fagiano.
Le masse muscolari sono ricche di acqua che viene persa durante la lavorazione: "meat" listato come primo ingrediente partendo dalla quantità fresca utilizzata si riduce a ben poco una volta disidratata e se si rifacesse il calcolo utilizzando le percentuali di ingredienti disidratate in realtà starebbe più in basso nella lista dei componenti.
"Meat by-products" (ovvero derivati) sono le così dette frattaglie (cuore, milza, polmoni, fegato, stomaco, intestino, cervello, reni), il sangue e le ossa.
Il valore nutritivo dei "derivati" dipende dal tipo di componenti se prevale la parte di frattaglie o quelle di ossa o del connettivo ma…il consumatore, dall'etichetta, non può saperlo.
Parti di scarto come peli, denti, zoccoli e corna in teoria non sono presenti tra i derivati.
Per quanto riguarda il pollame i "poultry by-products" (sottoprodotti di lavorazione del pollo) includono teste, zampe, fegato e reni, uova non sviluppate.
Per quanto riguarda il valore nutrizionale valgono le stesse considerazioni fatte per i meat by-products.
I "Fish by-products" (sottoprodotti di lavorazione del pesce) sono dati da teste, code, pelle, interiora, lische e pinne.
Per quanto riguarda il valore nutrizionale valgono le stesse considerazioni fatte per i meat by-products.
"Meat meal" (carni disidratate, farina di carne)/”Poultry meal" (pollame disidratato, farina di pollame): si tratta di carne, o meglio tessuti, disidratata.
L'assenza del contenuto di acqua coincide con un valore nutritivo elevato.
Si tratta di tessuti disidratati che non comprendono stomaco, corna, zoccoli, peli, sangue, pelle per le carni e teste, zampe, interiora, piume per il pollame.
Il "Fish meal" consiste in pesce pulito disidratato con o senza oli.
Il pesce è un 'eccellente fonte proteica, contiene l'aminoacido essenziale lisina e il selenio, se presenti gli oli sono ricchi di acidi grassi omega 3 e omega 6.
La scritta "meat, poultry o fish meal" in cima alla lista degli ingredienti è un ottimo indizio.
"Meat and bone meal" (carni disidratate e farina di ossa/ farina di carne e ossa) ovvero tessuti disidratati comprensivi del tessuto osseo. Questa combinazione è ricca di calcio e fosforo ma ha un valore proteico inferiore alle semplici farine di carni-pollame prive di ossa.
"Glandular meal" (farina di ghiandole) è una dicitura che coincide con fegato e ghiandole essiccate, ricco di proteine, ha un sapore gradito agli animali.
Il "Fish liver e glandular meal" è dato da interiora di pesce essiccate di cui almeno il 50% costituito dal fegato. In Europa la legislazione consente che il pesce venga etichettato semplicemente come "pesce e derivati".
"Animal digest", tessuto animale lavorato e reso liquido, è un insaporitore.
Altre fonti di proteine animali sono latte e latticini (chiamati dalla legislazione CEE "Latte e derivati") e dalle uova ("uova e derivati").
Le uova sono di solito essiccate e compaiono con il nome di "eggs" o "whole eggs"; per quanto riguarda il latte possiamo trovare semplicemente "Milk", "Dry milk" (latte essiccato o in polvere), "Dried milk protein" (proteine del latte essiccato) "Cheese" (formaggio, raro), "Whey" (siero del latte) e "Casein" (caseina).
I derivati del latte possono dare problemi in alcuni soggetti allergici o intolleranti al lattosio.
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Vecchio 10-03-11, 10:22 PM   #2
Rossella
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