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Vecchio 01-04-15, 06:50 PM   #1
arfo
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predefinito Anniversario Grande Guerra

L’anno scorso si è celebrato il centenario dello scoppio della Prima guerra mondiale, il prossimo 24 maggio sarà l’anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia. Mi sembra doveroso ricordare questa triste ricorrenza, perché la Grande Guerra è stato uno degli eventi più drammatici ed epocali della Storia, paragonabile per dimensioni forse soltanto al secondo conflitto mondiale, e riguarda da vicino tutti noi, come italiani e come europei.
Ciò che rende la Prima guerra mondiale diversa da qualunque guerra precedente, al di là dell’estensione intercontinentale e del coinvolgimento internazionale, furono soprattutto il livello di mobilitazione delle nazioni coinvolte (la cosiddetta mobilitazione totale, qualcosa di inimmaginabile al giorno d’oggi) e le caratteristiche tattico/strategiche del conflitto: una guerra di posizione e di logoramento dalle immani proporzioni. Guerra di logoramento, vale a dire guerra di esaurimento: la vittoria poteva giungere (e giunse) solamente con il letterale esaurimento delle forze avversarie. Quando gli Imperi centrali infine collassarono, dopo 51 mesi di guerra, gli stati maggiori tedesco e austro-ungarico non erano ormai da tempo in grado di sostituire caduti e feriti, perché non c’erano più uomini da chiamare alle armi! E ancora più drammatiche erano le condizioni degli approvvigionamenti di ogni genere di prima necessità, dai viveri al semplice vestiario, tanto per le truppe al fronte quanto soprattutto per la popolazione civile.

Ma quando si parla di guerre, la crudezza dei numeri (approssimativi, perché le dimensioni del conflitto fecero letteralmente perdere il conto dei morti e non solo) vale da sola più di tante parole. Perciò eccone alcuni, a cominciare dai caduti:

·Russia 1.700.000/2.500.000
·Germania 1.800.000
·Francia 1.350.000
·Austria-Ungheria 1.300.000
·Gran Bretagna 750.000
·Italia 650.000
·Romania 300/350.000
·Turchia 300/350.000
·Serbia 300/350.000
·Stati Uniti 100.000
·Bulgaria 100.000
·Australia 60.000
·Canada 60.000
·Belgio 50.000
·India 50.000
·Nuova Zelanda 16.000

Complessivamente furono coinvolti 28 Paesi e mobilitati 65 milioni di uomini. In Italia, su 36 milioni di abitanti (di cui un sesto, però, emigrati), furono chiamati alle armi quasi 6 milioni di uomini, vale a dire tutti i maschi abili delle classi 1874-1900. Circa 4.200.000 (l'11,6% della popolazione, oltre la metà dei maschi tra i 18 e i 40 anni!) servirono in reparti combattenti, con una forza media al fronte di circa 2 milioni di uomini. I caduti a tutto il 1918 furono 500.000 (di cui un quinto per malattia), 600.000 caddero prigionieri (100.000 non fecero ritorno a casa) e 50.000 morirono dopo il 1918 per cause di guerra. Gli invalidi permanenti furono 452.000. Numerosi i sudditi di nazionalità italiana che servirono nell’Imperial-regio esercito: circa 60.000 trentini risposero alla chiamata alle armi austriaca, un migliaio di fuoriusciti si arruolò invece nell’Esercito italiano. Circa 30.000 italiani (trentini, triestini, giuliani e dalmati) caddero prigionieri in Galizia, sul fronte orientale; 2.500 ebbero la libertà accettando di imbracciare nuovamente le armi, ma sotto la bandiera italiana.

Impressionante lo sviluppo delle industrie belliche e degli apparati a sostegno di una tale massa di soldati in una guerra di logoramento. Nel 1918, quando l’esercito italiano raggiunse il massimo livello di forza e i più brillanti risultati in termini di organizzazione, addestramento e comando, schierava 700 battaglioni (contro i 548 del ’15), 20.000 mitragliatrici (600 appena nel ’15), 7.700 pezzi d’artiglieria e 1.200 bombarde (2.100, tutto compreso, nel ’15). Uno sguardo alla produzione bellica italiana complessiva 1915-1918 rende bene l’idea dello sforzo: fucili e moschetti: 3.135.000; mitragliatrici: 37.000; bombarde: 7.000; artiglierie di vario calibro: 16.000; munizioni cal. 6,5 mm: 3.616.000.000; munizioni per bombarde: 7.300.000; munizioni per artiglierie: 70.000.000; bombe a mano: 22.360.000.
I tre anni di guerra costarono allo Stato italiano qualcosa come sedici bilanci annuali in tempo di pace. Approssimativamente, le spese di guerra dei belligeranti ammontarono a 210 miliardi di dollari complessivi.

Una strage senza precedenti. Un dramma collettivo intessuto da infiniti drammi personali. E non portò a nulla più che una pace precaria e la promessa di nuove guerre, nuove stragi, nuovi drammi.
Non so voi, ma ogni volta che mi trovo a passare nel centro di una città o di un qualsiasi centro abitato della Penisola, il mio sguardo cerca quasi istintivamente il monumento ai caduti. Pensateci bene, non esiste comunità per quanto piccola che non abbia dedicato un monumento, una lapide o un semplice cippo ai suoi figli morti in guerra, così come non esiste famiglia che non abbia versato sangue! Certo, molte epigrafi e perfino sculture traboccano di una retorica a volte stucchevole, sicuramente datata. Ma quante madri, quante mogli, quanti figli e fratelli hanno visto partire qualcuno e ne hanno aspettato invano il ritorno?? Penso che quei monumenti, per costoro, avessero un significato ben più profondo delle belle parole di un oratore: non avevano tombe su cui piangere, non avevano nulla fuorché un nome inciso in lettere di bronzo su quel monumento! E quei nomi, quei cognomi e quelle date sono ancora lì, anche per noi, basta ritagliarsi un breve momento nelle nostre giornate affannate per leggerli, sussurrarli, e sembra quasi sentirli rispondere “non dimenticarti chi ero, non dimenticarti perché sono morto”. E poi, allargando lo sguardo, si scopre che a quell’elenco è stata poi aggiunta un’appendice: sono gli altri caduti, quelli dell’altra guerra. Stessi nomi, stessi cognomi, stessa giovane età...cambiano solo le date, ma passa appena un ventennio tra gli uni e gli altri, un nulla! E allora ci si rende conto di quanto poco ascolto gli uomini diano al passato.

P.S.: mi scuso sinceramente per il papiro, ma non sono riuscito a limitarmi più di tanto! Spero non me ne abbiate.
arfo ora è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 02-04-15, 10:01 AM   #2
borrelli mario
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·Italia 650.000 Veri UOMINI morti per NOI INUTILMENTE
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O povero po diventà ricco, o ricco po diventà povero, o scem rimane semp scem.
borrelli mario non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 02-04-15, 10:29 AM   #3
parsifal69
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Originariamente inviata da borrelli mario Visualizza il messaggio
·Italia 650.000 Veri UOMINI morti per NOI INUTILMENTE
Perché scrivere inutilmente????

Solo scriverlo, o pensarlo, rende la loro morte inutile, poi, è chiaro, fu un'inutile carneficina, per dirla con le parole del Santo Padre, ma credo che quella generazione debba essere ricordata per il coraggio, le sofferenze patite e per l'abnegazione dimostrata, dire che è stato tutto inutile non rende loro l'onore e il rispetto che meritano da parte di tutti noi.
__________________
Parsifal? So nannte traümend mich einst die Mutter..
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Vecchio 02-04-15, 12:12 PM   #4
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Originariamente inviata da parsifal69 Visualizza il messaggio
Perché scrivere inutilmente????

Solo scriverlo, o pensarlo, rende la loro morte inutile, poi, è chiaro, fu un'inutile carneficina, per dirla con le parole del Santo Padre, ma credo che quella generazione debba essere ricordata per il coraggio, le sofferenze patite e per l'abnegazione dimostrata, dire che è stato tutto inutile non rende loro l'onore e il rispetto che meritano da parte di tutti noi.
E' tutta un'altra storia, ho scritto e ribadisco INUTILMENTE perchè se quei Veri uomini che hanno creduto, al punto di dare la propria vita, in una Italia, unita, migliore, per il benessere dei loro discendenti ( noi ) avessero saputo come l'avremmo ridotta, ci avrebbero ripensato e proprio perchè apprezzo il loro valore, come uomini, militari e italiani, mi piange il cuore ammettere che tutto ciò sia stato vano, onore ne hanno tantissimo, siamo noi che non lo meritiamo.
__________________
O povero po diventà ricco, o ricco po diventà povero, o scem rimane semp scem.

Ultima modifica di borrelli mario; 02-04-15 a 12:21 PM
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Vecchio 02-04-15, 08:08 PM   #5
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Originariamente inviata da arfo Visualizza il messaggio
L’anno scorso si è celebrato il centenario dello scoppio della Prima guerra mondiale, il prossimo 24 maggio sarà l’anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia. Mi sembra doveroso ricordare questa triste ricorrenza, perché la Grande Guerra è stato uno degli eventi più drammatici ed epocali della Storia, paragonabile per dimensioni forse soltanto al secondo conflitto mondiale, e riguarda da vicino tutti noi, come italiani e come europei.
Ciò che rende la Prima guerra mondiale diversa da qualunque guerra precedente, al di là dell’estensione intercontinentale e del coinvolgimento internazionale, furono soprattutto il livello di mobilitazione delle nazioni coinvolte (la cosiddetta mobilitazione totale, qualcosa di inimmaginabile al giorno d’oggi) e le caratteristiche tattico/strategiche del conflitto: una guerra di posizione e di logoramento dalle immani proporzioni. Guerra di logoramento, vale a dire guerra di

esaurimento
: la vittoria poteva giungere (e giunse) solamente con il letterale esaurimento delle forze avversarie. Quando gli Imperi centrali infine collassarono, dopo 51 mesi di guerra, gli stati maggiori tedesco e austro-ungarico non erano ormai da tempo in grado di sostituire caduti e feriti, perché non c’erano più uomini da chiamare alle armi! E ancora più drammatiche erano le condizioni degli approvvigionamenti di ogni genere di prima necessità, dai viveri al semplice vestiario, tanto per le truppe al fronte quanto soprattutto per la popolazione civile.


Ma quando si parla di guerre, la crudezza dei numeri (approssimativi, perché le dimensioni del conflitto fecero letteralmente perdere il conto dei morti e non solo) vale da sola più di tante parole. Perciò eccone alcuni, a cominciare dai caduti:

·Russia 1.700.000/2.500.000
·Germania 1.800.000
·Francia 1.350.000
·Austria-Ungheria 1.300.000
·Gran Bretagna 750.000
·Italia 650.000
·Romania 300/350.000
·Turchia 300/350.000
·Serbia 300/350.000
·Stati Uniti 100.000
·Bulgaria 100.000
·Australia 60.000
·Canada 60.000
·Belgio 50.000
·India 50.000
·Nuova Zelanda 16.000

Complessivamente furono coinvolti 28 Paesi e mobilitati 65 milioni di uomini. In Italia, su 36 milioni di abitanti (di cui un sesto, però, emigrati), furono chiamati alle armi quasi 6 milioni di uomini, vale a dire tutti i maschi abili delle classi 1874-1900. Circa 4.200.000 (l'11,6% della popolazione, oltre la metà dei maschi tra i 18 e i 40 anni!) servirono in reparti combattenti, con una forza media al fronte di circa 2 milioni di uomini. I caduti a tutto il 1918 furono 500.000 (di cui un quinto per malattia), 600.000 caddero prigionieri (100.000 non fecero ritorno a casa) e 50.000 morirono dopo il 1918 per cause di guerra. Gli invalidi permanenti furono 452.000. Numerosi i sudditi di nazionalità italiana che servirono nell’Imperial-regio esercito: circa 60.000 trentini risposero alla chiamata alle armi austriaca, un migliaio di fuoriusciti si arruolò invece nell’Esercito italiano. Circa 30.000 italiani (trentini, triestini, giuliani e dalmati) caddero prigionieri in Galizia, sul fronte orientale; 2.500 ebbero la libertà accettando di imbracciare nuovamente le armi, ma sotto la bandiera italiana.

Impressionante lo sviluppo delle industrie belliche e degli apparati a sostegno di una tale massa di soldati in una guerra di logoramento. Nel 1918, quando l’esercito italiano raggiunse il massimo livello di forza e i più brillanti risultati in termini di organizzazione, addestramento e comando, schierava 700 battaglioni (contro i 548 del ’15), 20.000 mitragliatrici (600 appena nel ’15), 7.700 pezzi d’artiglieria e 1.200 bombarde (2.100, tutto compreso, nel ’15). Uno sguardo alla produzione bellica italiana complessiva 1915-1918 rende bene l’idea dello sforzo: fucili e moschetti: 3.135.000; mitragliatrici: 37.000; bombarde: 7.000; artiglierie di vario calibro: 16.000; munizioni cal. 6,5 mm: 3.616.000.000; munizioni per bombarde: 7.300.000; munizioni per artiglierie: 70.000.000; bombe a mano: 22.360.000.
I tre anni di guerra costarono allo Stato italiano qualcosa come sedici bilanci annuali in tempo di pace. Approssimativamente, le spese di guerra dei belligeranti ammontarono a 210 miliardi di dollari complessivi.

Una strage senza precedenti. Un dramma collettivo intessuto da infiniti drammi personali. E non portò a nulla più che una pace precaria e la promessa di nuove guerre, nuove stragi, nuovi drammi.
Non so voi, ma ogni volta che mi trovo a passare nel centro di una città o di un qualsiasi centro abitato della Penisola, il mio sguardo cerca quasi istintivamente il monumento ai caduti. Pensateci bene, non esiste comunità per quanto piccola che non abbia dedicato un monumento, una lapide o un semplice cippo ai suoi figli morti in guerra, così come non esiste famiglia che non abbia versato sangue! Certo, molte epigrafi e perfino sculture traboccano di una retorica a volte stucchevole, sicuramente datata. Ma quante madri, quante mogli, quanti figli e fratelli hanno visto partire qualcuno e ne hanno aspettato invano il ritorno?? Penso che quei monumenti, per costoro, avessero un significato ben più profondo delle belle parole di un oratore: non avevano tombe su cui piangere, non avevano nulla fuorché un nome inciso in lettere di bronzo su quel monumento! E quei nomi, quei cognomi e quelle date sono ancora lì, anche per noi, basta ritagliarsi un breve momento nelle nostre giornate affannate per leggerli, sussurrarli, e sembra quasi sentirli rispondere “non dimenticarti chi ero, non dimenticarti perché sono morto”. E poi, allargando lo sguardo, si scopre che a quell’elenco è stata poi aggiunta un’appendice: sono gli altri caduti, quelli dell’altra guerra. Stessi nomi, stessi cognomi, stessa giovane età...cambiano solo le date, ma passa appena un ventennio tra gli uni e gli altri, un nulla! E allora ci si rende conto di quanto poco ascolto gli uomini diano al passato.

P.S.: mi scuso sinceramente per il papiro, ma non sono riuscito a limitarmi più di tanto! Spero non me ne abbiate.




Cavolo!! interessante.........
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Vecchio 02-04-15, 08:32 PM   #6
antonio franco
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Purtroppo, una guerra... che se ne fossimo rimasti fuori (come nella seconda) avremmo sicuramente ottenuto di più, perso meno uomini valorosi, e rifornito il resto dell'europa con la nostra industria rimasta intatta!! Questo capita quando a volte le decisioni le fà solo una persona (in questo caso mi risulta il piccolo Re V.E III, e nell'altro lo zio fester)

Inoltre, uno dei 3 responsabili della disfatta di caporetto, tale Badoglio, viene addirittura promosso e ha fatto carriera!! Le cose in italia non son cambiate tanto dal 1915 a mio avviso.

Entrare in guerra senza esserne preparati (entrare nell'euro senza esserne preparati)....Chi ci riemette sono sempre il ceto medio e la povera gente!! Corsi e ricorsi come diceva il buon Gianbattista Vico!!
__________________
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Ultima modifica di antonio franco; 02-04-15 a 08:54 PM
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Vecchio 03-04-15, 10:10 PM   #7
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Purtroppo, una guerra... che se ne fossimo rimasti fuori (come nella seconda) avremmo sicuramente ottenuto di più, perso meno uomini valorosi, e rifornito il resto dell'europa con la nostra industria rimasta intatta!! Questo capita quando a volte le decisioni le fà solo una persona (in questo caso mi risulta il piccolo Re V.E III, e nell'altro lo zio fester)

Inoltre, uno dei 3 responsabili della disfatta di caporetto, tale Badoglio, viene addirittura promosso e ha fatto carriera!! Le cose in italia non son cambiate tanto dal 1915 a mio avviso.

Entrare in guerra senza esserne preparati (entrare nell'euro senza esserne preparati)....Chi ci riemette sono sempre il ceto medio e la povera gente!! Corsi e ricorsi come diceva il buon Gianbattista Vico!!
Ahinoi, del senno di poi son piene le fosse. È proprio il caso di dirlo.


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Vecchio 24-10-17, 12:11 PM   #8
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Buongiorno a tutti, richiamo questo vecchio thread per ricordare un altro, storico anniversario: oggi, cent'anni fa, cominciava la battaglia di Caporetto. Madre di tutte le sconfitte, ma anche principio del grande riscatto dell'Esercito e del Paese che ne scaturì.

Le debolezze (troppo spesso stereotipate) e le grandezze degli italiani sono tutte lì, tra Caporetto e Vittorio Veneto, passando per il Piave e il Monte Grappa ("Monte Grappa, tu sei la mia patria!"). Credo sia giusto, oggi, guardare a Caporetto sotto questa luce.

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Vecchio 25-10-17, 10:54 AM   #9
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Caporetto dal punto di vista tattico è stata una pesante sconfitta per il Regio Esercito. Dal punto di vista strategico è stato l'inizio della vittoria dell'intesa. Gli eventi che ne scaturirono ebbero lo stesso peso dell'entrata in guerra degli Stati Uniti sulla resa dell'Impero Tedesco. Con tutti i suoi limiti e le sue colpe, Cadorna è stato il regista della trasformazione della sconfitta in vittoria.
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Vecchio 25-10-17, 11:22 AM   #10
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Caporetto dal punto di vista tattico è stata una pesante sconfitta per il Regio Esercito. Dal punto di vista strategico è stato l'inizio della vittoria dell'intesa. Gli eventi che ne scaturirono ebbero lo stesso peso dell'entrata in guerra degli Stati Uniti sulla resa dell'Impero Tedesco. Con tutti i suoi limiti e le sue colpe, Cadorna è stato il regista della trasformazione della sconfitta in vittoria.
Vero Giuseppe. E in effetti ormai la storiografia inquadra l'evento (e il generalissimo) in quest'ottica. Purtroppo nell'immaginario collettivo e nella percezione che si diffuse soprattutto all'estero, Caporetto ha spesso assunto il peso di una sorta di marchio d'infamia: l'emblematica disfatta di un popolo imbelle. E se c'è una cosa che proprio non si può perdonare a Cadorna, è il noto bollettino di guerra in cui rovesciava sui soldati (addirittura accusandoli di viltà) la responsabilità della difficile situazione.

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