Buona Pasqua...Mauro
L'Albero degli zoccoli
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L'Albero degli zoccoli
Questa sera su rai tre è stato trasmesso “l'albero degli zoccoli”, l'avevo visto parecchi anni fa all'uscita ma questa nuova visione è stata comunque una sorpresa , un meraviglioso affresco di una società ( di cui non ho rimpianti) ma che mi ha profondamente emozionato. Io nonostante sia nato nel 52 ho parzialmente vissuto questie atmosfere permeate da una miseria che per quanto raccontata con una grande capacita poetica richiedevano alle persone una capacita di sacrificio oggi non più immaginabile. Nella mia infanzia nonostante la mia fosse una famiglia operaia, il mio migliore amico viveva e faceva il contadinello in una cascina a pochi metri da casa mia ed io ero perennemente a casa sua ,il rivedere queste immagini di una dignitosa ma terribile miseria dove la malattia di una mucca rivestiva una importanza difficilmente comprensibile oggi, mi ha riportato a quei momenti dove tutto veniva poi per necessita diliuto in una quasi morbosa religiosita che dava una mano a sopportare il peso della dura realta, devo dire che essendo cresciuto a pochi km dal luogo dove è stato realizzato il film, il tutto compresi gli scampoli di dialetto e stato un profluvio di emozioni a stento contenute. Insomma anche se forse non è più un linguaggio corrente il film ha mostrato una tensione narrativa e una poetica che raramente si ritrovano nel cinema odierno ….insomma mi è piacuto tanto e mi ha fatto anche scendere qualche lacrima, spero qualcun altro lo abbia visto e abbia voglia di parlarne.
Buona Pasqua...Mauro -
Tutti i film di Ermanno Olmi sono eccezionali per quanto riguarda l'aspetto umano, l'ambiente, le atmosfere, la sensibilità e le emozioni che fanno rivivere!Questa sera su rai tre è stato trasmesso “l'albero degli zoccoli”, l'avevo visto parecchi anni fa all'uscita ma questa nuova visione è stata comunque una sorpresa , un meraviglioso affresco di una società ( di cui non ho rimpianti) ma che mi ha profondamente emozionato. Io nonostante sia nato nel 52 ho parzialmente vissuto questie atmosfere permeate da una miseria che per quanto raccontata con una grande capacita poetica richiedevano alle persone una capacita di sacrificio oggi non più immaginabile. Nella mia infanzia nonostante la mia fosse una famiglia operaia, il mio migliore amico viveva e faceva il contadinello in una cascina a pochi metri da casa mia ed io ero perennemente a casa sua ,il rivedere queste immagini di una dignitosa ma terribile miseria dove la malattia di una mucca rivestiva una importanza difficilmente comprensibile oggi, mi ha riportato a quei momenti dove tutto veniva poi per necessita diliuto in una quasi morbosa religiosita che dava una mano a sopportare il peso della dura realta, devo dire che essendo cresciuto a pochi km dal luogo dove è stato realizzato il film, il tutto compresi gli scampoli di dialetto e stato un profluvio di emozioni a stento contenute. Insomma anche se forse non è più un linguaggio corrente il film ha mostrato una tensione narrativa e una poetica che raramente si ritrovano nel cinema odierno ….insomma mi è piacuto tanto e mi ha fatto anche scendere qualche lacrima, spero qualcun altro lo abbia visto e abbia voglia di parlarne.
Buona Pasqua...Mauro
Ciao Carlo [;)] -
Ermanno Olmi ha padroneggiato l'arte cinematografica come pochi. E L'albero degli zoccoli è un'opera d'arte, a tutti gli effetti. Come dici, "una tensione narrativa e una poetica che raramente si ritrovano nel cinema odierno". Un affresco d'umanità incredibilmente profondo.
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Io sono del 1946, tutto quello che Olmi ha riversato su questo capolavoro e oso dire, opera d'arte (da OSCAR), l'ho vissuto nella mia Sicilia. Papà aveva un' autofficina in paese dove vivevamo e ricordo che spesso qualcuno pagava con il baratto. A casa non mancava niente, papà sovente andava in trasferta a riparare qualche mototrebbia e al suo ritorno era festa per tutti, frutta, formaggi, legumi, dolcini, polli, vino etc etc. Mamma divideva con i vicini quello che non si poteva conservare, altrimenti andava a male e nessuno e dico nessuno si poteva permettere un gesto del genere.
Chiudo il mio piccolo contributo che ho raccontato per onorare Ermanno Olmi.
Ringrazio Marsemau, che con la sua sensibilità ci ha fatto riflettere e ricordare il nostro vissuto.
BUONA PASQUA A TUTTI.
pieroHomo Homini Lupus
"l'uomo è un lupo per l'uomo" (Plauto)Commenta
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Questo me lo sono perso! Che peccato, ma ieri eravamo presi dalle vicende di un intervento molto pesante per uno dei cani e ci siamo addormentati alle nove, distrutti. Mi dispiace veramente tanto, perchè è uno dei film più belli che io abbia mai visto (40 anni fa ca!) e ho sempre detto, tanti film danno 2,3 volte al anno, questo non fanno mai vedere. E veramente un capolavoro, di una sensibiltà unica. Poì, forse apparentemente sono cambiate tante cose da questi tempi, ma in fondo mi sembra che siamo sempre allo stesso punto d'allora.Commenta
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salve zetagi se vuoi rivederlo vai su youTube. scrivi il titolo cosi lo potrai vedere anche con i sottotitoli basta solo cliccare sulla finestrella prima della rotellina dentata.c'è primo e secondo tempo, così tornerai bambino come è capitato a mè l'altra sera.salutiCommenta
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E questa non era la versione quasi tutta in dialetto, io sono nativo della valla Camonica ma sono cresciuto a Dalmine (BG) percui "madrelingua"mi rendo conto che per i non indigeni ci sia veramente bisogno dei sottotitoli, anche se la intensita delle immagini e della narrazione rendono inutili i sottotitoli. Da cacciatore ho rivisto la campagna dei primi sessanta anni in cui con mio padre e i miei fratelli imparavo ad amare la caccia, purtroppo in una penuria di animali tale che tutte le volte che sento qualcuno parlare delle abbodanze di una volta ...sorrido, ora naturalmente tutto è drammaticamente cambiato e praticamente irriconoscibilema credo che continui la penuria a giustificazione del nomadismo venatorio dei cacciatori bergamaschi. Ricordo con emozione i paesaggi ancora caratterizzati dai filari dei "murù" (gelsi) che venivano capitozzati per la produzione di nuovi getti e foglia per i bachi e che a causa delle continue sramature creavano innumerevoli buchi regno della passera mattugia...ma esiste ancora ? io sono decenni che non ne vedo,la povera agricoltura poi si avvaleva di piccoli campi sempre inframezzati da siepi e boschetti e praticamente ogni siepe o riva di margine era sede dei numerosissimi capanni che a malapena rispettavano le distanze.. e mio papà un pò strapazzato dalla vita e passato da segugista a capannista si avvaleva dei miei servigi per il trasporto della "fraschera" ancora al buio, della posa delle gabbie e dei tentativi di far partire le svogliate batterie( scarsine) di tordi e merli con dei magri tentativi di chioccolo....porco giuda che nostalgia…..
algia...Commenta
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Il dialetto del film è praticamente il mio dialetto, ogni paese poi ha qualche piccolissima differenza, quel mondo contadino l'ho visto finire, sono del 47, io vengo da gente come quella, precisa identica, stessa cultura stessa mentalità, quel bambino che andava a scuola per la prima volta in quella famiglia (che dirà la gente?) poteva essere benissimo uno dei miei nonni.
Il film sapevo che lo trasmettevano, non ho voluto guardarlo per evitarmi la commozione.
Buona Pasqua a tutti.Commenta
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Mi hanno portato a vederlo quando ero troppo piccola... La scena dell uccisione del maiale e delle sue grida ancora le ricordo bene.
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Quell'ambiente agricolo c'era certamente fra le due guerre, anche nei primi anni 50 qui al nord, io l'ho visto finire, ma il clima culturale no era già cambiato con la prima guerra mondiale, nel film ci sono fatti storici che lo collocano a cavallo con l'800 e il 900, è una storia di quel tempo.
Penso che in tutta Italia allora fosse così, cambiava solo il dialetto, non la miseria.Commenta
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Olmi era un grande regista, ma soprattutto era un cristiano nel senso nobile del termine: non un baciapile ma un un uomo che rispettava gli altri , in grado di identificarsi con la sofferenza altrui e che vedeva i poveri non come merce da disprezzare ma come persone .Molti dei suoi film hanno la forza di rendere epica l'esistenza dei derelitti , restituendo loro quella dignità che nella vita sociale gli era negata, purtroppo questa tipologia di narratori "antichi " è al giorno d'oggi merce assai rara.Commenta
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