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Vecchio 18-08-21, 08:47 PM   #21
Toto2
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Ciao Toto.
Bruniture a caldo, con sali professionali le faccio dal 1994, ero un pochino fuori allenamento, ma lo scorso anno in tempo di lock down, ho ripreso con i soliti discreti e per me più che sufficienti risultati.
Quelle a rust blue invece le ho appena provate, ma veramente in modo troppo superficiale per capire se funzionano bene, per questo ti volevo chiedere se il liquido ossidante lo fai tu e se vi usi il Sublimato Corrosivo (HgCl2), che io non trovo più.
Fai quelle di tipo rapido, che terminano e finiscono in una o due ore, oppure quelle a più cicli di: ossidazione, bollitura e scratching, da farsi in alcuni giorni



Come già accennato non sono un professionista del settore, ma un semplice hobbysta, con tanto studio ma limitata esperienza, e mi scuso a priori se mi dilungo in qualche particolare che può tornare utile a chi si volesse cimentare in questa attività.

Ho provato sia le soluzioni per brunitura a ruggine rapida che quella lenta con soluzioni autoprodotte. Con il metodo della soluzione rapida ho brunito una doppietta. Per problemi organizzativi personali, avevo scelto questo metodo proprio perché potevo finire la brunitura in una sola giornata. Ma per l’esperienza avuta non lo rifarei. Ottenere il cloruro mercurico, ma anche il clorato di potassio, che è in commercio presso i grandi distributori di prodotti chimici, mi è stato impossibile, anche rivolgendomi ad amici farmacisti ( anche loro per richiedere questi prodotti devono sottostare a lungaggini burocratiche e giustificarne l’uso ). Penso che chi ha un’armeria abbia i titoli ( P.IVA e motivazione ) per poterle acquistare liberamente. Io sono stato costretto a partire dalla sintesi delle due sostanze. Sintetizzate il clorato di potassio partendo dalla candeggina è stato abbastanza semplice, ma sintetizzare il cloruro di mercurio, partendo dall’acido nitrico, cloridrico e dal mercurio metallico, è stato un calvario. Dico solo che ho impiegato quasi due giorni per ottenere pochi grammi ( circa 20g ) di prodotto di qualità dubbia. Funzionare funziona bene, da una ruggine uniforme con grana molto fine . Ma, forse anche per mia inesperienza, risulta più difficoltosa la gestione del processo. Il tutto è velocizzato, la soluzione va passata a canna calda ( molto calda) evitando di farla raffreddare, e fare le canne di una doppietta, con tutti gli angolini bindelle e recessi vari, non è agevole. Ho dovuto cambiare modalità di riscaldamento delle canne in corso d’opera, invece di riscaldarle nell’acqua bollente, a causa delle infiltrazioni/fuoriuscite di acqua dallo spazio tra le canne e le due bindelle, che anche sigillate producevano delle goccioline attraverso le fessure delle saldature delle canne, le riscaldavo direttamente dalla fiamma del bruciatore a gas. Sulla brunitura rapida non si trova molto in rete, e quando viene citata si rimarca la pericolosità del cloruro di mercurio, ma si trova un documento estratto dalla rivista TAC armi risalente al 1964 in cui l’autore ( Emanuele Orlando ) oltre a descrivere il processo elenca una serie di ricette per questo tipo di brunitura. Quella utilizzata dal sottoscritto è la “old english bleu”. Questo il link https://docplayer.it/15100367-La-bru...i-metalli.html Comunque, anche se eseguita da una persona esperta e attrezzata, secondo me un paio di ore non bastano.

La brunitura a ruggine lenta l’ho provata per curiosità. Avevo già i prodotti base per produrre la soluzione ( acido nitrico, cloridrico e paglietta di ferro sgrassata ) e ho adottato una formula che credo sia la più diffusa e che funziona ottimamente. In questo link https://www.finishing.com/44/69.shtml trovate un post di un professionista Inglese che descrive il procedimento per produrre la soluzione e tanti suggerimenti utili su come usarla. Io l’ho provata, oltre che su diversi pezzi di acciaio di scarto, sulla canna di una pistola e devo dire che è venuta bene. I due procedimenti sono molto simili nell’esecuzione come pure i risultati, quello che cambiano sono i tempi di esecuzione. Nella brunitura rapida sia ha l’ossidazione praticamente istantanea del pezzo al passaggio della soluzione, nella brunitura lenta l’ossidazione può richiedere anche diverse ore. Dipende dal tipo di acciaio trattato ( dal nickel e cromo che lega contiene ) e dalla temperatura e umidita ambientale; la ruggine si formerà più rapidamente in ambienti caldo/umidi e lentamente in ambienti freddi/secchi. Orientativamente ci vorranno dalle 2 alle 24 ore affinché si formi lo strato di ruggine. Anche il livello di finitura del metallo influirà sui tempi; più alto sarà il grado di finitura e più tempo ci vorrà per formarsi la patina di ruggine. Tutti, anche nelle istruzioni d’uso delle formule commerciali, consigliano come finitura la carta 320 o 400 grid, andare oltre non porta benefici ne estetici ne funzionali. Io nelle mie prove sono arrivato alla 800 grid ed effettivamente non ho riscontrato differenze con le grane inferiori. Nelle mie bruniture mi sono fermato alla 400.

La cardatura o raschiamento, dopo la bollitura per trasformare l’ossido di ferro rosso in magnetite, l’ho effettuata con paglietta di acciaio 0000. I professionisti utilizzano delle spazzole rotanti in filo di acciaio molto sottili, queste oltre a velocizzare l’operazione, da quello che ho potuto capire, migliorano la finitura della superfice brunita.
Anche se nei documenti linkati viene sottolineato l'importanza dello sgrassaggio
Prima della brunitura mi sento di aggiungere qualcosa. Nella brunitura a caldo con i sali i pezzi vanno comunque sgrassati ma forse a causa della composizione dei bagni che contengono la soda caustica il problema dello sgrassaggio e meno sentito.
Nel brunitura a ruggine sia lenta che rapida
Lo sgrassaggio dei pezzi deve essere maniacale. In questo problema incappano anche i professionisti ( secondo loro a causa dei moderni oli che contengono siliconi ). Quindi sgrassare con tutto quello
Che si può disporre come sgrassante ( considero ottimo l'acetone ) seguito sempre con un bagno in soda caustica e relativo abbuondante risciacquo.

Sicuramente c'è tanto altro da dire, ma non mi viene in mente altro.

Un saluto a tutti
Toto2 non è in linea   Rispondi quotando
Grazie Sereremo, enrico.83, nanni Ha ringraziato per questo post
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Vecchio 18-08-21, 09:43 PM   #22
lacopo giuseppe
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Io posso solo leggere e dire bravo a chi scrive. A me interessava sapere chi potrebbe essere in grado di eseguire una brunitura su una doppietta con canne in damasco senza togliere la bellezza del damasco con i colori di com’è erano in origine.

Cari saluti
lacopo giuseppe non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 18-08-21, 11:16 PM   #23
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Ho provato sia le soluzioni per brunitura a ruggine rapida che quella lenta con soluzioni autoprodotte.
cut

Ma, forse anche per mia inesperienza, risulta più difficoltosa la gestione del processo. Il tutto è velocizzato, la soluzione va passata a canna calda ( molto calda) evitando di farla raffreddare, e fare le canne di una doppietta, con tutti gli angolini bindelle e recessi vari, non è agevole. Ho dovuto cambiare modalità di riscaldamento delle canne in corso d’opera, invece di riscaldarle nell’acqua bollente, a causa delle infiltrazioni/fuoriuscite di acqua dallo spazio tra le canne e le due bindelle, che anche sigillate producevano delle goccioline attraverso le fessure delle saldature delle canne, le riscaldavo direttamente dalla fiamma del bruciatore a gas. Sulla brunitura rapida non si trova molto in rete, e quando viene citata si rimarca la pericolosità del cloruro di mercurio, ma si trova un documento estratto dalla rivista TAC armi risalente al 1964 in cui l’autore ( Emanuele Orlando ) oltre a descrivere il processo elenca una serie di ricette per questo tipo di brunitura. Quella utilizzata dal sottoscritto è la “old english bleu”.
cut
Ho sia il pezzo scritto a suo tempo su TAC da E. Orlando, sia il libro americano di Angier del 1936, da cui lui ha chiaramente tratto ricette e modalità.
Ho creato vari tipi di liquido ossidante e quello che funziona meglio tra i "rapidi" è l'Express Americano, almeno su pezzi non grandi e spigolosi.
Ma un buon liquido l'ho creato di mia iniziativa.
Comunque il libro indicato sopra vista la tua passione e impegno ti sarebbe molto utile:




Grazie.

Cordialità
G.G.
__________________
Some people hear their own inner voices with great
clearness and they live by what they hear.
Such people become crazy, or they become legends.
G.G. non è in linea   Rispondi quotando
Vecchio 19-08-21, 12:42 PM   #24
Massi
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Ciao Toto.
Bruniture a caldo, con sali professionali le faccio dal 1994, ero un pochino fuori allenamento, ma lo scorso anno in tempo di lock down, ho ripreso con i soliti discreti e per me più che sufficienti risultati.
Quelle a rust blue invece le ho appena provate, ma veramente in modo troppo superficiale per capire se funzionano bene, per questo ti volevo chiedere se il liquido ossidante lo fai tu e se vi usi il Sublimato Corrosivo (HgCl2), che io non trovo più.
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Come già accennato non sono un professionista del settore, ma un semplice hobbysta, con tanto studio ma limitata esperienza, e mi scuso a priori se mi dilungo in qualche particolare che può tornare utile a chi si volesse cimentare in questa attività.

Ho provato sia le soluzioni per brunitura a ruggine rapida che quella lenta con soluzioni autoprodotte. Con il metodo della soluzione rapida ho brunito una doppietta. Per problemi organizzativi personali, avevo scelto questo metodo proprio perché potevo finire la brunitura in una sola giornata. Ma per l’esperienza avuta non lo rifarei. Ottenere il cloruro mercurico, ma anche il clorato di potassio, che è in commercio presso i grandi distributori di prodotti chimici, mi è stato impossibile, anche rivolgendomi ad amici farmacisti ( anche loro per richiedere questi prodotti devono sottostare a lungaggini burocratiche e giustificarne l’uso ). Penso che chi ha un’armeria abbia i titoli ( P.IVA e motivazione ) per poterle acquistare liberamente. Io sono stato costretto a partire dalla sintesi delle due sostanze. Sintetizzate il clorato di potassio partendo dalla candeggina è stato abbastanza semplice, ma sintetizzare il cloruro di mercurio, partendo dall’acido nitrico, cloridrico e dal mercurio metallico, è stato un calvario. Dico solo che ho impiegato quasi due giorni per ottenere pochi grammi ( circa 20g ) di prodotto di qualità dubbia. Funzionare funziona bene, da una ruggine uniforme con grana molto fine . Ma, forse anche per mia inesperienza, risulta più difficoltosa la gestione del processo. Il tutto è velocizzato, la soluzione va passata a canna calda ( molto calda) evitando di farla raffreddare, e fare le canne di una doppietta, con tutti gli angolini bindelle e recessi vari, non è agevole. Ho dovuto cambiare modalità di riscaldamento delle canne in corso d’opera, invece di riscaldarle nell’acqua bollente, a causa delle infiltrazioni/fuoriuscite di acqua dallo spazio tra le canne e le due bindelle, che anche sigillate producevano delle goccioline attraverso le fessure delle saldature delle canne, le riscaldavo direttamente dalla fiamma del bruciatore a gas. Sulla brunitura rapida non si trova molto in rete, e quando viene citata si rimarca la pericolosità del cloruro di mercurio, ma si trova un documento estratto dalla rivista TAC armi risalente al 1964 in cui l’autore ( Emanuele Orlando ) oltre a descrivere il processo elenca una serie di ricette per questo tipo di brunitura. Quella utilizzata dal sottoscritto è la “old english bleu”. Questo il link https://docplayer.it/15100367-La-bru...i-metalli.html Comunque, anche se eseguita da una persona esperta e attrezzata, secondo me un paio di ore non bastano.

La brunitura a ruggine lenta l’ho provata per curiosità. Avevo già i prodotti base per produrre la soluzione ( acido nitrico, cloridrico e paglietta di ferro sgrassata ) e ho adottato una formula che credo sia la più diffusa e che funziona ottimamente. In questo link https://www.finishing.com/44/69.shtml trovate un post di un professionista Inglese che descrive il procedimento per produrre la soluzione e tanti suggerimenti utili su come usarla. Io l’ho provata, oltre che su diversi pezzi di acciaio di scarto, sulla canna di una pistola e devo dire che è venuta bene. I due procedimenti sono molto simili nell’esecuzione come pure i risultati, quello che cambiano sono i tempi di esecuzione. Nella brunitura rapida sia ha l’ossidazione praticamente istantanea del pezzo al passaggio della soluzione, nella brunitura lenta l’ossidazione può richiedere anche diverse ore. Dipende dal tipo di acciaio trattato ( dal nickel e cromo che lega contiene ) e dalla temperatura e umidita ambientale; la ruggine si formerà più rapidamente in ambienti caldo/umidi e lentamente in ambienti freddi/secchi. Orientativamente ci vorranno dalle 2 alle 24 ore affinché si formi lo strato di ruggine. Anche il livello di finitura del metallo influirà sui tempi; più alto sarà il grado di finitura e più tempo ci vorrà per formarsi la patina di ruggine. Tutti, anche nelle istruzioni d’uso delle formule commerciali, consigliano come finitura la carta 320 o 400 grid, andare oltre non porta benefici ne estetici ne funzionali. Io nelle mie prove sono arrivato alla 800 grid ed effettivamente non ho riscontrato differenze con le grane inferiori. Nelle mie bruniture mi sono fermato alla 400.

La cardatura o raschiamento, dopo la bollitura per trasformare l’ossido di ferro rosso in magnetite, l’ho effettuata con paglietta di acciaio 0000. I professionisti utilizzano delle spazzole rotanti in filo di acciaio molto sottili, queste oltre a velocizzare l’operazione, da quello che ho potuto capire, migliorano la finitura della superfice brunita.
Anche se nei documenti linkati viene sottolineato l'importanza dello sgrassaggio
Prima della brunitura mi sento di aggiungere qualcosa. Nella brunitura a caldo con i sali i pezzi vanno comunque sgrassati ma forse a causa della composizione dei bagni che contengono la soda caustica il problema dello sgrassaggio e meno sentito.
Nel brunitura a ruggine sia lenta che rapida
Lo sgrassaggio dei pezzi deve essere maniacale. In questo problema incappano anche i professionisti ( secondo loro a causa dei moderni oli che contengono siliconi ). Quindi sgrassare con tutto quello
Che si può disporre come sgrassante ( considero ottimo l'acetone ) seguito sempre con un bagno in soda caustica e relativo abbuondante risciacquo.

Sicuramente c'è tanto altro da dire, ma non mi viene in mente altro.

Un saluto a tutti
Visto che vi piace giocare ai piccoli chimici la procedura per preparare il Sublimato corrosivo (cloruro mercurico) è questa descritta sul libro del Dot. Salomone "La preparazione dei prodotti Chimici Minerali" trovabile anche in rete.
252. Cloruro mercurico. - I. Il cloruro mercurico HgCl2 più noto sotto
il nome di sublimato corrosivo, si prepara sublimando una miscela di solfato mercurico e di cloruro sodico:
HgSO4 + 2 NaCl —► HgCl2 + Na2SO4
Si prendono ad es. 50 gr di solfato mercurico (vedi n. 256), 50 gr di cloruro sodico disidratato e si mescolano ben bene con 5 gr di biossido di
manganese, il quale si oppone alla formazione del cloruro mercuroso. La
miscela si pone in un palloncino da 150 cm3
che si colloca su un bagno di
sabbia in modo che questa giunga sin sopra la miscela. Si riscalda elevando
gradatamente la temperatura sino a che il cloruro mercurico sublima condensandosi alla sommità e nel collo del palloncino. Quando la reazione è
terminata si rompe il recipiente, si toglie la crosta bianca di sublimato corrosivo e lo si depura per cristallizzazione dall'acqua bollente o dall' alcol
caldo. Per evitare che i vapori di cloruro mercurico eventualmente non
condensati si diffondano nell'ambiente l'operazione si fa sotto la cappa.
II. Riesce più comodo il metodo che consiste nel sciogliere il mercurio
142
in acqua regia:
3 Hg + 6 HCl + 2 HNO3 —►3 HgCl2 + 4 H2O + 2 NO
Si pongono ad es. 30 gr di mercurio in una capsula e si aggiungono 150
cm3
di acqua regia preparata al momento dell'uso mescolando volumi eguali di acido cloridrico e di acido nitrico entrambi concentrati; si riscalda moderatamente sotto la cappa. Quando tutto il mercurio è stato disciolto si evapora prima a piccola fiamma, poi su bagnomaria sino a secchezza, si
scioglie il residuo in acqua bollente (circa 100 cm3)
si filtra su filtro a caldo e si lascia raffreddare; il cloruro mercurico si separa in cristalli prismatici che si raccolgono, si lavano con poca acqua fredda e si fanno asciugare
all'aria od in stufa, ma a temperatura inferiore a 100°.
Ma vi sconsiglio vivamente di fare certi esperimenti, se non siete dei Chimici, e non avete le giuste attrezzature, specialmente quando si fà uso di sostanze come il Mercurio dei suoi composti per la sua forte tossicità e per lo smaltimento
Un libro molto valido è "Mille ricette pratiche d'officina" sempre dell Salomone a cura dell' editore G. Lavagnolo. (che non parla solo di bruniture ma anche di tempere e cementazioni e tante altre cose)
Saluti
Massi non è in linea   Rispondi quotando
Grazie oreip Ha ringraziato per questo post
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Vecchio 19-08-21, 07:29 PM   #25
Toto2
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Ho sia il pezzo scritto a suo tempo su TAC da E. Orlando, sia il libro americano di Angier del 1936, da cui lui ha chiaramente tratto ricette e modalità.
Ho creato vari tipi di liquido ossidante e quello che funziona meglio tra i "rapidi" è l'Express Americano, almeno su pezzi non grandi e spigolosi.
Ma un buon liquido l'ho creato di mia iniziativa.
Comunque il libro indicato sopra vista la tua passione e impegno ti sarebbe molto utile:


Questo libro non ce l'ho, né ho letto qualche stralcio in rete. Viene citato spesso nei vari forum, e viene considerato un po la bibbia nell'ambito dei trattamenti superficiali delle armi. Mi piacerebbe sapere di più della formula che hai prodotto
E sul relativo procedimento, anche senza scendere nei particolari.
Quello della brunitura è stato uno dei tanti
Progetti, mi piace sperimentare su tutto quello che è tecnologia che ruota attorno alle nostre passioni ( elettronica applicata alla balistica, la meccanica delle armi, ecc).
Ma il tempo che posso dedicarci è sempre di meno.
Fare un lavoro che ti appassiona, anzi avere un hobby come lavoro ti rende un uomo molto fortunato.

Un saluto a tutti

---------- Messaggio inserito alle 06:29 PM ---------- il messaggio prcedente inserito alle 06:10 PM ----------

Per Massi:

Il procedimento che ho adottato, un tutorial di you tube, è molto simile a quello che hai descritto nella seconda parte che utilizza l'acqua regia.
Vedo che parli agevolmente di chimica e probabilmente la conosci. Io in chimica sono meno di zero e la riuscita della sintesi del sublimato la considero più che altro un colpo di fortuna.

Un saluto a tutti
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Vecchio 19-08-21, 07:38 PM   #26
louison
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La strada più facile è rivolgersi alla ditta OMPS che fornisce e spedisce una confezione da 25 kg di sali opportunamente preparata per la brunitura a caldo ...Dalle informazioni allegate risulta un procedimento rapido (tempo di immersione di 20/30 minuti in una soluzione 1:1 alla temperatura di 138/143 gradi)............................................ ...................https://www.omps2.it/it/sali-per-brunitura-a-caldo.html

Ultima modifica di louison; 19-08-21 a 11:30 PM
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Vecchio 20-08-21, 12:20 AM   #27
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Noto che nei post si continua a fare gli stregoni con formulazioni antiche e non più attuabili rilevate quÃ* e lÃ* oltre che da altri che riportano formulazioni su libri e/o riviste solo per fare notizia sul caso "bruniture".
Vorrei che venisse presa in considerazione la funzione protettiva delle varie bruniture e del come le superfici metalliche si immunizzino dagli agenti atmosferici.
Questo non è stato trattato da nessuno, salvo qualche mio intervento passato che spiega il procedimento di protezione.
La brunitura a freddo è unica e viene praticata con dei semplici componenti reperibili ovunque, mentre le soluzioni del 'fai.da.te' sono ovviamente spesso carenti del mordente naturale dell'acciaio in quanto impiegabili in una svariata tipologia di applicazioni: dalla bruniture delle cerniere in ottone delle porte a quelle delle parti di armi, ciò per evitare un prosieguo dell'azione corrosiva che solo persone addette sanno come arrestare.

Pertanto, cerchiamo di chiamare con un solo nome le bruniture per ossidazione anche quelle che con lo stesso principio creano invece della ruggine rossa, una patina biancastra non resistente.
In sostanza quelle che rilasciano una patina biancastra non sono resistenti per ovvie ragioni (decorative), mentre le altre hanno una elevata adesione all'acciaio.
Beretta negli anni '60-'70 Applicava su tutta la serie S-S1-S2-S3 la brunitura per ossidazione, infatti in uno dei cataloghi di quegli anni vi era nelle prime pagine (se ricordo bene la seconda) la figura dell'armaiolo che passava il tampone sulle canne.
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Vecchio 20-08-21, 01:37 AM   #28
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Noto che nei post si continua a fare gli stregoni con formulazioni antiche e non più attuabili rilevate quÃ* e lÃ* oltre che da altri che riportano formulazioni su libri e/o riviste solo per fare notizia sul caso "bruniture".
Vorrei che venisse presa in considerazione la funzione protettiva delle varie bruniture e del come le superfici metalliche si immunizzino dagli agenti atmosferici.
Questo non è stato trattato da nessuno, salvo qualche mio intervento passato che spiega il procedimento di protezione.
La brunitura a freddo è unica e viene praticata con dei semplici componenti reperibili ovunque, mentre le soluzioni del 'fai.da.te' sono ovviamente spesso carenti del mordente naturale dell'acciaio in quanto impiegabili in una svariata tipologia di applicazioni: dalla bruniture delle cerniere in ottone delle porte a quelle delle parti di armi, ciò per evitare un prosieguo dell'azione corrosiva che solo persone addette sanno come arrestare.

Pertanto, cerchiamo di chiamare con un solo nome le bruniture per ossidazione anche quelle che con lo stesso principio creano invece della ruggine rossa, una patina biancastra non resistente.
In sostanza quelle che rilasciano una patina biancastra non sono resistenti per ovvie ragioni (decorative), mentre le altre hanno una elevata adesione all'acciaio.
Beretta negli anni '60-'70 Applicava su tutta la serie S-S1-S2-S3 la brunitura per ossidazione, infatti in uno dei cataloghi di quegli anni vi era nelle prime pagine (se ricordo bene la seconda) la figura dell'armaiolo che passava il tampone sulle canne.
Qui di stregoni non ce ne sono!!
Qui non si scrive solo per fare notizia!
Tu conosci il libro che ho citato?
Perchè se non lo conoscessi, e mi pare sia così, prima di offendere e minimizzare quello di cui si discute, faresti bene a cercare di sapere di cosa si tratti. E' una base storica e scientifica nota agli appassionati di tutto il mondo sulla materia delle bruniture, ..., nulla a che fare con stregoni e ricette!
Qui ci sono appassionati che con molta serenità discutono delle loro esperienze e quando lo fanno mostrando una buona cultura sulla materia e sulla chimica e meccanica, destano interesse e curiosità anche in altri interessati che si fanno volentieri coinvolgere, lo spirito giusto è rispettare costoro e le loro scelte, e far notare eventuali errori solo se sono realmente tali.
La brunitura è sempre una sorta di ossidazione che funge da protezione al metallo sottostante, nasce per questo ed in base ai metodi e soprattutto al tipo di ossido che si crea assume colorazioni diverse e resistenze diverse, lo sapevamo più o meno tutti.
Non esiste una immunizzazione vera e propria per l'acciaio delle canne, per ottenere questo in modo totale, si può fare come Fabbri, che oggi invece della brunitura esegue una cromatura nera sulle sue canne. La protezione brunitura è tuttavia più o meno efficace in base al tipo di aggressione che l'acciaio subisce, una canna che prenda la pioggia se asciugata semplicemente risulta protetta discretamente dalla brunitura, rispetto ad un pezzo di acciaio nudo; ma se una canna madida di pioggia viene chiusa in un fodero, magari per mesi, all'apertura sarà rugginosa, il Winchester della foto ne è testimone e di certo non si possono eliminare del tutto le chiazze di ruggine più profonda, senza una tiratura che ne elimini la corrosione.
Le bruniture del fai da te, sono le tue, non quelle classiche usate nei vari arsenali del mondo per decenni!
Restaurare armi senza ricorrere alla brunitura che in origine era stata applicata è un modus operandi distruttivo, quello che ne esce sarà un mascherone con aspetto non uguale all'arma in origine, chi è appassionato di armi importanti la tonalità, sericità e riflesso delle bruniture le riconosce a due metri di distanza.
Se restauro e decido di brunire una Colt Python devo disporre della tecnica di rifacimento del Royal Blue, altrimenti è meglio stare fermi, ... idem per una Smith & Wesson anni '60/'70 che era finita col Bright Blue.
Non parliamo delle bruniture delle Luger tedesche e svizzere, delle quali la ricetta dei liquidi ossidanti è sul libro sopra citato.

La vera brunitura a freddo è quella eseguita con liquidi ossidanti rapidi come i vari brunitori istantanei distribuiti da Brownells.
Io non conosco la tua, ma queste, non mi hanno mai dato risultati stabili, resistenti e soprattutto duraturi.
La brunitura a caldo è quella eseguita con un bagno a base di soda caustica e vari eccipienti, bagno che arriva totalmente allo stato liquido quando bolle a circa 140°, per la quale esistono vari tipi di sali, da quelli descritti da Louison sopra, in vendita alla OMPS, a quelli tedeschi della Sauer, da me usati, all'Oxinate 7 americano reperibile su Brownells.
La Rust Blue, descritta da Toto è la brunitura a ruggine, è definibile a caldo dal momento che il pezzo va portato vicino ai 100° per far iniziare l'ossidazione a contatto coi liquidi specifici.

Siamo nel 2021, ma se vogliamo ricreare in armi del passato la finitura originale, non vedo altre soluzioni tranne quelle previste per creare una brunitura come quella applicata in origine.

Beretta ha brunito SEMPRE a Rust Blue (nel bresciano si definisce brunitura "a vernice") non solo i sovrapposti con batterie H&H da te citati, ma tutte le sue armi con canne in acciaio Boheler Antinit quindi ASE-ASEL-Doppiette 450 e 451, Sovrapposti a cartelle S-SO e addirittura gli S.58, semplicemente perchè il Boheler Antinit, per la sua composizione anticorro, richiede questo tipo di brunitura.

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... Le bruniture del fai da te, sono le tue, non quelle classiche usate nei vari arsenali del mondo per decenni!
Restaurare armi senza ricorrere alla brunitura che in origine era stata applicata è un modus operandi distruttivo, quello che ne esce sarà un mascherone con aspetto non uguale all'arma in origine, chi è appassionato di armi importanti la tonalità, sericità e riflesso delle bruniture le riconosce a due metri di distanza.
I miei interventi tendevano a focalizzare la tipologia di trattamento che veniva citata fra 'brunitura fredda ed a Ruggine' che in sostanza sono la stessa cosa con l'assenza del mordente per la prima che è solo decorativa.
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La vera brunitura a freddo è quella eseguita con liquidi ossidanti rapidi come i vari brunitori istantanei distribuiti da Brownells.
Io non conosco la tua, ma queste, non mi hanno mai dato risultati stabili, resistenti e soprattutto duraturi.
Le bruniure che applico nei miei interventi di restauro sono formulazioni tramandate da oltre 100 anni e rispondono a tutte le tipologie di trattamento degli acciai dall'inizio del '800 fino ad oggi.

Non attribuirmi tecniche del Fai-da-Te se non conosci o hai mai visto i miei lavori che a differenza tua (lo hai detto nei post precedenti non hai cultura su questi trattamenti) applico formulazioni creando le soluzioni con i componenti base. Non acquisto prodotti finiti di varie marche sperimentandone l'efficacia e non invio le armi a brescia per far fare la 'verniciatura'.
Tutto quanto necessario lo produco in casa conoscendo perfettamente le reazioni chimiche che vengono a prodursi e gli effetti estetici e protettivi che ne risultano.
Ho parlato di 'stregoni' non per offendere ma per evidenziare che parlare oggi di trattamenti, tipo l'impiego del sublimato corrosivo o altre sostanze, pericolose e superate dalla tecnica e veramente anacronistico.
Il quesito che ho posto ed è il punto più importante è conoscere come avviene la migliore protezione dell'acciaio, le reazioni chimiche, per poi impiegare con cognizione i vari prodotti.
Ridurre i post ad un battibecco sulle formulazioni scritte quà e là non porta di certo cultura e saperi.
Si studia il caso: la protezione degli acciai.
Si cerca la soluzione.
__________________
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Vecchio 20-08-21, 06:22 PM   #30
G.G.
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Ho parlato di 'stregoni' non per offendere ma per evidenziare che parlare oggi di trattamenti, tipo l'impiego del sublimato corrosivo o altre sostanze, pericolose e superate dalla tecnica e veramente anacronistico.
Il quesito che ho posto ed è il punto più importante è conoscere come avviene la migliore protezione dell'acciaio, le reazioni chimiche, per poi impiegare con cognizione i vari prodotti.
Ridurre i post ad un battibecco sulle formulazioni scritte quà e là non porta di certo cultura e saperi.
Si studia il caso: la protezione degli acciai.
Si cerca la soluzione.
Formulata come avevi fatto, la tua risposta iniziale a Toto, poi l'ultima al sottoscritto obbiettivamente non pareva educata e rispettosa.

Io credo non si sia compreso quanto ho voluto sottolineare come un punto basilare nei restauri, ovvero che la brunitura DEVE essere identica alla originale (posso capire la ribrunitura di parti un vecchio automatico cal. 12 senza valore, ma su armi con un minimo di storia quando possibile deve essere rifatta la brunitura originale), il libro di Angier è in giro dal 1936 e riporta quasi tutte le formule per creare vari tipi di bruniture, ... sparse qua e là, sulle pagine del libro Firearms Blueing And Browning quindi, che è una base usatissima dai migliori restauratori mondiali di armi classiche.

Per me, la brunitura resta comunque prima una caratteristica peculiare della finitura di un arma, la sua funzione di protezione passiva degli acciai è effettiva ma secondaria, poi oggi abbiamo anche mezzi spray oleosi eccezionali, ne sto provando alcuni in questi mesi.

Cordialità
G.G.
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Such people become crazy, or they become legends.
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