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Vecchio 14-02-22, 01:51 PM   #1
Er Mericano
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Kodiak e' senz'altro un paradiso della pesca. Pesca a mare, nei laghetti, nelle lagune, nei fiumi. Ci sono salmoni e salmerini, "steelhead" (trote che vivono come i salmoni, fra fiume e mare, ma non muoiono dopo l'accoppiamento e la deposizione delle uova, come invece fanno i salmoni del Pacifico); e a mare halibut, merluzzi del Pacifico, aringhe, persici che assomigliano ai boccaloni ma non hanno la bocca a secchio, e tante altre specie ittiche. Si puo' pescare con esche naturali ed artificiali, con canne a spinning, a coda di topo con mosche artificiali e "streamers." Poi ci sono gli enormi "king crab," gli "snow crab" (o Tanner crab), ed i dungeness crab--tutte varieta' di deliziosi granchi, catturabili con le nasse. E polpi di dimensioni enormi, vere e proprie piovre. Anche squali di diversi tipi, tutti commestibili se si sa come prepararene le carni. E razze, rombi, scorfani di tantissimi tipi. E i ling cod, dalla dentatura che fa paura, simili alla bottarice e dalle carni deliziose. E i greenling, pesci di scogli coperti di kelp che hanno le carni verdi come smeraldi che poi diventano bianche in cottura. Sono pieni di spine, ma se sai come farli a filetti ed eliminare le spine sono di una squisitezza incomparabile. Tutto in grande abbondanza, in quelle acque gelide e pure, ma torbide per l'enorme quantita' di plankton e krill--un vera zuppa vivente.

Io ho avuto il piacere di incontrare diversi italiani venuti a pesca a Kodiak, fra i quali un ex-senatore della Repubblica italiana, ex-alpino, simpaticissimo, che ci e' venuto due o tre volte. E un mio amico umbro e' venuto un'estate a trovarmi, con la moglie, e li abbiamo fatti divertire a pesca, a sparare al poligono, a vedere i famosi orsi di Kodiak, enormi.

La pesca a mare e' entusiasmante. Spesso si vedono balene che saltano fuori dall'acqua o sbattono la coda sull'acqua per segnalare alle compagne (sembra una cannonata!) e orche che pattugliano le spiagge in cerca di foche e leoni marini. Ci sono lontre marine che galleggiano sul dorso, con una roccia piatta tenuta sul petto, che le aiuta ad immergersi fino al fondo a catturare un granchio o una grossa vongola o pettine che poi, portati in superficie, vengono liberati dal guscio sbattendoli contro quella roccia per essere poi divorati. Insomma, quando il tempo e' bello (non sempre, e nemmeno troppo spesso, una gita in barca offre non solo eccellenti opportunita' di pesca, ma ance la possibilita' di vedere un vero zoo di animali, pesci, e uccelli, dai pulcinella di mare, a cormorani, a tante specie di anatre marine, gabbiani,ecc.

Io pescavo quasiogni giorno dalla primavera all'autunno. Cominciavo con i salmerini, a spinning o a mosca. Dopo aver passato l'inverno in uno stato semiletargico nelle buche profonde di fiumi e laghi, scendevano a mare. In discesa non erano troppo appetibili. La carne era biancastra e priva di grasso dopo la lunga astinenza. Erano quasi smilzi come anguille. Ma poi, dopo un mese a mare ed una dieta di gamberetti, altri piccoli crostacei e avannotti assortiti diventavano grassi e sodi, e la carne assumeva un colore rosa acceso come quella dei salmoni. Mosche simili a piccoli crostacei o cucchiaini ondulanti assomiglianti ad avannotti di salmone provocavano abboccate furiose e salti acrobatici fuori dell'acqua. Portati a casa ancora vivi, decapitati e puliti, infarinati e fritti i piu' piccoli o sfilettati e a pezzi i piu' grossi, erano deliziosi. A giugno arrivano i salmoni "rossi" (sockeye), i piu' ricercati e costosi sul mercato. Difficili da convincere ad abboccare alla mosca, e spesso capaci di salti fuor d'acqua che li facevano slamare, erano per me l'apice della pesca sportiva a fiume, Poi alla fine di Giugno e al principio d Luglio cominciavano ad arrivare i salmoni rosa, abbondantissimi. A volte "otturavano" il fiume. Se non si fossero mossi saresti stato capace di attraversare il fiume sui loro dorsi bagnandoti soltanto i piedi. Ad Agosto poi arrivavano i slamoni coho, secondi come qualita' delle carni ai rossi (i rosa al terzo posto). Questi sono grossi. Soltanto il king salmon (introdotto in tempi relativamente recenti nei fiumi di Kodiak) e' piu' grosso. I coho vanno da 4 a sette kg. Lottano come matti quando sono allamati e pare che non si stanchino mai. LI porti quasi a riva dopo dieci minuti di lotta, e all'improvviso partono verso il largo dalla foce, e ti strappano anche cento metri di lenza dal mulinello prima che tu riesca a fermarli. E guai se arrivano alla fine della lenza ed al nodo che la lega al mulinello. Rimarrai come un ebete, a bocca aperta, col mulinello vuoto e tutta la lenza perduta insieme a pesce e cucchiaio ruotante o ondulante.
Pesca a mare: l'halibut e' la preda piu' ambita. Mia moglie, dalla barca che avevamo (un Mako da altura da 19 piedi, con un motore Suzuki a 4 cilindri e 140 HP) ne prese uno di un quintale e mezzo. Non ti dico la fatica per portarlo in barca, dopo averlo gaffato e "tranquillizzato" con otto colpi di pistola cal. .22 L.R. nella capoccia. E dovemmo legarlo a semicerchio, con la testa legata alla coda, perche' non si dibattesse sul ponte, cosa pericolosa con un pesce di tale mole. Non si arrendono mai, come le anguille. Anche con la testa crivellata di colpi quando lo portammo a casa ancora muoveva le pinne. Mettevamo anche le nasse per i granchi, e a volte ne prendevamo cosi' tanti che tirare su la nassa era una fatica improba. Pero' poi dei tanti se ne potevano tenere meno della meta', perche' le femmine e quelli sottomisura dovevano essere rimessi in acqua. Ogni tanto nelle nasse ci trovavo anche dei bei gamberoni.

Pero' il mare di Kodiak e' un mare che non perdona. Se cadi in acqua al massimo vivrai da sette a quindici minuti prima di morire assiderato, anche ad Agosto. Il salvagente, obbligatorio, serve soltanto a far recuperare la salma...Ogni tanto ci sono tempeste tremende, con onde altissime. E poi ogni tanto un grosso banco di nebbis scende sull'acqua, e se non hai un GPS con la rotta segnata nella memoria puoi andare a finire male sulle rocce frastagliate della costa o anche su quelle "a pinnnacolo" a miglia dalla costa visibili solo a bassissima marea e che squarterebbero e affonderebbero qualsiasi barca.

Ma tutto sommato, non c'e' posto migliore per la pesca di Kodiak, Alaska.

Ormai a pesca non ci vado quasi piu'. Dopo il paradiso ritornare in terra non mi fa piu' gola..
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Vecchio 14-02-22, 03:29 PM   #2
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Certo Giovanni che doversi portare la pistola a pesca perché la sola canna non basta, è veramente divertente.
Ho visto, in televisione, halibut di 30 kg e mi sembravano enormi, non oso immaginare cosa deve essere ritrovarsene uno di 150kg su una barca di 6/7 metri....

Come ti dissi già un'altra volta " beato te Giovanni che hai trovato l'America! ".
Grazie per il bellissimo racconto.
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Vecchio 14-02-22, 04:54 PM   #3
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Complimenti Giovanni, per le avventure che ci racconti e il modo in cui le scrivi; direi che decenni fuori dall'Italia non hanno intaccato la tua lingua madre. Cosa insegnavi al liceo? linguistica italiana?
__________________
La mia presentazione https://www.ilbraccoitaliano.net/foru...ad.php?t=24731
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Vecchio 14-02-22, 05:18 PM   #4
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un miraggio tutto questo ....
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Vecchio 14-02-22, 05:24 PM   #5
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Grazie Giovanni, leggerti è sempre un piacere. Le tue avventure diventano le mie, mi fai sognare con i tuoi racconti che poi non sono altro che il tuo vissuto.
piero
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Vecchio 14-02-22, 06:07 PM   #6
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Giovanni scusa una domanda...ma a parità di peso, un steel head, tira più o meno di un salmone?
Vivere e pescare in quei posti sarebbe un fantastico
__________________
Dio salvi la Regina.
Smell the flowers while you can.
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Vecchio 16-02-22, 02:02 AM   #7
Er Mericano
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Complimenti Giovanni, per le avventure che ci racconti e il modo in cui le scrivi; direi che decenni fuori dall'Italia non hanno intaccato la tua lingua madre. Cosa insegnavi al liceo? linguistica italiana?
Principalmente insegnavo inglese: grammatica, composizione, letteratura americana. Ma ho insegnato anche scienze, classi di avviamento professionale, e gli ultimi due anni anche lingua e cultura italiane. La classe piu' affascinante che abbia mai insegnato fu "Film as literature," un corso universitario insegnato al liceo. In questa classe, soltanto per studenti dell'ultimo anno di liceo, che avrebbero guadagnato "crediti" universitari passandola, insegnavo un vasto programma di storia del cinema, metodi di cinematografia (fotografia, direzione, montaggio, ecc.) e due o tre opere letterarie famose dalle quali furono ricavati films celebri. Uno di questi era "Cold Mountain," un altro "Little Big Man." Gli studenti dovevano leggere il romanzo e poi paragonarlo al film mostrando i "trucchi del mestiere" usati dal regista per trasformare la pagina scritta in immagini e suoni dello schermo. Siccome questa era una classe universitaria, potevo anche mostrare films "vietati." Al principio del corso mandavo un foglio ai genitori dei ragazzi per chiedere il permesso di mostrare films vietati ai minori (niente porno, pero') ai loro rampolli. Nessun genitore si rifiuto' mai di darmi tale permesso. L'esame finale era la produzione di un cortometraggio, un lavoro da fare in gruppi di tre o quattro studenti. Il voto finale era basato sul film, sui "temi" scritti, sui quizzes, e sugli esami piu' impegnativi.
Ventisette anni d'insegnamento liceale, dopo due anni, nel Montana, di insegnamento universitario d'inglese come precario. Lavoravo all'universita' del Moontana, anche in un centro di ripetizioni. Poi, dopo il pensionamento, ho lavorato anche come Rent-a-Cop, poliziotto in affitto. Facevo la guardia armata notturna alla base missilistica di Kodiak, in un ospedale, a un cantiere di costruzione degli eolici. Credo che da voi un Rent-a-Cop sia chiamato, molto impropriamente, un "vigilante." Il significato di vigilante e' uno che si fa illegalmente giustizia da se'. Se vi ricordate Charles Bronson e tutta la serie dei films "Death Wish," il suo personaggio era appunto un vigilante, uno che andava in cerca di delinquenti violenti e li faceva fuori. Nel Vecchio West i vigilantes erano bande armate che catturavano ed impiccavano delinquenti vari, da ladri di bestiame, a violenti che avevano ammazzato una persona della cittadiba dove vivevano i vigilantes, e anche i giocatori di carte di professione che baravano. Spesso anche qualche innocente veniva giustiziato senza processo.
Le "squadre della morte" del Brasile erano (sono) vigilantes.
Ad ogni modo, questo lavoro pagava bene e mi dava qualcosa da fare tra la fine della mia carriera didattica e la vendita della casa di Kodiak ed il trasloco nell'Alabama. Indossavo un bel giaccone nero con collo di pelliccia finta con "patacca" (scudo) sul petto e "SECURITY" scritto a larghe lettere sulla schiena e anche sul berretto da baseball, pure nero. Pantaloni militari alla zuava, scarponi militari, e alla cintura la mia Kimber Royal II, clone della Colt 1911, di calibro .45 ACP, col colpo in canna, il cane armato, e la sicura innestata. Alla cintura avevo due caricatori da 8 di scorta, ed un torcione elettrico da 500 Lumens che all'occorrenza sarebbe stato un ottimo manganello. Questo era un mestiere che non avrei mai fatto in Italia, dove puoi sparare ad un delinquente soltanto se ti ha sparato e colpito prima lui. Poi se portano te e il delinquente all'ospedale, si prendono cura prima del delinquente e poi di te, e naturalmente e' il Rent-a -Cop che finira' in galera per aver estratto la pistola per impedire al delinquente di mettere a segno un'altra palla nel suo corpo. Ma sta diventando lo stesso anche qui, se il delinquente e' un negro.

---------- Messaggio inserito alle 09:02 PM ---------- il messaggio prcedente inserito alle 08:46 PM ----------

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Giovanni scusa una domanda...ma a parità di peso, un steel head, tira più o meno di un salmone?
Vivere e pescare in quei posti sarebbe un fantastico
Dipende dal tipo e peso del salmone. I piu' piccoli, i salmoni rosa, non tirano molto perche' non sono troppo grossi o combattivi. I salmoni rossi (sockeye) sono "pirotecnici" nella loro lotta, saltando dall'acqua anche di piu' di un metro dalla superficie. I salmoni-cane (dog-salmon), chiamati cosi' perche' gli Inuit ne facevano scorte per dar da mangiare ai cani da slitta) tirano come una grossa carpa. Niente acrobazie, ma una testardaggine ed una resistenza incredibili. Il king salmon, a volte enorme, una volta allamato corre su e giu' nel fiume, puo' saltare, ma non di solito, perche' ama rimanere in profondita', e a causa della sua mole e della durata della lotta puo' slamarsi o spezzare la lenza. A parita' di peso penso che lo steelhead e il salmone coho (silver salmon--salmone argenteo) "tirano" uguale. Alternano lunghe fughe a salti, e a volte si mettono in corrente, immobili con la testa a monte e non li smuovi per qualche minuto.
Lo steelhead combatte come una grossa trota iridea. Infatti e' proprio una trota iridea che va fra mare e fiume. L'iridea e' la sua discendente.

Ma perche' sognare soltanto? Metti da parte qualche soldino per un viaggio a Kodiak, come fanno tanti italiani che ho incontrato li' sulla riva dei fiumi. I sogni possono essere trasformati in realta'.
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Vecchio 16-02-22, 11:38 PM   #8
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Complimenti sinceri e grazie per condividere tutte queste esperienze
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Vecchio 03-06-22, 12:47 AM   #9
Er Mericano
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Voglio aggiungere questo racconto in onore di Trikuspide, le cui decisioni io rispetto del tutto, anche quando mi addolorano--come quella di lasciare il forum. Gli avevo raccontato questa vicenda in un MP, e lui mi aveva chiesto di parlarne qui, nella rubrica "Pesca." Ed ecco la storia che fece di me un marinaio piu' prudente di come ero stato prima di quest'avventura. Se mi leggi, Bartolo, questa te la dedico, anche perche' e' della stessa natura di quella del tuo ultimo racconto: il mare, nostro grande amico, a volte puo' trasformarsi in un feroce nemico.

Con i miei amici Gary ed Hank--insegnanti come me al liceo di Kodiak, avevamo deciso di andare a pesca di salmoni coho con due barche, quella di Gary, un cabinato di 24 piedi, e la mia Mako di 19 piedi, con un fuoribordo Suzuki da 140 HP, capace di velocita' di 35 miglia all'ora. Non da corsa, ma veloce motoscafo da altura. Mia moglie, incinta di qualche mese, era con me sulla mia barca. Uscimmo dal porto diretti verso la relativamente vicina (45 minuti a velocita' di crociera) isola di Afognak, per pescare alla foce del suo fiume principale. Ma appena usciti dal riparo di Spruce Point e della piccola Woody Island, parallela alla costa di Kodiak, il vento e le onde cominciarono ad essere troppo forti. Ritornammo verso il porto, e ci dirigemmo verso una delle baie di Kodiak, Kalsin Bay, per pescare alla foce dell'Olds River. Raggiunta la foce ancorammo le nostre barche e cominciammo a pescare. Dopo un paio d'ore le onde lunghe provenienti dall'imboccatura della baia, una baia molto riparata, cominciarono ad essere sempre piu' alte, ma senza infrangersi, onde dal dolce declivio, che pero' quando raggiungevano a battigia rilasciavano la loro energia creando rumorosi cavalloni. Ne' noi ne' i nostri amici prendemmo molto. Decidemmo di tornare al porto. Ma appena usciti da Kalsin Bay e doppiata Cliff Point, sul suo lato ovest, ci prese un accidente. Nel mare aperto il vento dall'ovest aveva scatenato una tempesta. Erano onde corte, nuove, ripide, di circa otto piedi, vicine l'una all'altra e con le cime che si rompevano e schiumavano rabbiose. E dovevamo andare dritti contro di esse per tornare al porto. Il cabinato di Gary era molto piu' sicuro della mia barca aperta e piu' corta, anche se il Mako e' un ottimo scafo. Procedendo lentamente e regolando con il comando idraulico l'inclinazione del fuoribordo per tenere la prua alta e non infilarla nelle onde, cominciai la via crucis del ritorno, sballottati da ogni onda, e innaffiati dagli spruzzi delle onde che sbattevano contro il basso della prua. Era un gioco di equilbrio, perche' con una barca di qual tipo alzare troppo la prua avrebbe potuto immergere la poppa se un'onda piu' forte ci avesse preso di petto. E se il fuorbordo avesse ingoiato acqua si sarebbe fermato e la barca si sarebbe girata presentando il lato alle onde e sarebbe stata prima riempita d'acqua e forse anche rivoltata. La barca di Gary era ad una settantina di metri davanti a noi, e vedevo Hank a poppa che ci osservava col binocolo. Le onde si stavano facendo piu' alte e violente, e l'acqua degli spruzzi ci aveva completamente bagnati. Mia moglie, seduta davanti alla console di pilotaggio, prendeva piu' acqua di me, che in piedi al timone avevo il parabrezza davanti. Mi chiese se poteva venire dietro, ma le dissi di no, perche' il suo peso avrebbe ulteriormente sbilanciato la barca, la cui prua si alzava e poi si abbassava, alzando fontane di spruzzi. Qualche onda piu' alta riusciva ogni tanto a rovesciarsi sulla prua, e l'acqua correva sul ponte. Sia la pompa di sentina che quella nel "live well" davanti al motore, ambedue automatiche, lavoravano a tempo pieno, sputando galloni d'acqua proveniente dagli spruzzi. Io reagii come al mio solito, infuriandomi. Bestemmiavo e lanciavo insulti ad ogni onda che ci colpiva. Reazione irrazionale, che pero' rafforzava la mia intenzione di sopravvivere all'attacco del mostro che si era scatenato contro di noi e che a quel momento odiavo con un'intensita' quasi intollerabile. Ricordo un dettaglio: i petrels, gli uccell delle tempeste, "di San Pietro," che sembravano contenti, giocando fra le onde, librandsi sopra le loro creste e abbassandosi nel crepaccio liquido fra l'una e l'alta fino a tocccare l'acqua con le zampe protese e a carpire qualche boccone dalla superficie. Odiavo anche loro, perche' erano cosi' tranquilli, cosi' al sicuro dalla tempesta grazie alle loro ali, mentre noi eravamo veramente in pericolo. L'acqua gelida del Golfo dell'Alaska non perdona. Il giubbotto di salvataggio che indossavamo avrebbe soltanto permesso alla Guardia Costiera di recuperare le salme di questi due idioti uccisi dall'ipotermia in pochi minuti, non in tempo per Gary and Hank di girare la loro barca per tirarci fuori (impresa difficile e pericolosa se si deve presentare il fianco alle onde, possibilissima con onde lunghe e dolci, ma non in quella furia di cavalloni che si inseguivano velocemente).
Eravamo arrivati dal porto a Kalsin Bay in venticinque minuti. Ci volle un'ora e quarantacinque minuti per tornarci. Grazie al Dio che aiuta gli idioti, finalmente arrivammo sottovento della costa di Kodiak che corre da sud a nord, e le alte montagne dell'entroterra bloccavano il vento. Le onde diminuirono d'altezza man mano che ci avvicinavamo al porto e finalmente entrammo nell'acqua liscia, tranquilla, oltre i frangiflutti di massi e cemento. Ero bagnato come un pulcino, esausto. Mia moglie era in peggiore stato di me. Temevo per la sua salute e per l'incolumita' della vita che portava in grembo. Era stata sballottata sul sedile di legno da ogni onda che ci veniva addosso, quando la prua si alzava per poi cadere violentemente giu', sbattendo pesantemente sulla superficie. Ma grazie a Dio, anche la piccina si salvo'. Oggi e' la mamma di una bambina di sette anni. Tutto e' bene cio' che finisce bene... Ma da quel giorno imparai a rispettare e temere il mare, e se le previsioni del tempo non erano piu' che favorevoli a pesca ci andavo, si', ma da terra!

Da noi si dice: "There are old sailors and bold sailors, but there are no old bold sailors." (Ci sono vecchi marinai e marinai troppo coraggiosi, ma non ci sono vecchi marinai troppo coraggiosi. ) Quelli troppo coraggiosi, cioe' non arrivano ad essere vecchi...
__________________
Chi se fa' pecora, la lupa arabbiata se lo magna!

Ultima modifica di Er Mericano; 03-06-22 a 02:32 PM
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Vecchio 03-06-22, 02:00 PM   #10
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Bellissimi racconti Grazie Giovanni
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alieutico, anni, paradiso

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