La caccia… la caccia oltre a tutto il resto, oltre all’amore per la natura, per i cani, oltre al freddo, al sudore, alla fatica, per me è un modo per stare ancora con mio padre, che non c’è più e che mi ha trasmesso la passione. Purtroppo per motivi diversi non abbiamo mai cacciato insieme, ma a me piace pensare di farlo ora ad ogni uscita.
La caccia… a mio avviso una cosa così intima e personale, una cosa davvero difficile da riuscire a condividere a pieno con qualcuno… sono troppo diverse le cose che ognuno ricerca nella caccia, pensavo che solo con mio padre ci sarei potuto riuscire….
Me ne ero già accorto durante le altre uscite insieme, ma da domenica ne sono certo… un amico, un amico vero, che vede nella caccia quello che vedo io c’è, è Francesco… credo basterebbe dire che nonostante cresciuto a “pane e setter”, vedendo la mia Dafne al lavoro si innamora del B.I. e della poesia che trasmette mentre è al lavoro.
Si porta a casa una bracchetta Viola, la cresce, la fa uscire con costanza e perseveranza fiducioso, crede giustamente nella sua piccola, non curante di quello che gli amici al bar dicono del B.I. senza peraltro averne mai visto uno al lavoro.
Purtroppo cacciamo in Riserve diverse, (In Friuli il territorio cacciabile “pubblico” è rappresentato dai singoli Comuni – in pratica ogni Comune costituisce una riserva nella quale possono cacciare solo i soci) non manchiamo comunque di scambiarci racconti ed emozioni vissute durante le azioni di caccia, parliamo di ferme, di padellate, di tiri incredibili.
Le occasioni per cacciare insieme sono poche, in quelle poche la giovane Viola si era sempre preoccupata più dell’altro compagno di caccia a quattro zampe (il mio cane) che di cacciare veramente. E così a fine giornata Francesco tornava alla macchina davvero avvilito per non essere riuscito a mostrare quello che Viola sapeva fare e io ero avvilito per lui cercando di rincuorarlo invitandolo ad avere pazienza.
Questa volta organizziamo le cose per bene e decisa l’uscita per domenica u.s. stabilisco che non porterò nessuno dei miei cani, sicuro che così facendo le cose andranno bene. La scelta si rivela azzeccata, la piccola Viola si è dimostrata da subito concentrata, e cacciatrice, confermando tutto quello che Francesco mi aveva raccontato. Non credevo ai miei occhi e nonostante fosse la penultima uscita alla stanziale e che nella riserva non venissero eseguiti lanci da moltissimo tempo, dopo poco mi stufai di contare le femmine di fagiano e le lepri (entrambi non abbattibili), due beccacce che Viola guidava e fermava sicura , i maschi che alla fine sono stati sette di cui come previsto dal regolamento uno solo abbattuto e riportato da Viola nelle mani di Francesco. Davvero fantastico la giovane bracca alternava continuamente fasi di ricerca, guidate, ferme, ferme su lepre in cova a distanze assiderali, bellissimo, da brivido…
Mi riesco a spiegare la presenza di tanta selvaggina, solo grazie al fatto che la riserva è ricca di alcuni appezzamenti nei quali non si riesce a cacciare per questioni di limiti e distanze, questo favorisce il rifugio e il ripopolamento dei selvatici, domenica per di più viste le condizioni climatiche eravamo gli unici irriducibili in zona e quindi forse la selvaggina non è stata disturbata più di tanto.
Comunque la cosa che conta, è che questa volta a fine giornata nonostante la pioggia ed il freddo, sia io che Francesco tornavamo alla macchina senza sentire il peso della fatica per le molte ore di cammino nel terreno reso pesante dall’acqua, non servivano tante parole tra noi… eravamo consapevoli che era stata una gran giornata, piena di emozioni e situazioni da conservare nel cuore e nella mente per entrambi.
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