I Bianchi di Caterina

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Ugo Casa L. A.
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  • Ugo Casa L. A.

    #1

    I Bianchi di Caterina


    Era il tempo in cui l’America Latina veniva spietatamente colonizzata da Spagnoli e Portoghesi; nella civile Inghilterra i Tudor e gli Stuart si sbudellavano per il potere. Nella raffinata Francia, invece, l’aria era più tranquilla: Cattolici e Calvinisti si sgozzavano a vicenda e, tra Riforma e Controriforma, i Calvinisti (Ugonotti) nella notte di San Bartolomeo a Vassy venivano massacrati in 5000 con il loro capo Gaspard de Coligny. La potente Casa di Guisa aveva posto una grossa ipoteca nelle guerre di religione grazie anche all’aiuto del fervente cattolico Re di Francia manovrato dalla sua amante Diana di Poitiers e dal Duca Anne di Montmorency nonché dalla consorte Caterina de’ Medici, la quale aveva visto un’allarmante e crescente influenza degli Ugonotti nei confronti del figlio Carlo.
    Era il tempo in cui il pensiero e la dottrina italiana Umanista di Petrarca, Boccaccio, Leonardo da Vinci, Pico della Mirandola, Erasmo da Rotterdam, arrivata all’ apogeo, cedeva il passo alla scuola Illuminista di René Descortes, Isaac Newton, Baruch Spinoza, Galileo Galilei. La rivoluzione scientifica demoliva lentamente ma inesorabilmente la concezione Tolemaica grazie alla formulazione della teoria eliostatica ad opera del polacco Niccolò Copernico.
    Era il tempo in cui la Contea di Modica, (dove ho visto i miei natali e mi pregio di abitare) notizia che può interessare solo agli Henriquez-Cabrera se non si sono estinti, era governata da Luigi I e Anna la Giovane.
    Così, mentre nel resto dell’Europa i regnanti erano, chi più chi meno, impegnati ad approfondire e a raffinare l’arte della macelleria, l’Italia distribuiva al mondo intero cultura, scienza, arte ….. di quella vera.
    Musicisti, scultori, pittori, architetti, filosofi e pensatori nonché navigatori e santi, calcavano richiestissimi le scene dell’Europa dei Re, degli Imperatori e dei Papi..

    Francia 1537, Estate
    Palazzo di Tuileries
    Nella sua personale biblioteca, che non aveva eguali nella Francia dell’epoca, Caterina de’ Medici, Regina di Francia, figlia di Lorenzo II de’ Medici Duca d’Urbino, sposa del Duca d’Orleans, divenuto Re di Francia col nome di Enrico II, seduta allo scrittoio, che da un’ampia finestra si affacciava sui favolosi Giardini di Tuileries, era in procinto di apporre il suo sigillo personale a una pergamena scritta di suo pugno e appena piegata.
    Caterina, abbeveratasi fin da piccola nelle Medìcee fonti del sapere, si occupava di politica, di cultura e di musica. Non solo, anche di arte, di architettura: era appena stata terminata, appunto, la costruzione del castello di Monceau da lei commissionata.
    Quel giorno, Lei, aveva scritto a suo padre, chiedendogli un grande servigio.
    Affari di Stato? Complotti politici?
    Niente di tutto questo.
    Molti sanno che la Nostra si occupava di arte in generale, ma altrettanti non sanno che l’ars venandi era tra le sue preferite.
    Ecco, in poche e semplici parole, magari esplicite ed in gergo non consone alla regalità del personaggio, il contenuto di quella lettera; per chi volesse consultare il testo originale, anche nella forma, con dialettica molto più raffinata della mia, può aprire a pag. 28 l’importante opera “IL BRACCO ITALIANO” di Giuseppe Colombo Manfroni – Editoriale Olimpia - 1988

    -Caro Padre, qui in Francia si sta abbastanza bene, non posso dire altrettanto degli Ugonotti, ma i troppi affari politici, le molteplici ragion di stato, le consuete e quotidiane tediose congiure, hanno finito di rompere la mia regale persona e dare alla mia stabilità mentale un serio colpo.
    Diana di Poitiers è sempre tra i piedi, ma è un personaggio che mi fa comodo e manipola molto bene il Duca di Montmorency; io da parte mia mi sto lavorando il Duca “Ciccio” di Guisa, il figlio di Claudio, per quella questione degli Ugonotti che stanno diventando veramente invadenti. Non so più cosa fare e non ci son Santi che possano far cambiare la testa a quel Gaspard de Coligny: vuol dire che rivolgerò le mie preghiere a San Bartolomeo.
    Per fortuna, cavalli e caccia mi danno ben diverse soddisfazioni. Nonostante ciò, anche se non posso dire di spassarmela male, dato che sono la Regina di Francia, tuttavia mio marito il Re, possiede cavalli che non sono all’altezza perché non ce l’hanno. Invero non sono nemmeno campioni di beltà; quanto a vigoria in Italia verrebbero etichettati come ronzini spompati. Auspico che mi invii dei soggetti come quelli che avevo a disposizione in Italia; quindi vedi di procurarmi delle belle giumente.
    Non parliamo dei cani da caccia! Il povero Enrico ne ha tanti, venuti dall’Inghilterra, ma il solo sentimento che possono suscitare è la pietà. Per piacere, dato che di cani inseguitori ne abbiamo fin troppi, fammi avere al più presto tre o quattro Bracchi (Italiani, sic! n.d.a.) tutti bianchi, , bene addestrati, di quelli gagliardi, alti e imponenti, con testoni grossi così, che gli faccio vedere io al Re come si va a caccia in Italia.-

    Questa lettera ha un valore storico per la Nostra razza a dir poco strabiliante. Ci dà delle notizie ben precise e ce ne fa intuire delle altre.

    Notizie deducibili:

    già nel 1550, cioè 450 anni addietro, il Bracco Italiano era una razza ben delineata e fissata, la panmissi già allora era stata raggiunta; alla faccia di tutte le razze da ferma del mondo che al massimo, di vetustà, ne possono vantare 150;

    Caterina de’ Medici specifica chiaramente che il Re aveva già fatto il pieno di cani inseguitori (se non erro segugi e/o levrieroidi).

    la richiesta avanzata, esplicita, perentoria, era diretta verso ausiliari che, evidentemente, avevano caratteristiche venatorie ben differenti dagli “inseguitori”.

    I Bracchi Italiani erano certamente avidi, in possesso di grande potenza olfattiva, temprati alla fatica, resistenti, grandi cacciatori, eleganti, irresistibili: degni di fare sfigurare financo i cani del Re di Francia, che, a parer mio, sprovveduto non poteva esserlo;

    la caratteristica morfologica peculiare di questi cani era quella di essere imponenti e avere una testa importante;

    il colore più pregiato, ma raro, che dava nobile lignaggio (cioè una specie di pedigree rilasciato dal DNA con ottime referenze genealogiche) al Bracco Italiano era il manto tutto bianco. Ergo: togliere dallo standard della razza questo colore potrebbe essere un grave errore, dato che gli scherzi genetici sono tanti e imprevedibili e non sempre malvagi. Perché stroncare a priori la possibilità di veder trottate sui campi di gara un mitico bianco di Caterina?

    Notizie intuibili:

    i Bracchi Italiani dovevano essere contrapposti ai levrieroidi e/o ai segugi: è evidente che la caratteristica opposta all’ inseguimento, nei cani da caccia Italiani, è la ferma;

    a conti fatti, nessuno può negare che il Bracco Italiano ha almeno 500 anni di storia; di conseguenza almeno 350 anni in più di tutte le altre razze da ferma. Affermare che il Bracco Italiano è il padre, apportatore di preziosi geni, di tutte le razze da ferma del mondo non è cosa sbagliata;

    richiedendo già cani avviati alla caccia e bene addestrati significa che già allora esistevano addestratori di cani da caccia, (anche se non paragonabili agli esosi, cit. in ord. alf. acché nessun si offenda, Bottani Sr. & Jr., ai Puttini, ai Rebaschio, ai Savioli e ai Tognolo), che per guadagnarsi il tozzo di pane, con questa attività, non potevano essere dei poveri dilettanti come il sottoscritto;

    il Re e la Regina di Francia andavano a caccia. Bella scoperta! Ma come ci andavano a caccia, a piedi? -Pedibus calcantibus-, come miserabili questuanti che vagano per la campagna? A scorticare i loro preziosissimi piedi reali? A correre il rischio di prendere una slogatura? A correre il rischio di immergere le reali scarpine nella mota? A camminare per ore ed ore stancandosi inutilmente avendo a disposizione tutti i cavalli che loro volevano? Ecco come ci andavano a caccia: col cavallo.

    Generalmente quando si va a caccia, sia col cavallo che a piedi come miserabili questuanti, i cani, a mio avviso, dovrebbero cercare, al classico tiro di schioppo, davanti al cacciatore.
    Possiamo andare a caccia pedibus calcantibus, al limite della tolleranza, anche se abbiamo un lentaccione, ma col cavallo la musica è diversa.
    Breve dissertazione musicale: da Lento e/o Molto Piano si cambia a Forte, Molto Forte, Impetuoso. Immagino quali sarebbero stati gli sberleffi del Re verso la Regina se i Bracchi Italiani non avessero sostenuto, durante le partite di caccia, le due prove più importanti: scovare la selvaggina e superare di molto l’andatura dei cavalli durante la cerca!
    Invece i Bracchi Italiani, alla stessa stregua dei connazionali musicisti, scultori, pittori, architetti, filosofi e pensatori nonché navigatori e santi calcarono richiestissimi le scene dell’Europa dei Re, degli Imperatori e dei Papi..

    Perché i Nostri cani da ferma ebbero questo successo? Per la ragione, molto semplice, che meglio degli altri cani trovavano la selvaggina, che erano molto ubbidienti, che erano infaticabili e, sovra tutto, riuscendo a tenere testa all’andatura dei cavalli, I BRACCHI ITALIANI POSSEDEVANO UNA SGAMBATA AMPIA, VELOCE, MOLTO SOSTENUTA!!

    E’ fuor di dubbio che il trotto nel Bracco Italiano è fortemente fissato geneticamente e che l’impulso di questa andatura preferenziale parte dal suo cervello. L’impatto cromosomico del trotto è talmente forte che, ancora oggi, nonostante le manipolazioni dell’uomo, rimane come carattere sublimante, con le consuete varianti intrasogettive. Ritengo, perciò, che il trotto, ancora oggi e speriamo per il futuro, carattere eclatante del Bracco Italiano, lo fosse anche nel passato.
    Detto ciò, come conseguenza, si può delineare approssimativamente un identikit del Bracco Italiano del XVI secolo:
    cane vigoroso, imponente (non confondiamo l’obesità con l’imponenza), atleta, grande testa e portamento, grande potenza olfattiva, resistentissimo, ubbidiente, colore ricercato il bianco, corporatura asciutta e, quindi, andatura di trotto molto, molto spinta.

    Queste alcune delle mie convinzioni sul Nostro, che, vivaddio, lungi dall’essere recte factum, sono impugnabili, opinabili, contestabili o, addirittura, sbagliate. In qualunque momento e occasione sono disposto a rivedere il mio retroterra.
    Solo in un punto non mi si potrà mai smuovere: Bracco Italiano l’ho scritto e lo scriverò sempre MAIUSCOLO.
  • Lucio Marzano
    Lo zio
    • Mar 2005
    • 30090
    • chiasso svizzera
    • bracco italiano

    #2
    Il fatto che il padre di Caterina le rispose che di bracchi bianchi non ne aveva trovato alcuno,sta a significare che
    tanto fissata la razza non lo era.
    Il Duca di Milano Bernabò Visconti, un secolo e mezzo prima di Caterina, annoverava nella sua Cà granda circa 5.000 cani,
    fra i quali, levrieri, mastini e bracchi (intesi in senso lato, non come razza definita ma come cani da ferma e da seguita) e i bracchieri si presntavano una volta all'anno col cane loro assegnato e se questo era troppo magro o troppo grasso venivano bastonati(la vita del dreesseur allora era più dura di come sia oggi). Cita ancora il cronista, "di bracchi molti ne uccidevano li mastini " ed il Duca se ne serviva nelle sue cacce specie "nell'amata brianza" .
    Di cani da ferma assimilabili al bracco ve n'erano già nel quattordicesimo secolo e probabilmente anche prima, perché non credo che il Duca di Milano sia stato il fondatore della razza, anche se certamente ne è stato il primo grande allevatore, quando di archibugi ancora non se ne parlava, e venivano usati per la caccia con la rete ed in ausilio ai falchi, ma da qui a definire la loro andatura, la loro larghezza di cerca, la loro morfologia ne corre e molto e con tutta probbilità il Bracco del rinascimento sta a quello di oggi come i Romani odierni a quelli dei tempi di Cesare.
    Preferisco parlare dei bracchi di oggi, che possiamo vedere, mettere sul terreno e valutare, la storia mi piace moltissimo, ma i fasti di un lontano passato non ci aiutano ad avere cani migliori.

    lucio

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    • paolo fineo

      #3
      Non me ne voglia il sig. Ugo ma non posso che essere ancora in accordo con Lucio, la storia ormai non può che rimanere storia a noi amanti del Bracco ci piace apprezzare il Bracco dei tempi nostri bello e bravo,cercando sempre più di andare avanti e migliorare la dove ancora non si è certi.

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      • Ugo Casa L. A.

        #4
        E' vero che Caterina de’ Medici non fu soddisfatta nella sua richiesta per quanto riguarda il mantello bianco dei Bracchi Italiani, ma, dico io, per aver formulato questo desiderio significa che il Bracco Italiano bianco esisteva ancora, semmai in quel momento suo padre non era in grado di trovarne. E’ la stessa cosa se in questo momento chiedessi ad un allevatore un “tonaca di frate” o un “bianco marrone distinto” e non mi potrebbe soddisfare, ma è innegabile che il “tonaca di frate” e/o il “bianco marrone distinto” sono esistenti a tutt’oggi.
        Chi rinnega il passato, chi butta al macero la propria storia non ha radici;
        chi non ha radici, non ha futuro. Ave atque vale!


        Il Bracco Italiano è, deve essere e rimanere, filosofo e pensatore; caratteriche imprescindibili che fanno parte dei recessi ancestrali della sua psiche: se non fosse filosofo non sarebbe così affettuoso e nello stesso tempo altero, ardito a caccia e docile in compagnia, temerario nei recuperi e giocherellone a casa. E se non fosse ragionatore non sospenderebbe, naso al vento, la cerca per poi decidere ragionando la direzione più utile da prendere; sempre se non fosse ragionatore non vedremmo mai sublimi accostate, geometriche filate e spettacolari ferme morbide e, nello stesso tempo, perentorie, decise, ineffabili!. Se non fosse filosofo e ragionatore non volterebbe il suo testone indietro, quando è in ferma, per vedere come e dove sei piazzato; se non fosse furbo e malizioso, non ti fregherebbe con quello sguardo sornione che sciorìna al momento opportuno. Le “esigenze moderne”, alla fine, daranno un bracchetto un po’ più veloce nei primi 15/20 minuti, con una testolina anonima e con un carattere omologato alla pedissequiosità.
        Le “esigenze moderne”, alla fine, Gli strapperanno l’anima e quando l’anima sarà divelta, Lo avremo perso per sempre.
        Se non avesse un’anima, il mio, il Tuo, il Nostro Bracco Italiano, compagno di decennali avventure, non affronterebbe la morte, trapassando sereno, guardandoti negli occhi e con la zampa sulla tua spalla.

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        • enrico
          ⭐⭐⭐
          • Apr 2006
          • 7098
          • Casarza Ligure, Genova, Liguria.
          • bracco italiano

          #5
          caro sig Ugo, io sono un comune mortale e mi inchino a tanto erudito sapere , ho letto tutte le tue discussioni, comprese le parole in latino che io, comune mortale non comprendo,( quando andavo a scuola il voto maggiore che ho preso è stato 5 perchè ho copiato tutto il compito) non capisco la sua storia del braco italiano che lei mette in mostra e che alla fine in poche parole mette in luce quello che gli allevatori hano fatto sino al giorno d'oggi, in poche parole un bracco pensatore. un bracco intelligente, un bracco rugoso e sbavatore, un bracco non pesante e ne legero, un bracco cacciatore ed infine un bracco scritto in maiuscolo.
          <forse non ho capito,leggendo io, ma lei mi sembra un avvocato difensore dei bracchi o forse non ha capito lei che qui tutti amano il bracco.
          In quanto al bracco di manto bianco chiesto da Caterina de Medici a suo padre, che non ha reperito, perchè credo, come succede ora che non nascano animali albini sempre, percè cosa rara ma bensì ausiliari che rimarcanoi la genealogia degli allevatori, cacciatori , garisti, ma sempre nel rispetto degli standar ufficiali e quindi lasciamoci dietro gli spettri del passato e guardiamo al futuro cercando di migliorare sempre in meglio la nostar amata razza!





          enrico
          enrico

          le opinioni personali sono come le palle.... ognuno ha le sue

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          • Lucio Marzano
            Lo zio
            • Mar 2005
            • 30090
            • chiasso svizzera
            • bracco italiano

            #6
            caro Casa,
            io come detto amo la storia e non rinnego proprio nulla, ed invece di fare il laudator temporis acti, sto con i piedi per terra ed invece di bearmi dei bracchi di Barnabas Vicecomes, osservo i miei e li utilizzo e li metto in competizione,
            Riguardo ai bracchi bianchi , il Duca di Firenze, dice di averli cercati, non al mercatino di Porta a Prato, ma presso le grandi corti del tempo, trovandone solo di bianchi arancio , quindi ,stavolta deduco io, di bianchi non ce ne erano, se oggi cercassi i tonaca di frate o i mogano lucido, saprei bene dove trovarli e senza utilizzare Scherlock Holmes,
            mi basterebbe partecipare a qualcuna delle manifestazioni di razza.
            Tua liberissima , ma da me assolutamente non condivisa
            affermazione, è che i bracchi odierni abbiano perso le caratteristiche peculiari di razza, non è così, fermano, guidano, fanno gli accertamenti, aspettano il conduttore cercandolo con lo sguardo quando sono in ferma, esattamente come i soggetti di antan, ma in più allargano la cerca, hanno un'andatura dinamica e redditizia, resistono MOLTO ma MOLTO di più degli elefanti del passato,hanno passione da vendere , entrano nei rovi e non temono l'acqua. Riguardo alle "testoline" dai un'occhiata al mio album e vedrai che sono teste da "bracco" con tutte le caratteristiche di razze.
            Sull'anima non entro in discussione, sono critico riguardo a quella dell'uomo ed alla sua sopravvivenza al corpo figurati per quella dei cani.
            L'immagine del filosofo, pensatore, che stenta a mettersi in azione dovendo prima studiare il terreno e capirlo, è servita a dare giustificazioni poetiche a soggetti di scarsa dinamica assolutamente inadeguati alle esigenze dei cacciatori ed é servita a motivare i molti pregiudizi di cui ancora, purtroppo, la razza soffre.
            lucio

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            • Ugo Casa L. A.

              #7
              Caro Marzano,
              vorrei esordire con una premessa, che per me ha un valore etico molto alto. Tutto ciò che dico, lungi da atteggiamenti di vanagloria, per me (e parlo solo del mio essere cacciatore e braccofilo) questa è una importante esperienza di crescita, non uno scontro di idee ma un incontro di opinioni.
              Premesso ciò, confermo scientemente e con piena convinzione che di questo passo, alleggerisci oggi e accorcia domani, avremo in futuro un bracchetto senz’anima o come Tu preferisci, dato che la metafisica e la teoretica non ti fanno entrare in discussione, senza le sue peculiari caratteristiche di razza.
              Io ammiro del passato tutto ciò che di buono ed utile ci trasmette, di certo non faccio il cicero pro domo sua.
              Escludendo tutto il resto d’Europa e tutta l’Italia (frammentata e com’era) dalla Toscana in giù, tutte le Tue “grandi corti del tempo”, che potenzialmente potevano offrire Bracchi di tal fatta, erano solo due, non credo che Lorenzo II de’ Medici, Duca d’Urbino, avesse molto da scegliere per le sue eventuali ricerche di “peli bianchi”, non disponibili in quel preciso periodo.
              Grazie per il prezioso suggerimento di andare a visitare le manifestazioni di razza, ma la trasposizione del Tuo paragone è anacronistica, se la adattiamo al 1500, neanche il Duca d’Urbino, avvalendosi dei servigi investigativi del suo contemporaneo Tomas de Torquemada, avrebbe trovato in quei tempi alcuna “manifestazione di razza”.
              Ti ringrazio per l’invito, visiterò con piacere il tuo Data Base fotografico, ma se ho voglia di guardare teste me le guardo dal vivo, ogni momento della giornata, sono attaccate a Bracchi Italiani che vivono la mia casa come componenti della famiglia.
              Gli elefanti del passato sono i bracchi vecchi, io mi riferisco ai Bracchi Antichi, dei quali anche Tu, sono sicuro, hai nutrita documentazione.
              Non solo il Nostro, ma tutto ciò che è Italiano soffre di pregiudizi e, sovra tutto, di falsi demeriti, eppure non siamo secondi a nessuno.

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              • paolo fineo

                #8
                Egregio sig. Ugo come giustamente le suggerisce il buon Lucio anche io la invito a partecipare ai raduni di razza per rendersi conto che tutti i migliori campioni non sono certamente dei Bracchetti come lei dice ,ma certamente sono dei BRACCONI che fanno invidia solo a vederli ,certamente non stò in questo momento ad elencare la lunga lista dei grandi campioni ,in quando per chi bazzicca i ring di tutta Italia conosce bene .Evidentemente caro Sig. Ugo è molto che non vede un vero bracco dei nostri tempi ,TUTTO RISPETTO PER I SUOI ,ma non li conosco quindi non mi permetto di giudicare,il guardare i bracchi altrui non vuole essere ne una gara ne un confronto ma solo un modo per farla ricredere ,perchè esistono bracchi con la B maiuscola,che con il passato non hanno nulla da invidiare .La saluto .

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                • Lucio Marzano
                  Lo zio
                  • Mar 2005
                  • 30090
                  • chiasso svizzera
                  • bracco italiano

                  #9
                  caro Casa,
                  un amabile contraddittorio credo che possa essere sostenuto senza che nessuno si offenda, nel reciproco rispetto delle diverse opinioni.
                  Il duca di Toscana era in continuo contatto con le altre corti rinascimentali e come si faceva mandare i cavalli, dal duca di mantova ,così avrebbe potuto fare per i bracchi bianchi da Mantova, Milano, Ferrara o dalle altre corti. Allora non c'erano i raduni di razza perché ogni corte lo era già di suo ed il Signore era sensibilissimo alla salute ed all'efficienza di cavalli e cani, che erano il necessario complemento alla attività venatoria (e non solo), maggiore e principale svago dei nobili e ne era orgoglioso ed attento referente.
                  Riguardo al mio album, non ti invitavo a guardarlo perché tu vedessi delle teste di bracco tout-court ma le teste dei MIEI bracchi che non sono "testoline" come tu hai affermato, ma fior di teste di bracco con tutti i crismi della razza , ma innestate su un collo e su un corpo atletico, muscoloso che consente loro di competere al massimo livello e non solo nell'ambito delle razze italiane.
                  Io sono Italiano e ci tengo moltissimo, nato e residente all'estero non ho mai cambiato nazionalità pur avendone l'opportunità ed anche la convenienza e nemmeno ho accettato la doppia nazionalità, privilegio cui avrei avuto diritto, ma l'amore per il mio paese non mi fa diventare sciovinista,
                  in fatto di cani da ferma, le nostre razze nazionali, sono fra le ultime per diffusione proprio a comincire dal loro paese d'origine , l' Italia , questo é un fatto indiscutibile perchè statisticamente comprovabile e non è dovuto solo ad esterofilia dei cacciatori ma al fatto che le nostre razze hanno conosciuto un periodo di appannamento sia atletico che venatorio mentre altre razze venivano portate ad altissimi lvelli di efficienza. Ed è proprio il vetero concetto che il nostro braccone dovesse essere pensatore, filosofo, mettersi in moto con pazienza solo dopo essersi reso conto di dove si trovasse ecc. ecc. che ha difeso il concetto di cani pesanti, poco dinamici, sbavanti, dalla cerca ristretta ed in definitiva poco efficienti come cacciatori. Ecco perché sono critico verso questa concezione del nostro bracco, che invece voglio nevrile, appassionato, dinamico,fermatore, dalle membra asciutte e muscolose, con le caratteristiche di razza non funzionali, presenti ma con molta misura, collegato, riportatore e senza timori di acqua e rovi. Perchè perdendo l'efficienza si è rischiato di perdere la razza e l'efficienza la si valuta facendo confronti e comparazioni con le altre razze sul terreno, non con dichiarazioni nazionaliste, di sapore prebellico. Il protezionismo e l'autarchia sono notoriamante genitori dell'inefficienza, solo il libero confronto e la competizione portano a migliorare i prodotti.
                  lucio

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                  • Ugo Casa L. A.

                    #10
                    Caro Marzano,
                    due sono le motivazioni che mi fanno, temporaneamente, abbandonare questo cordiale forum:
                    l’amore per la caccia, per la quale, a giorni, si perpetuerà il rito dell’apertura;
                    l’amore per la caccia , per la quale dedicherò, come sempre, il mio tempo libero.
                    Saluto Te e tutti gli Amici, affettuosi e appassionati, che hanno frequentato il presente simposio con tale interesse ed enfasi, da farmi capire in verità l’interesse che ruota attorno al Bracco Italiano.
                    Tuttavia, prima di ricomparire verso Aprile del 2007 dopo aver riposto doppietta e scarponi, vorrei chiarire alcune trattazioni: per Zenone, l’atteggiamento da assumere in pubblico era oggetto di continua preoccupazione e come tutti i filosofi del VI°-V° sec. a. C., sapeva benissimo che un gesto o una pausa, o un efficace istrionismo, a volte potevano (e possono aggiungo io) essere più eloquenti di un lungo discorso.
                    Qui, in questa stanza di discussione, invece, contano le argomentazioni e le dottrine per fare valere un’opinione. Le opinioni si possono e si debbono confutare con altrettante argomentazioni e dottrine a patto che queste ultime non siano il simulacro di fanfaluche.

                    dice Marzano riguardo taglia e peso che i bracchi moderni …
                    … resistono MOLTO ma MOLTO di più degli elefanti del passato …
                    Risposta:
                    Giuseppe Colombo Manfroni
                    Il Bracco Italiano
                    Editoriale Olimpia
                    Pag. 206 - Nona riga:
                    “La velocità, il dinamismo, la resistenza non dipendono tanto dalla statura e dal peso quanto dal loro rapporto. Un bracco alto 67 centimetri, se ben proporzionato, può essere più veloce, resistente ed idoneo alla caccia in montagna di un disarmonico, perché troppo leggero o troppo pesante, sgorbietto di 55 centimetri.”

                    Ventiseiesima riga:
                    “un soggetto di grande statura, se ben proporzionato, dotato di tempra, corretta costruzione e forte muscolatura, sarà un atleta poderoso, pronto ad affrontare la fatica in qualsiasi impegno e sui terreni più difficili”


                    Riguardo i bracchi bianchi Marzano scrive:
                    Riguardo ai bracchi bianchi , il Duca di Firenze, dice di averli cercati, non al mercatino di Porta a Prato, ma presso le grandi corti del tempo, trovandone solo di bianchi arancio, quindi, stavolta deduco io, di bianchi non ce ne erano,

                    Il duca di Toscana era in continuo contatto con le altre corti rinascimentali e come si faceva mandare i cavalli, dal duca di mantova ,così avrebbe potuto fare per i bracchi bianchi da Mantova, Milano, Ferrara o dalle altre corti.

                    Giuseppe Colombo Manfroni
                    Il Bracco Italiano
                    Editoriale Olimpia
                    Pag. 28
                    Diciannovesima riga:
                    “Il Granduca risponde alla figlia <d’averle inviate cinque giumente di gran valore, delle quali, una specialmente, bellissima, avuta da Napoli, la seta rossa e verde col giglio di Francia e quello di Fiorenza e le armi del Re, ma che non poteva inviarle che undici cani di pura razza Bracca macchiati, ed uno soltanto perfettamente bianco, che in questo stato sono rarissimi>.
                    Poco dopo, nel medesimo anno, in una nuova lettera (anciens fonds francais-lettres des Medicis) le scrive: <che con grandissima difficoltà non ha potuto inviarle prima i cani bianchi Bracchi, malgrado che l’allevamento di Poggio a Caiano abbia dato prole numerosa, ma oggi è lieto di spedirne quattro superbi, candidi come neve, dei quali ne farà omaggio al suo signore e Re, cacciando essi meravigliosamente all’indizio, senza bisogno d’inseguire o col falco o senza>”.

                    Da questo documento le Tue deduzioni non sono altro che aria fritta, questi sono i fatti o vuoi dare del menzognero all’autore che le ha trascritte?

                    Marzano scrive:

                    Il fatto che il padre di Caterina le rispose che di bracchi bianchi non ne aveva trovato alcuno,sta a significare che tanto fissata la razza non lo era.

                    Giuseppe Colombo Manfroni
                    Il Bracco Italiano
                    Editoriale Olimpia
                    Pag. 32
                    Quinta riga:
                    “Soltanto da una nota del 1527, e cioè da una lettera con cui il Granduca di Toscana accompagna l’invio di certi cani alla Corte di Francia, trovo una sintetica descrizione di questi Bracchi là ove testualmente dice: <Quattro cani Bracchi avuti da Mantova, perfettamente eguali, marrone scuro unito con macchie bianche, due tutti bianchi e tre bianchi con macchie marrone dorato e trapunto>.
                    Sotto i Medici è certo dunque che il Bracco era già positivamente fissato e largamente usato nelle loro caccie dal 1490 al 1550”.

                    Da qui si evince, non si deduce, che la razza, al contrario di quanto dici, è ben fissata ed in buona salute e che nel Rinascimento i bracchi a manto totalmente bianco, anche se rari, esistevano e trottavano nelle Corti di mezza Europa!

                    Mia opinione su questa affermazione:
                    Sull'anima non entro in discussione, sono critico riguardo a quella dell'uomo ed alla sua sopravvivenza al corpo figurati per quella dei cani.
                    Evidentemente per la modernità esiste solo l’anima del commercio.

                    Ad una Tua richiesta, che aveva più l’aria di un’ingiunzione, ho detto:
                    Ti ringrazio per l’invito, visiterò con piacere il tuo Data Base fotografico, ma se ho voglia di guardare teste me le guardo dal vivo, ogni momento della giornata, sono attaccate a Bracchi Italiani che vivono la mia casa come componenti della famiglia.
                    Marzano risponde:
                    …le teste dei MIEI bracchi che non sono "testoline" come tu hai affermato, ma fior di teste di bracco con tutti i crismi della razza…

                    Dove le hai lette queste mie affermazioni sulle “testoline” dei tuoi bracchi?

                    Marzano, come al solito, cerca di farmi calzare scarpe troppo strette per il mio piede:
                    ma ti rendi conto che affermi che i pointer ed i setter ed i kutzhaar ed i bretons non sarebbero in grado di tenere il naso nel vento di eseguire le sublimi accostate ecc. ecc.

                    Mai scritta o affermata una cosa del genere, mai scritti i nomi di altre razze: una Tua invenzione, le parole “pointer, setter, kutzhaar e bretons” da me non sono state mai nominate. Evidentemente, il Tuo atteggiamento di difesa è la “negazione”, classico atteggiamento di chi, perdendo il controllo delle proprie emozioni, distorce l’evidenza.

                    l'amore per il mio paese non mi fa diventare sciovinista,
                    Qui, in questo forum, non ho mai visto seguaci del famigerato granatiere francese Nicolas Chauvin, o fanatici che escludono ogni cognizione esatta e agnizione dei diritti umani.

                    l'efficienza la si valuta facendo confronti e comparazioni con le altre razze sul terreno, non con dichiarazioni nazionaliste, di sapore prebellico.

                    Queste dichiarazioni nazionalistiche, di sapore prebellico sono solo nelle Tue percezioni. Non so cosa di mio, qui in questo forum, abbia potuto farTi realizzare la convinzione che si stesse preparando un colpo di stato o, addirittura, una guerra. Mi sembra un po’ eccessivo che parlando di Bracchi Italiani e di bracchi si finisca per scatenare una guerra secessionista, tranne che non sia Tua abitudine ammazzare le zanzare a cannonate.

                    Quando il sottoscritto parla di Bracchi Antichi mi rispondi:
                    Difficile parlare di un bracco antico, senza riferimenti certi bisogna dedurre,supporre, intuire …

                    Quando invece parla Marzano sciorina notizie autoconvalidandosele perentoriamente:
                    il Duca di Milano sia stato il fondatore della razza, anche se certamente ne è stato il primo grande allevatore

                    il Signore era sensibilissimo alla salute ed all'efficienza di cavalli e cani, che erano il necessario complemento alla attività venatoria (e non solo), maggiore e principale svago dei nobili e ne era orgoglioso ed attento referente.

                    ipse dixit, non si discute! Questa si è libertà di pensiero e parola.


                    Il Bracco del rinascimento sta a quello di oggi come i Romani odierni a quelli dei tempi di Cesare.
                    forse volevi dire: Il Bracco del rinascimento sta a ai Romani di Giulio Cesare, come il bracco di oggi sta ai Romani odierni. Ma tant’è, sarebbe meraviglioso poter paragonare i bracchi odierni ai portentosi legionari di Giulio Cesare.

                    Vivi in un mondo di sogni e di autocompiacimento
                    Il mio mondo è la famiglia, gli amici e, oltre al lavoro, la caccia, etc.
                    Tu, invece, vivi e basta.


                    … ma mi domando tu le nostre zone di caccia le conosci o parli per sentito dire ??? e sai anche oltre gli appennini c'é qualche pantano , mai sentito parlare delle valli venete, delle risaie del vercellese e del Pavese ??
                    Purtroppo queste zone, come cacciatore, non le conosco; quando vado a caccia fuori dalla mia Terra natìa, frequento zone esenti da “rosse e fagiani nati in libertà”.

                    non avete al sud il monopolio della selvaggina vera.
                    Infatti noi al sud questo monopolio non lo abbiamo, ce lo ha dato Dio.



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                    • andrea silvagni
                      Premio Eleganza 2013
                      • May 2005
                      • 4699
                      • Latina, Latina, Lazio.
                      • bi_ Fiamma e Aramis kz_ Iulia

                      #11
                      ugo ti leggo da qualche tempo e sinceramente non ho mai detto a nessuno quello che sto per dire a te , PERSONALMENTE NON CREDO CHE MI MANCHERAI,ANZI UNA TUA ASSENZA LIBEREREBBE UN PAIO DI PAGINE SUL SERVER CHE DETIENE QUESTO FORUM, un saluto ed un in bocca al lupo per la stagione venatoria
                      Silvagni Andrea


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                      • Lucio Marzano
                        Lo zio
                        • Mar 2005
                        • 30090
                        • chiasso svizzera
                        • bracco italiano

                        #12
                        caro Casa,
                        non voglio stare a fare una sofistica discussione sui singoli argomenti che per altro proprio non mi interessa fare.
                        Io ho il mi concetto del bracco italiano e tu il tuo.
                        Noto che citi un solo autore, sia pur di grandissimo valore, forse sarebbe meglio allargare un po' le tue letture.
                        Vorrei sottolineare solo che :
                        -del bracco leggero non hai detto nulla come se non fosse mai
                        esistito, mentre era una reltà molto ben presente
                        -che un cane di 40 kg. al limite di taglia possa essere resistente
                        e dinamico come un soggetto medio NON LO CREDO anche perchè ci sono
                        a darmi ragione le leggi della fisica
                        Dei bracchi "antichi" potrei disquisire con piacere se non ne
                        facessi continuo motivo di impossibili confronti
                        - che io viva e basta,è una tua affermazione del tutto gratuita ed infondata, ma non la contesto perchè come io viva non è affare che ti riguardi e certamente non intendo iniziare una discussione su un argomento così privato, tu vivi cme ti pare, ma evita per piacere commenti offensivi e del tutto
                        infondati sul MIO modo di vivere.
                        -la tua affermazione che Dio ha dato al sud il monopolio della buona selvaggina invece mi dimostra che Mr de Chauvin era in perfetta sintonia con il tuo modo di pensare.
                        lucio

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                        • Zù Manuele
                          ⭐⭐⭐
                          • Dec 2005
                          • 2033
                          • Martina Franca, Taranto, Puglia.
                          • -Spinoni -Bracco italiano -Segugi cinghiali

                          #13
                          A grande richiesta..... cerco di fornire qualche detto e proverbio latino e qualche vecchia reminiscenza scolastica in modo da poter affrontare ed essere di ausilio alle difficili letture del forum .........[bi]ogni tanto comunque quando discorrete sul forum anche voi inseritene qualcuna ,anche a caso ,vi fà più "accul turati" tanto .....[bi]

                          Ab uno disce omnis (Da uno capisci come sono tutti) - Virgilio

                          Absculta filii mii, praecepta magistri ( San Benedetto)

                          Accidere ex una scintilla incendia passim (A volte da una sola scintilla scoppia un incendio) - Lucrezio

                          Acta est fabula (Lo spettacolo è finito) - Augusto

                          Ad maiora (A successi più grandi)

                          Ad sal, ad mel, ad piper, semper cucurbita est

                          Alea iacta est

                          Aliena vitia in oculis habemus, a tergo nostra sunt (Abbiamo davanti agli occhi i vizi degli altri, mentre i nostri ci stanno dietro) - Seneca

                          Alterius non sit qui suus esse potest (Non appartenga a un altro chi può

                          appartenere a se stesso) - Cicerone

                          Apertis verbis (A chiare lettere)

                          Audaces fortuna iuvat (La fortuna aiuta gli audaci)




                          Bene vixit qui bene latuit (Ha vissuto bene chi ha saputo stare ben nascosto)




                          Caput imperare, non pedes (A comandare è la testa, non i piedi)

                          Carpe diem (Vivi alla giornata)

                          Castigat ridendo mores (Scherzando sferza i costumi) - Jean de Santeuil

                          Cibi condimentum esse famem (La fame è il condimento del cibo) - Cicerone



                          Corruptio optimi pessima (Ciò che era ottimo, una volta corrotto, è pessimo) - Gregorio Magno

                          Credo ut intelligam, non intelligo ut credam (Credo per comprendere, non comprendo per credere) - Sant'Anselmo


                          De gustibus non est disputandum (Sui gusti non si discute)

                          De iure (Di diritto)

                          De minimis non curat praetor (Il pretore non si cura di cose di poca importanza)

                          Deligere oportet quem velis diligere (Bisogna scegliere chi si vuole amare) - Cicerone

                          Dictum factum (Detto fatto) - Ennio

                          Do ut des (Do perché tu mi dia) - Magistrato Paolo

                          Doctum doces (Insegni a uno che già sa) - Plauto

                          Dura lex sed lex (E' una legge dura, ma è la legge) - Digesto


                          Edamus, bibamus, gaudeamus (Mangiamo, beviamo, godiamo)



                          Erga omnes (Nei confronti di tutti)

                          Errare humanum est, perseverare autem diabolicum (Errare è umano, perseverare è diabolico)



                          Etiam capillus unus habet umbram suam (Anche un solo capello fa la sua ombra) - Publilio Sirio

                          Ex abrupto (Improvvisamente)

                          Ex abundantia enim cordis os loquitur (La bocca parla per l'abbondanza del cuore) - Vangelo secondo Matteo

                          Ex aequo (Alla pari)

                          Excusatio non petita, accusatio manifesta (Scusa non richiesta, accusa manifesta)

                          Expertus metuit (Colui che ha esperienza teme) - Orazio



                          Facta non verba (Fatti, non parole)

                          Fallacia alia aliam trudit (Un inganno tira l'altro) - Terenzio

                          Fama crescit eundo (La fama, andando, diventa più grande) - Virgilio

                          Frangar, non flectar (Mi spezzerò, ma non mi piegherò) - Seneca



                          Gutta cavat lapidem (La goccia fa il buco nella pietra



                          Hic manebimus optime (Qui molto bene resteremo) - Livio

                          Homo faber fortunae suae (L'uomo è l'artefice delle sue fortune)

                          Homo homini lupus (L'uomo è un lupo per l'altro uomo) - Plauto

                          Homo mundus minor (L'uomo è un mondo in miniatura) - Boezio

                          Homo proponit sed Deus disponit (L'uomo propone ma Dio dispone) - Tommaso di Kempis

                          Homo sine pecunia est imago mortis (L'uomo senza denari è l'immagine della morte)



                          In dubio pro reo (Nel dubbio a favore dell'imputato)

                          In dubis abstine (Nelle situazioni ambigue astieniti)

                          In medium stat virtus

                          In saecula saeculorum (Nei secoli dei secoli)

                          In vino veritas (Sotto l'effetto del vino, viene fuori la verità)

                          Ipse dixit (L'ha detto lui!) - Pitagora

                          Lupus in fabula (Il lupo nel discorso)

                          Manus manum lavat (Una mano lava l'altra) - Seneca

                          Mater certa est, pater numquam

                          Melius abundare quam deficere (Meglio abbondare che scarseggiare)

                          Memento audere semper (Ricordati di osare sempre) - Gabriele D'Annunzio

                          Memento mori (Ricordati che si muore)

                          Mens sana in corpore sano (Mente sana in corpo sano)

                          Mihi pinnas inciderant (Mi avevano tarpato le ali) - Cicerone

                          Mors et fugacem persequitur virum (La morte raggiunge anche l'uomo che fugge) - Orazio

                          Mors omnia solvit (La morte scioglie tutto) - Giustiniano

                          Mors tua vita mea (Morte tua vita mia)

                          Mortui non mordent (I morti non mordono)

                          Multa paucis (Molte cose in poche parole)

                          Mutatis mutandis (Cambiato ciò che bisogna cambiare)


                          Nascimur uno modo, multis morimur (Nasciamo in un solo modo, ma moriamo in molti) - Cestio Pio

                          Necesse est multos timeat quem multi timent (Deve temere molti chi molti temono) - Laberio

                          Necesse habent cum insanientibus furere (Tra i pazzi devon necessariamente impazzire) - Petronio

                          Nemo potest duobus dominis servire (Nessuno può servire due padroni) - Vangelo secondo Matteo

                          Nemo propheta in patria (Nessuno è profeta in patria) - Vangelo

                          Nihil inimicus quam sibi ipse (Niente vi è di più nemico di sestessi) - Cicerone

                          Nihil morte certium (Niente è più certo delle morte)

                          Nil est dictu facilius (Niente è più facile che parlare) - Terenzio

                          Nomen omen (Il nome è un presagio)

                          Nomina sunt consequentia rerum (I nomi sono corrispondenti alle cose) - Giustiniano

                          Non causa pro causa (una non-causa spacciata per causa)

                          Non plus ultra (Non più in la)

                          Numquam periclum sine periclo vincitur (Il pericolo non lo si vince mai senza pericolo)

                          Nunc est bibendum (Ora bisogna bere) - Orazio



                          Oculum pro oculo, et dentem pro dente (Occhio per occhio, dente per dente)

                          Oculus domini saginat equum (L'occhio del padrone ingrassa il cavallo)

                          Odi profanum vulgus et arceo (Odio la massa ignorante e la tengo lontana) - Orazio

                          Omnia fert aetas (Il tempo porta via tutte le cose) - Virgilio

                          Omnia munda mundis (Tutto è puro per i puri) - San Paolo

                          Omnia mutantur (Tutto cambia) - Ovidio

                          Omnia tempus habent (Ogni cosa ha il suo tempo) - Ecclesiaste

                          Omnia vincit amor (Tutto vince l'amore) - Virgilio)

                          Omnis homo mendax (Tutti gli uomini sono bugiardi) - salmo

                          Ora et labora (Prega e lavora) - San Benedetto


                          Parce sepulto (Risparmia chi è sepolto) - Virgilio

                          Patria est ubicumque est bene (La patria è dovunque sis stia bene) - Pacuvio


                          Poeta nascitur, orator fit (Poeti si nasce, oratori si diventa)

                          Post coitum omne animal triste (Dopo l'accoppiamento ogni essere animato è triste)

                          Post prandium stabis, post coenam ambulabis (Dopo pranzo riposare, dopo cena passeggiare)

                          Prima digestio fit in ore (La prima digestione avviene in bocca)

                          Primum facere, deinde philosophari (Prima fa', poi filosofeggia)

                          Pulvis es et in pulverem reverteris (Sei polvere e polvere ritornerai) - Genesi





                          Qui autem invenit illuminvenit thesaurum (Chi trova un amico trova un tesoro) - Siracide

                          Qui gladio ferit gladio perit (Chi di spada ferisce di spada perisce) - Vangelo secondo Matteo

                          Quis custodiet ipsos custodes? (Chi sorveglierà i sorveglianti?) - Giovenale

                          Quod erat demostrandum (Come volevasi dimostrare) - Euclide

                          Quod scripsi scripsi (Ciò che ho scritto ho scritto) - Vangelo secondo Giovanni

                          Quoque tu Brute, filii mii

                          Quot homines tot sententiae (Tanti uomini tanti modi di pensare) - Terenzio


                          Reductio ad absurdum (Riconduzione all'assurdità)

                          Relata refero (Riferisco ciò che mi è stato detto)

                          Ridendo dicere verum (Scherzando dire la verità) - Orazio

                          Risus abundat in ore stultorum (Il riso è abbondante sulla bocca degli sciocchi) - Menandro


                          Semel in anno licet insanire (Una volta l'anno è lecito impazzire)

                          Semper avarus eget (L'avido ha sempre dei bisogni)

                          Si quis dat mannos noli quaerere in dentibus annos)

                          Si vis pacem para bellum (Se vuoi la pace, prepara la guerra)

                          Sic stantibus rebus (Stando così le cose)

                          Sic transit gloria mundi (Così passa la gloria del mondo)

                          Sic vos, non vobis (Così voi, non per voi) - Pseudo-Donato

                          Sint ut sunt aut non sint (Siano come sono o non siano) - Lorenzo Ricci

                          Stat sua cuique dies (Ognuno ha il suo giorno) - Virgilio


                          Talis pater, talis filius

                          Tertium non datur (Una terza possibilità non è concessa)

                          Testis unus testis nullus (Un solo teste nessun teste)

                          Trahit sua quemque voluptas (Ognuno è attratto da ciò che gli piace) - Virgilio


                          Ubi maior minor cessat (Di fronte al più forte il debole si fa da parte)

                          Ut sementem feceris ita metes (Mieterai a seconda di ciò che avrai seminato) - Cicerone


                          Vae victis (Guai ai vinti!) - Livio


                          Vanitas vanitatum, et omnia vanitas (Vanità delle vanità e tutto è vanità) - Ecclesiaste

                          Veni vidi vici (Sono venuto, ho visto, ho vinto) - Giulio Cesare

                          Verae amicitiae sempiternae sunt (Le vere amicizie sono eterne) - Cicerone

                          Verba volant, scripta manent (Ciò che è detto se ne vola via, ciò che è scritto rimane)

                          Verbum de verbo (Parola per parola) - Terenzio

                          Veritas filia temporis (La verità è figlia del tempo) - Aulo Gelio

                          Video meliora proboque: deteriora sequor (Vedo ciò che è meglio e lo lodo, ma faccio ciò che è peggio) - Ovidio

                          Vox populi, vox Dei (Voce di popolo, voce di Dio)

                          Vulpem pilum mutare, non mores (La volpe cambia il pelo, non le abitudini) - Svetonio
                          [bi];)[fiuu]
                          Delegato C.I.Sp. Puglia
                          (Club italiano Spinoni)

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                          • Celestino
                            ⭐⭐
                            • Jun 2006
                            • 708
                            • Avellino, Avellino, Campania.
                            • due springer spaniel; uno spinone italiano ed un Kurzhaar

                            #14
                            Leggo con ammirazione ed anche con un pizzico di nostalgia il profluvio di citazioni fatte da Emanuele,nostalgia anche e soprattutto perchè,pur avendo fatto il liceo classico un pò di anni fa,ne ricordavo solo una minima parte,ma si sa,per rimanere in argomento "sic transit gloria mundi".Per ritornare più propriamente all'argomento che ha stimolato tale discussione vi dirò il mio modestissimo e personalissimo parere sull'argomento: non mi potrebbe interessare di meno ,se non per un fatto storico, come erano i bracchi all'epoca di Caterina dei Medici ,rivestendo per me molto più interesse le caratteristiche della razza AL GIORNO D'OGGI,vale a dire alcuni secoli dopo,con tutti i cambiamenti che ci sono stati da un punto di vista demografico,economico,sociale ed anche venatorio e pertanto modernizzare anche fisicamente,le caratteristiche di una razza canina rendendola più adatta alle mutate condizioni di utilizzo,senza snaturane le caratteristiche salienti,non solo è utile,ma addirittura doveroso.Ciò detto,e senza alcuno spirito polemico nei confronti di chicchessia,concludo con una citazione latina credo ignorata da Emanuele :et de hoc satis.
                            Celestino Basagni

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                            • Alessandro75

                              #15
                              Scusatemi tutti, sono uno di quelli iscritti al forum che raramente partecipa alle discussioni, un po' per carattere e un po' per assenza di competenza in certe materie. Questa discussione l'ho letta attentamente. L'ho letta attenatamente perchè ho fatto lo Storico, ho condotto cioè studi di storia medievale e moderna, così che per deformazione mi sono soffermato subito a leggere il tutto. Mi sono fermato a leggerle attentamente anche perchè è grazie al libro citato ( "Il Bracco Italiano" di Manfroni) che mi sono innamorato del bracco al punto che, ricordo di università, i Bianchi di Caterina li portai all'esame di Storia moderna; che esame! proprio quei bracchi mi salvarono il mio bel voto! Il professore, noto ed importante storico della controriforma, si stupì che mentre dissertavo di guerre, trattati, riforme e controriforme mi misi anche a dissertare sulla caccia, il suo valore sociale, economico e di costume. Ma questo è solo un ricordo, nemmeno lontanissimo, che ha visto i Bianchi di Caterina protagonisti di un'aneddoto personale. Pero' quella fonte storia ( e in quanto tale così va trattata) ha un valore immenso, per la Storia della caccia, del Bracco e in buona parte sulla vita di corte. I fatti narrati hanno un preciso contesto socio culturale dal quale non possimao trascendere, come è sempre per la storia, la stessa deve essere circoscritta e analizzata secondo delle metodologie che non la possono vedere riportata in altre epoche. Troppi sono stati gli orrori commessi nell'uso stumentale della Storia. In sostanza quei fatti e i fatti non sono mai ripetibili, ovvero: la Storia non si ripete, MAI. Nell'ambito specifico possiamo dire che c'è stata un'evoluzione della razza, e questo è un dato ineludibile, oggettivo, possiamo dire in sintesi per non usare il latino " quel che è stato è stato scurdammuce u' passato simma Napule paisà" ( chiedo scusa pe ril mio pessimo napoletano). Poi i gusti son gusti, ma non possono prescindere dalla funzione di razza o ne verrebbe, credo, a meno l'esistenza stessa di una razza. Infatti ricordo, dalle mie riminescenze di commissario di ring, che la razza è tale in quanto funzionale ad un preciso aspetto nell'utilizzo che il cane deve avere; i bassotti sono bassi perchè vanno nelle tane, i levrieri corrono perchè c'è la lepre ecc.. e il Bracco ha cambiato Tipo per le necessità ben spiegate in diversi interventi di questo forum. E' da scrivere una storia della razza? forse..ma questa è un'altra storia.. .

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