Diciamo poi alla fine di chi si tratta....per evitare prevenzioni!!!
A chi giova questa cinofilia venatoria che ogni fine settimana invade i campi di prova ed affolla le pagine della stampa di settore?Serve all’esibizione di titoli e qualifiche auto referenzianti conquistati a seguito di prestazioni che ben poco hanno da spartire con l’esercizio della caccia cacciata?.Serve a chi vuole selezionare riproduttori i cui figli vincano a loro volta titoli e qualifiche che il cacciatore guarda come roba da marziani?.E sentiste che risate fanno i guardiacaccia quando in riserva arrivano certi personaggi con i loro campioni!!!.Ormai noi cinofili non ci rendiamo conto di essere stati risucchiati in un circolo vizioso che ha tagliato i ponti con la realtà venatoria attorno a noi.Un tempo venivano avviati alle prove solo i cani che a caccia dimostravano di essere super dotati.Oggi la maggior parte dei dresseur professionisti si raccomanda di non portare a caccia i cani a loro affidati perché ......si rovinano. Ed è un discorso che fa loro comodo perché significa che gli allievi stanno nel canile del dresseur dodici mesi all’anno (ovviamente a pagamento).Da anni ai primi di maggio vengo invitato a giudicare (?!?!) una riunione di cacciatori in provincia di ******* (ed i punti esclamativi stanno ad indicare che non giudico un bel niente). Di fatto un gruppo di cacciatori col loro cane fanno dei turni in terreni di caccia in cui è stata seminata della selvaggina ed io commento a voce alta l’azione del cane, dò consigli su come minimizzare o correggere eventuali difetti,interrompendo il turno quando è utile per approfondire gli argomenti. Dopo di che richiamo tutti i cani per consentire ai conduttori di mettere in pratica i suggerimenti, il tutto unicamente a scopo educazionale. Per dare ulteriore concretezza ai miei insegnamenti, torno a volte dove abbiamo posteggiato le auto e dal mio furgone faccio scendere qualche mio cane che impegno in turni dimostrativi.Quest’ultima volta, il tema principale della “lezione” era incentrato sull’importanza di ottenere l’immediata concentrazione del cane (perché a caccia la selvaggina non concede la tolleranza nel primo minuto e se il cane sfrulla, addio carniere). Ed in effetti oggi più che in passato iniziamo a cacciare proprio dove riteniamo più probabile l’incontro, perché lì abbiamo sentito cantare il fagiano la sera prima o perché se non andiamo subito nei terreni migliori, qualcun altro ci precederà. Quindi è assurdo avere cani che, appena sciolti, corrono come pazzi per sfogare la loro esuberanza, mentre devono partire con la consapevolezza del possibile immediato incontro con la selvaggina.E devono fare altrettanto ogni qualvolta affrontano un terreno nuovo.“Ma come mi ha detto un cacciatore anche nelle gare i conduttori quando sciolgono il cane comandano il via!, pretendendo partenze a razzo”.Ed è un’altra dimostrazione dell’incoerenza fra prove e caccia.Quando alla fine ci fermiamo a mangiare un panino, scegliamo di comune accordo quali sono i tre cani che meritano il simbolico premio messo in palio dagli organizzatori e siamo tutti felici come pasque perché loro hanno imparato qualcosa ed io ho dimostrato che la cinofilia venatoria non è fatta solo di vuoti virtuosismi e può anzi deve essere il mezzo per massimizzare il carniere ed il divertimento.Il fatto che i cinofili dell’ENCI ab-biano perso di vista chi in origine doveva rappresentare la destinazione finale della produzione dei cani da caccia è un inequivocabile sintomo della loro miopia. L’alternativa è la teoria secondo cui la cinofilia venatoria se ne frega dei cacciatori perché i loro cultori cercano solo la gratificazione personale del possesso di cani vincitori. Nient’altro. Anzi a volte quei cinofili sono pessimi cacciatori per i quali il libretto delle qualifiche ha la finalità di procurare le soddisfazioni che la doppietta gli ha negato.Ma il fatto più sorprendente è che le associazioni venatorie non fanno nulla di meglio, anzi si pongono inconcorrenza con l’ENCI nell’organizzare prove e campionati a più non posso.La cinofilia venatoria intesa come disciplina per educare il cacciatore ed il suo cane non interessa nessuno. Quel che conta è vincere!Ed insegnare non serve perché evidentemente secondo i cinofili e le associazioi venatorie i cacciatori italiani nascono tutti “imparati”.
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