Atos (senza “h”) è uno spinone bianco arancio di 13 anni (quasi 14, il 16 marzo) e venerdì 4 gennaio è stato operato ad un tumore, piuttosto grande, formatosi sul garretto della zampa posteriore destra. Atos ha reagito bene all’operazione infatti già nel pomeriggio gironzolava nel suo recinto, come se cercasse qualcosa. Ma andiamo per ordine.
Erano i primi di luglio del 1994 e finalmente riuscii a convincere mia madre e i miei fratelli a concedermi lo spazio del cortile sotto casa per allevarvi un cucciolo di cane da caccia. Mi ero diplomato da un anno ed ero alla mia prima licenza di caccia. Volevo acquistare un Bracco Italiano, ma non conoscevo allevatori di tale razza nella mia regione (Molise), se non qualche cucciolata amatoriale (molto amatoriale). Fu così che venni a sapere che c’era stata, a marzo, una cucciolata di spinoni proprio in una borgata della mia città. Mi recai a vedere i cani che erano di un mio amico e tra tutti i cuccioli roano-marroni, vi era Atos, l’unico bianco. Affetto a prima vista. Versai la caparra e tornai qualche giorno dopo (il 9 agosto, dieci anni precisi dalla morte di mio padre) per ritirare il cane. Era pieno di pulci e zecche e naturalmente con poco pelo. Portato a casa dovetti disinfettarlo, lavarlo e curarlo per qualche giorno e finalmente uscii in addestramento. Mentre vagavamo per la campagna dopo un po’ Atos va in punta, pensavo, data l’età, che si fosse incuriosito da qualche lucertola, invece con grande meraviglia si involò un maestoso fagiano e da allora è stato tutto un crescendo di beccacce, fagiani, lepri, quaglie, anatre e perfino qualche starna. Ho trascorso con Atos momenti indimenticabili, dovuti alla nostra giovane età e a quel tempo libero che oggi non ho più come prima. Ma vi assicuro che ogni volta che esco a caccia con Atos c’è sempre da restare soddisfatti. Ha un carattere troppo devoto al suo mestiere di cane da caccia, non stacca mai e quando si rende conto che ho voglia di rientrare troppo presto lui fa finta di cercare. I primi anni mi recavo a caccia di lepri in alta montagna e dopo aver camminato per qualche ora mi fermavo tra le rocce del Matese a riposare e pensavo alle coturnici che non ci sono più e che erano la caccia preferita di mio padre. Atos dopo un po’ che mi gironzolava intorno mi iniziava ad abbaiare in modo buffo, lo accarezzavo e capivo che voleva continuare a camminare e cacciare.
Di tanto in tanto Atos fuggiva dal cortile di casa per far ritorno solo dopo qualche giorno e dopo qualche mese vedevo comparire per la città cuccioloni troppo simili al mio spinone. Mi veniva da ridere a pensare che il mio Atos era stato un barbuto “playdog”. Ma a pensarci bene doveva per forza essere così, infatti una notte mentre io ero in compagnia di un’amica nella sua auto sentimmo un tonfo vicino al finestrino e voltandoci di scatto vedemmo quel enorme naso di Atos che ci scrutava come un radar. Scoppiammo a ridere ed io ebbi l’infelice idea di pronunciare la frase che scatenò l’inevitabile casino: “Mi dà più soddisfazione Atos a caccia che voi donne”. Non l’avessi mai detto. La prima cosa era l’offesa del paragone con un animale la seconda era il plurale di “voi donne”.
Oramai chi mi conosce sa che se dico a qualcuna hai una faccia da bracco italiano non è affatto una offesa, ma un ottimo complimento.
In conclusione con Atos ho condiviso tutto, forse troppo, non ho mai fatto un’apertura di caccia senza di lui, abbiamo vissuto i migliori anni della mia e della sua vita insieme, ho sparato le mie prime beccacce con lui, la mia prima lepre, la mia prima starna e fagiano, perfino una gara di caccia (da me tanto odiate), gli anni dell’università e soprattutto i miei momenti tristi sfogati nei boschi insieme a lui. Tante volte gli amici cacciatori che conoscono Atos mi ripetono che di cani da caccia come lui non ne avrò più… Quando sento questa frase mi rattristo, ho paura che la mia passione scompaia con lui, con il mio burbero e ormai sordo Spinone. Da qualche giorno dopo l’operazione al tumore, mi viene vicino che vuole essere accarezzato, non l’aveva mai fatto prima.
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