Alcuni proprietari, dresseur o semplici spettatori ( non solo pointeristi,) lamentavano che nelle prove a selvaggina, spesso i pointers vengono, ingiustamente, penalizzati a causa , secondo loro, dei giudici, che essendo prevalentemente setteristi, anche in assoluta buona fede, tenderebbero ad esautorare le performance dei pointer : esagerate aperture, eccessiva temerarietà negli affondi sul vento, tendenza a scollinare, celandosi alla vista, seppur per brevi attimi..
Se così fosse ( e sembra di si a detta di molti) si spiegherebbe perchè i pointers che pur primeggiano sui setters inglesi nella grande cerca ( nonostanmte la notevole inferiorità numerica), e se la battono, sul filo di lana, nella caccia a satarne, raramente la spuntano nelle prove a selvaggina.
Si potrebbe obbiettare che è colpa del Club,che organizza poche prove a selvaggina, o anche dire che molti i giudici pointeristi snobbano le prove di caccia, tanto da, quasi, offendersi se vengono chiamati a giudicare ,quella che loro reputano, una prova minore.
Ma una cosa è chiara e, forse, ineluttabile : con un rapporto numerico fra setter e pointer pari a 4.,5 a 1 , agisce il cosiddetto effetto domino. Più setter < più giudici setteristi < più prove organizzate dalla SIS, o anche da Gruppi Cinofili e Associazioni Venatorie, all'interno delle quali, tuttavia, il "mondo setter" la fa da padrone ! Ubi maior minor cessat, ma è prettamente quantitativo, non qualitativo !
Poi i cacciatori si chiedono perchè non esiste più il pointer "venatico", utile al carniere , adatto a cacciare sui terreni tipici italiani?
Cosa ne pensate ? Quali potrebbero essere i rimedi, ammesso che esistano?
Paolo Cioli
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