questione di testa

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gino romano
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  • gino romano

    #1

    questione di testa

    Visto che ci siamo, ed ogni volta che vado a guardare il forum della balistica, vado in confusione, parliamo di cani.
    Pongo una questione che credo sarà molto dibattuta premettendo che nulla voglio togliere a chi non pratica la caccia di montagna.
    Negli anni ho capito che il cane con una grande testa si fà sulla selvaggina più difficile sia dal punto di vista dell'ambiente che da quello del selvatico stesso parlo quindi della caccia di montagna.
    Per grande testa intendo dire il cane dotato, oltre che di mezzi atletici ed olfattivi eccelsi, di grande intelligenza che mette in atto nella sua azione di caccia.
    Come si fà a vedere ciò?
    Basta vederlo in azione:
    - se c'è selvaggina si mantiene a tiro se gli animali son più rari il suo raggio di azione si amplia (un soggetto normale mantiene normalmente sempre le stesse distanze).
    - Legge subito l'ambiente in cui si trova ed imposta la sua cerca in base allo stesso (boschi libero ecc.)
    - il grande collegamento con il conduttore capendo la necessità di aspettarlo ed averlo vicino per poter concludere l'azione (una specie di complicità intima del comune obiettivo).
    - Azioni eseguite in modo tale da favorire l'azione del cacciatore (che non si basano quindi sul solo reperimento del selvatico).
    Adesso stà a voi dire come la pensate
  • piccoletto

    #2
    io credo che se uno ha un cane con tutte quelle peculiarità da te elencate, ha un gran cane che deve tenersi molto stretto!! Non è facile nè semplice trovare molti soggetti con tutte quelle doti![polup]

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    • gibisco

      #3
      Caro Gino
      e' una vecchia storia, ma come gia' detto su questo sito, ritengo che il "cervello" sia la piu' grande dote di un cane da ferma.
      Il naso e l'andatura insieme alla passione che non devono mancare se possibile, senza l'ausilio di un controllo, sono nulla.
      Ho visto recentemente una prova a grande cerca, nella quale correvano come pazzi setters e pointers senza incontrare , bellissimi galoppi ed aperture, ma ......null'altro, la domanda e' spontanea :
      il cervello era collegato o solo le gambe ?
      Il massimo sarebbe avere tutte le qualità insieme, ma se dovessi scegliere, sicuramente la priorità al cane con tanto "cervello".
      ciao
      Giancarlo

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      • enrico
        ⭐⭐⭐
        • Apr 2006
        • 7098
        • Casarza Ligure, Genova, Liguria.
        • bracco italiano

        #4
        Credo di essere d'accordo con Piccoletto, chi ha un cane così deve tenerselo stretto!, anzi credo che cani così che nascano uno ogni cento anni.
        Potremo poi parlarne per gioni anzi per anni ma per ognuno il suo cane è sempre il migliore.
        Comunque un cane "con il cervello " o meglio con i c......oni il cacciatore deve metterci anche del suo, nel senso : una alimentazione giusta , un allenamento giusto, un insegnamento adeguato al tipo di caccia che si svolge e sopratutto portarlo su animali veramente selvatici.
        Ricordiamoci che il cane fa il cacciatore e il cacciatore fa il cane.
        Enrico.
        enrico

        le opinioni personali sono come le palle.... ognuno ha le sue

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        • giuseppe

          #5
          Il cervello e' importantissimo,ma il cane di gran classe esprime le sue qualita' nella tipologia della razza alla quale appartiene,un inglese di gran sangue, appassionato,non trovando selvatici ampliera' sempre di piu' la propria cerca per la bramosia deell'incontro,come si fara' molto piu' accorto incontrando un selvatico e' l'istinto a condurlo,daccordo per i selvatici difficili dove il cane fara' valere le proprie capacita': sia naturali come olfatto-cerca e ferma e sia d'inteligenza venatoria dove la testa in concomitanza all' esperienza acquisita dal soggetto fanno la differenza.Le uscite a coturnici sono appassionanti,dalle mie parti ci sono sui contrafforti di piaggine,del motola e sul s.giacomo,si va' al buio per essere alle prime luci dell'alba a sentire il loro canto e regolarsi sul punto di inzio cerca anche se molte volte da dove si sono sentite cantare si gira a vuoto perche' si sono spostate da dove hanno dormito.Comunque a mio modesto parere un cane che le conosce e che le abbia nel naso,fermo restando per le difficolta' della zona e per la grande iniziativa e passione che un soggetto da cotorni deve avere come selvatico non e' difficile,molto piu' difficile e' per un cane misurarsi con quaglie selvatiche da giugno ad agosto periodo che sono prima in coppia e poi con prole,ho omesso aprile- maggio poiche'sono di entrata e molto abbordabili.Sui fagiani non ho esperienza, pero' ho visto il video dell'allevamento(bonfini -ungheria)dove si vede un bel bracco italiano,ma che si muove( anche se elegante )in modo strano, direi artefatto,che in una prima azione ferma diciamo discretamente anche se si muove un po',nella seconda in un medicaio si vede che pista in modo indecente ed alla fine svolacchia un fagiano,cosa che se fatta da un mio cane in quella maniera il giorno successivo avrebbe dovuto chiedere asilo politico(venatorio)da un'altra parte.In riserva non vado mai,e faggiani nel libero non se ne incontrano che di rado,so' che sono dei formidabili pedinatori ma non credo che si trattino da parte del cane in quella maniera e per di piu'da un bracco che dispiace dirlo nella massa dei cacciatori non riscuote fiducia e forse per vari motivi con una certa raggione,ma questa e' un'altra discussione.Complimenti al sig.romano un album fotografico veramente bello da guardare.

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          • gino romano

            #6
            Ringrazio Giuseppe per i complimenti (mi scuso ma ho levato la sezione carnieri, dopo alcune lamentele, per non far storcere il naso a nessuno)ma forse non mi sono espresso bene sul concetto principale.
            Intendevo dire che il cane più difficoltà incontra, sia ambientali che di selvaggina, maggiormente affina le sue doti di intelligenza.
            Se poi ha la testa unicamente a correre.... quello è un altro discorso che magari poi tratteremo successivamente.
            Dico quindi che il cacciatore di montagna, più facilmente riuscirà a mettere in mostra questa peculiarità del suo ausiliario.
            Gradirei il parere quindi dello zio dell'alpino e di tutti coloro che si cimentano, o che lo hanno fatto, nella caccia di montagna.
            Per quanto riguarda le quaglie (selvatiche)sono il primo a dire che sono la scuola principale per il cucciolone (qualcuno può anche non essere d'acordo ma io la penso così).
            Per le coturnici invece ti posso dire che credo sia il selvatico più difficile tra quelli che caccio abitualmente.
            Che successivamente si cimenterà su altri tipi di selvaggina

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            • VanVonVac
              ⭐⭐⭐
              • Mar 2005
              • 6162
              • Reggio Emilia, Emilia Romagna.
              • Bracco italiano Rosco di Montericco Ulisse di Casamassima

              #7
              far dei paragoni coi vari tipi di selvatici non è facile,poichè tutte le zoocenosi hanno una storia dietro diversa tra loro.Quello che ha scritto Gino chiaramente è fondamentale in un cane,specialmente se si vuole cacciare proficuamente e penso che si posso riassumere cosi, ovvero il cane deve fare di Necessità,virtù,aprendo e cercando in funzione del territorio e adattandosi ai tipi di animali che sono oggetto di caccia in quel dato ambiente,poche regole essenziali ma necessarie per poter incarnierare qualke cosa ogni tanto.

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              • Lucio Marzano
                Lo zio
                • Mar 2005
                • 30090
                • chiasso svizzera
                • bracco italiano

                #8
                concordo pienamente con l'affermazione che le difficoltà fanno il buon cane o meglio che le qualità di un buon cane si vedono nelle difficoltà. Ogni selvaggina ha una sua difficoltà, anche le tanto bistrattate (da alcuni) gallinelle d'acqua , porciglioni ecc. richiedono doti di perseveranza, resistenza al freddo ed all'acqua,capacità di entrare nei falaschi che non tutti i cani hanno, uno insisterà fino ad un certo punto l'altro, quello con gli attributi, farà muovere tutti i canneti ed i falaschi ed alla fine la gallinella dovrà partire e sarà quella, la più difficile, che qualificherà il cane non le venticinque abbattute prima costeggiando il canale con il cane che fa un normale lavoro. Certo la montagna richiede doti atletiche superiori, è facilmente intuibile, la coturnice è uno dei selvatici che più esalta il lavoro del cane da ferma mettendone in luce la capacità di esplorare il terreno, di risalire le emanazioni, di fermare a distanza, di rimanere collegato al conduttore pur facendo passare tutto il costone, forse sono più esaltate a cotorne le qualità fisiche ed olfattive che quelle di sagacia e di adattabilità che sono invece fondamentali cacciando dei fagiani selvatici veri, dove cane e selvaggina si confrontano anche in furbizia. Qui naturalmente determinante alla conclusione positiva sarà la capacità del conduttore di assecondare il cane rimanendo in silenzio e andandosi a piazzare in modo adeguato, quando alla fine di una lunga azione il vecchio gallo partirà a tiro di fucile, avrete la soddisfazione di dire ho vinto io, se poi sparerete o no è del tutto secondario ma il cane meriterebbe di poter andare al riporto e venire da voi pavoneggiandosi col gallo in bocca. Ci sono selvatici che richiedono una particolare adattabilità da parte del cane, una adattabilità che DEVE talvolta andare contro lo stile di razza, beccaccini per esempio, ed il fatto che l'irruente pointer non vada a tutta, ad affrontare la risaia dove sa poter trovare il gallinago , deporrà a favore della sua capacità di raziocinio e di adattabilità. Certo non si può pretendere di "affagianare" un cane, cioé di fargli incalzare dappresso il fagiano per non perderlo e poi portarlo proficuamente a beccaccini dove la prudenza e l'esplorazione del vento sono fondamentali. Quando avrete trovato (ma è caso rarissimo) un cane che sappia variare fondamentalmente il modo di lavorare in funzionedella selvaggina che ha davanti, tenetelo ben stretto !!!
                un episodio a fagiani, che forse ho già raccontato, eravamo a fine stagione e c'era un vecchio maschio che stava in una valle stretta e boscosa che ogni volta riusciva a partire fuori tiro lasciandomi con tanto di naso. Sono con Zira la spinona ed Eolo il bracco, come sempre in silenzio, arrivo al bosco fatidico, Zira entra ne sento i passi sulle foglie secca anche se non la vedo, ad un certo punto non la sento più, mi fermo ed ascolto, silenzio inizia il gioco, Zira è certamente in ferma ed il gallaccio è li che cerca di capire da dove può passare per fregarmi ancora, Eolo è alla mia sinistra esplora lo scarno medi caio, poi scende e costeggia il bosco, io sempre lì a fare la statua di sale, Eolo va in fondo al bosco, ferma riparte ed una femmina vola via avanti, a questo punto ecco che sento che Zira si muove , ma un passo, poi un altro lentamente sono teso come
                la corda di un arco continuo a pensare al da farsi se andare avanti se rimanere li, poi Zira riparte allora corro verso il fondo arrivo alla punta e ti vedo il gallone che si è messo in ala, non l'ho sentito partire vola a mezzo metro da terra, sparo concitato e lo vedo cadere ma male e ripartire di pedina, per fortuna Eolo è ad una trentna di metri sopra di me ed ha visto tutto e si precipita al recupero, Zira è arrivata con la sua espressione furba mi guarda, la trattengo per non disturbare Eolo che dopo qualche minuto ariva trionfante col tenebroso di traverso alla bocca, avrà carezza e biscotto ma i complimenti li merita Zira che conferma il suo soprannome "strega"
                lucio

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                • forcello

                  #9
                  Il coefficiente di difficoltà della caccia è fatto dal selvatico e dall'ambiente in cui lo si caccia. Il cacciare un selvatico vuol dire tanto o poco, questo perchè ci sono altri importanti elementi da prendere in considerazione. Ad esempio c'è molta differenza nel cacciare la beccaccia in un territorio vasto e con pochi e rari selvatici, rispetto a un territorio con elevate possibilità d'incontro: Nel primo caso il cane deve mantenere concentrazione e continuità anche in assenza di motivazioni olfattive, dovendo poi fermare e negoziare l'unico selvatico e magari dopo parecchie ore di scarpinate in salita e in amienti intricati: Parlavo alcuni gg fa con un cacciatore friulano, che caccia nelle alpi carniche e fortuna sua porta fuori i suoi setter inglesi per 8 mesi all'anno (avendo anche la possibilità di censire all'interno dei parchi), mi ricordava che un gallo cacciato in una determinata zona vale infinitamente di più rispetto a uno cacciato in una altra zona alpina, facendomi anche dei riferimenti geografici precisi, che penso non vi direbbero nulla, quindi non inserisco: Ebbene si tratta sempre di Galli Forcelli, selvatico che probabilmente a qualsiasi cacciatore farebbe pensare a situazioni di estrema difficoltà, e invece tutto è relativo, la caccia e la sua difficoltà la fa e la ricerca il cacciatore e il cane deve adeguarsi, quindi si selvatici veri ma per una caccia di qualità che pressupone DEI LIVELLI DI DIFFICOLTà MEDIO-ALTI. Non vorrei sembrare suppponente ma bisogna dire che non tutte le cacce sono sullo stesso livello, si può ancora cacciare rendendo l'azione venatoria un atto artistico, vivendo la sfida con il selvatico, raro e per questo più significativo e appagante, come un duello a armi pari, giocato tra il binomio cane/cacciatore e la preda, dandosi regole ,poche e ben precise, che non sono altro che la vituperata ETICA VENATORIA, e poi vinca il migliore, questa secondo me dovrebbe essere la filosofia giusta per ritornare ad avere una caccia di qualità. Forse sono uscito un pò dal tema della discussione ma mi è uscito così di getto, quindi vogliate scusarmi.L'intelligenza venatoria dei cani penso che si evidenzi, in quanto il cane ne è naturalmente dotato, e si sviluppi in situazioni venatorie che ne richiedano un suo fattivo impiego: Leggendo alcuni cinofili, che avevano grosse basi venatorie, della prima metà dello scorso secolo ho trovato sovente riferimento a questa dote naturale del cane da caccia, che come diceva GRAMIGNANI si esprime in una cosciente collaborazione con il cacciatore, ed è il prodotto di generazioni di cani cacciatori, secondo me è qualità che si è un pò affievolita nelle linee attuali, un pò in tutte le razze, anche se in[ciao] talune forse di più. Va di nuovo ricercata e inserita come base della selezione di qualsiasi razza da lavoro: Il difficile sta nel fatto che forse le prove a questo fine non consentono grosse possibilità d'intervento, anche perchè erroneamente si è voluto associare l'intelligenza con la capacità di addestramento, forse ne è solo una componente, anche se ritengo più importante la FACILITA' D'APPRENDIMENTO.I cani attuali sono spesso eccessivamente difficili, hanno bisogni di continui interventi, forse sono il prodotto di una selezione troppo legata a mezzi coecitivi, cani di forte tempra ma di poco cervello e forse basta immettere un solo cane del genere per rovinare a lungo una razza, sopratutto quando questa è limitata per n° e linee di sangue.]

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                  • alpino

                    #10
                    C'è cosi' tanta carne al fuoco che non so da dove cominciare !!![evvai]

                    Sperando di non arrampicarmi su qualche fico ... come al solito![angel]

                    Gino mi concederai di iniziare dall'ultimo messaggio di "forcello" : mi interesserebbe molto sapere anche a grandi linee le teorie del suo conoscente friulano riguardo alle diverse difficoltà della caccia al gallo!

                    Per mia esperienza queste sono dovute principalmente a densità ,difficoltà e lontananza dei luoghi,eventuale disturbo ... ma credo che in certa misura il discorso possa valere per tutti i selvatici e non solo di montagna!

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                    • alpino

                      #11
                      <div align="center" id="quote2"><table class="quote"><tr><td class="quotetd"></td></tr><tr><td class="quotetd2"><span class="quotetext">Messaggio inserito da forcello

                      Ebbene si tratta sempre di Galli Forcelli, selvatico che probabilmente a qualsiasi cacciatore farebbe pensare a situazioni di estrema difficoltà, e invece tutto è relativo, la caccia e la sua difficoltà la fa e la ricerca il cacciatore e il cane deve adeguarsi, quindi si selvatici veri ma per una caccia di qualità che pressupone DEI LIVELLI DI DIFFICOLTà MEDIO-ALTI.
                      </span></td></tr></table></div align="center" id="quote2">... magari estrema difficoltà è eccessivo ma parlando di Galli sulle alpi ... 2o3 capi a stagione sono un capitale e non è facile prenderli per un infinità di fattori che tutti ben conoscono!!!
                      Si a volte il gallo "facile" può capitare ma si passano giorni per non dire anni che non si riesce a fargli un colpo!
                      Ad esempio riguardo alla beccaccia (sperando di non attirare le ire di migliaia di appassionati) ... quando ne incontri una spesso la prendi!
                      Non fraintendetemi ... la Beccaccia piace molto anche a me!
                      Questo non vale certo per il gallo in qualunque posto!!!

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                      • alpino

                        #12
                        Tornando finalmente al messaggio di Gino ... argomento spinoso quello della maggior difficoltà della caccia in montagna rispetto alle altre ... anche dal punto di vista del cane![zitto]
                        La difficoltà dell'ambiente e spesso anche del clima penso siano innegabili!
                        Vero è però che anche in altri ambienti ci siano selvatici molto difficili , in primis il beccaccino!
                        Alla base credo che ci siano selvatici che non consentono errori del cane e di fronte a questi vengono messi in risalto tanto i campioni quanto i brocchi!
                        Poi ci sono l'allenamento ,l'esperienza, la conoscenza dei luoghi!

                        L'esperienza serve al cane con cervello e questi lo dimostrerà più volte!

                        Ci sono cani che sanno cercare la selvaggina e altri che la trovano !

                        A volte un cane primeggia verso una specie in particolare spesso perchè il loro padrone è uno specialista !
                        Ho visto cani bravi a Galli e scarsi a Bianche e viceversa
                        ,altri che primeggiano in palude!


                        E poi ... e poi ci sono gli Assi,i fenomeni, quelli che primeggiano ovunque anche con padroni incapaci!
                        E' un caso su 1000000......e concordo anch'io che sia questione di testa!

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                        • alpino

                          #13
                          <div align="center" id="quote2"><table class="quote"><tr><td class="quotetd"></td></tr><tr><td class="quotetd2"><span class="quotetext">Messaggio inserito da alpino


                          Ci sono cani che sanno cercare la selvaggina ...
                          </span></td></tr></table></div align="center" id="quote2">ma che te la facciano poi prendere è un altra storia!!![:142]
                          Sanno dovè e li guida il cervello ma se hanno il vizio di sfrullare se ne fregano dei tuoi richiami!
                          Fatto il loro comodo tornano con la lingua penzoloni e l'aria indifferente!
                          Certo stupidi non lo sono ...

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                          • Lucio Marzano
                            Lo zio
                            • Mar 2005
                            • 30090
                            • chiasso svizzera
                            • bracco italiano

                            #14
                            E' un discorso molto vasto, anzitutto io dico che tutte le cacce hanno una loro propria validità e farei a meno di dare patenti di nobiltà a quello e non all'altra, dipende da come sono affrontate e dalla qualità dei selvatici se ci fosse una pernice che vivesse oltre i 7.000 metri sarebbe difficilissima da prendere ed allora quella sarebbe la caccia più nobile ??? via non diciamo assurdità. Ho passato metà della mia vita su per le alpi e dico che questa è caccia, ma lo è anche quella al beccaccino nelle piane umide, quella alle rosse nei calanchi appenninici, alle starne nelle piane polacche o nelle colline italiane, agli anatidi in valle ai bistrattati fagiani ma che siano selvatici, alle quaglie ed anche a rallidi e gallinelle lungo i canali, l'importante è che ci facciano vedere delle belle azioni dei cani, meno importante è la fatica del bipede...
                            che non entra in considerazione.
                            lucio

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                            • gino romano

                              #15
                              Aspettavo il vostro parere anche se espresso in maniera differente da voi due.
                              Parliamo di selvaggina "difficile" per ambiente e per selvatico.
                              Il selvatico facile, capitato quasi per caso, e preso senza nessuna soddisfazione credo sia capitato a tutti ma non si può dire che faccia testo.
                              Credo che non si possa paragonare il reperimento della quaglia, ad un gallo o ad una coturnice.
                              Per i beccaccini torno a dire che non posso parlarne in quanto non ne ho mai cacciati(l'acqua qui è una cosa rara e preziosa).
                              Concordo su quanto detto per la beccaccia che ritengo relativamente facile una volta localizzata.
                              Ma credo che tutti siamo d'accordo che l'intelligenza del cane sia forse la miglior dote che si possa desiderare nel nostro ausiliare.
                              Dico pure che hai ragione quando dici che oramai ci sono cani di gran carattere ma che usano raramente la testa agendo in maniera più robotica che non utilitaristica.
                              da una sola domanda,come vedete, abbiamo ampliato la discussione su vari argomenti e quindi avremo tante altre cose da dire.

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