http://www.arcicaccia.it/MILANOFINANZA.pdf
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Ciarafoni: ci vuole più coordinamento tra enti locali e governo centrale
L’Italia ha fatto sensibili progressi nel conciliare le esigenze di tutela del patrimonio faunistico con quelle dell’attività venatoria. Ma c’è ancora una certa mancanza di coordinamento tra le norme nazionali e comunitarie, da un lato, e quelle locali dall’altro. È quanto sostiene Marco Ciarafoni, responsabile biodiversità e politiche faunistiche del Pd.
Domanda. Cosa si intende per sostenibilità della caccia?
Risposta. La caccia sostenibile è quell’attività che sa collegare la sua specificità con interessi più generali: la salvaguardia ambientale e la tutela del patrimonio faunistico. Quindi qualsiasi intervento su questi due aspetti primari deve avvenire nel segno della sostenibilità. Il prelievo venatorio deve essere misurato e l’ attenzione per il governo del territorio deve essere particolarmente adeguata.
D. La legge 157/92 è sufficiente a garantire una caccia sostenibile in Italia?
Risposta. Abbiamo tra le mani la legge più importante d’Europa e forse del mondo. La 157/92 ha consentito non solo di chiudere una fase di conflitto (ricorderete che la legge arriva dopo la stagione referendaria), ma ha messo in campo un’idea di caccia che si basa su un principio unico al mondo, la definizione di fauna come patrimonio indisponibile dello Stato. Al tempo stesso ha disegnato un sistema di caccia che è sociale, sostenibile e popolare.
D. Aver recepito le direttive europee ha modificato il sistema italiano?
R. L’italia si è adeguata alle direttive europee attraverso un ultimo provvedimento legislativo e spero che questo aiuterà a superare i conflitti che il nostro Paese ha avuto con l’Unione europea e che si sono tradotti “in procedimenti di infrazione e pesanti sanzioni”. Purtroppo in alcune occasioni, soprattutto a livello regionale per quanto riguarda l’applicazione del prelievo in deroga e la definizione dei calendari venatori, assistiamo a delle furbizie che non aiutano a garantire la certezza del diritto anche per gli stessi cacciatori. La caccia in Italia può vivere in serenità e svolgere la propria funzione solo se riconosciuta utile all’interesse più generale. Ma spesso le decisioni prese a livello territoriale contribuiscono invece ad alimentare un conflitto assolutamente inutile, che ha ripercussioni anche sul piano economico.
D. Quali sono i numeri della caccia in Italia?
R. In Italia sono ormai circa 700 mila i cacciatori che svolgono attività collegata al territorio di competenza. Mi piace ricordare un’indagine fatta di recente, commissionata all’istituto Astra Ricerche dal Cornitato Nazionale Caccia e Natura e da Fate Italia (il coordinamento delle 4 maggiori associazioni venatorie nazionali, ndr) che ha chiesto agli italiani cosa ne pensano della caccia. Il dottor Finzi, direttore della ricerca, ha schematizzato i risultati con una frase: agli italiani piace la caccia con la museruola. Ossia quello che piace è una caccia disciplinata, rispettosa delle regole. Penso alla cura del paesaggio, alla manutenzione del territorio, al fatto che si possano produrre ambienti e fauna non soltanto ai fini di una caccia di qualità, ma affinché possano goderne tutti.
Domanda. Cosa pensa del Disegno di legge per abrogare l’articolo 842 del Codice civile sull’accesso ai terreni privati per l’esercizio della caccia?
Risposta. Su questo articolo c’è una strumentalità che non appartiene al Pd. La finalità del Disegno di legge non è tanto quella di risolvere il tema della sicurezza, che pure è un tema che esiste e che va affrontato con le stesse organizzazioni venatorie, ma è quello di favorire la possibilità per i proprietari di impedire l’ingresso nei propri fondi o consentirlo a determinate condizioni, quindi col pagamento di quote e la mercificazione di quel territorio. Ed è un progetto che entra in collisione con l’idea di salvaguardare come pubblico il patrimonio faunistico italiano e garantire che il prelievo sia misurato.
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