Dal mio libro "a caccia di sogni"
Nel dicembre 1981 si era creata una falsa campagna denigratoria contro tutti i cacciatori, perciò per quanto si potesse dire o fare, le persone che si proponevano di non mandarci più a caccia, erano molte e tanto sprovvedute di quel buon senso, che si consiglia, prima di enunciare le cose, di conoscerle a fondo.
Ecco perchè scrissi l'articolo, che fu pubblicato sulla rivista della caccia "Diana" che di seguito riportò.
Evadere dalla città e dal grigio opprimente cemento, dai rumori assordanti e molesti, dagli inquinanti e letali scarichi che la cosidetta civiltà produce, lasciare dietro a noi, i neri, i rossi, i verdi ed i bianchi, la droga che sballa ed uccide i giovani, gli attentati, le rapine, le truffe politiche e sportive ed i quotidiani che ci ricamano sopra.
Sono un cacciatore: Cerco di evadere da tutto questo lerciume, mi arrampico per un sentiero di montagna, salgo lassù in alto, vicino al cielo limpido e terso, in quel meraviglioso ovattato silenzio dove il fisico si ritempra, i nervi si distendono e l'animo si disintossica.
Respiro con voluttuà l'aria pura, osservo estasiato i colori della natura e della montagna: dal verde intenso delle conifere, alle smaglianti e cromatiche tinte dei fiori, agli irti prati verdi e gialli che s'insinuano tra canaloni delle pietraie, sino alle granitiche rocce, guardo le alte punte imbiancate da candida neve che maestose si alzano sino a sfiorare l'azzurro del cielo, osservo e seguo un branco di camosci che saltando di roccia in roccia entrano nel canalone per poi sparire dalla mia visuale, sento il fischio acuto delle marmotte, che si trasmettono dei segnali di pericolo, oppure di saluto per il nuovo giorno. Mi sento in pace ed appagato in questo immeno teatro che la natura mi ellargisce, ripenso e mi rammarico, per quanto occasionalmente ho udito tempo addietro. La curiosità mi fece andare verso una giovane ragazza molto carina, di circa 18 anni che parlava con alcune persone e li voleva convincere di firmare il referdum contro la caccia, la ragazza dall'alto della sua lunga esperienza...spiegava loro, che solo firmando si poteva evitare questo... o quell'altro... che la caccia era una barbaria ed innumana, tutti i cacciatori sono insensibbili e senza cuore ecc. ecc.. Di riflesso mi vennero in mente quei manifesti, che ancora giovane, vedevo appesi ai muri, simboli di una psicologicamente e ben studiata, propaganda razziale. Essi raffiguravano un abbruttito uomo con denti spaventosi, ed un colbacco in testa. Allora si affermva che quello mangiava i bambini...
Forse tra un milione e cinqucentomila cacciatori iscritti, sono l'unico uomo buono? Avranno forse ragione loro? Mia moglie e le mie due bambine mi vogliono bene e condividono la mia passione per la cinofilia-venatoria.
Sono amico di molti cacciatori,dal Prof. Pipino primario dell'ospedale S. Martino di Genova, al Prof. Vernetti primario dell'ospedale Galliera;con il bravo e simpatico netturbino di Cairo Montenotte appassionato di cani e dellla caccia; di loro sono amico e ci stimiamo, quando accompagnavo con il mio cane a caccia il prof.Vernetti, spesso egli era appena sceso dalla macchina e non aveva ancora caricato il fucile, che la solita chiamata d'urgenza, lo faceva correre per un consulto o per un'operazione. Molte volte seduti a tavola mangiando "bambini" par-don selvaggina e bevendo del buon vino, li ho sentiti raccontare ed esaltare il lavoro e la ferma di un cane, del tiro quasi impossibile e del riporto fatto dal proprio ausiliare, di come si poveva salvare questa nostra passione, il nostro sano svago, fatto di aria pura e di tanto verde ma, specialmente di quelle camminate a volte sotto la pioggia e spesso sotto il sole, lungo i sentieri sia di collina che di montaga e l'appagamento che avevano avuto, ed essersi potuti rilassarsi per affrontare con serenità la nuova giornata impegnativa di un lavoro non facile e sempre al servizio degl'altri.
Abbiamo sbagliato tutto noi cacciatori? Per essere così insultati, dovevamo forse occuparci di droghe. Sono un cacciatore-cinofilo per mia libera scelta e me ne vanto.
Salgo verso la montagna con il passo cadenzato di un cinquantenne, ogni anno che passa la salita si fa sempre più irta e più dura. Mi asciugo il sudore e penso ai bei tempi quando la salita era facile e spesso per osservare i miei cani la facevo di corsa. Forse e meglio così, la calma e la riflessione mi permettono di assaporare di più quanto mi circonda: osservo e cerco di imprimermi nella mente la maestosità di queste montagne, il verde delle immense vallate, ascolto lo stormire dele fronde mosse dal vento, vorrei avere l'occasione di vedere il camoscio fermo sulla roccia che mi segue con lo sguardo, vorrei vedere e sentire la Pojana e perche nò l'Aquila procacciarsi i cibo, il rugulare del Gallo Forcello, il canto metallico dei cotorni, il fischio acuto delle marmotte e quello caratteristico della pernice bianca simile al gracidare della rana. Vorrei se Diana e S. Uberto mi aiutassero, poter vedere i miei cani, I pointers Draked, Bria e il mio giovane Griffone Korthal Ned, ancora fermare e toglierle con mano tremante dalla loro bocca quel raro frutto che la montagna mi ha concesso e che io con un preciso colpo ho abbattuto, tutto a coronamento di questa voluta e sana fatica e prima di sistemarlo con cura nella mia cacciatora, insieme al mazzetto di achillea ed una stella alpina osservare il forcello appena bbattuto ed accarezzarlo e pormi la domanda:"Devo vergognarmi?" Sarà come diceva la diciotenne? Potrà essere l'ultima volta che io caccerò quassù? In questo caso, avra ragione, come sempre, la sporca politica fatta dagli uomini in cerca di voti.
Questo sfogo che ho messo per iscritto, si aggiunga alla voce di tutti i cacciatori-cinofili che assaporano dalla caccia la voglia di evadere, dalle brutture che ci circondano e perchè nò, se capita la rara occasione, di togliere con un preciso colpo di fucile la vita ad un selvatico, inseguito tutto il giorno nel suo ambiente naturale, fermato dal proprio ausiliare e trascritto con meticolosa cura nel libro dei ricordi, senza tuttavia, doversene vergognare.
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