E metto molto volentieri a tua disposizione quello che so.
Cominciamo dal 90 percento importato.
L’Italia è molto diversa da regione a regione e ci sono di certo dati molto diversi. Per cui inizierei a suddividere in più zone omogenee (macro regioni?) la raccolta dei dati, e suddividendole a loro volta tra città e …non città. Il motivo di questa sottodivisione mi sembra ovvio.
Devi poi “correggere” i dati ufficiali raccolti da almeno due fenomeni presenti, quello fiscale e quello normetivo venatorio. Ho visto che la pubblicazione che riporta quel dato è del 2019. Sembra abbastanza recente, ma almeno per la
Toscana, la mia regione, e’ una distanza enorme : non era ancora a regime o era solo all’inizio una legge regionale che consentiva la vendita di un (uno solo) capo (ungulato) all’anno. Prima era totalmente illegale. Ora le norme sono molto più permissive (anche troppo da un punto di vista di gestione venatoria ).
Tutti questo cappello per dire che questo 90% era totalmente fuori dalla realtà : i cinghiali venivano comprati a nero a non risultavano nelle statistiche . Quello che risultava all’ estero erano solo quelli delle fatture necessarie ai ristoranti per giustificare la presenza del cinghiale nei menù’, pena l’auto denuncia implicita. Per avere un dato realistico della carne di selvaggina utilizzata per la tavola andrebbe moltiplicato per almeno un coefficiente 100 il numero delle importazioni e dal prodotto ottenuto hai il reale consumo.
Commenta