Allora io non conosco i problemi degli ermellini n'è tanto meno delle pernici bianche (come mi piacerebbe un setter fermo su questi diavoli), ma vi posso assicurare che le coturnici si possono solo avvantaggiare da un innalzamento della temperatura. Nello specifico ho notato che in presenza di annate molto secche, con scarsa pioggia le cotorne riescono a far sopravvivere un numero maggiore di pulcini. Le cause possono essere molteplici c'è chi incolpa le pioggie di un abbassamento della temperatura delle uova durante la cova, chi invece ad una diminuzione delle disponibilità alimentari, chi ad una aumento dei parassiti. Io propendo per la terza ipotesi perchè per i primi due fattori sarebbero sufficienti giornate di bel tempo durante la cova o dopo di questa io invece ho notato che se si hanno precipitazioni abbondanti nei mesi di marzo e aprile anche se dopo permane il bel bel tempo le covate sono comunque minori. Ricordo l'anno scorso (annata molto secca) che le cotorne hanno avuto un'ottima annata ed erano presenti voli numerosi un po' ovunque, anzi erano stati colonizzati molti areali nuovi, quest'anno invece le coppie sono molto rade, si sono formate molto in ritardo e non si sa bene come andrà a finire finché perdura questo maltempo. Penso che le cotorne che vivono benissimo in climi molto aridi come Grecia, Marocco, Sicilia ricerchino appunto questa tipologia climatica molto diversa da quella tipica delle alpi e degli appennini. La trasmissione radio di questa mattina parlava che le nostre Alpi diventeranno come i Pirenei allora gli Appennini saranno forse come L’Atlante? E la coturnice sarà una nuova specie dominatrice?<o:p></o:p>
Coturnice che succede?
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Coturnice che succede?
Questa mattina sentivo a Radio 1 che l'aumento della temperatura sta provocando gravi danni alla fauna di montagna, in particolare vi sono molti problemi per gli ermellini e per le perinici.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p>
Allora io non conosco i problemi degli ermellini n'è tanto meno delle pernici bianche (come mi piacerebbe un setter fermo su questi diavoli), ma vi posso assicurare che le coturnici si possono solo avvantaggiare da un innalzamento della temperatura. Nello specifico ho notato che in presenza di annate molto secche, con scarsa pioggia le cotorne riescono a far sopravvivere un numero maggiore di pulcini. Le cause possono essere molteplici c'è chi incolpa le pioggie di un abbassamento della temperatura delle uova durante la cova, chi invece ad una diminuzione delle disponibilità alimentari, chi ad una aumento dei parassiti. Io propendo per la terza ipotesi perchè per i primi due fattori sarebbero sufficienti giornate di bel tempo durante la cova o dopo di questa io invece ho notato che se si hanno precipitazioni abbondanti nei mesi di marzo e aprile anche se dopo permane il bel bel tempo le covate sono comunque minori. Ricordo l'anno scorso (annata molto secca) che le cotorne hanno avuto un'ottima annata ed erano presenti voli numerosi un po' ovunque, anzi erano stati colonizzati molti areali nuovi, quest'anno invece le coppie sono molto rade, si sono formate molto in ritardo e non si sa bene come andrà a finire finché perdura questo maltempo. Penso che le cotorne che vivono benissimo in climi molto aridi come Grecia, Marocco, Sicilia ricerchino appunto questa tipologia climatica molto diversa da quella tipica delle alpi e degli appennini. La trasmissione radio di questa mattina parlava che le nostre Alpi diventeranno come i Pirenei allora gli Appennini saranno forse come L’Atlante? E la coturnice sarà una nuova specie dominatrice?<o:p></o:p>Posta alla beccaccia?
No grazie, roba da sfigati
Francesco Petrella
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nee te sa
(chi salva l'aquila, salva il futuro. Detto navajo) -
Ciao Francesco.
Anche io negli ultimi anni ho notato la stessa tua cosa: fino a circa 6-8 anni fa, il forcello era nettamente in calo, poi, proprio in concomitanza con estati molto secche, abbiamo assistito ad un notevole incremento di tutti i tetraonidi e delle coturnici. Ma ciò che più conta secondo me è soprattutto che il periodo di siccità (o di mancanzadi precipitazioni) combaci con le prime 3 settimane dalla schiusa delle covate. Se così è, si evita l'alta mortalità subito dopo la nascita causata da polmoniti (non sò se il termine è corretto, non conosco le malattie degli uccelli). Dopo le prime 3-4 settimane può anche piovere, ma le grosse perdite saranno già scongiurate!!!
Insomma, l'innalzamento delle temperature di per se non credo sia favorevole in generale ai tetraonidi, forse alla coturnice si....
Sicuramente oggi il regno della pernice bianca si è notevolmente alzato d quota rispetto a quello di 15 anni fà, anche se appunto la siccità degli ultimi anni permesso alla specie di "respirare" un pochino.
Da noi lo scorso anno non è stato particolarmente piovoso, ma le uniche piogge e temporali li abbiamo avuti proprio i primi di agosto e ciò ha ridotto, anche se di poco rispetto all'anno precedente, il numero dei pulcini.
Questa è la mia oppinione, spero ora di leggerne molte altre!Mandi
Alessandro
Posta alla beccaccia? No grazie, roba da sfigati -
Si Alex,quello che riporti è scientificamente plausibile,ruota tutto intorno al clima del periodo seguente la schiusa,è li che i nidiacei sono molto deboli e soffrono i cambiamenti climatici.Commenta
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Io penso che il discorso sia un po' più complicato infatti pare che la presenza di una maggiore umidità favorisca la presenza di parassiti intestinali nella coturnice parassiti che indeboliscono il proprio ospite.
Al riguardo cè abbastanza bibliografia in merito, basti pensare a cosa è successo tra gli anni 50 e 70 dove a causa dell'elevata presenza di parassiti interni si è avuto un tracollo della popolazione di coturnici partendo dall'ovest delle alpi e in un quindicennio l'epidemia di coccidiosi ha decimato la popolazione della alectoris dal veneto fino alla Francia ad est e dal veneto fino alla Grecia ad ovest. Di tale spaventosa decimazione, che ha portato alla quasi estinzione dell'alecotris in Campania, in numerose zone delle Marche e nei pirenei pare si sia salvata solo la Valle D'Aosta, il Cuneese e l'Abruzzo per l'solamento delle popolazioni che in queste regioni vivevano. Dagli anni 90 in poi si è avuta una lenta ripresa, che negli ultimi anni sembra aumentata. Pensa che alla fine deglia anni 70 si pensava che la popolazione di alectoris fosse pari ad una percentuale tra il 15% e l'8% di quella presente negli anni 50.
Certo la presenza di vermi non può essere l'unica causa che ha portato ad una tale decimazione forse che i ripolamenti di quegli anni c'entrano qualcosa?Posta alla beccaccia?
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C'è una documentazione a riguardo da poter consultare?Io penso che il discorso sia un po' più complicato infatti pare che la presenza di una maggiore umidità favorisca la presenza di parassiti intestinali nella coturnice parassiti che indeboliscono il proprio ospite.
Al riguardo cè abbastanza bibliografia in merito, basti pensare a cosa è successo tra gli anni 50 e 70 dove a causa dell'elevata presenza di parassiti interni si è avuto un tracollo della popolazione di coturnici partendo dall'ovest delle alpi e in un quindicennio l'epidemia di coccidiosi ha decimato la popolazione della alectoris dal veneto fino alla Francia ad est e dal veneto fino alla Grecia ad ovest. Di tale spaventosa decimazione, che ha portato alla quasi estinzione dell'alecotris in Campania, in numerose zone delle Marche e nei pirenei pare si sia salvata solo la Valle D'Aosta, il Cuneese e l'Abruzzo per l'solamento delle popolazioni che in queste regioni vivevano. Dagli anni 90 in poi si è avuta una lenta ripresa, che negli ultimi anni sembra aumentata. Pensa che alla fine deglia anni 70 si pensava che la popolazione di alectoris fosse pari ad una percentuale tra il 15% e l'8% di quella presente negli anni 50.
Certo la presenza di vermi non può essere l'unica causa che ha portato ad una tale decimazione forse che i ripolamenti di quegli anni c'entrano qualcosa?
Mi interesserebbe approfondire l'argomento.
Grazie"Lo stile è il baluardo contro cui si infrange la babele
delle razze che non valeva la pena di selezionare
per tornare a confondere"
Giulio ColomboCommenta
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Io non sono un tecnico faunistico, faccio le mie osservazioni e ne traggo delle conclusioni , forse arbitrarie.
Vedo che le annate negative non sono quelle secche bensì quelle che registrano molte piogge nei periodi immediatamente successivi alle schiuse e la stessa osservazione l'ho fatta per le cotorne ed anche per le starne.
Nelle annate piovose spesso le prime nidiate sono perse e le seconde sono , quando ci sono, scarse di numero.
Riguardo alla coccidiosi io, è un parere personalissimo, la attribuisco alla consanguineità che indebolisce i ceppi, consanguineità conseguente al fatto che l'areale di distribuzione della specie si è ristretto verso l'alto e i singoli ceppi hanno pochi contatti fra loro. Altrimenti non si spiegherebbe la diminuzione anche in territori dove non è praticata la caccia. La causa del restringimento delle aree abitate dalle cotorne è causato principalmente dalla antropizzazione delle montagne, nelle medie fasce, dove un tempo si incontravano molti voli di pernici e che oggi ne sono totalmente privi e dell'abbandono o forte diminuzione degli alpeggi , prati non tagliati
e mancanza di materia prima (deiezioni bovine) utili per la riproduzione di molti insetti. parlo ovviamente di alectoris saxatilis , la sola che conosco bene.lucioCommenta
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Dionisio in rete c'è un ottimo studio della provincia di Rieti, poi ci sono diversi scritti del passato recente che confermano queste teorie, in primis gli studi e le esperienze di Gramignani (quello di beccacce e beccacciai).
Comunque condivido in pieno quanto scritto da Lucio, per mia esperienza sono arrivato alle sue stesse conclusioni, tranne che per il fatto che nelle mie zone si assiste ad uno spostamento verso il basso dell'areale delle cotorne, sempre più prossimo alle zone boschive.Posta alla beccaccia?
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Francesco Petrella
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semplice caldo e secondo loro anche i selvatici soffrono,peccato che so selvatici e le forti piogge renderebbero specialmente i pulcini molto a rischio,il caldo dove stanno di certo hanno da magnare e acqua,come mettersi al fresco lo sanno pure e quindi....
i soliti incompetenti ahahahahha
saluti a tuttiCommenta
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non dobbiamo considerare solo il clima in se stesso, ma anche altri fattori variabili come il cambiamento della tipologia di coltivazioni o allevamento nel comprensorio dove vivono le cotorne, nonchè tornado al clima l'influenza che questo ha sulla vegetazione e di conseguenza sulla possibilità maggiore o minore che la coturnice ha di trovare il cibo che la interessa. Certamente le temperature torride non sono un problema essendo uccelli perfettamente evoluti per questi climi, piuttosto sono deleteri gli incendi privandoli temporaneamente di pascoli, aumento di cinghiali, e uso di certi concimi granulari. Insomma occorre avere una visione molto più ampia del contestoCommenta
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a proposito dell'uso di questi concimi chimici granulari che vengono largamente usati in agricoltura e che sono LETALI se ingeriti dalla fauna questo lo sanno pure i bambini,mi sapete dire se qualcuno è intervenuto per cercare di fare qualcosa parlo del mondo venatorio,delle associazioni ambientaliste,animaliste?Commenta
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Mah se fosse cosi semplice il problema ci sarebbero le cotorne in centro a Milano.
Io mio mal grado non noto questo incremente ne nei numeri ne negli areali...le cotorne sono sempre pochine dalle mie parti.
Il problema maggiore è secondo me legato all'abbandono dei prati (e non nel caso della cotorna dei coltivi).
I pulcini si nutrono per la quasi totalità di insetti nei primi mesi di vita e quindi questo li lega al doppio filo con le vacche e con i prati tenuti e brucati in maniera assidua...dove c'è erba fresca tenuta, curata...ci sono insetti e quindi cotorne.
Mi spiace dirlo ma altro fattore che nuoce pesantemente sulla cotorna è a mio avviso la mancanza di terreni bruciacchiati di tanto in tanto (il fuoco ciclico e naturale (non quello imposto a mano dell'uomo) stà alla cotorna come il taglio dei mughi al gallo)...producono erba fresca, verde, e sterilizzano porzioni di terreno che diversamente portrebbero portare a uno dei nemici Nr. 1 dei galliformi...la coccidiosi.
Nemmeno io sono un tecnico e ben me ne guardo dall'esprimere commenti tecnici..provo a dare un piccolo contributo.Commenta
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Lume , tu parli, come me, della saxatilis, la coturnice alpina, altri parlano della Whittakeri, la cotorna siciliana, sono ben diversi gli habitat ed il clima , in Sicilia
tengono anche i coltivi, sulle alpi di coltivi in area cotorne non ce ne sono e le problematiche sono legate agli alpeggi, al bestiame ed ai prati.lucioCommenta
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Grazie, lo sutdio della provincia di Rieti lo conosco già, gli studi di Gramignani purtroppo no. Puoi dirmi dove reperirli?Dionisio in rete c'è un ottimo studio della provincia di Rieti, poi ci sono diversi scritti del passato recente che confermano queste teorie, in primis gli studi e le esperienze di Gramignani (quello di beccacce e beccacciai).
Comunque condivido in pieno quanto scritto da Lucio, per mia esperienza sono arrivato alle sue stesse conclusioni, tranne che per il fatto che nelle mie zone si assiste ad uno spostamento verso il basso dell'areale delle cotorne, sempre più prossimo alle zone boschive.
Grazie"Lo stile è il baluardo contro cui si infrange la babele
delle razze che non valeva la pena di selezionare
per tornare a confondere"
Giulio ColomboCommenta
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Sì, infatti da questi post si capisce che gli ambienti che descriviamo sono molto diversi.Lume , tu parli, come me, della saxatilis, la coturnice alpina, altri parlano della Whittakeri, la cotorna siciliana, sono ben diversi gli habitat ed il clima , in Sicilia
tengono anche i coltivi, sulle alpi di coltivi in area cotorne non ce ne sono e le problematiche sono legate agli alpeggi, al bestiame ed ai prati.
Io concordo con le osservazioni di Lucio e anche di Francesco. Da noi le popolazioni di coturnici procedono con andamento altalenante: dopo la grave crisi descritta da Francesco, a quanto mi dicono, la ripresa è stata molto lenta, così lenta che da quando frequento io le montagne non ho notato sostanziali cambianti. Alcuni anni ci sono riprese e altri anni inspiegabili tracolli. Tutto ciò è dovuto probabilmente a fattori climatici e molto anche alla predazioni di falchi, volpi e cinghiali.
Le alectoris in genere sono animali ad elevatissima mortalità (pensiamo agli studi sulal rossa che dimostrano come il 40% circa dei nati muore nei primi 60 giorni di vita e 40% di adulti muore o si disperde durante l'estate).
Ciò che ho notato negli ultimi dieci anni è stato un progressivo avvicinarsi delle nidiate a zone impervie o molto boscose, a discapito degli ampi pascoli e dei terreni aperti dove erano più frequenti un tempo. Non saprei definirne il motivo, ma presumo che la notevole quantità di piccoli rapaci presenti nelle nostre valli (gheppio, astore, poiana) le porti a prediligere aree più riparate.
Quest'anno il censimento dei riproduttori è stato ottimo, il migliore da molti anni a questa parte. E ora sono molto preoccupato da questo luglio fatto di temporali che sembra non voglia darci tregua.L'indulgenza verso sé stessi induce ad essere accondiscendenti verso le scorrettezze altrui. Gamsbart PowerCommenta
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Visti gli 11 gradi C dell'altro ieri mattina e la neve a 2800... sono ancora più preoccupato!L'indulgenza verso sé stessi induce ad essere accondiscendenti verso le scorrettezze altrui. Gamsbart PowerCommenta
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