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Visti gli 11 gradi C dell'altro ieri mattina e la neve a 2800... sono ancora più preoccupato!
Domenica sera ti dico...se devi o meno preoccuparti.[:D]
Non dimentichiamo mai che parliamo di animali selvatici veri...che solitamente le uniche cose che subiscono senza poter reagire sone le epidemie.
Lo scorso anno da me in moltissimi posti non c'era nulla....in altri era inspegabimente pieno come non mai....e la scorsa tarda primavera fu piovosa come non mai....vai a capire.[:-bunny]
Il caldo non influisce minimamente sulla fauna se non indirettamente, la consanguineità porta ad un minor vigore fisico, minore taglia, gusci più sottili e quindi anche ad una minore fertilità, i coccidi sono dei protozoi già presenti nell'intestino degli uccelli, però sono in equilibrio con l'animale ma vari fattori di stress(cambiamenti repentini di umidità o temperatura, scarsità di cibo,sovraffollamento in cattività,svezzamento brusco, ecc.) provocano la coccidiosi che alcune volte è facile curare altre......
Per i predatori più che volpi o rapaci, mi soffermerei sulla grande diffusione dei cinghiali che sono delle vere macchine di distruzione.
Il caldo non influisce minimamente sulla fauna se non indirettamente, la consanguineità porta ad un minor vigore fisico, minore taglia, gusci più sottili e quindi anche ad una minore fertilità, i coccidi sono dei protozoi già presenti nell'intestino degli uccelli, però sono in equilibrio con l'animale ma vari fattori di stress(cambiamenti repentini di umidità o temperatura, scarsità di cibo,sovraffollamento in cattività,svezzamento brusco, ecc.) provocano la coccidiosi che alcune volte è facile curare altre......
Per i predatori più che volpi o rapaci, mi soffermerei sulla grande diffusione dei cinghiali che sono delle vere macchine di distruzione.
sulle alpi vicentine il principale problema è l'inquinamento del piombo [:(]
---------- Messaggio inserito alle 07:01 PM ---------- il messaggio prcedente inserito alle 07:01 PM ----------
forse l'unico vero problema è che non interessano nessuno tranne noi , vista l'elusività e i luoghi impervi che frequentano
Questa è una grande osservazione: i cosiddetti animalisti non si rendono conto della manodopera gratuita e dell'impegno che viene dedicato nella gestione della fauna cacciabile. Ci sono specie che, se fosse per loro, potrebbero anche scomparirel E ci sono specie, tipo il francolino di monte, che se smettono di essere cacciabili, smettono di essere gestite... e quasi quasi sembra che smettano di esistere.
L'indulgenza verso sé stessi induce ad essere accondiscendenti verso le scorrettezze altrui.Gamsbart Power
Ci sono specie che, se fosse per loro, potrebbero anche scomparirel.
se è per questo ci sono specie di cui non sanno l'esistenza.
tornando alle nostre amiche ed in particolare alle sicule, occorre aggiungere che il loro comportamento è ignorato dai più (anche cacciatori)che si limitano alle conoscenze standardizzate che non rispecchiano per niente la loro capacità di adattabilità e mobilità, insomma oltre agli areali classici la loro presenza spesso la si può riscontrare in luoghi apparentemente impossibili, la loro elusività e abitudine di andare di pedina le rende invisibili a chi non ne è stato ammaliato.
tutti le danno per spacciate più per sentito dire che per averlo riscontrato, eppure a poco più di 1 km di fronte casa mia alla periferia di palermo c'è una collinetta dove ogni anno resistono almeno un paio di covate pressappoco dove le cacciava Federico II con i falchi [:D]
Come immaginavo la realtà delle alectoris in Italia e piuttosto differenziato. Abbiamo problemi di pascolo sulle alpi, addirittura problemi di anticrittogamici e agricoltura in Sicilia, mentre in Abruzzo abbiamo il problema dell'eccessiva consanguineità e dell'eccessivo disturbo legato all'escursionismo. In Abruzzo si assiste quindi (secondo me) ad una colonizzazione di spazi marginali sempre al limite di zone difficili da frequentare perché di scarso interesse turistico. Queste zone sono spesso a quote poco elevate e quindi appare alto il rischio di contatti con altra avifauna, con tutti i pericoli del caso.
Dionisio in rete c'è un ottimo studio della provincia di Rieti, poi ci sono diversi scritti del passato recente che confermano queste teorie, in primis gli studi e le esperienze di Gramignani (quello di beccacce e beccacciai).
Comunque condivido in pieno quanto scritto da Lucio, per mia esperienza sono arrivato alle sue stesse conclusioni, tranne che per il fatto che nelle mie zone si assiste ad uno spostamento verso il basso dell'areale delle cotorne, sempre più prossimo alle zone boschive.
Ciao Francesco. Dico anche io le mie esperienze.
Ho smesso di cacciare cotorne e galli nel lontano 83.... Sorvolo sulle scelte fatte, si doveva per forza fare una sola caccia e, mancando il tempo per le poche uscite settimanali.... Conservo però alcuni dati che possono risultare di un certo interesse. Negli anni precedenti il mio abbandono verso questa caccia ho voluto di persona fare dei piccoli esperimenti a conferma di una mia teoria: le cotorne appena nate muoiono in grande quantità per il freddo più che per la fame. Ti spiego meglio. Nella decade post schiusa delle uova e per due anni consecutivi ho preso il mio periodo di vacanze estive per effettuare questo esperimento: Ho "recintato" con una fettuccia da sarta 5 quadratini dalla superficie di un metro quadro esatto, dislocando questi quadratini nelle zone che sapevo frequentate abitualmente dalle cotorne. Ho rilevato giornalmente la temperatura al suolo alle 7, alle 9, alle 11, alle 13, e alle 15 di tutti i giorni. ho segnato meticolosamente le giornate con temporali, la durata degli stessi e, purtroppo non in possesso di strumenti adeguati, l'entità della pioggia in millimetri. (purtroppo solo a spanne quest'ultimo dato). La mia indagine era improntata alla raccolta di tutti gli insetti visibili che reperivo in questi 5 metri quadri, per una volta al giorno, spostando i quadrati e ripetendo le operazioni per 10 giorni il primo anno (1979) e 6 giorni l'anno seguente. La raccolta e il conteggio degli insetti è stata costante nel numero (min. 121 max. 154) nell'indagine del Luglio 79... la stagione di caccia di quell'anno le coturnici erano presenti in misura "normale" nel nostro Comprensorio. L'anno seguente le cattive condizioni meteo addirittura non mi hanno consentito di svolgere la stessa attività per ben quattro giorni a causa del cattivo tempo, (addirittura il quinto giorno dell'indagine il mattino ha grandinato portando la temperatura a soli 4 gradi per due ore consecutive e riducendo il numero di insetti trovati a solo min.16 e max. 61) la stagione di caccia di quell'anno è stata caratterizzata dalla presenza ridottissima di cotorne....Io personalmente ho interpretato così la faccenda: nei giorni seguenti la schiusa la femmina e i pulcini necessitano di un'alimentazione abbondante e facilmente reperibile, il percorrere più spazio per raccogliere la stessa quantità di cibo espone, i piccoli ad uno sforzo notevole e al pericolo di un'eccessivo raffreddamento con conseguente innalzamento del tasso di mortalità. Alcuni anni più tardi il Comprensorio dove caccio e risiedo ha commissionato un'indagine scientifica di altissima qualità sul gallo forcello, la coturnicie, e in misura minore sulla pernice bianca, il francolino e il cedrone. L'indagine è durata 11 anni e nel 2009 si è conclusa con la pubblicazione di un volume contenente tutti i dati raccolti. Se sei interessato ne ho ancora un paio di volumi e uno te lo posso far avere. Ciao. Luigi
Un volume me lo hai dato quella volta a casa di Lara, ricordi? E lo stesso? Comunque la tua analisi non fa una grinza, il fattore temperatura è fondamentale proprio per le cause da te esposte (+ freddo = -cibo, + spostamenti,+ consumo di energie).
Però Luigi ti è mai capitato di riscontrare una maggiore parassitosi in concomitanza di estati molto umide?
Un volume me lo hai dato quella volta a casa di Lara, ricordi? E lo stesso? Comunque la tua analisi non fa una grinza, il fattore temperatura è fondamentale proprio per le cause da te esposte (+ freddo = -cibo, + spostamenti,+ consumo di energie).
Però Luigi ti è mai capitato di riscontrare una maggiore parassitosi in concomitanza di estati molto umide?
La parassitiosi non è e non puo essere l'unica spiegazione e non può essere che una sommatoria di problematiche la spiegazione.
E' interesse del parassita non sovvertire le normali regole di convivenza con l'ospite.
Solo quando interviene anche altro il sottile filo che li lega si sconvolge portando l'ospite alla morte.
Le annae buie derivano sicuramente da questo + quello + quello + quello.
Quest'anno da me è stata per ora un estate freddina e con parecchie precipitazioni nel momento della schiusa ma un po tutti gli animali sono abbastanza numerosi, gli insetti pure.
Lo scorso anno le pioggie sono state fortissime fino a quasi fine giugno senza mai mollare un giorno solo ma anche in quel caso alcune zone erano letteralmente piene di avifauna alpina come da anni non accadeva.
Buonasera. Io e un mio amico, essendo soci di riserva di pianura e quindi impossibilitati a fare cacce tipiche di altre riserve; abbiamo progettato una...
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