<div align="left">Sono un giovane appassionato cacciatore col cane da ferma, abituale lettore di Bracco Italiano Web e aspirante braccofilo. Ho
preso coraggio e ho deciso di scriverle dopo aver letto “Va dove ti porta il naso” nell’ultimo numero del suo interessantissimo periodico online. Abito in provincia di Pisa, a S. Miniato, e ho avuto la fortuna/sfortuna di innamorarmi della caccia al beccaccino col cane da ferma: fortuna per la straordinaria bellezza di questa caccia; sfortuna per essere nato e cresciuto in una terra che non ha tradizioni beccacciniste di nessun tipo (e per aver già dato un menisco all’infido terreno tanto amato dai beccaccini!). Ho iniziato a praticare questa caccia durante la passata stagione venatoria, quando il mio anziano setter inglese ha fermato con sicurezza due beccaccini ai bordi di un prato allagato; ignoravo completamente che conoscesse e fermasse questo splendido selvatico, e da quel momento – per me così importante e indimenticabile – ho deciso di dedicarmi a
questa particolare forma di caccia. Quel setter allora aveva 10 anni, adesso ne ha quasi 12 e ovviamente non è quello che si definisce un beccaccinista (come pretenderlo da un cane che fino a quel momento ha sempre cacciato, con grandi risultati, fagiani, rare
beccacce e casuali uccelli neri?), ma ha comunque saputo insegnarmi molto sul beccaccino e sulla sua caccia. Con la giusta dose di incoscienza giovanile e la fondamentale collaborazione di un amico pratico dei luoghi, ho anche provato a cacciare nelle risaie del grossetano, per curiosità di fronte a quell’ambiente difficile ed affascinante allo stesso tempo (non parliamo di risultati, ci voleva
ben altro cane e molta più esperienza da parte del cacciatore!).
Adesso il setter concluderà questa stagione e si godrà una meritatissima pensione, certo si è indiscutibilmente guadagnato un suo posto nel mio cuore per tutto quello che mi ha insegnato e trasmesso, anche al di là della caccia in sé e per sé.
Fatta questa noiosa premessa, veniamo al motivo di questa mail: come ho già scritto, ammiro moltissimo il Bracco italiano e da un anno circa sto cercando di conoscerlo meglio. Ancora non ne ho uno proprio perché ho voluto farmi una pur piccola idea della razza;
credo però che sia il momento di rompere gli indugi e iniziare l’avventura. Vorrei quindi, se possibile,qualche consiglio da lei.
In primis, se il mio intento – o meglio la mia speranza – di avere qui in Toscana un bracco esclusivamente per la caccia ai beccaccini ha un senso oppure è una bestemmia cinofila dettata dall’inesperienza
di un ventiduenne quale io sono. Includendo le belle risaie grossetane, raggiungibili in sole due ore dimacchina e molto generose con chi ha la necessaria dose di passione, caccio i beccaccini in prati allagati; non mi piace la palude vera e propria ed anzi la evito perché, come lei benissimo sa, il carniere di beccaccini in palude è quasi esclusivamente merito del fucile ed il cane riesce più d’impiccio che d’aiuto (riporti e recuperi esclusi).
In questa stagione ad ogni uscita ho sempre incontrato almeno un beccaccino, e durante il mese di novembre non sono mancate giornate propizie con 6-8-10 incontri.
Ovviamente non ho mai “fatto” un cane da beccaccini, né ho conoscenti che possano mettermi al corrente delle loro esperienze sull’argomento, ma credo che questi incontri possano essere sufficienti per il giovane soggetto aspirante cacciatore di beccaccini. Mi corregga se sbaglio.
Poi, se la mia aspirazione è realizzabile, avrei bisogno di un suo consiglio “paterno” nella scelta del giusto soggetto da indirizzare a questa difficile caccia. Mi rivolgo a lei perché, da profano e inesperto quale sono, la ritengo persona competentissima di cani e
caccia (merce rara tra certi cinofili, me ne sono già accorto anche se frequento da poco “l’ambiente”) e nel nostro caso di Bracchi italiani e beccaccini.
È dura amare un selvatico e la sua caccia e non avere maestri capaci di trasmettere una vera tradizione. Quanto ai Bracchi italiani, per lei parla la storia della razza e a me basta ed avanza per fidarmi!
Mi scuso se questa mia mail la tedierà, la ringrazio in anticipo e le porgo cordiali saluti, con stima
Valerio Santini
Questa lunga lettera del caro e giovane Valerio
non solo non mi ha assolutamente tediato, ma mi
ha riempito di commossa gioia, perché se ci sono
ancora dei ventenni che amano una caccia dura e
vera come quella del beccaccino, se ci sono ancora
dei giovani che vedono nel loro vecchio setter
il saggio maestro delle loro giovanili esperienze,
ebbene …allora c’è speranza …forse la caccia
avrà un futuro!
Caro Valerio, se ti avessi qui ti abbraccerei.
Per fare un cane da beccaccini ci vuole un soggetto
con tanta passione venatoria, con buon naso
(anche non superlativo, perché nell’ambiente
umido le emanazioni son sempre intense), cervello
ed attitudine a lavorare nel bagnato. È quindi importante
che le prime esperienze del cane abbiano
luogo nell’ambiente da beccaccini. Altra
condizione fondamentale è di non utilizzarlo per
altre cacce finché non sarà diventato un provetto
beccaccinista.
E poi l’importante è sparar dritto.
Il numero di incontri che Valerio riferisce nella sua
lettera sono adeguati per la formazione di un
beccaccinista …purché sia geneticamente dotato.
Quale razza utilizzare?
Tutte le razze sono adatte (anche se i setter sono forse
un po’ meglio).
Il Bracco italiano si presta né più né meno dello
Spinone e di altre razze.
Di braccofili che si dedicano ai beccaccini non ce
ne sono molti: quei pochi hanno per lo più discendenti
dei “Boscaccio”.
Bravo Valerio: continua così!</div id="left">"
Caro valerio mi unisco calorosamente ai complimenti di Bonasegale

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