E’ quello che sta succedendo al mio socio di “camosciate” che si ultimamente si innervosisce un po’ perché la sua nuova (bellissima) Sako Bavaria in 300Win. Mag. con ottica SuB si fa mazzolare senza tanti complimenti dalla dozzinale e volgare canna triangolare di una irriverente Remington in 308 pur se afflitta da uno scatto durissimo e sormontata da un umile Redfield (la rivincita della plebe…). Probabilmente si tratta solo di mettere a punto la munizione del 300, ma andiamo oltre.
Col passare degli anni ho tentato di raggruppare una mia casistica, raccolta da esperienze personali o viste di persona, da chiacchierate con i (pochi) armaioli che si dimostrano degni di tale nome o da letture di fonti affidabili. Sarebbe bello verificarle insieme e magari ampliare o rivedere la casistica.
Ho arbitrariamente diviso le voci in 5 categorie:
- ferro (azione/canna/scatto)
- legno (calcio: incassatura, sede canna, serraggio viti azione ecc., anche se sintetico)
- vetro (ottiche e montaggi)
- igiene (pulizia e manutenzione)
- munizione (la pappa! Anche le armi sono quello che mangiano).
Un punto fondamentale è il rapporto tra ferro e legno (o sintetico), cioè l’incassatura, che ricomprendo nel legno.
Premetto che in genere lascio per scontato che OGNI carabina attuale, con una munizione a lei gradita, in buone condizioni di pulizia, le viti serrate al punto giusto e poco altro può e DEVE fare rosate almeno decenti per l’uso venatorio. Salvo ovviamente difetti meccanici clamorosi o interventi maldestri (vedasi le rimozioni dl punto di pressione sulla canna quando presente).
Ma veniamo al sodo:
FERRO:
- danni o errata esecuzione del vivo di volata;
- clamorosi eccessi di headspace, magari dovuti ad accoppiamenti tra camere al massimo delle dimensioni con bossoli realizzati al minimo dimensionale (classico caso possibile nei magnum con bossolo belted)
- attriti anomali tra il percussore e sua sede o con sistemi di ritenuta della sicura (win. 70 o Ruger 77mk2)
- sfridi o schegge metalliche di lavorazione rimaste nella sede del percussore che causano attriti e percussioni irregolari tra molla e percussore (caso successo a me: rem 700 in 308 che improvvisamente spara male o non spara del tutto: un po’ di ruggine formatasi sulla molla del percussore dopo diversi memorabili acquazzoni in montagna);
- usura della canna. Francamente canne talmente fruste da sparare tanto male da essere inutili non le ho mai viste;
- eccessiva pressione verticale del serbatoio contro il fondo dell’azione (il caricatore è sforzato contro la meccanica dal gruppo dell guardia del grilletto). Caso raro, ma rovinoso quanto di facile rimedio, basta un po’ di lima;
- bullone anteriore dell’azione troppo lunga, tanto da sfiorare una aletta di chiusura dell’otturatore (nelle meccaniche con il foro passante come la 700 e la Win. 70);
- una aletta dell’otturatore che che non fa presa nella sua sede in chiusura. Questo rarissimo caso in Italia è disastroso, qui non ci sono molti armaioli in grado di intervenire per portare entrambe le alette al contatto minimo necessario intervenendo sulla alesatura della camera e riposizionando la canna con una spesa ragionevole. Ma un fucile così l’ho visto una volta, brutto affare.
LEGNO (o FIBRA) e accoppiamento:
- distorsioni, deformazioni, rigonfiamenti o ritirate del legno: anche stagionato il legno è cosa viva, si sa. E’ bello, ma a volte nevrotico peggio di una star della lirica. Per fortuna quasi mai le variazioni delle fibre del legno hanno influenze significative nell’uso venatorio rivolto alla selvaggina ungulata. Un sapiente uso del glass bedding, specie se accoppiato all’inserimento di pilastrini metallici attorno ai bulloni dell’azione (pillar bedding) in genere riesce a domare anche i legni più ribelli. BTW, anche i calci sintetici sono soggetti ad un certo schiacciamento da compressione a causa della pressione dei bulloni verso l’azione, quindi anche qui il pillar potrebbe non essere inutile ;
- contatti laterali tra le pareti metalliche del caricatore e il calcio: mi è successo con un BSA in 222 a canna pesante, è incredibile quanti flier riescono a indurre! Però basta un colpetto di raspa per risolvere il problema (insegnamento del Monsu’ Bagna, vecchio e mai abbastanza compianto armaiolo astigiano, calcista formidabile e liutaio a tempo perso);
- contatti tra i bulloni dell’azione e il calcio (foro di passaggio troppo stretto o storto o sporco di scarti di lavorazione): esattamente come sopra, Monsu’ Bagna dixit;
- eliminazione del punto di pressione canna-calcio. Qui proprio non condivido la fissazione americana per la canna flottante a tutti i costi. Di solito questa eliminazione causa solo casini, se c’è ha un suo motivo. A meno che il calcio non sia realizzato e irrigidito apposta per lavorare a dovere senza pressioni sulla canna (browning BBR per esempio), o che la canna non sia pesante o irrigidita con scanalature ben riuscite (mica facile!), ma non stiamo parlando di costruzioni ordinarie.
- tiraggio appropriato dei bulloni dell’azione. In certi casi giocando sulla coppia dei serraggi si riesce a deviare un poco la rosata… Poi il legno gonfia o secca e cambia tutto, ma si è già detto.
VETRO:
- attacchi o anelli lenti o mal fissati, o che tendono ad allentarsi. O montati alla min*hia di cane. Ho visto la basetta di un attacco a piede di porco di un BEL drilling fissato nella sua sede in bindella con un semplice colpetto di punzone. Montaggio a suo tempo pagato una milionata di lire invece che con la quintalata di legnate sulla gobba che avrebbe meritato.
- ottica sballata. Capita, anche nelle migliori famiglie. I più tendono a fare questa equazione: cannocchiale nuovo = cannocchiale affidabile. Io a caccia metto a dura prova le ottiche (oltre alla schiena), ho imparato a mie spese a rovesciare il ragionamento: un cannocchiale è da ritenersi affidabile dopo un paio di stagioni di uso intensivo senza problemi. Prima è un pivello in prova, non gli concedo il privilegio di rischiare di rovinarmi una giornata di caccia duramente strappata a partire dalla conquista di un giorno di ferie. Oltre alle perdite di regolazione, ancora peggio gli appannamenti interni dovuti ai brutali sbalzi termici mi hanno spesso fatto perdere fiducia in prodotti di prestigio.
Un cannocchiale nuovo e mai provato può avere qualche problema che si attribuisce ingiustamente al fucile o alle cartucce.
IGIENE: col vivo di volata e i serraggi delle viti la pulizia della canna è la prima cosa da guardare. Di pulizia si è parlato a lungo altrove, inutile allungare la già troppo lunga chiacchierata. Ricordo solo il mio caso peggiore: un bel Voere in 270 su meccanica ‘98 completamente erratico. Il padrone (carrozziere) per “proteggere meglio la canna e non farla consumare” l’aveva completamente riempita di olio motore 15w/40 e così sparata. Risultato: rosata di oltre 60 cm a 100 metri. Ho perso il conto delle ore passate a sbacchettare per tirare via tutte le morchie.
MUNIZIONE: come sopra, discorsi già trattati a dovere non saprei cosa aggiungere.
Scusate la lunghezza del post, ma tanto dovevo aspettare che si completassero le routine di pulizia annuale del mac.
Se qualcuno che ha avuto la pazienza di arrivare fino qui avesse obiezioni o aggiunte da fare, ben venga.
Ciao
marco
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