Sostenere come fa il Pd e Ciarafoni che il Veneto è stato ripetutamente condannato dalla CGCE per l'applicazione delle deroghe è un falso grossolano, e laddove condanna vi è stata si tratta di un provvedimento riferito ad alcuni anni or sono.
Sono anni ormai che il Veneto passa indenne il vaglio dei tribunali amministrativi e che opera nel rispetto delle proprie competenze e nei confini posti dalle normative anche europee.
L'idea della caccia messa sul piatto dal Pd la trovo criticabile sotto più punti.
Ne cito solo alcuni.
- In primo luogo la caccia sociale è una mera finzione. Se per caccia sociale intendiamo infatti l'attribuzione della gestione ambientale e faunistica da parte dei cacciatori attraversi i singoli atc, non si può non rilevare che ciò offre un dato bello da leggere solo sulla carta: la lettura della realtà di fatto è molto diversa, e anche molto distante. La verità è che gli atc non possono gestire fauna e ambiente: a) perché non dispongono di risorse economiche sufficienti; b) perché non hanno alcun potere di intervento normativo e regolamentare sul territorio agro-silvo-pastorale (come pomposamente lo nomina la 157); c) perché si trovano a dover operare, in specie nel nord-Italia, in un territorio fortemente e sconsideratamente urbanizzato (con programmazioni urbanistiche che non seguono logiche di tutela ambientale ma solo interessi di poltrona), per cui diventa difficile organizzare, anche disponendo delle risorse di cui ai punti precedenti, un'eventuale gestione del territorio; d) perché per forza di cose, allora, la gestione si tramuta prevalentemente in una programmazione di immissioni pronta caccia; e) perché anche laddove si istituiscono zrc non si può intervenire sull'ambiente onde renderlo ospitale a certe specie a fini di cattura e reimmissione, con la conclusione di dover dipendere, circa il numero degli esemplari riprodotti, dalle mani del buon Dio e dalle bizze stagionali.
- In secondo luogo la favola del reinserimento a calendario dello storno può riscuotere qualche ingenuo applauso al bar, ma la verità resta che nessun governo italiano si è mai preso né mai si prenderà la briga di insistere presso la CE per ottenere il reinserimento: non l'hanno fatto i governi di sinistra e non lo hanno fatto i governi di destra, perché l'argomento non interessa a nessuno di essi.
- Le deroghe sono l'unico strumento che hanno le autonomie locali per mediare tra interessi di cacciatori e agricoltori, e sono uno strumento legittimo, previsto dalla legge e dalla direttiva uccelli, nonché statuito legittimo anche dalla CGCE in numerose pronunce.
- La legge 157/1992 è una legge piuttosto criticabile su più fronti, ma il primo punto di critica riguarda l'allora mancato rispetto di riparto di competenze tra Stato e Regioni. La legge è intitolata legge - quadro (come costituzionalmente avrebbe dovuto essere) ma tale è solo di nome: essa prevede una disciplina così dettagliata della materia da avere leso le potestà legislative regionali, relegando le norme locali a mere specificazioni di dettaglio.
- Nel quadro della propria autonomia le Regioni devono poter disporre di adeguati strumenti di intervento in materia di attività venatoria, mentre sono state colpevolmente scippate della propria autonomia in nome di un centralismo di vecchia concezione e di vecchia maniera.
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