Pare che secondo l'Ispra tale divieto di utilizzo di munizioni al piombo dovrebbe essere esteso a tutti gli ambienti, non solo alle zone umide della rete natura2000, né limitarsi alla caccia agli ungulati.
Inoltre, sempre secondo l'Istituto di Ozzano, tale divieto dovrebbe essere imposto mediante una legge che vieti non solo l'utilizzo di dette munizioni, ma finanche la mera detenzione di esse.
Insomma, le nostre abituali cartucce potrebbero diventare come le reti da uccellagione: reato usarle ma anche detenerle ammuffite in soffitta.
Il rapporto decanta la bontà delle cartucce di acciaio (ferro), liquidando in due parole le lamentele dei cacciatori sulla notevole mole di ferimenti (in sostanza: devono imparare ad usarle).
Il problema, casomai, secondo l'Ispra, è unicamente il costo elevato: ma si sa che con un divieto generalizzato si può ottenere la diffusione della ferraglia alternativa e quindi l'abbassamento dei prezzi.
Per quanto riguarda le nostre amatissime armi, ormai divenute vetuste, inutilizzabili ed invendibili come usato, dovrebbero essere rpevisti incentivi statali per la loro sostituzione con armi o canne adatte ai nuovi materiali (rottamazione auto euro0 docet?).
La prova provata dell'inquinamento da pallini di piombo risiede nel padule di Fucecchio, che ne sarebbe zeppo. Quello stesso padule decantato nelle pagine venatorie di illustri cacciatori d'un tempo, quasi fosse uno scherzo del destino.
L'esame comparativo con gli altri Paesi europei, evidenzia poi il rapporto, permette di affermare che tutte quelle nazioni che hanno sostituito il piombo cacciano benissimo anche senza.
Peccato che il divieto di utilizzo di munizioni tradizionali, negli altri Paesi europei, riguardi solo le zone umide, mentre in Italia, come al solito, si vorrebbe estenderlo a tutto il territorio venabile.
Il problema è che, nel clima a noi avverso che caratterizza quest'epoca, una legge sul divieto di usare il piombo, magari cavalcata dalle compagini politiche anticaccia per il proprio fine statutario, non mi pare affatto una possobilità tanto remota.
Del resto i produttori di armi e munizioni tacciono sapientemente, evitando di prendere posizione in proposito.
Insomma, Ispra dice quel che dice, oggi come ieri, e l'industria armiera che sempre abbiamo supportato con la nostra passione, tace in vista, probabilmente, di una rinascita per legge del mercato interno. Gli affari sono affari, e al diavolo tutto il resto.
Che ne sarebbe delle nostre rastrelliere, frutto di passione e amore per le cose ben fatte d'un tempo, se fossimo obbligati a ripudiarle in favore di scialbi sostituti?
Che ne sarebbe della nostra caccia mediterranea alla piccola migratoria se non fosse possibile realizzare pallini delle più piccole dimensioni?
Che ne sarebbe della nostra balistica o della nostra ricarica domestica se dovessimo dotarci esclusivamente di borre tubo, senza più feltro, biorientabili o croci?
Che ne sarebbe dell'italica caccia se l'età del piombo fosse davvero finita?
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