Sporchi di sonno e di stanchezza ci avvicinammo alla marroneta< Ma icchè tu dici, oicchè siamo diventati troppo vecchi pe’ questa caccia !?> >-Vecchio e tu sarai te e anche rincoglionito, oh icchè tu credi che un gioane avrebbe fatto meglio di noattri ?> <- Bhe, insomma ! > <- No! Invece, e bisogna usare i’ cervello in questa caccia le gambe un’ bastino e ci ole (vuole)il sale nella zucca, oggigiorno e son tutto fucile e berci (urla) e poco gnegnero (cervello) un tu li senti quando e son ni bosco e sembra d’esse alla fiera di san Patrizio, e fanno a chi bocia di più, ven via!, Ven via, fammi i piacere!-> <- Si, si ma peroe i cignale ell’è sempre ni bosco!-><- E te l’ho detto ,questo animale egli’è magico, come gli’era i’Tiburzi…….> <-Si mejo, o che ricominci coi Tiburzi, ma allora e tu sei più rinc..rimbellicito di me!> <- Più di te e sarà difficile,e un tu ti rihordi (ricordi) qui giorno……> . Continuarono così sotto lo sguardo benevolo dell’agnolo Ambrogio, che credeva di cominciare a capire gli “ Uomini “ grazie ai due cacciatori, sentiva l’amore di questa amicizia forte e salda come una querce , ell’erano cacciatori e percepiva il profondo rispetto che avevano per la natura, i due cacciatori entravano ni bosco con lo stesso riguardo che si entra in una chiesa, gran bestemmiatori, ma mai blasfemi verso la natura cvhe rispettavano in maniera naturale senza tanti fronzoli, per questo Ambrogio amava i due amici, ed era disposto a subire la collera di “ Padrone “ pe’ aiutalli. Dapprima un piccolo scagno (Cleo)poi lo scagno forte e sicuro di Golia, ed iniziò la sinfonia della macchia, sicura ,martellante, la “canizza” fu udita dai due stanchi cacciatori, si guardarono e senza una parola s’incamminarono divisi, ma rinvigoriti dalla “canizza” con passi svelti e sicuri. Dalla marroneta si sentiva la canizza non più martellante ma sempre sicura andare verso i bosco grande, <-E và verso i’ “Poggio di’ Fratino” bisogna tagliare pe’arrihare insieme a lui->Pensarono all’unisono i due cacciatori, e s’incamminarono sempre con passo sicuro, ma ci’haveano i core in gola, ma erano vicini all’epilogo. Prima di sbucare a i’ poggio, la Cleo venne a trovalli tutta scodinzolante con dei sommessi guaiti come volesse incitarli a seguirla , intanto udivano l’abbaio più basso ma con una nota di feroce trionfo di Golia <-Vai Cleo e ti s’è visto !-> mormoravano sotto-voce <-Vai aiutallo, che l’è solo Golia !-> Cleo riparti veloce, oramai erano già su i’poggio, sudati, stanchi, con gli occhi velati dalla stanchezza cercarono i loro prodi . Eccoli lì “ i’ du canucci “ che danzano intorno a i’ “Bobo nero” , nere scintille danzanti intorno al cinghiale, incudine della natura ,una danza perigliosa, non per gli umani e santi, ma solo in primis per “Re cignale” e per i “canucci” che si giocavano la vita, in questa danza gioiosa e feroce, e senza scampo. L’angelo, attonito, guardava senza capire, la lotta per la vita e per la morte di omini e bestie, lotta per non morire e per uccidere.<-Ghe son matt de ligar!-> Fu l’angelico pensier del meneghino Ambrogio, non potea cogliere l’importanza e l’unicità di quel momento la sintesi della vita e della morte , dunque il “Mistero”della vita a lui negato. Era una delle tante belle e fredde giornate maremmane, dove la natura proseguiva imperterrita il suo corso, senza curarsi dei piccoli episodi, cruciali solo per i protagonisti. I due cacciatori, non lontani l’uno dall’altro si guardarono ,per un attimo , erano messi bene sotto-vento,il cinghiale non poteva sentire il pericolo mortale” L'UOMO “.I cacciatori erano pronti ed il cignale ignavo ,alzarono lentamente il fucile e presero la mira sul cignale che lottava con i “canucci”,ma una folata di vento girò improvvisamente (forse il padrone !?)e portò l'odore dell'uomo al cinghiale che si preparò alla fuga immediata,ma l'agnolo Ambrogio l'inchiodò sul posto,tutto parea fermo come i tempo
i cignale rimase immobile non uno stormir di foglie,tutto era fermo simile ad un quadro di caccia, solo ai cacciatori era dato di muoversi. I cacciatori dal viso rugoso e diaccio si guardarono senza capire ,poi improvvisamente sbucarono fuori allo scoperto<- A mene questi giohini e ummi (non mi)garbano e mi sembra imbarsamato , e te l'aveo detto, eppoi sennò domani icché si fa?!Vieni, ven
via ,gnamo che le giornate le sono un pugnello,un fischio ai cani e rientrarono nella macchia. Nessuno li rivide più ne omini ne bestie. <-Ona manega de matt->--(una manica di matti)
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