Avevamo due laghetti artificiali in zona ripopolamento lepri e uno piccolo per dissetare il bestiame quasi sulla strada sotto la casa.
In alto la porcilaia riscaldata, una delle prime in Italia, con dentro 500 porci large white.
Il mezzadro con la sua famiglia stavano li e noi ovvero mio padre e il nonno ci andavamo tutti i giorni.
Io avevo 8 anni e non appena arrivati mi mollavano senza più sapere nulla di me fino all'ora di pranzo.
Mi trasformavo ogni giorno di più in un perfetto cacciatore armato unicamente di un irrefrenabile desiderio di libertà.
Il bar con l'acqua minerale più fresca del mondo, tra una scorreria e l'altra, l'avevo a portata di mano.
In una buca del terreno infatti sgorgava acqua sorgiva minerale che formava una piccolissima pozza da cui io succhiavo l'acqua freschissima con uno stelo di grano.
Quanti nidi degli uccelli più strani potevo passare in rassegna, le volpi, i tassi e tante di quelle lepri che oggi è possibile vedere solo negli allevamenti........
Ai laghetti la sera sdraiato sull'erba era poi uno spettacolo incantevole e surreale reso possibile dalla tregua per l'abbeverata rispettata perfino dai carnivori più affamati.
Al ritorno alla casa la sera la sosta sul poggio dove iniziano i calanchi era di rigore.
Li infatti cantavano all'imbrunire le starne
3/4/5 branchetti di una ventina di individui l'uno.
Il poggio che guardava a mezzogiorno era inclinato a sera verso la strada separato soltanto dal primo calanco ed era incredibilmente piccolo considerando il numero delle starne.
Era facile scorgerle mentre uscivano dall'erba per poi rientrarvi subito e uscirne ancora e ancora.
Io stavo sulla strada seduto sul ciglio del fosso nel punto in cui uscivano i trattori dalla cavedagna che in salita portava i contadini a casa.
Le starne non badavano a loro nè tantomeno a me e io le potevo ammirare a lungo da non più di 20 metri finchè ad un tratto come ad un segnale un branchetto alla volta prendevano il volo per andare a passare la notte in bandita.
Si lanciavano ad ali dapprima socchiuse come i falchi quando si gettano dall'aalto sulla preda, poi spiegate cadendo veloci verso il fondo dei calanchi per poi risalire planando dolcemente sfiorando con le piume le creste calanchive di quell'avaro territorio a cui uomini e bestie erano legati.
Partendo dalle case "Benati" in direzione "Pieve Sant'Andrea" si giunge alla strada che in discesa porta alla Via Montanara nei pressi di Ponticelli ovvero alla provinciale che congiunge Imola con Firenze.
Subito dopo il crocicchio da cui si abbandona Montecatone in direzione Ponticelli iniziavano sulla sinistra le vigne che per un tratto erano in terreno libero.
Era questa l'unica striscia cacciabile tra la bandita e la zona di ripopolanebto e cattura.
Qui durante tutta la stagione poteva esserci l'incontro non troppo fortuito con fagiani e lepri.
Uccelli ben diversi da quelli che oggi fin troppi conoscono.
Uccelli autoctoni e scaltri che sapevano sfuggire al cane più abile facendolo girare e girare finchè s'involavano fuori tiro dopo essersi fatti pedinare per centinaia di metri dal povero cane.
Mi par di vedere ancor oggi nella mia mente quel tenebroso arrogante beffare il fior fiore dei setters della zona pedinando veloce tra le viti per poi entare nella medica da dove nessun cane l'avrebbe mai trovato anche perchè a partire dal fossato in fondo metà della medica era in bandita.
Ne prendevano il 10% di quelli che c'erano ma il resto ci si doveva accontentare di ascoltarne i Co Co cooooooooo fimchè un giorno di qualche anno dopo portammo a casa a due mesi di età: Snoopy...
Snooppy era un cocker spaniel roano senza certificato che mi era costato tutti i miei risprmi.
Nacque nell'inverno 1965/66 da genitori entrambi grandi cacciatori quando io avevo 12 anni.
L'allevatore me lo dette quale scartino invenduto dicendomi però che era quello che aveva tenuto per se..........
L'opposizione dei miei genitori all'acquisto fu tenace e la motivazione era sempre la stessa:
-ma cosa te ne fai che non vai a CACCIA!......
In realta avevano ragione ma io "andavo a caccia" anche se avevo SOLO 12 ANNI.
Al termine della scuola in giugno io e Snooppy non stemmo a casa neppure un giorno e passai tutta l'estate a Montecatone.
Le guardie venatorie dopo i primi rimbrotti mi lasciarono in pace in quanto il terreno era nostro e io ero un bambino che giocava nei suoi campi con un bastone in mano a mo' di fucile in compagnia di un cucciolo di cane.
Alle loro domande riguardo al suo uso io rispondevo laconico che era da tartufi ma che non sapeva fare ancora niente e che io l'usavo solo per farmi compagnia.
In realtà Snooppy era un grande cacciatore...................
A sei mesi di età dunque lo portai sul campo di medica con Pierino.
Pierino era uno dei mezzadri delle "case Benati di sopra" mezzo bracconiere e mezzo cacciatore.
Pierino mi aveva insegnato di abiutare il cane allo sparo sparando da lontano mentre il cane mangiava e io puntualmente non potendo sparare col fucile di mio padre avevo fin dal primo giorno ripiegato sulle cartuccine giocattolo a salve sparate da distanza anche molto ravvicinata.
Snooppy mangiava tranquillamente e con grande appetito anche se ne sparavao 50 da 15 Cm. do distanza... ma un cal.12 era diverso pensavo.
Pierino era rimasto entusiasta del lavoro di Snooppy e per aiutarmi nell'addestramento decidemmo di dargli da mangiare a casa sua la sera prima di tornare in città così che Pierino potesse sparare uno o due colpi cal.12 e valutarne la reazione.
Snooppy non aveva dunque paura del colpo e il mio addestramento era stato dunque ottimo.
Finalmente giunse il tanto atteso primo giorno di caccia e io per la frenesia quella notte non riuscii a dormire e attesi in macchina con Snooppy che mio padre si decidesse ad andare a Montecatone col nonno.
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