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  • fulviogp
    ⭐⭐
    • Dec 2015
    • 604
    • Torino

    #1

    Leggere attentamente per capire.

    Leggo spesso di argomenti che, direttamente o indirettamente, riguardano il mondo della caccia e spesso, da alcune risposte/commenti che leggo, mi accorgo che l'articolo di giornale o il servizio di una trasmissione televisiva è riuscito pienamente nel suo intento: quello di far credere che gli asini volano e i gatti si son messi a fumare.
    Mi spiego meglio: quando dicono che ad es. i boschi sono aumentati è vero, ma non dicono che la qualità è ridotta al minimo (prima faggete o boschi planiziali querco-carpineti ed oggi di sola robinia) con capacità di ospitare fauna selvatica in percentuali ridottissime rispetto al passato.
    Un po' come dire che oggi sulle tavole c'è più cibo di 20 anni fa: ieri una bottiglia di Champagne e un'aragosta ed oggi 4 pagnotte, un tazzone di latte, 2 fette di prosciutto ed un litro di tavernello.
    Se letta senza pensare è una giusta affermazione ma....

    Idem i danni da fauna selvatica: raddoppiati i danni!!!!!
    Per numero o nonostante si siano ridotti hanno colpito produzioni a reddito maggiore e hanno quindi alzato il costo del risarcimento?
    Aumentano gli abbattimenti ed aumentano i danni?!?!?!?!?!
    Qualcosa non quadra, o i dati son farlocchi o la capacità riproduttiva degli animali è aumentata, e così via.
    Costa di più riparare una Ferrari che 20 Panda quindi, chi scrive, chiarisca sempre se gli aumenti sono per numero o per qualità del danno, cambia molto nel poter giudicare.

    Mediamente ogni cittadino, per risarcire gli enormi danni della fauna selvatica, deve sborsare 0,50/1 € all'anno, meno delle tasse pagate acquistando 1 lt di benzina.......
    Se invece di dire che dovremo pagare 1 € all'anno ti dicono che il costo è di 1,5 mioni di € (senza che la gente si preoccupi che nella tal regione vivono 1,5 milioni di persone) sembra un cifrone.
    Sarebbe ad esempio bello paragonare le cifre che ci catapultano con il costo sociale di chi le catapulta.

    Potrei aggiungere molti altri esempi, ancora più specifici, ma per iscritto diventa pesante e mi limito qui.
    Mi scuso per la lungaggine ma spero che, oltre ad avervi stufato, riesca anche a farvi un po' meditare ed imparare a non prendere per oro colato tante notizie abbaglianti.
    Buona Pasqua a tutti. [brindisi]
  • Alessandro il cacciatore
    🥇🥇
    • Feb 2009
    • 20199
    • al centro della Toscana
    • Deutsch Kurzhaar

    #2
    Non crediamo alle favole ma almeno guardiamo i fatti. Vai su Google earth e guarda la provincia di Siena dalle foto aeree storiche da 1960 in avanti. Vedi chiaramente il diminuire del terreno coltivato e l avanzare del bosco. La pseudo acacia, a parte che è ottimia per alcune specie selvatiche la trovi di solito lungo i cigli delle autostrade o lungo i fiumi. Qui foreste di acacia non ci sono. Ma tante migliaia di ettari continui di bosco ceduo si. Riguarda Google earth alla data attuale.
    Ars venandi est collectio documentorum, quibus scient homines ad opus suum deprehendere animalia non domestica cuiuscumque generis vi vel ingenio. (Fridericus II Imperator 1194-1250)

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    • silvio roncallo
      ⭐⭐⭐
      • Dec 2006
      • 5650
      • genova, Genova, Liguria.
      • spinone

      #3
      del resto se fossero "boschi sterili" come si giustificherebbe l'aumento di ungulati negli ultimi 30/ 40 anni?
      l'abbandono dell'Appennino ha indiscutibilmente lasciato terreno fertile all'espansione dei boschi di castagno e faggio.
      anche qui; basta dare un'occhiata alle foto degli anni 60/70 ed a quelle odierne per farsene un'idea
      silvio

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      • Alessandro il cacciatore
        🥇🥇
        • Feb 2009
        • 20199
        • al centro della Toscana
        • Deutsch Kurzhaar

        #4

        Anche se storto, questo è il deserto dalle mie parti. Trovato stasera proprio dove ho fatto questa foto una fatta di lupo imbottita di peli di cinghiale.
        Ars venandi est collectio documentorum, quibus scient homines ad opus suum deprehendere animalia non domestica cuiuscumque generis vi vel ingenio. (Fridericus II Imperator 1194-1250)

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        • Johnny Padella
          ⭐⭐⭐
          • Nov 2015
          • 1023
          • Finalmente nella capitale del GDT

          #5
          Originariamente inviato da fulviogp
          quando dicono che ad es. i boschi sono aumentati è vero, ma non dicono che la qualità è ridotta al minimo (prima faggete o boschi planiziali querco-carpineti ed oggi di sola robinia) con capacità di ospitare fauna selvatica in percentuali ridottissime rispetto al passato.
          Quando dici che i dati divulgati dalla stampa vanno presi "cum grano salis" dici un grossa verità.

          Sulla questione dell'aumento del territorio boscato in Italia posso riportare la mia esperienza, derivante da alcuni studi accademici (risalenti a 15 anni fà) e osservazioni personali.

          Intanto, bisogna stabilire cosa si intende per "bosco" la definizione ufficiale era "un terreno che presenta una copertura arborea almeno del xxx%" inutile dire che questa percentuale negli anni veniva sempre ritoccata, includendo nel territorio boscato territori che prima non lo erano etc..

          Poi bisogna definire cosa è la "copretura arborea", cioè cosa è un albero, per distinguerla dagli arbusti etc..(la definizione non me la ricordo ma mi pare fosse oltre 3m di altezza).

          Effettivamente le zone boscate sono molto aumentate nel tempo, ma le zone "neo-boscate" non sono i boschi curati del passato, ma principalmente forme di transizione tra il terreno agricolo e il bosco "spontaneo". Periodicamente vengono fatte operazioni di manutenzione solo lungo le strade, o tagli per ricavare legna da ardere (se va bene).

          Economicamente non sono zone molto produttive, ma sicuramente fungono da rifugio e fonte di cibo per numerosi animali più o meno grossi. Fungono più che altro da rifugio, il cibo se lo vanno a prendere altrove...facendo i famosi danni.

          Secondo me, e nelle zone che ho potuto vedere io, si è passati da un ambiente curato e organizzato in funzione di ricavare un reddito (boschi cedui da paleria, fustaie da legname, cedui per legna da ardere), ad un ambiente molto più "selvatico", per questo colonizzato da animali anche grossi (ungulati) che prima erano troppo disturbati per proliferare.

          Questa è la mia esperienza.
          Bocce&Cartucce

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          • Tosca del diamante
            ⭐⭐⭐
            • Aug 2009
            • 1703
            • Sant'Olcese (GE)
            • Drahthaar

            #6
            Il bosco, anzi sarebbe meglio dire la foresta è cresciuta moltissimo in questi ultimi decenni. Dove abito io, nel comune di Sant'Olcese, sulle alture alle spalle di Genova, fino al primo dopoguerra il bosco era solo di castagno, sopra prato in salita fino alla sommità, dove sorge il Forte Diamante. La gente del posto, così mi raccontano i vicini (io vi abito solo da 26 anni dopo essere "fuggito" da Genova), aveva la mucca per il latte e qualche vitello, anche nella mia casa c'era la stalla, facevano il fieno nei prati sopra il bosco e lo portavano a basso con le teleferiche. La vita era dura a base di castagne, latte e patate ed altri prodotti dell'orto, qualche gallina e qualche coniglio. Nel secondo dopoguerra c'è stata la fuga dalle campagne verso le grandi fabbriche che stavano crescendo a Genova: Italsider, Ansaldo, Italcantieri ed ancora il Porto. Da allora gli alberi hanno esteso il loro dominio, alberi "sarvaeghi" come dicono qui (selvatici), per distinguerli dal castagno domestico, come frassino, carpini, robinie ecc. Sono scomparse le pernici rosse, i fagiani non hanno mai attecchito ed anche le lepri sono solo un ricordo. In compenso sono arrivati i cinghiali, ormai da oltre trent'anni ed ultimatamente i caprioli. Al seguito degli ungulati si sono presentati anche i lupi che erano scomparsi da almeno due secoli, ma forse molto di più. Fagiani, pernici e lepri che danni possono fare? qualche chicco d'uva e qualche pianticella? I caprioli rovinano in grande quantità le giovani piante ed i germogli di qualsiasi vivaio, per non parlare dei danni dei cinghiali. Io stesso ho dovuto recintare buona parte del mio terreno per tenerli lontano, dopo che mi avevano ripetutamente devastato l'orto, il prato e danneggiato molti muretti a secco. Non ho certo fatto richiesta danni e mi sono sobbarcato una spesa non indifferente ed un mazzo tanto per mettere tutta la recinzione. Da maggio scorso i lupi hanno ucciso le pecore in almeno due posti nella valle di Sant'Olcese, l'ultimo a poche centinaia di metri dalla mia abitazione.
            Purtroppo la realtà è questa, magari sarebbe il caso che i danni della fauna selvatica fossero a carico della collettività e non solo dei cacciatori, ma l'abbandono del territorio ha ormai creato un deterioramento enorme, ed anche se i paesi si sono ripopolati moltissimo in questi ultimi decenni, chi vive qui lavora a Genova e non cura più né il bosco né i prati, se non intorno alle proprie abitazioni.
            L' attività venatoria è cambiata col cambiare del territorio, personalmente, a parte un po' di selezione al capriolo e daino, caccio quasi esclusivamente in ATC del Piemonte e della Lombardia.
            Questa è la realtà della stragrande maggioranza dei comuni della provincia di Genova e delle altre province liguri.

            Ciao Enrico
            sigpic..con nelle mani l'odore dei cani, i vestiti a volte un po' logori ma depositari di momenti indimenticabili passati sui monti, nei campi, nelle boscaglie e lungo i fiumi con a fianco i miei Drahthaar...

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