Racconto quasi vero

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  • gyuggy
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    • Mar 2006
    • 311
    • Pianoro (BO), Emilia Romagna.
    • Bracco Italiano / Spinone

    #1

    Racconto quasi vero

    La stagione volge al termine e con essa si riduce la speranza dell’incontro galante nel bosco.
    La chiusura è fissata per il sabato a San Chierlo, non nutro grandi speranze, visto che quest’anno le beccacce si sono viste con il contagocce; sarà più che altro l’occasione per vedere le ultime ferme della stagione su fagiani smaliziati.
    Parto direttamente a piedi dalla casa di caccia, scollino sopra la chiesa, attraverso la stradina bianca e comincio a frugare le prime possibili rimesse. Attraversiamo il lungo campone che porta al meraviglioso borgo abbandonato. Superata l’aia prendo per la stradina in discesa nel bosco e arrivo al bordo inferiore del campo, proseguo passando sotto la casa gialla e arrivo alla pineta. La attraversiamo, il cane cerca con passione una trentina di metri davanti, quando eccolo venteggiare e poi iniziare una filata a testa alta guidato dal suo tartufo, il collo mobile ad assecondarne i rilievi e tutto il corpo tirato da quel filo invisibile; finalmente fermo. Ho il cuore in gola, mi accosto in silenzio e mi perdo nello sbuffo che a brevi intervalli esce sostenuto dall’atmosfera umida del sottobosco. Qualche passo ancora, le orecchie sollevate, lo sguardo attento, di nuovo bloccato. Siamo a una decina di metri dal bordo inferiore della pineta, non lontani dal lato lungo cui – esternamente - corre il sentiero. Attendo un attimo, poi decido di uscire e di mettermi poco fuori in corrispondenza dell’angolo, in modo da darmi la maggiori possibilità di tirare o quanto meno di vedere la rimessa. Sono praticamente di fronte al cane, ad una quindicina di metri da lui. Non gli do nessun comando, mi sto godendo il momento tra gioia autentica e tensione.
    Il frullo secco ma ovattato mi sveglia all’improvviso eccola tra i pini venire verso di me e poi scartare uscendo nel pulito per buttarsi nella ripida costa alla mia sinistra; mi stringo sul fucile e in un attimo si avvita lasciando qualche penna sospesa che si staglia contro il cielo freddo e grigio. “Porta, porta! Bravo, dai!”. Estraggo la mia MB Gigante, la annuso intensamente e la ripongo con cura in tasca.
    Vedere Avon spuntare dall’intrico di ginestre e rose canine fradice tenendo la regina in bocca con il collo abbandonato e il lungo becco ancora sporco di terra è lo spettacolo più bello. Prendo la regina delicatamente e non ci sono carezze o “Bravo” che possano ripagare l’azione del cane e la gioia che ho nel cuore. La tengo in mano e la liscio come si potrebbe fare con un oggetto prezioso e delicato.
    Averti così è toccare il cielo con un dito. Sognerò ad occhi aperti il nostro prossimo incontro.
    g.

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