Come alloggiate i vostri fucili?
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nessun problema ai legni dato che essicano l'aria ,ma fino a un certo punto .l'armadio dei fucili non diventa un forno ma mantiene un'umidità contenuta e accettabile dai materiali sia metalli delle canne che legni ,io da qualche anno uso questo silica gel in buste da 1 kilo ne metto due nell'armadio blindato che misura 50 centimetri di larghezza e non ho per il momento avuto nessun problema .ovvio le armi vanno oliate con straccio imbevuto di olio (io uso quello di vaselina) quando non le uso a caccia e proteggge parecchio perchè si asciuga sulle parti formando una pellicola protettiva e non cola .importante è anche non toccare con le mani le parti in metallo quando i fucili sono riposti e non si usano ,altrimenti ripassare lo straccetto col l'olio onde evitare corrosioni e ruggini dove si è toccato e lasciato per mesi ,il sudore delle mani è deleterio per i metalli .ciao spero di essere stato chiaro ... -
Dovresti provare con del CRC Gun Store (diverso dal CRC Gun Care), per un paio d'anni dovresti essere a posto, anche se una controllatina ogni tanto ce la darei.Originariamente inviato da Piombinoho un monocanna cal 32 di oltre un secolo, la canna non da nessun problema, ma la bascula è una tragedia.... se non la mantengo ben oliata si intravedono, solo dopo pochi giorni, un po di puntini di ossidazione. non so che fare, non so se è il caso di usare prodotti particolari, tanto non lo uso spesso.... giusto qualche dotta a quaglie per rendergli onore.... voi che ne pensate? esiste qualche prodotto che fa al caso mio?Commenta
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Ora sono in procinto di prendere una doppietta ma.................. SSSSSS mia moglie non lo sa' [;)][/QUOTE]
ok, sarò muto come un pesce! [:D]
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grazie mille per l'info ma non conosco questo prodotto.... dove lo posso trovare ?
---------- Messaggio inserito alle 10:39 AM ---------- il messaggio prcedente inserito alle 10:39 AM ----------
perfetto questione chiarita alla grande.....[vinci] mi ero spaventato.....nessun problema ai legni dato che essicano l'aria ,ma fino a un certo punto .l'armadio dei fucili non diventa un forno ma mantiene un'umidità contenuta e accettabile dai materiali sia metalli delle canne che legni ,io da qualche anno uso questo silica gel in buste da 1 kilo ne metto due nell'armadio blindato che misura 50 centimetri di larghezza e non ho per il momento avuto nessun problema .ovvio le armi vanno oliate con straccio imbevuto di olio (io uso quello di vaselina) quando non le uso a caccia e proteggge parecchio perchè si asciuga sulle parti formando una pellicola protettiva e non cola .importante è anche non toccare con le mani le parti in metallo quando i fucili sono riposti e non si usano ,altrimenti ripassare lo straccetto col l'olio onde evitare corrosioni e ruggini dove si è toccato e lasciato per mesi ,il sudore delle mani è deleterio per i metalli .ciao spero di essere stato chiaro ...Commenta
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Li tengo chiusi nell'armadio blindato, ancorato al pavimento ed alla parete. Canne rivolte verso l'alto , la stanza è asciutta , mai avuto problemi nè notato nulla di sospetto.
Messi verticali, i più datati hanno il segno dell'olio alla fine della croce, i basculanti naturalmente. Fatto vedere all'armaiolo per risistemare i legni è rimasto un alone di diverso colore -(l'olio). Ora con l'olio ci vado più leggero, comunque legni del tutto integri.Commenta
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Io tengo le armi in un armadietto blindato in magazzino, mi piacerebbe tenerle in casa in una bella vetrina (anche se non sono armi di valore) ma cmq hanno del valore per me, ma la mia compagna [:-fight] le tollera poco.
Bella la cosa metterli a canna in giù...........ora ci penso!!!
CiaoCommenta
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Lo spazio e' quello che e', nella cassaforte, in piu' ci sono anche le carabine con l' ottica..
Comunque, puliti e oliati a dovere, riposti con le canne alternate,
uno su l' altro giu.
E vissero tutti felici e contenti...[:D]Una giornata di lavoro persa, la puoi recuperare…una giornata di caccia persa, e' persa...Commenta
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Armadio blindato, e obbligatoriamente con le canne rivolte verso il basso proprio per evitare che l'olio impregni i legni
[:-golf]CHI CREDE CHE TUTTO ABBIA UN INIZIO ED UNA FINE.....NON POSSIEDE UN BREDA L.R. MARINO
____________________________Commenta
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giovannirusso
Renato, sono anni che, a rotazione casuale , ne ho uno o a volte due nello stanzino dei mangimi dei cani, uno appoggiato alla macchina da cucire di mia moglie e uno non mi ricordo dove ma ci guardo oggi.
Ho sempre considerato lo schioppo un accessorio della serie "purchè spara", come diceva quel mio amico:- cane da trenta milioni e fucile da trentamila lire.
Oggi stesso, però, dopo aver letto questa bella discussione, chiamo il mio bravo falegname e mi faccio attrezzare una nicchia che ho già in uno dei muri e che ora è una libreria. Siamo veramente degli incoscienti a lasciare in giro le armi in quella maniera lì. Eppoi, dopo trent'anni di matrimonio i rapporti con la moglie non sono quelli di quando l'aspettavo sotto casa con un mazzo di rose. Percui, forse anche per quello, sarebbe opportuno chiuderli e nascondere la chiave. O no?
Bravi ragazzi, una discussione semplice ma che, per quanto mi riguarda, ha sortito effetti che da anni erano in...sospeso.
Ciao, Giovanni.Commenta
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io su una nicchia del sottoscala ho fatto mettere dal falegname uno sportello con vetro blindato e fatto da me delle tacche su un'asse fissata al muro, li tengo a canna in su tanto l'olio che gli do è poco, giusto una passata con uno straccio imbevuto di olio che lascia in sottilissimo stratoÉ piú facile trovar dolce l’assenzio, che in mezzo a poche donne un gran silenzio. [old]Commenta
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Sì, Giovani, io ho la fortuna di aver atrezzato una stanza 2,5 x 4 come camera blindata, quindi sono tutti alla rinfusa (anche se protetti). L'idillo incrinato da me non può funzionare come spinta psicologica di un ipotetico uso "improrio" e quindi spingermi ad una governa più oculata: ambedue abbiamo la lincenza ed ambedue fucili intestati, quindi, ambedue abbiamo le chiavi.Renato, sono anni che, a rotazione casuale , ne ho uno o a volte due nello stanzino dei mangimi dei cani, uno appoggiato alla macchina da cucire di mia moglie e uno non mi ricordo dove ma ci guardo oggi.
Ho sempre considerato lo schioppo un accessorio della serie "purchè spara", come diceva quel mio amico:- cane da trenta milioni e fucile da trentamila lire.
Oggi stesso, però, dopo aver letto questa bella discussione, chiamo il mio bravo falegname e mi faccio attrezzare una nicchia che ho già in uno dei muri e che ora è una libreria. Siamo veramente degli incoscienti a lasciare in giro le armi in quella maniera lì. Eppoi, dopo trent'anni di matrimonio i rapporti con la moglie non sono quelli di quando l'aspettavo sotto casa con un mazzo di rose. Percui, forse anche per quello, sarebbe opportuno chiuderli e nascondere la chiave. O no?
Bravi ragazzi, una discussione semplice ma che, per quanto mi riguarda, ha sortito effetti che da anni erano in...sospeso.
Ciao, Giovanni.
La tua ultima mi ha ricordato commosso...
Uno dei miei mentori, una ventina di anni fa mi raccontò di un fatto realmente accaduto negli anni del dopoguerra, quando i primi signorotti affermati si appassionarono alla caccia. Nella bassa veronese le canalizzazioni erano poche e molti terreni quasi tutto l'anno allagati. In tali si cacciava con piccoli barchini a fondo piatto ove si alloggiava fucile, cane e cartucce. Con questo metodo di caccia taluni seguivano a piedi sulle sponde "spadulando" i bordi degli acquitrini. Soilitamente i barchini erano governati dai battitori e raccoglitori, anche perché su tali l'equilibrio era sempre precario e cambiare il fucile con la stanga difficilmente realizzabile in frazioni di secondo che permettessero un tiro utile a consumare la cartuccia con senno. I signorotti con pointer purissimi e fucili su misura di altisonanti fabbriche per l'epoca, il battitore protagonista si arrangiava con una doppietta che usava pulire con la carta vetrata. Il cane del barcaiolo gobbo ed incurvato come fosse stato passato nella forma, non eccelleva per fierezza e bellezza, ma dato il periodo in corso, il veronese era una delle culle della cinofilia venatoria, quindi nella buona media. E così gli uni camminavano attenti e semi-imbracciati, l'altro spingeva il lungo legno. Il cane, sempre in punta ed in piedi nel verso della direzione di marcia, talvolta scivolava giù dalla imbarcazione come fa la serpe d'acqua dal sasso a bordo stagno. Poi saliva l'argine ed andava a segno fermando i beccaccini che soggiornavano sulle anse dei canali ove il limo si accumula invitando il limicolo a pasteggiare. Il beccaccino partiva, gli appiedati sparavano mentre il rematore tirava sempre il grilletto per ultimo, sia per cortesia che per tempistiche. Il riporto era poi ovvio: ai tempi, un cane che non trovava l'abbattuto faceva sprecare cartucce. La morale la hai già scritta tu: se vuoi far carniere, fucile straccio e cane da baccio! E poi, sparare nelle penne e non altrove.Commenta
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giovannirusso
BELLISSIMA. Veramente una bellissima pagina.Sì, Giovani, io ho la fortuna di aver atrezzato una stanza 2,5 x 4 come camera blindata, quindi sono tutti alla rinfusa (anche se protetti). L'idillo incrinato da me non può funzionare come spinta psicologica di un ipotetico uso "improrio" e quindi spingermi ad una governa più oculata: ambedue abbiamo la lincenza ed ambedue fucili intestati, quindi, ambedue abbiamo le chiavi.
La tua ultima mi ha ricordato commosso...
Uno dei miei mentori, una ventina di anni fa mi raccontò di un fatto realmente accaduto negli anni del dopoguerra, quando i primi signorotti affermati si appassionarono alla caccia. Nella bassa veronese le canalizzazioni erano poche e molti terreni quasi tutto l'anno allagati. In tali si cacciava con piccoli barchini a fondo piatto ove si alloggiava fucile, cane e cartucce. Con questo metodo di caccia taluni seguivano a piedi sulle sponde "spadulando" i bordi degli acquitrini. Soilitamente i barchini erano governati dai battitori e raccoglitori, anche perché su tali l'equilibrio era sempre precario e cambiare il fucile con la stanga difficilmente realizzabile in frazioni di secondo che permettessero un tiro utile a consumare la cartuccia con senno. I signorotti con pointer purissimi e fucili su misura di altisonanti fabbriche per l'epoca, il battitore protagonista si arrangiava con una doppietta che usava pulire con la carta vetrata. Il cane del barcaiolo gobbo ed incurvato come fosse stato passato nella forma, non eccelleva per fierezza e bellezza, ma dato il periodo in corso, il veronese era una delle culle della cinofilia venatoria, quindi nella buona media. E così gli uni camminavano attenti e semi-imbracciati, l'altro spingeva il lungo legno. Il cane, sempre in punta ed in piedi nel verso della direzione di marcia, talvolta scivolava giù dalla imbarcazione come fa la serpe d'acqua dal sasso a bordo stagno. Poi saliva l'argine ed andava a segno fermando i beccaccini che soggiornavano sulle anse dei canali ove il limo si accumula invitando il limicolo a pasteggiare. Il beccaccino partiva, gli appiedati sparavano mentre il rematore tirava sempre il grilletto per ultimo, sia per cortesia che per tempistiche. Il riporto era poi ovvio: ai tempi, un cane che non trovava l'abbattuto faceva sprecare cartucce. La morale la hai già scritta tu: se vuoi far carniere, fucile straccio e cane da baccio! E poi, sparare nelle penne e non altrove.Commenta
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O Marino ho letto solo ora con questi fucili tenuti con canne in basso. Io li tengo con canne in su ma non mi muffisce niente, anche perchè quando li lubrifico dopo li asciugo dentro e fuori.Leonardo cinofilo cacciatoreCommenta
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