Cambiare La 157

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sergiogunnella
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  • sergiogunnella

    #1

    Cambiare La 157

    Qualche volta si fa per fare. Molte volte per apparire, o….per avere. Ma andiamo avanti.
    Che la 157/92 sia da modificare, non ci piove. Nessuno più del sottoscritto ne è convinto. Altrimenti vorrebbe significare che i quindici anni trascorsi a studiarla, valutarla, criticarla, commentarla, proporne gli aggiustamenti e, perché no? cercarne una ragionevole applicazione, sarebbero irrimediabilmente naufragati, e bene farebbe la mia famiglia a fissarmi immediatamente un appuntamento con lo strizzacervelli del villaggio.
    Ma andiamo per ordine. Esistono –è vero- grandi discrasie negli articolati della 157/92 che nacquero all’ epoca (sono passati già 16 anni, vivadiana!) da una certa mentalità vetero-gestionale che la riforma si trascinò dietro dalle normative passate. A questo si aggiunse disgraziatamente l’ infiltrazione evidente e inquinante di alcune “illuminazioni” manifestamente “protezionistiche” che per nulla agevolarono, e agevolano (ma se mai ostacolano) l’ attuazione di una corretta e moderna gestione del territorio agro-silvo-pastorale. Si sbagliava, o si bleffava, quando si chiedevano –tout court- all’ I.N.F.S. (povero!) dati e conoscenze che, a tre lustri dall’ uscita della legge quadro appaiono ancora “roba da mangiare”. Si sbagliò ancora quando in una normativa nazionale si fissò la percentuale di territorio regionale che doveva essere comunque “protetta”, come se l’ Italia fosse un’ uniforme tavola territoriale, vegetazionalmente e pedologicamente uguale, e le regioni italiane, e conseguentemente le province, fossero tranci di un’ unica torta piattamente omogenea. Si continua a sbagliare non proponendo un fico secco per risolvere l’ accaparramento indebito di territorio “verboten”, solo perché “regolarmente tabellato e in base al decreto bla, bla, bla” deciso con il sistema ormai trito e ritrito dell’ “egocentrismo democratico”. Dalla nostra sponda del fiume, io non parlo, io non sento, io non vedo. E così chi non parla, non sente e non vede, aiuta, se non addirittura incoraggia, l’ accidia di chi dovrebbe controllare e non lo fa, di chi dovrebbe proporre e non lo fa, di chi dovrebbe andare in piazza e non lo fa. Si sbagliò e si continua a sbagliare quando si diede alla percentuale fissata, compresi i parchi, e adesso –ancora, cribbio!- le ZPS e i SIC, una valenza essenziale come se bastasse “vietare” comunque l’ esercizio venatico per fare gestione: ma fatemi il piacere! Proprio i parchi, abbandonati a se stessi, con presenze preponderanti di popolazioni ecologicamente squilibrate dimostrano che la gestione agro-silvo-pastorale ha bisogno di una maggiore e coordinata presenza umana che sappia “coltivare” e “conservare” l’ ambiente, traendone anche beneficio.
    Io dico che la 157/92, non solo va modificata, aggiustata, modernizzata, ma deve essere obbligatoriamente e finalmente confrontata e “spalmata” -per così dire- anche sull’ altra grande riforma, la 394, più “vecchia” di un anno, ma certamente non estranea al nostro mondo. Va fatto. Punto e basta. Pur tentando di sforzarmi di apprezzare le varie iniziative e i proponimenti che stanno circolando sull’ argomento su questo Sito in questi gg., al fine di non ritrovarmi ancora una volta di fronte ad una sorta di “minestra riscaldata”, vorrei focalizzare la vostra attenzione sul fenomeno megarico tutto italiano che è quello di vedersi costretti a DOVER aggiustare una normativa che, se è vero -come è vero- che fa acqua da molte le parti, occorre riconoscere che la stessa non è ancora stata applicata in toto. Un vero paradosso. Ma il ventilato “superamento delle province”, la presa di coscienza a riguardo delle regioni che stanno assumendo ogni giorno più potere decisionale, il “federalismo” che appare sempre più vicino al decollo, sono fatti nuovi con i quali anche il cittadino-cacciatore prima o poi dovrà fare i conti. Modificare si deve. Tuttavia il pericolo, come spesso accade, è la giusta scelta dei tempi. Cosa non facile, stando alle scadenze elettorali che ci assillano ogni giorno, mi rendo conto; ma il “fare per fare” consiglia sempre collegialità e consapevolezza. Al contrario del “fare per apparire” che, pur apportando vantaggi immediati ma circoscritti, non sempre arriva a conclusioni ragionevolmente collegiali. Modificare subito dopo le…”modifiche”, non solo creerebbe confusione, ma sarebbe perfino criticabile sotto l’ aspetto meramente pragmatico delle cose. Io sono Umbro, terra di santi, artisti e cacciatori. Tuttavia l’ Italia a colori che io sogno per gli Uomini dei Boschi non si ferma alla mia regione. Ma questa è un’ altra storia sulla quale, amici, se avrete la bontà di seguirmi, vi intratterrò in una prossima occasione.
    Sergio Gunnella
  • Giorgino

    #2
    L. 157/92 "Sergio ha ragione"


    Sergio,
    data la mia poca conoscoscenza sull'utilizzo del sito, non so se questo messaggio ti arriverà, spero di si.
    Sento anch'io il bisogno di associarmi alla tua mail circa la riforma della L. 157/1992, poichè, così come formulata ormai 16 anni or sono, non ha dato (e non poteva darne) i risultati sperati. Infatti all'incongruenze della legge medesima si sono aggiunte altrettante interpretazioni incongruenti dalle diverse Regioni italiane che hanno dovuto recepire la legge. E' il caso di dire: Danno su danno, o meglio al danno si aggiunge la beffa. E' noto le leggi a tavolino, senza considerare le diverse esigenze, condizioni oggettive e territoriali (ecc.), non possono produrre effetti "benefici" sulla materia di intervento.
    Secondo me le pressioni, per la modifica della legge, dovrebbero provenire dalle ASSOCIAZIONI che ci rappresentano. Noi purtroppo siamo la "base" e nostro malgrado, almeno per il passato, non abbiamo fatto altro che favorire il consociativismo delle Associazioni con la parte politica. La caccia non interessa ai politici! L'interesse è solo per l'accaparrarsi i voti dei cacciatori; senza scontentare, però, i Verdi, gli Ambientalisti, gli Agricoltori, e così via.
    Comunque attenderò di leggerTi ancora sulla questione e, se è il caso, di approfondire la discussione anche con altri che la pensano come noi. A ben risentirci .... Ciao, Giorgino

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