visto l'enorme aiuto ricevuto vi sottopongo il terzo (e spero ultimo) grattacapo. Qui non si parla più di caccia al cervo, ma a un volatile chiamato gallo cedrone, o urogallo (se qualcuno potesse dirmi qual è il termine più usato qui in Italia ve ne sarei molto grata).
Qui di seguito il brano, e come al solito in grassetto le parole "tecniche" che sto cercando. Io ho inserito più o meno la traduzione letterale:
«Ha ragione a dispiacersi. È una carne deliziosa. Il gallo cedrone mangia solo bacche, germogli. Non immagina che gioia è per un cacciatore, e che fatica richiede l’appostamento» raccontò sognante il capo. «Quando senti da lontano il suo corteggiamento… Il cosiddetto conteggio, una specie di gocciolio veloce. Più o meno così».
Prese dalla tasca del cappotto una matita e picchiettò distintamente sulla cassa.
«Mentre è in atto il conteggio puoi avvicinarti. Ma appena si ferma devi bloccarti all’istante…». Fece qualche balzello e si fermò immobile al centro della sagrestia. Si portò timidamente il dito alla bocca.
«Shhh. Bisogna aspettare il cosiddetto schiocco. È come quando si stappa una bottiglia. Così».
Mise in bocca l’indice ricurvo, cercò di contrarre la guancia il più possibile e tirando fuori il dito produsse un rumore.
«Così, ma non devi ancora muoverti».
«Altrimenti volerebbe via, vero?»
Il capo si limitò ad annuire, perché se avesse parlato il gallo cedrone sarebbe scappato di sicuro. Poi guardò in alto, verso il ramo di pino da cui il gallo cedrone dichiarava il suo amore a una gallina accovacciata tra la vegetazione sotto.
«Sta già albeggiando…, il re pennuto è stagliato contro il cielo, ha già la maschera gonfia di sangue… e arrotonda le penne, si gonfia e arrotonda…» bisbigliò il capo con un discorso strano, poi rovesciò indietro la testa e cominciò a gorgheggiare, tubava e agitava i palmi delle mani intorno alle ginocchia.
«È la fase dell’arrotondamento. A quel punto l’uccello è diventato sordo, puoi tranquillamente avanzare fin sotto l’albero».
Fece due balzi e il sagrestano lo vide sollevare il fucile, che non aveva, e puntarlo verso il punto in cui il rosone gotico chiudeva l’arco, ora schiacciò il grilletto con l’indice e il sagrestano osservò l’uccello innamorato che, ferito a morte, cadeva giù di ramo in ramo fino e stramazzare sugli aghi, inumiditi dalla rugiada del mattino.
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