<table style="width: 100%;" cellpadding="0" cellspacing="0"><tbody><tr><td id="commento-si" class="area">NOTIZIE LOCALI</td> </tr> <tr> <td> <table style="width: 100%;" cellpadding="0" cellspacing="0"> <tbody><tr> <td> <table style="width: 100%;" class="articolo" cellspacing="6"> <tbody><tr> <td class="articolo-sottotitolo"> Cronaca
Senza di lui molti sono morti</td> </tr> <tr> <td class="articolo-titolo">Assolto dall'accusa di maltrattamento di cani il biturgense Bernardo Tarchiani</td> </tr> <tr> <td class="articolo-corpo">
Adesso la restituzione dei cani e in vista di ottobre l'aspettativa di assoluzione dall'accusa di maltrattamenti nei loro confronti: questa la speranza di chi - con il conforto dei fatti oggettivi - può cominciare a rialzare la testa per una causa che al momento è da considerare vinta al 70-80%. Ha intanto recuperato una buona fetta di sorriso e di reputazione Bernardo Tarchiani, il 72enne di Sansepolcro che alleva e seleziona cani di razza "segugio italiano" e che dal 30 gennaio 2007 stava vivendo una sorta di calvario interiore: lui, conosciuto in tutta Italia per la passione che cura verso la diffusione e il miglioramento di questa razza; lui, che ha la casa "invasa" da coppe, trofei, targhe, medaglie e riconoscimenti di varia natura per la bellezza e la bravura dei suoi esemplari, ma che agli occhi dell'opinione pubblica era stato dato in pasto come uno che li aveva tenuti in condizioni pietose e vergognose, anche se l'ambiente (e solo l'ambiente) nel quale vivevano non era di certo impeccabile. Ma da qui a essere uno che maltratta di differenza ne passa. Resta il fatto che da venerdì scorso, dopo la notifica della Guardia di Finanza biturgense relativa al provvedimento emesso dal giudice Andrea Claudiani, Tarchiani è tornato a esercitare l'attività di sempre; è però dal 1978, per l'esattezza, che possiede l'affisso dell'Ente Nazionale Cinofilia Italiana per lo sviluppo di una razza specializzata nella caccia del cinghiale e della lepre. Unanime, a sostegno dell'allevatore, il parere dei testi che il 12 giugno hanno sfilato nella sezione distaccata di Sansepolcro del Tribunale di Arezzo, ragion per cui il dottor Claudiani ha ordinato il dissequestro della struttura ubicata in località Massarotto. Ma degli 82 cani portati via e sequestrati quasi due anni e mezzo fa, tutti in età assai giovane, solo 39 sono rientrati vivi: gli altri 43 che fine hanno fatto? "Alcuni sono morti, altri dico che sono dispersi - afferma Tarchiani stringendo le spalle - non dimenticando che vi erano anche sei femmine gravide. Bene, quei cuccioli che aspettavano al momento del sequestro sono nati fuori Sansepolcro e non sono mai tornati nella loro "casa", per cui non saprei dire nemmeno quanti erano in totale, forse sui 150. Mi limito a ricordare che in un primo tempo i miei cani erano stati trasferiti a Modena; poi, in base alle morti accertate, abbiamo chiesto che venissero portati al canile rifugio di Todi. Con un altro risultato: in 50 giorni, deceduti altri 19 cani. Credo che ogni commento sia superfluo". In tutta sincerità, Tarchiani, il posto nel quale teneva questi animali aveva più di una pecca. Ne conviene? "Sì, riconosco che in effetti le cucce, pur risultando funzionali allo scopo, non erano belle; che alcuni aspetti non erano proprio regolamentari e che anche l'ordine si potesse migliorare, ma i cani erano ugualmente accuditi con premura e affetto". E mostra orgoglioso le foto dei tanti segugi allevati e cresciuti, con i quali ha vinto più concorsi su scala nazionale. "Ora però - prosegue Tarchiani - anche la struttura è stata sistemata: box, fognature, cucina, reparto infermeria e depuratore hanno l'ok di Comune e Asl. Ho sostenuto delle spese che erano necessarie e mi sono quindi preso le mie responsabilità, le uniche che avevo, non certo quelle in più che mi hanno attribuito". E sulla distinzione fra manutenzione dell'ambiente in cui vivevano e cura degli animali verterà l'arringa del 23 ottobre a Sansepolcro, giorno in cui potrebbe essere emessa la sentenza. Gli avvocati che difendono l'allevatore sono cinque: Lidia Braga e David Cerrini del Foro di Perugia; Eraldo Stefani, Francesco Stefani e Andrea Magnani dello studio Stefani di Firenze, che insisterà sul riconoscimento di una sola cosa: l'assistito è un amico degli animali che ha amato e ama tuttora i cani segugio. "Durante questi due anni e mezzo mi sono sentito messo in croce - ha commentato Tarchiani - perché mi hanno scambiato come un disonesto o un carnefice degli animali e invece soffrivo doppiamente nell'assistere impotente al massacro vero dei cani che avveniva altrove. Mi domando ancora per quale motivo sia stato puntato così ingiustamente l'indice nei miei confronti, ma guardo con fiducia al 23 ottobre e ringrazio gli amici che mi sono stati vicino. Per fortuna non sono pochi"


Torna ad esercitare la propria lecita attività di allevatore Bernardo Tarchiani, grazie alla notifica della Guardia di Finanza di venerdì scorso in base alla sentenza del giudice Andrea Claudiani che ha ordinato il dissequestro dell'allevamento di segugi italiani del Tarchiani, nota in tutta Italia per gli ottimi requisiti di razza dei suoi esemplari.
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