e bravo alì che si è fatto onore...
Diario Lappone
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Il grande nord è grande davvero, la selvaggina c'é e come, ma bisogna andarla a cercare e in queste lande capisci cosa vuol dire avere un cane che allarga, mantendo il contatto, chiaro che
il cane deve anche saper trattare la selvaggina, e il cacciatore deve seguire e i chilometri sono tanti...ma la caccia è questa e questi terreni sarebbero magnifici anche per allenare o per farci le prove....ma sono un tantino fuori mano.....
Ma qui fai fare al cane esperienze magnifiche e con selvaggina di quel genere il cane impara ad usare il naso nel vento ed affina gli aspetti più spettacolari, filata, ferma , guidata, ed anche impara ad andare a cercare e a dosare le forze.
Insomma una bella ed utilissima esperienza
lucioCommenta
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E' vero.. la sensazione che si ha camminando e' proprio di vastita' e sembra sembra, ma e' logico, che il cane per quanto terrena prenda stia sempre trascurando qualche posto "buono".
Ho visto setter prendere meno terreno del mio cane ma ho anche visto un paio di setter che andavano come il demonio e che allargavano a dx e sx da far paura... gente con cani cosi ha sempre fatto un buon carniere.
Ecco... per cacciare in quei posti ci vogliono cani in forma, con cerca ampia ma anche cacciatori in forma e dalla gamba allenata, altrimenti...
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Massimiliano, mi permetti di aggiungere come risposta una pagina del mio diario personale? Visto che si tratta di un incontro quasi metafisico con una lieta fine può anche passare come racconto natalizio.
Lapponia, fine settembre 2020. Di ritorno di una settimana di caccia non siamo tanto entusiasti di ritornare nella civilizzazione, covid, controlli di confini ritornati, code chilometriche in Germania, tv con virologi non ci sono mancati per niente.
Viaggiamo in silenzio, ognuno avvolto nei suoi ricordi, la natura mozzafiato, bellissime scene di caccia, gli animali, il grande lavoro dei cani col profumo di muschio nel pelo, voli di elicottero sensuali col apprendista pilota nel cielo infinito, le risate col accompagnatore, le notti illuminati dall’aurora boreale. La nebbia calata dopo l’ultima nevicata e le strade infinite tra boschi di pini scuri fanno quasi venire sonno…
“Occhio, ci sono animali!” Un brutto tonfo fra le ruote conferma. “Non potevo inchiodare, con la strada così in piena curva volavamo fuori. Va a vedere cosa era” dice mio marito dispiaciuto.
Mi tocca andare indietro un bel po’. Gli animali ci sono ancora, al bordo della strada ad aspettare il compagno, quando arrivo volano via con grande battere d’ali. Poi la vedo nella nebbia: in un turbinio di piume, seduta in mezzo alla strada, immobile, sembra una gallina che cova. Mi tocca di essere veloce, sento già il rombo di altre macchine, e agli Svedesi piace schiacciare…
Si lascia prendere, uh come sei pesante! L’unico posto sicuro al momento mi sembra la macchina. “Guarda chi c’è- è viva!” La posiamo in macchina, non si muove, e vediamo cosa succede.
Il cane, stanco ed appagato delle avventure dei ultimi giorni non alza nemmeno la testa, ma suoi occhi parlano “saresti una bella merenda, ma infierire così- non c’è gusto…”
L’animale resta lì immobile per un bel po’, abbiamo tempo di guardarla bene. La livrea discreta marrone ci dice che è una femmina, zampe grosse, piume invernali, unica stravaganza è una striscia spessa sopra gli occhi.
Piano piano si sveglia dal suo torpore, si scrolla tutta, fa dei respiri profondi e poì apre gli occhi. E che occhi. Si parla tanto della profondità degli occhi della beccaccia ma occhi come questi, più chiari, non ho mai visto in nessun animale, di una dolcezza, serenità, saggezza infinita.
Adesso però è ora di alzarsi. La cedrona fa il giro della macchina, plemmm, rovescia la ciotola del cane, che non sta più tranquillo, adesso ha il collo di una giraffa e orecchie che ballano. Mio marito la acchiappa, fa una visita medica non gradita, niente rotto, niente sangue -la possiamo rilasciare. Gli occhi di mio marito dicono la stessa cosa del cane: “saresti una bella preda da fare vedere agli amici, ma così- non c’è gusto …”.
La prende, la porta nel bosco, lontano dalle macchine e fra blocchi enormi di granito e pini dritti come candele con la barba di lichene la poggia sul muschio soffice dove crescono bacche di tutti colori per riprendere forze. Lei lo guarda, va via senza fretta col suo passo dignitoso a raggiungere i suoi.
Prima di partire mio marito si gira ancora una volta e la chiama: “poi dici a tuoi figli che ci ritorneremo e poi ci misuriamo come si deve!”.Commenta
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Piace mi piace.brava jon62.
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