Stavo effettuato una battuta vagante, e per raggiungere il punto che mi ero prefissato, dovevo oltrepassare un vasto fondo agricolo di svariati ettari di terreno. Il problema, consisteva nel fatto che tale proprietà, era perfettamente recintata da rete metallica e filo spinato per tutta la sua interezza. Circumnavigarne il perimetro, mi avrebbe fatto perdere troppo tempo, danneggiarne la recinzione non è mio costume, perciò, decisi di oltrepassarla nell'unico punto che mi sembrava adatto al caso: e cioè, il cancello. Alto più di due metri, con inferriate verticali e due orizzontali. Scaricai il fucile, e lo passai tra le sbarre, poi, con lo zaino a tracolla, pieno di cartucce, cominciai a inerpicarmi. Tutto andò bene fino alla sommità, dove mi sedetti, pronto a spiccare un balzo verso il terreno. Potevo star seduto, sempre tenendomi con le mani, certamente non potevo però alzarmi e saltare. Perciò, provai a scivolare lentamente verso la prima sbarra orizzontale, in modo da poggiare i talloni e poi saltare. Mentre scivolavo, compresi l'agghiacciante errore commesso. Le punte dell'inferriate erano entrate dietro la schiena da sotto il gilet imbottito, e in un istante mi ritrovai appeso come un impiccato, con i piedi penzoloni che non trovavano disperati alcun appoggio. Cominciai a sudare freddo, e per i primi cinque minuti, non riuscì ad andare ne su ne giù. Ci volle un buon quarto d'ora, e un'immensa fatica ad uscirne fuori, ma non chiedetemi come ho fatto perchè non lo so neppure io. So solo che ero madido di sudore, e il mio amatissimo gilet aveva degli squarci interni da brividi, i quali furono poi rattoppati alla meno peggio. Ancora oggi, penso che se qualcuno mi avesse visto, sarebbe ancora lì a ridere. Ovviamente, a parte la mia famiglia, non avevo mai raccontato questo episodio a nessuno. Spero di avervi fatto ridere un pò, e sono curioso di vedere se esistono in giro per il forum altre avventure simili. Ciao ragazzi.
Ridere di noi
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Ridere di noi
Una volta avevo un amico, il quale diceva sempre che un buon cacciatore è anche un buon pallista. E' vero, siamo famosi per le nostre esagerazioni. Ma c'è un altro aspetto: quasi sempre, quasi tutti, tendiamo a dare di noi stessi un'impressione decisamente migliore di ciò che poi è la realtà delle cose. Ognuno di noi, a suo modo, ha, alle spalle, una prestigiosa carriera venatoria, spesso sbandierata ai quattro venti, ma ognuno di noi, ha avuto anche il suo giorno da Mr.Bean, il giorno in cui abbiamo, volenti o nolenti, oltrepassato la soglia del ridicolo. Il difficile è ammetterlo a se stessi, figuriamoci agli altri. Perchè non provare a farlo? Così, tanto per ridere.
Stavo effettuato una battuta vagante, e per raggiungere il punto che mi ero prefissato, dovevo oltrepassare un vasto fondo agricolo di svariati ettari di terreno. Il problema, consisteva nel fatto che tale proprietà, era perfettamente recintata da rete metallica e filo spinato per tutta la sua interezza. Circumnavigarne il perimetro, mi avrebbe fatto perdere troppo tempo, danneggiarne la recinzione non è mio costume, perciò, decisi di oltrepassarla nell'unico punto che mi sembrava adatto al caso: e cioè, il cancello. Alto più di due metri, con inferriate verticali e due orizzontali. Scaricai il fucile, e lo passai tra le sbarre, poi, con lo zaino a tracolla, pieno di cartucce, cominciai a inerpicarmi. Tutto andò bene fino alla sommità, dove mi sedetti, pronto a spiccare un balzo verso il terreno. Potevo star seduto, sempre tenendomi con le mani, certamente non potevo però alzarmi e saltare. Perciò, provai a scivolare lentamente verso la prima sbarra orizzontale, in modo da poggiare i talloni e poi saltare. Mentre scivolavo, compresi l'agghiacciante errore commesso. Le punte dell'inferriate erano entrate dietro la schiena da sotto il gilet imbottito, e in un istante mi ritrovai appeso come un impiccato, con i piedi penzoloni che non trovavano disperati alcun appoggio. Cominciai a sudare freddo, e per i primi cinque minuti, non riuscì ad andare ne su ne giù. Ci volle un buon quarto d'ora, e un'immensa fatica ad uscirne fuori, ma non chiedetemi come ho fatto perchè non lo so neppure io. So solo che ero madido di sudore, e il mio amatissimo gilet aveva degli squarci interni da brividi, i quali furono poi rattoppati alla meno peggio. Ancora oggi, penso che se qualcuno mi avesse visto, sarebbe ancora lì a ridere. Ovviamente, a parte la mia famiglia, non avevo mai raccontato questo episodio a nessuno. Spero di avervi fatto ridere un pò, e sono curioso di vedere se esistono in giro per il forum altre avventure simili. Ciao ragazzi.Parsifal? So nannte traümend mich einst die Mutter.. -
Nella vita le persone serie sono sempre dotate di autoironia e non si prendono mai troppo sul serio, la mia stima nei tuoi confronti non può che crescere. Tornando a me, ricordo che quando ero alle prime armi mi vestivo più come un Navy Seals che come un cacciatore. Poi col tempo ho imparato a mitigare l'aspetto marziale con uno più consono e adeguato, non rinunciando però alle comodità e al confort dei prodotti militari. Non ti nascondo che a volte con mio Padre mi sono sentito come Fantozzi e e Filini a caccia.Una volta avevo un amico, il quale diceva sempre che un buon cacciatore è anche un buon pallista. E' vero, siamo famosi per le nostre esagerazioni. Ma c'è un altro aspetto: quasi sempre, quasi tutti, tendiamo a dare di noi stessi un'impressione decisamente migliore di ciò che poi è la realtà delle cose. Ognuno di noi, a suo modo, ha, alle spalle, una prestigiosa carriera venatoria, spesso sbandierata ai quattro venti, ma ognuno di noi, ha avuto anche il suo giorno da Mr.Bean, il giorno in cui abbiamo, volenti o nolenti, oltrepassato la soglia del ridicolo. Il difficile è ammetterlo a se stessi, figuriamoci agli altri. Perchè non provare a farlo? Così, tanto per ridere.
Stavo effettuato una battuta vagante, e per raggiungere il punto che mi ero prefissato, dovevo oltrepassare un vasto fondo agricolo di svariati ettari di terreno. Il problema, consisteva nel fatto che tale proprietà, era perfettamente recintata da rete metallica e filo spinato per tutta la sua interezza. Circumnavigarne il perimetro, mi avrebbe fatto perdere troppo tempo, danneggiarne la recinzione non è mio costume, perciò, decisi di oltrepassarla nell'unico punto che mi sembrava adatto al caso: e cioè, il cancello. Alto più di due metri, con inferriate verticali e due orizzontali. Scaricai il fucile, e lo passai tra le sbarre, poi, con lo zaino a tracolla, pieno di cartucce, cominciai a inerpicarmi. Tutto andò bene fino alla sommità, dove mi sedetti, pronto a spiccare un balzo verso il terreno. Potevo star seduto, sempre tenendomi con le mani, certamente non potevo però alzarmi e saltare. Perciò, provai a scivolare lentamente verso la prima sbarra orizzontale, in modo da poggiare i talloni e poi saltare. Mentre scivolavo, compresi l'agghiacciante errore commesso. Le punte dell'inferriate erano entrate dietro la schiena da sotto il gilet imbottito, e in un istante mi ritrovai appeso come un impiccato, con i piedi penzoloni che non trovavano disperati alcun appoggio. Cominciai a sudare freddo, e per i primi cinque minuti, non riuscì ad andare ne su ne giù. Ci volle un buon quarto d'ora, e un'immensa fatica ad uscirne fuori, ma non chiedetemi come ho fatto perchè non lo so neppure io. So solo che ero madido di sudore, e il mio amatissimo gilet aveva degli squarci interni da brividi, i quali furono poi rattoppati alla meno peggio. Ancora oggi, penso che se qualcuno mi avesse visto, sarebbe ancora lì a ridere. Ovviamente, a parte la mia famiglia, non avevo mai raccontato questo episodio a nessuno. Spero di avervi fatto ridere un pò, e sono curioso di vedere se esistono in giro per il forum altre avventure simili. Ciao ragazzi.
Sergio
[media]http://www.youtube.com/watch?v=eCtErTvgono[/media] -
Si, è vero, oggi ci agghindiamo come fossimo novelli Rambo, ma io ho sempre nostalgia di quei fine anni settanta/primi anni ottanta, quando a caccia si andava vestiti con abbigliamento liso o di scarto, bastava solo fosse di colore scuro. Eravamo ragazzini ingenui e sognatori, a guardarci nelle vecchie foto non è che ridi, ma peggio, ti commiseri, però quell'ingenua spontaneità di allora mi manca tantissimo, e ringrazio Dio di aver conosciuto e vissuto quegli anni, difficili sì, ma anche belli e irripetibili sotto tutti i punti di vista.Nella vita le persone serie sono sempre dotate di autoironia e non si prendono mai troppo sul serio, la mia stima nei tuoi confronti non può che crescere. Tornando a me, ricordo che quando ero alle prime armi mi vestivo più come un Navy Seals che come un cacciatore. Poi col tempo ho imparato a mitigare l'aspetto marziale con uno più consono e adeguato, non rinunciando però alle comodità e al confort dei prodotti militari. Non ti nascondo che a volte con mio Padre mi sono sentito come Fantozzi e e Filini a caccia.
Sergio
[media]http://www.youtube.com/watch?v=eCtErTvgono[/media]Parsifal? So nannte traümend mich einst die Mutter..Commenta
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Ricordo benissimo quegli anni, ringrazio ancora mio Padre per avermi portato a caccia presto. Ho avuto modo di vedere il meglio, sia dal punto di vista venatorio che dal punto di vista umano. Oggi forse per la penuria di selvaggina tutto è estremizzato, un individualismo bieco, una competitività senza ritegno, sono altri tempi. Credo che la cosa però vada estesa anche al di fuori del mondo venatorio, purtroppo viviamo in un brutto momento storico, ma io non sono cambiato.Si, è vero, oggi ci agghindiamo come fossimo novelli Rambo, ma io ho sempre nostalgia di quei fine anni settanta/primi anni ottanta, quando a caccia si andava vestiti con abbigliamento liso o di scarto, bastava solo fosse di colore scuro. Eravamo ragazzini ingenui e sognatori, a guardarci nelle vecchie foto non è che ridi, ma peggio, ti commiseri, però quell'ingenua spontaneità di allora mi manca tantissimo, e ringrazio Dio di aver conosciuto e vissuto quegli anni, difficili sì, ma anche belli e irripetibili sotto tutti i punti di vista.
SergioUltima modifica Ospite; 03-10-11, 10:31.Commenta
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era la fine di novembre una decina di anni e fa stavo bordeggiano un canale irriguo pieno d'acqua con il mio socio di caccia(allora aveva 12/13 anni) e suo padre che ci seguiva sull'altra sponda,arrivati a un certo punto dovevamo attraversare questo canale e distratto dai cani non mi accorsi che Pietro lo aveva saltato,al che chiesi " si fa piede nel fosso?" (io avevo gli stivali lunghi e Pietro no) rispondendomi affermativamente non esitai ad entrare..... .... ... morale della favola mi trovai a bagno fino alle ascelle,gli stivali pieni mi bloccavano i movimenti e il gelo dell'acqua non mi faceva parlare...... ci volle una bella manciata di minuti per riuscire ad uscire ..... ancora oggi quando c'è da saltare un fosso ricordiamo l'episodio sghignazzando come pazzi!!Commenta
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Sì, quegli anni credo siano stati gli ultimi a misura d'uomo. Nel senso che il progresso ci dava le comodità e le attrezzature che le generazioni precedenti non avevano avuto, ma senza gli eccessi e le strumentalizzazioni dei nostri giorni attuali. Questo non vuol dire nutrire amare nostalgie verso un mondo che non c'è più, ma deve essere anzi uno stimolo a non farci perdere di vista i veri valori e la nostra dignità di uomini, cercando sempre, ogni giorno, nelle nostre diverse e varie attività, di dare il meglio da noi stessi, cercando di cogliere ciò che di bello e positivo la vita ci dona, e, la caccia, svolta osservando le regole, è senz'altro una di queste cose. Ciao Sergio.Ricordo benissimo quegli anni, ringrazio ancora mio Padre per avermi portato a caccia presto. Ho avuto modo di vedere il meglio, sia dal punto di vista venatorio che dal punto di vista umano. Oggi forse per la penuria di selvaggina tutto è estremizzato, un individualismo bieco, una competitività senza ritegno, sono altri tempi. Credo che la cosa però vada estesa anche al di fuori del mondo venatorio, purtroppo viviamo in un brutto momento storico.
SergioParsifal? So nannte traümend mich einst die Mutter..Commenta
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però in questo caso sinceramente io trovandoti in quelle condizioni più che ridere avrei avuto proprio paura per la tua incolumità..Una volta avevo un amico, il quale diceva sempre che un buon cacciatore è anche un buon pallista. E' vero, siamo famosi per le nostre esagerazioni. Ma c'è un altro aspetto: quasi sempre, quasi tutti, tendiamo a dare di noi stessi un'impressione decisamente migliore di ciò che poi è la realtà delle cose. Ognuno di noi, a suo modo, ha, alle spalle, una prestigiosa carriera venatoria, spesso sbandierata ai quattro venti, ma ognuno di noi, ha avuto anche il suo giorno da Mr.Bean, il giorno in cui abbiamo, volenti o nolenti, oltrepassato la soglia del ridicolo. Il difficile è ammetterlo a se stessi, figuriamoci agli altri. Perchè non provare a farlo? Così, tanto per ridere.
Stavo effettuato una battuta vagante, e per raggiungere il punto che mi ero prefissato, dovevo oltrepassare un vasto fondo agricolo di svariati ettari di terreno. Il problema, consisteva nel fatto che tale proprietà, era perfettamente recintata da rete metallica e filo spinato per tutta la sua interezza. Circumnavigarne il perimetro, mi avrebbe fatto perdere troppo tempo, danneggiarne la recinzione non è mio costume, perciò, decisi di oltrepassarla nell'unico punto che mi sembrava adatto al caso: e cioè, il cancello. Alto più di due metri, con inferriate verticali e due orizzontali. Scaricai il fucile, e lo passai tra le sbarre, poi, con lo zaino a tracolla, pieno di cartucce, cominciai a inerpicarmi. Tutto andò bene fino alla sommità, dove mi sedetti, pronto a spiccare un balzo verso il terreno. Potevo star seduto, sempre tenendomi con le mani, certamente non potevo però alzarmi e saltare. Perciò, provai a scivolare lentamente verso la prima sbarra orizzontale, in modo da poggiare i talloni e poi saltare. Mentre scivolavo, compresi l'agghiacciante errore commesso. Le punte dell'inferriate erano entrate dietro la schiena da sotto il gilet imbottito, e in un istante mi ritrovai appeso come un impiccato, con i piedi penzoloni che non trovavano disperati alcun appoggio. Cominciai a sudare freddo, e per i primi cinque minuti, non riuscì ad andare ne su ne giù. Ci volle un buon quarto d'ora, e un'immensa fatica ad uscirne fuori, ma non chiedetemi come ho fatto perchè non lo so neppure io. So solo che ero madido di sudore, e il mio amatissimo gilet aveva degli squarci interni da brividi, i quali furono poi rattoppati alla meno peggio. Ancora oggi, penso che se qualcuno mi avesse visto, sarebbe ancora lì a ridere. Ovviamente, a parte la mia famiglia, non avevo mai raccontato questo episodio a nessuno. Spero di avervi fatto ridere un pò, e sono curioso di vedere se esistono in giro per il forum altre avventure simili. Ciao ragazzi.
passando a me sinceramente situazioni del genere non mi sono mai successe anche perche da pochi anni vado a caccia...però quello su cui mioi padre e mio zio mi prendono sempre in giro è l'attrezatura che mi porto dietro e tutti gli accorgimenti che adotto:comela lampadinasulla testa i guanti con il dito indicetyagliato per sparare meglio il telo per farmi un mezzo capanno e cosi via...Commenta
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STESSA IDENTICA COSA!!!! INCREDIBILE!!Una volta avevo un amico, il quale diceva sempre che un buon cacciatore è anche un buon pallista. E' vero, siamo famosi per le nostre esagerazioni. Ma c'è un altro aspetto: quasi sempre, quasi tutti, tendiamo a dare di noi stessi un'impressione decisamente migliore di ciò che poi è la realtà delle cose. Ognuno di noi, a suo modo, ha, alle spalle, una prestigiosa carriera venatoria, spesso sbandierata ai quattro venti, ma ognuno di noi, ha avuto anche il suo giorno da Mr.Bean, il giorno in cui abbiamo, volenti o nolenti, oltrepassato la soglia del ridicolo. Il difficile è ammetterlo a se stessi, figuriamoci agli altri. Perchè non provare a farlo? Così, tanto per ridere.
Stavo effettuato una battuta vagante, e per raggiungere il punto che mi ero prefissato, dovevo oltrepassare un vasto fondo agricolo di svariati ettari di terreno. Il problema, consisteva nel fatto che tale proprietà, era perfettamente recintata da rete metallica e filo spinato per tutta la sua interezza. Circumnavigarne il perimetro, mi avrebbe fatto perdere troppo tempo, danneggiarne la recinzione non è mio costume, perciò, decisi di oltrepassarla nell'unico punto che mi sembrava adatto al caso: e cioè, il cancello. Alto più di due metri, con inferriate verticali e due orizzontali. Scaricai il fucile, e lo passai tra le sbarre, poi, con lo zaino a tracolla, pieno di cartucce, cominciai a inerpicarmi. Tutto andò bene fino alla sommità, dove mi sedetti, pronto a spiccare un balzo verso il terreno. Potevo star seduto, sempre tenendomi con le mani, certamente non potevo però alzarmi e saltare. Perciò, provai a scivolare lentamente verso la prima sbarra orizzontale, in modo da poggiare i talloni e poi saltare. Mentre scivolavo, compresi l'agghiacciante errore commesso. Le punte dell'inferriate erano entrate dietro la schiena da sotto il gilet imbottito, e in un istante mi ritrovai appeso come un impiccato, con i piedi penzoloni che non trovavano disperati alcun appoggio. Cominciai a sudare freddo, e per i primi cinque minuti, non riuscì ad andare ne su ne giù. Ci volle un buon quarto d'ora, e un'immensa fatica ad uscirne fuori, ma non chiedetemi come ho fatto perchè non lo so neppure io. So solo che ero madido di sudore, e il mio amatissimo gilet aveva degli squarci interni da brividi, i quali furono poi rattoppati alla meno peggio. Ancora oggi, penso che se qualcuno mi avesse visto, sarebbe ancora lì a ridere. Ovviamente, a parte la mia famiglia, non avevo mai raccontato questo episodio a nessuno. Spero di avervi fatto ridere un pò, e sono curioso di vedere se esistono in giro per il forum altre avventure simili. Ciao ragazzi.
solo che anzichè il gilet si incastrarono i lacci degli scarponi...
spiccai il salto... e mi ritrovai appeso a testa in giù!!!!
meno male che eravamo in due!! Che botta al ginocchio, ma in compenso solo al ricordo moriamo tuttoggi dalle risate [:D]Commenta
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Prima domenica di novembre, gran passo di allodole. Sveglia alle 4.00 per esser certi di non farci fregare il "nostro posto". Arrivo al buio e sempre al buio inizio delle operazioni per la preparazione della parata dinanzi al cespuglione che ci faceva ombra e ci riparava dal freddo gelido. Posizionamento dei makaki, delle giostre con allodole impagliate, delle allodole meccaniche ad ali rotanti ed ali battenti ed infine, nostro punto di forza, civetta ad ali rotanti su palo di 4 metri !!!!
Inizia ad albeggiare e noi tre amici lì, semiassiderati, in trepidante attesa.....
Ecco comparire all'orizzonte il primo stuolo di passo, circa una trentina di allodole. Il più bravo di noi inizia a chiamarle dando sfoggio di tutta la sua maestria con il fischietto... ci credono.... eccole che si avvicinano.... silenzio e tutti immobili mi raccomando.....
Le allodole iniziano a "giocare" con la civetta e le giostre.... sono ormai tutte dentro i giochi..... FUOCO !!!!!!!!!!!
Risultato ? la civetta è letteralmente esplosa e 2 delle 6 preziose allodole impagliate irrimediabilmente rovinate !
Ah, le circa 30 allodloe di passo ci hanno abbondantemente mandato a cagare e penso stiano ancora ridendo !!!!!!! Che vergogna.... [:-clown][:-clown][:-clown]Lupus est homo homini... (Asinaria, Plauto)
da cui: Homo homini lupusCommenta
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