"È del 2004 la scoperta e la denuncia che lo Stato italiano ha contratto un debito con la Sardegna, tuttora in crescita, superiore a una decina di miliardi di euro. Tale dato risultava dagli studi della Fondazione Agnelli e da altre fonti ministeriali.
In pratica lo Stato italiano non restituisce alla regione i sette decimi dell'IRPEF riscossa sull'Isola insieme a quote analoghe di altre imposte e IVA.
Recenti calcoli mettono in evidenza che in media 2 euro al secondo vanno dalla Sardegna allo Stato italiano senza fare ritorno. Tale questione emerse ad opera dei vari gruppi indipendentisti nel corso della campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio e della Giunta Regionale del 2004 (...).
Allo stato attuale, la vertenza entrate è una questione ancora irrisolta."
Questa la doverosa puntualizzazione.
Ora, per tornare al tema, Tuzzeddu e molti altri purtroppo evidenziano un problema reale dovuto alla totale incompetenza degli organi regionali preposti, basta conoscere l'organigramma dell'assessorato dell'Ambiente nei servizi coinvolti per sapere che non c'è personale qualificato in grado di ragionare in termini di seria gestione faunistica. A peggiorare le cose scontiamo un'impostazione ideologica assolutamente sfavorevole alla caccia da parte degli organismi preposti. Che dire? ci adatteremo, ma non aspettiamoci reazioni dal mondo venatorio, anche perchè ormai anche in sardegna come già altrove la caccia è fortemente inquinata da tendenze consumistiche, e alla grande maggioranza dei sardi interessa esclusivamente la caccia al cinghiale.
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