La solità faziosità

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    • Dec 2012
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    • Milano

    #31
    Originariamente inviato da arfo
    Ho letto il servizio su 7. Non so se perché partigiano io, ma l'impressione è che ne esca nettamente meglio la figura del cacciatore (il giornalista offre argomentazioni decisamente più valide e convincenti) rispetto all'animalista (la giornalista propina una mera posizione ideologica).

    Certo, la caccia tratteggiata nel breve articolo è quella di selezione. Meno facile parlare di sostenibilità e virtuosa gestione faunistica trattando, ad esempio, di caccia alla stanziale (attenendosi alla realtà dei fatti, come "vendere" all'opinione pubblica i prontacaccia?).

    Speriamo l'abbiano letto in molti.

    Inviato dal mio ASUS_Z00ED utilizzando Tapatalk
    Il giornalista cacciatore snocciola dati scientifici, denota un legame con l'ambiente. Oltre ad un approccio molto ragionato e pacato
    L'anticaccia parla solo per empatia.

    La caccia alla stanziale oggi come oggi purtroppo non ha un circolo virtuoso, come quella di selezione. Ma a mio parere personale rimane sempre più etica di comprarsi un pollo al discount, o consumare un avocato raccolto dall'altra parte del mondo, a condizioni disumane.

    Ci sono alcuni ATC che gestiscono meglio di altri. Bisognerebbe prendere spunto da questi e andare oltre. Avviarci ad un processo di trasformazione dell'attività venatoria alla stanziale e soprattutto di gestione. Ci sono piccoli (e grandi) accorgimenti ambientali, che rivoluzionerebbero (favorevolmente) l'habitat. Ad esempio l'incentivo a piccoli appezzamenti di colture a perdere. Cosa che in teoria già esisterebbe, ma io non riscontro sostanzialmente mai.
    Ultima modifica Tinx; 08-11-17, 12:52.
    Non ereditiamo la terra dai nostri padri, la prendiamo in prestito dai nostri figli.

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    • Alessandro il cacciatore
      🥇🥇
      • Feb 2009
      • 20199
      • al centro della Toscana
      • Deutsch Kurzhaar

      #32
      Originariamente inviato da arfo
      Concordo pienamente sul principio, Alessandro. Anche se penso che la differenza abissale tra ungulati e selvaggina "minore", al giorno d'oggi, sia essenzialmente data dall'habitat. Nel senso che negli ultimi decenni, laddove larghe porzioni di territorio sono divenute ambiente ideale per la proliferazione degli ungulati, il paesaggio rurale si è fatto decisamente ostile alla selvaggina "minore", che proliferava in simbiosi con l'agricoltura non meccanizzata e policolturale d'un tempo, mentre è quasi inconciliabile con l'agricoltura industriale d'oggi.

      Questo per dire che, a monte anche dei modelli di gestione venatoria (che andrebbero indubbiamente adattati alle situazioni contingenti!), ci sarebbe forse soprattutto da porre questioni ambientali. E non solo. Non vorrei filosofeggiare di massimi sistemi, ma forse bisognerebbe farne una questione di modelli di sviluppo economico, sociale etc.
      Penso alla mia Lombardia e alla pianura padana, casi emblematici. E penso alla progressiva scomparsa delle stalle e al generalizzato passaggio delle aziende agricole alle monocolture (con la rarefazione, se non sparizione di prati stabili e quant'altro. Le marcite sono ormai storia passata). Posto che non si può certo tornare indietro - non sui progressi tecnici e tecnologici, quantomeno - non sarebbe comunque utile, per tutti, ripensare certi modelli e gestire, indirizzare certi cambiamenti?

      Scusate la digressione.

      Inviato dal mio ASUS_Z00ED utilizzando Tapatalk
      Arfo, a parte che mi sembra perfettamente in tema nella discussione, la gestione della selvaggina e' alla base della caccia.
      Che l'habitat sia cambiato e' sotto gli occhi di tutti coloro che abbiano almeno una cinquantina d'anni. Qui in Toscana fino agli anni 70-80 gli ungulati erano presenti solo come specie cinghiale e in zone molto limitate. Con il cambio dei sistemi utilizzati in agricoltura, con l'abbandono delle zone marginali, la starna, a ora anche il fagiano sono destinati all'estinzione se non sorretti da un piano di gestione; le condizioni ideali per queste specie (cerealicoltura estesa, con poco o punto utilizzo di pesticidi, siepi che delimitano i campi) non ci sono quasi piu'. C' e' poco da fare. Si puo' solo tentare di cacciare molto poco e lavorare parecchio. Non so quanti siano disposti a farlo.
      Ma se si vuole che l'opinione pubblica accetti la caccia, non c'e' altro modo che gestirla, non farla sembrare saccheggio indiscriminato (come poi in molti casi è...) _
      Ars venandi est collectio documentorum, quibus scient homines ad opus suum deprehendere animalia non domestica cuiuscumque generis vi vel ingenio. (Fridericus II Imperator 1194-1250)

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