Con affetto
La Nascita di un Cacciatore
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Licenza nel 1965....che tempi ragazzi! Per aver la disponibilità di mio padre dovetti impegnarmi nella scuola in quanto se rimandato tutto sarebbe stato posticipato. Abitavo in città ma appena possibile prendevo la corriera per raggiungere i nonni e zii materni sul lago di Garda dove si respirava aria di caccia e pesca...mentre scrivo mi scende una lacrimuccia. Mio zio mi iniziò in tenerissima età, sette otto anni, con un monocolpo beretta cal. 24; sparavo alle allodole col fuciletto e poi a beccaccini e ricordo di parecchie padelle. Poi la carabina Slavia 620 che posseggo ancora con la quale ho affinato la mira tant'è che alla prova di tiro per l'acquisizione del P.A. ottenni un grandissimo punteggio con complimenti dell'istruttore del campo da tiro. Vivevo per la caccia, per i cocker dei miei zii, ARCO, STELLA, BRILLA, magnifiche creatura con le quali conversavo...è vero credetemi. Il mio primo fucile quello del nonno una Fiat Lario con la quale ho incarnierato una miriade di quaglie e beccaccini..ma la mia vera passione erano i beccaccini, specialmente nelle mattinate di nebbia nelle marciti...sparavo di stoccata, come peraltro ancora oggi, e ci prendevo parecchio, L'anno seguente il mio caro papà mi regalò il beretta S56E che sinceramente all'inizio mi creò qualche problema, nel senso che era strozzato 3 -1 e naturalmente diverso come impostazione dalla doppietta, Mi piaceva parecchio anche il berretta A301 che i miei genitori mi regalarono il terzo anno di licenza: il 301 L che solo recentemente ho ceduto...magnifico fucile. L'apertura della stagione venatoria era vissuta con due mesi di anticipo; la sera in campagna dopo cena si usciva nella corte e seduti attorno ad una vecchia tavola si pianificava la stagione a venire, ognuno diceva la sua e la mia unica preoccupazione era di non essere abbastanza considerato per la giovane età. Quello che ricordo sono anche le serate trascorse a caricar cartucce: si toglievano gli inneschi dai bossoli sparati con martello e punteruolo, era il mio compito, e poi ricarica con i famigerati inneschi 6,.45, polvere Acapnia ed JK6 per le corazzare...anche l'orlo tondo a volte era di mia competenza. Le cartucce venivano posate in un cesto e portate sul granaio per buana areazione e ridurre l'umidità. Dall'armiere quando potevo acquistavo le mitiche Pinto con pallini cromati e le RWS fantastiche per la lepre. Vorrei tornare anche se solo per pochi minuti a quei tempi...ma forse è giusto non sia possibile perché difficilmente accetterei dopo l'attuale realtà.
Con affetto -
E' vero, il rito della ricarica delle cartucce!
Che momenti intensi!
Grazie per avermeli ricordati.“Non si mente mai così tanto come prima delle elezioni, durante la guerra e dopo la caccia.”Commenta
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Ho preso la licenza nell'89, a 20anni, ma vivo e respiro la caccia da quando ne avevo 6. La ricarica, gli anni '70/80, le mille avventure irripetibili le ho vissute pure io, come tutti in quegli anni, non era diversa solo la caccia, era tutto che era diverso, più genuino.
Ma io oggi e qui non voglio guardare indietro, non pesco tra i ricordi dolci e disperatissimi, io sogno già la prossima pre-apertura.
Perchè l'essenza della caccia non è solo l'abbattimento, ma è il desiderio, il sogno, la ricerca, i mille annessi e connessi, fino all'ultima cosa, al tirare il grilletto.
Non ho ancora perso l'entusiasmo, non ho ancora perso la voglia, perciò ricordi si, ma concentrati sul presente e con un occhio al futuro, la nostra giornata di caccia più bella deve ancora essere scritta.Parsifal? So nannte traümend mich einst die Mutter..Commenta
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Ma i ricordi non sono sinonimo di tristezza, non necessariamente, almeno.
Certo possono suscitare commozione, a volte, che comunque è un bel sentimento, molto umano.
Ma Parsifal ha ragione a guardare avanti perché l'aspettativa, in fondo, è solo l'altra faccia del ricordo.“Non si mente mai così tanto come prima delle elezioni, durante la guerra e dopo la caccia.”Commenta
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I personali ricordi di caccia sono la parte più bella e più intima di ognuno di noi, quando tra cent'anni renderemo l'anima a Dio diremo abbiamo amato, lavorato e soprattutto siamo andati a caccia.Ma i ricordi non sono sinonimo di tristezza, non necessariamente, almeno.
Certo possono suscitare commozione, a volte, che comunque è un bel sentimento, molto umano.
Ma Parsifal ha ragione a guardare avanti perché l'aspettativa, in fondo, è solo l'altra faccia del ricordo.
Grazie a te Skeetshooter, per i tuoi racconti e per tutta la passione con cui hai vissuto, vivi e racconti la caccia.
[:-golf]Parsifal? So nannte traümend mich einst die Mutter..Commenta
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la mia prima licenza nel 1999, ci andavo con mio papà (per fortuna ancora oggi) e con mio nonno che ormai ci guarda dall'alto... Ricordi bellissimi.
GULI51 sei Trentino....!!!!! Ci vengo tutti gli anni ormai da circa 20, a bagnarmi nel lago di Tenno....... Posti fantastici, e ti dirò di piu, avevo chiesto trasferimento (quando ero dipendente) ma non mi è mai stato concesso....
SalutoNon è passione...... ma stile di vitaCommenta
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Ciao, concordo con quanto scrivi, è bello ricordare i bei momenti trascorsi. Tornando ai miei inizi in questo mondo, per me ormai finito in quanto non pratico più la caccia dal 2002, devo confessarti che grazie al famoso prozio ho imparato molte cose specialmente su una certa etica comportamentale quali che per prendere la selvaggina non serve la contraerea ( non amava i semiautomatici, pure io ) e mi ha insegnato a sparare con attenzione rispettando i giusti tempi per non sprecare cartucce, e l'addestramento dei cani Breton che nella via vita venatoria ne ho allevati ed addestrati tre.Francesco, Jago, grazie per le vostre parole.
Ciò che mi piacerebbe è proprio che ciascuno di noi aprisse una sua una scatola dei ricordi e la condividesse, nel limite del possibilei, perché riandare con la mente alla nostra gioventù è un modo per ravvivare e onorare il ricordo di persone, luoghi, cani; di tutto un mondo che abbiamo amato e che non sempre è ancora vivo e presente e uguale.
Inoltre, come disse qualcuno, parlare di caccia è come cacciare ancora.
Purtroppo l'ultimo è morto giovane per colpa di una polpetta avvelenata, cosa che mi ha portato a chiudere con la caccia.
Ho praticato per molti anni la pesca a spinning nei fiumi del basso veronese, specialmente la mattina presto e mi tornava molto utile, perché a questi orari era facile sentire e vedere dove si trovavano quaglie, fagiani ed a volte anche starne.
Recentemente ho fatto un giro in quei luoghi e sono rimasto deluso tutto è cambiato purtroppo in peggio sia la campagna che i fiumi.
FrancescoCommenta
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Purtroppo il degrado del territorio è realtà più triste, in tema di caccia.
Già molti anni fa Alberto Noghera, nel suo bellissimo "Diario di Caccia" scriveva: -Non fui io
a lasciare le paludi, furono loro a lasciare me-.“Non si mente mai così tanto come prima delle elezioni, durante la guerra e dopo la caccia.”Commenta
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Ho estrapolato alcune parti dal primo racconto del libro "La mia vita con i Drahthaar" che ho pubblicato lo scorso anno.
Il racconto si intitola: "Il primo giorno di caccia", era il 30 agosto 1970.
Presi la licenza di caccia a sedici anni col consenso di mio padre che, pur non essendo cacciatore, non disprezzava i seguaci di Diana.
Solo da pochi anni era stato reso obbligatorio l’esame per prendere la licenza, che superai facilmente.
Finalmente potevo andare a caccia! Una passione che avevo sempre avuto sin da bambino piccolo. In realtà non avevo ancora un vero fucile da caccia ma solo una carabina ad aria compressa BSF calibro 4,5 fabbricata nella Germania dell’Est, molto potente, con cui mi divertivo a fare il tiro a segno e con la quale avrei voluto provare le mie prime esperienze venatorie, sparando a fermo. All’epoca era permesso cacciare con le carabine ad aria compressa…(omissis)
...Fu così che per la fine di agosto 1970 mi recai in Toscana a Cetona, paese natale di mio padre, nella provincia di Siena, vicino a Chiusi…(omissis)
...Mi rivolsi al marito di una mia cugina, Mauro, accanito cacciatore, cercando di aggregarmi a lui per l’apertura imminente.
Un tempo si pagava differentemente se si cacciava con un colpo, due colpi o più colpi, non c’era la limitazione a tre colpi ed io avevo pagato la licenza per il fucile ad un colpo, avendo solo la carabina ad aria compressa. I miei parenti furono rapidissimi nel trovarmi un vecchio monocolpo calibro 16, con l’apertura della bascula attraverso una leva che faceva anche da ponte del grilletto e si allungava lungo il calcio, allargandosi un poco per facilitare la presa delle dita. Il fucile, molto leggero, dava dei rinculi tremendi che mi distruggevano la spalla non abituata allo sparo. Comprate alcune scatole di cartucce Rottweil (da quel giorno all’apertura uso sempre quelle), una bisaccia ed un paio di anfibi in cuoio grasso mi sentivo pronto per la mia prima avventura venatoria…(omissis)
...La sveglia alle tre e mezzo mi accolse insonnolito, ma feci presto a risvegliarmi, una buona colazione ed eravamo pronti a partire. Avevamo Dolly con noi, un maschio di Kurzhaar, figlio di Vespa la cagna del Capocaccia, c’era anche un altro loro amico, Giancarlo, con un’altra figlia di Vespa, Zara, tutti Kurzhaar piuttosto massicci, scovatori di lepri sulle quali davano voce, buoni fermatori e riportatori, un po’ più robusti e lenti rispetto agli attuali…(omissis)
...Io ero impaziente e agitato non vedevo l’ora giungesse l’alba per cominciare la mia prima giornata di caccia. Era ancora buio quando cominciammo a sentire i primi colpi provenire dal Lago di Chiusi, “Sparano alle anatre” aveva sentenziato mio cugino. Nel giro di pochi minuti gli spari si erano intensificati parecchio, era diventato un rumore continuo di sottofondo…(omissis)
...Girammo tutta la mattina, fermandoci a fare colazione sotto le querce di un boschetto, ciaccia, prosciutto e vino, fortunatamente c’era anche un po’ d’acqua per calmare la sete causata dalla calura e dal prosciutto. Non ricordo se fu la mattina o il pomeriggio quando finalmente catturai il mio primo capo. Eravamo sotto la massicciata della ferrovia, tra gli sporchi che la accompagnano, Dolly scovò una femmina che partì in volo davanti a me, sparai e la vidi cadere sulla ferrovia, forse sparò anche mio cugino, ma io sapevo di averla colpita. Mi elogiò mentre la raccoglievamo sui binari, la guardai, era una fagianotta dell’anno e le mancava un piede probabilmente lasciato in qualche attrezzo agricolo o carpito da qualche predatore. Ero felice, entusiasta della mia cacciata, ero finalmente entrato a far parte di quel mondo che tanto mi affascinava.
Ciao EnricoUltima modifica Tosca del diamante; 03-08-19, 23:22.sigpic..con nelle mani l'odore dei cani, i vestiti a volte un po' logori ma depositari di momenti indimenticabili passati sui monti, nei campi, nelle boscaglie e lungo i fiumi con a fianco i miei Drahthaar...Commenta
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Grazie Enrico per la preziosa testimonianza.
Ho visto che il libro è disponibile su Amazon per cui lo inserirò nel prossimo ordine.
Una curiosità: cos'è la ciaccia?
Spero di leggere presto altri tuoi post.
Ciao Marco“Non si mente mai così tanto come prima delle elezioni, durante la guerra e dopo la caccia.”Commenta
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Esatto, la ciaccia a cui mio riferisco è una specie di focaccia fatta mescolando la farina al formaggio, sia grattugiato sia a pezzetti e olio, molto appetitosa ma anche molto "tosta". Un po' di vino è d'obbligo.
Esiste poi una ciaccia di Pasqua, la cui preparazione è un po' più complicata, il formaggio va praticamente lasciato sciogliere nell'olio per una notte ed il giorno dopo mescolato ad uova lievito e zafferano. Si formano dei pani che si lasciano lievitare e, quindi si infornano per una 50ntina di minuti.
Una roba incredibile da assaggiare con le uova soda e il capocollo (la coppa).
E' il tipico antipasto del giorno di Pasqua di quelle zone.
Ciao Enrico
---------- Messaggio inserito alle 12:36 AM ---------- il messaggio prcedente inserito alle 12:30 AM ----------
Questa è la foto di quel giorno, io sono il secondo da sinistra.
Ciao Enrico
---------- Messaggio inserito alle 12:40 AM ---------- il messaggio prcedente inserito alle 12:36 AM ----------
In questa sono il quarto da sinistra
https://www.ilbraccoitaliano.net/for...ictureid=23666
In questa sono il quarto da sinistra.sigpic..con nelle mani l'odore dei cani, i vestiti a volte un po' logori ma depositari di momenti indimenticabili passati sui monti, nei campi, nelle boscaglie e lungo i fiumi con a fianco i miei Drahthaar...Commenta
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Grazie per la spiegazione...golosa.
Bella la foto, quasi commovente, ormai, il bianco e nero.
Anch'io ero solito girare con una compatta, una Minox 35mm, ma facevo diapositive.
Purtroppo, per i casi della vita, sono andate perse quasi tutte.
Peccato.“Non si mente mai così tanto come prima delle elezioni, durante la guerra e dopo la caccia.”Commenta
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Ciao, hai perfettamente ragione le foto tendono sempre a perdersi, specialmente nei traslochi nel trasferirmi a Verona ho pero una scatola dove c'erano quelle relative ai ricordi di caccia, pesca e cani.
Questa è l'unica che ho ritrovato:
Sono i miei Breton quello col tartufo rosa è il capostipite e l'atro il figlio che è morto avvelenato.
FrancescoCommenta
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Fortunatamente quelle foto le aveva fatte mio padre, persona molto precisa ed io ho potuto recuperarle dai suoi album perfettamente conservati.
Ciao Enricosigpic..con nelle mani l'odore dei cani, i vestiti a volte un po' logori ma depositari di momenti indimenticabili passati sui monti, nei campi, nelle boscaglie e lungo i fiumi con a fianco i miei Drahthaar...Commenta
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