Storie del tempo che fu....

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  • Francesco Petrella
    ⭐⭐⭐
    • Oct 2006
    • 4883
    • L'Aquila, Abruzzo.
    • Setter inglese

    #31
    Il nome è Adriana, Arianna è un errore di battitura........non fate commenti... non è un lapsus froidiano[fiuu]
    Posta alla beccaccia?
    No grazie, roba da sfigati

    Francesco Petrella
    www.scolopax.it

    www.scolopaxrusticola.com

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    We te ne
    nee te sa
    (chi salva l'aquila, salva il futuro. Detto navajo)

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    • Lume
      ⭐⭐⭐
      • Oct 2009
      • 4497
      • Valtrompia
      • Setter redo

      #32
      Originariamente inviato da flash
      che racconto Francè.........me so venuti i brividi pure a me......comunque complimenti per la tua vena di narratore.....bravo e mi raccomando.....deliziaci ancora.....
      ma il nome della becca è/era Adriana (titolo) oppure Arianna (come nel racconto) ???
      Mi hai preceduto di un nano secondo (e gia ti chiami flash) perche lo stavo scrivendo io e visto i precedenti....non sarei stato cosi vago.

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      • flash
        ⭐⭐⭐
        • Nov 2008
        • 1321
        • roma
        • pointer

        #33
        Originariamente inviato da Lume
        Mi hai preceduto di un nano secondo (e gia ti chiami flash) perche lo stavo scrivendo io e visto i precedenti....non sarei stato cosi vago.
        ahahahah....e poi ha pure la coscienza sporca perché si è subito giustificato......ahahahahah.....a Francè.....tana libera tutti!!!!:-pr:-pr:-pr
        Guido

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        • Francesco Petrella
          ⭐⭐⭐
          • Oct 2006
          • 4883
          • L'Aquila, Abruzzo.
          • Setter inglese

          #34
          .....e siete tremendi....leggevo solo l'articolo su Arianna pubblicato sull'Arcera e mi sono confuso. Malelingue :-pr
          Posta alla beccaccia?
          No grazie, roba da sfigati

          Francesco Petrella
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          www.scolopaxrusticola.com

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          We te ne
          nee te sa
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          • cino
            • Nov 2008
            • 158
            • lenna(bergamo)
            • setter inglese

            #35
            complimenti Francesco per il racconto veramente coinvolgente e meglio delle storie di salgari che leggevo da piccolo.meglio non tornare in quel posto a caccia cosa che tu hai capito,i messaggi della natura valgono piu' di cento parole e vanno ascoltati.ciao

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            • Renato Pianegonda
              ⭐⭐⭐
              • Sep 2009
              • 1543
              • Vicenza, Veneto
              • Setter e Breton

              #36
              Racconto STUPENDO.

              [vinci][:-golf]
              Renato Pianegonda

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              • lupo grigio
                ⭐⭐
                • Feb 2010
                • 612
                • palagianello
                • setter inglese Fox; setter inglese Argo; setter inglese Boris;

                #37
                Originariamente inviato da Francesco Petrella
                <?xml:namespace prefix = o /><o:smarttagtype class=inlineimg title=Embarrassment forum="" www.ilbraccoitaliano.net="" http:="" namespaceuri="urn:schemas-microsoft-com:o</o:smarttagtype>Adriana.
                Ai tempi avevo un posticino segreto veramente speciale, una macchia di bosco sotto una parete a picco proprio di fronte ad un cimitero, ed una comoda strada che ci arriva a 200m.
                Questo posticino mi era stato insegnato da mio nonno e Birba ci aveva sfrullato la seconda beccaccia della sua vita, che come la prima avevo preso. Quel giorno però portavo anche il papà di Birba, Astro II° ottimo cane da fagiani, sufficiente sulle beccacce. Birba era ancora una cagna inesperta, anzi era una cagna praticamente inutile nonostante i suoi due anni di età. Era però il mio primo cane ed ero intenzionato a tenerla a qualsiasi costo, in seguito gran parte della mia fama di beccacciaio la devo a questo cane, che a me giovane di 19 anni mi faceva rivaleggiare con i più grandi beccacciai dei tempi e anzi mi sentivo sempre più spesso invitato da cacciatori molto più vecchi di me, ma sinceramente non erano me che invitavano, ma la mia cagna. Birba innamorata di me, da quando da cucciola me la tenevo costantemente addosso, mio nonno volle regalarmela perché alla soglia dei 18 anni era ora che avessi un cane tutto mio. Estremamente timida, iniziò la sua carriera con una cerca inesistente, quando però scoprì la beccaccia divenne incontrollabile, una forza della natura immensa, che permetteva a me giovane inesperto e padellaro di impormi su tanti altri, anzi in quegli anni divenni veramente forte, infinito tempo a disposizione, energie in surplus, cane fortissimo, nessun pensiero: il massimo. Dicevo che avevo un posticino segreto, oddio tanto segreto non era, ma io avevo tempo a sufficienza per assicurarmi tutte (o quasi) le beccacce che ci si posavano. Il posto era comodo perché era sulla strada di ritorno, quando tornavo degli immensi boschi dei Monti della Laga. Una piccola deviazione ed ero lì. Un anno in questo posto c’era una beccaccia, o meglio immaginavo ci fosse una beccaccia, imprendibile perché arrivati ad uno stradello, la cagna puntualmente fermava, io mi piazzavo e puntualmente non succedeva niente, poi la cagna partiva e potevo solo seguire il campano su per l’irta parete boscosa. Mai avevo sentito un frullo, mai avevo trovato una fatta, mai niente, ma avevo fiducia cieca nella cagna e questo mi bastava per credere che là ci fosse una beccaccia. Tutte le mie ricerche erano inutili, nessuna ferma oltre lo stradello, a volte capitava che trovavo altre beccacce che incernieravo oppure no, ma era chiaro che erano tutt’altra cosa, altre pasture, altre situazioni. Eravamo in gennaio, e da almeno una settimana non si avevano incontri, nemmeno i soliti posti che a turno ospitavano svernanti davano niente, alta pressione e temperature calde, rendevano vuote le colline e le pianure, niente tordi, niente beccaccini, niente anatre, insomma niente di niente. Mi era andata bene fino al quel momento perché avevo inseguito beccacce svernanti nei posti più impensati e avevo continuato a fare carniere, magari una sola al giorno, ma avevo incontrato sempre. Ad altri era andata peggio e per molti era più di un mese che si inserivano sempre le stesse cartucce nel fucile, altri ancora avevo rinunciato. Una settimana senza incontri invece e ben più sopportabile così, stanco di cercare posti nuovi inesorabilmente vuoti, decisi che mi sarei dedicato anima e corpo al fantasma del cimitero:Adriana. Quel giorno arrivai lì in tarda mattina con il sole che già picchiava duro, tutto era secco, e si cacciava bene in camicia e gilet. Attraversai due o tre rimesse sicure e non trovai niente, il posto era perfetto; dall’alto in una gola scendeva un limpido torrentello, il bosco di querce e qualche rado castagno era concimato a dovere da quattro o cinque muli che vi passavano l’intero giorno. Intorno pratine basse e sotto un bel bosco in discesa pieno di canaletti e spiazzi, infine sul fondo un bel fiume di montagna ricco di trote e granchi. La zona che battevo io era in piano perfetto, quindi il torrentello che vi tracimava lo rendeva sempre umido e i grossi sassi franati dalla ripida montagna fungevano da ombra e importante dispensa. Una beccaccia ci avrebbe vissuto per anni tranquilla dal gelo e della siccità, dal vento e dalla tempesta. Arrivai nei pressi dello stradello e non sentii più il bubbolo, ci siamo pensai, mi piazzai proprio sul cane e come al solito non successe niente, Birba risolvette velocemente l’imbarazzo e si avvio su per la ripida scarpata. Mentre mi sedevo e mi godevo il cane su per la montagna, l’occhio vide una cosa che non aveva mai visto prima: una signora abbastanza anziana e rubiconda scendeva tranquilla dalle rocce sopra di me, aveva dei lumini spenti in una mano e dei fiori nell’altra. La signora girò alla mia sinistra e scese nell’aia di un casolare semi diroccato, dove qualcuno teneva ancora alcune galline, dei tacchini e due odiosi gatti. La signora scomparve appena prima del casolare, riapparve dentro il recinto dove erano le galline, ne uscì aprendo il cancello e si avviò al cimitero. Allora c’era un modo per andare su, se la signora vi era scesa io potevo salire. Mi avvicinai con fare circospetto al casolare sapendo che non fa piacere che un ragazzo armato di una doppietta calibro 12 vi entri in casa, poi veloce aprii il cancello, attraversai il recinto tra in pigolio di due o tre galline e il finto assalto di un’anatra, e cercai l’uscita dall’altra parte. Un altro cancello realizzato con una vecchia rete di un letto chiudeva uno stradello che veniva dalla montagna. L’aprii e mi avvia su. Man mano che salivo il terreno sotto i miei scarponi appariva più secco e inadatto. Sentivo il campano di Birba che segnava sempre il galoppo e mi avviai sempre più in alto. In mezz’ora arrivai ad un pianoro, un bellissimo prato circondato dal bosco. Il cane adesso era sotto di me e leggermente spostato in avanti, mi avviai verso la sua direzione e nel bel mezzo del prato, circondata dal sole e dalle luce, esplose lei, una beccaccia enorme e bellissima, sembrava rossiccia, in tutta calma scivolò d’ala sulla destra e si rimise nell’angolo sinistro del boschetto. Non sparai. Rimasi allibito. Quella beccaccia (perché ero sicuro che fosse la stessa) era volata da sotto fin quassù, forse un chilometro di strada, almeno <?xml:namespace prefix = st1 /><st1:metricconverter alt="" 0? w:st=" border="></st1:metricconverter>300 m di dislivello. Chiamai il cane, che fu sorpreso della mia voce veniva dall’alto, arrivò e mentre sbucava nel prato, svoltò sulla destra e come tirato da un filo invisibile iniziò una lunga filata, che lo fece bloccare e 7/8 metri da dove avevo visto posarsi la beccaccia. Se non l’avessi visto con i miei occhi no ci avrei mai creduto. Mi avvicinai alla cagna, che mi sembrava oltremodo sicura, poi mi piazzai di lato per godere della migliore visibilità possibile. Attimi interminabili, poi un fremito della cagna e la beccaccia si mosse, aspettai che finisse la colonna la inquadrai per bene e bum, bum, la beccaccia continuò il suo volo indisturbata. Birba partì in quarta e dopo nemmeno 10 minuti era ancora ferma, eravamo adesso dentro il bosco , verso il pianoro in basso, ma quando tentai di accostare la cagna la beccaccia partì e io anche se lontano e anche se in scomoda posizione sparai ancora, bum, bum, e la beccaccia proseguì il suo volo. La mia doppietta, la mia bellissima Bernardelli Elio, era inutile. La cagna partì ancora, la beccaccia aveva tagliato l’intera radura e si era rimessa nel bosco di fronte. Birba di nuovo le fu addosso, impiegai pochi minuti a trovarla, e la beccaccia parti bassa a radente, azzardai di nuovo le due schioppettate (rischiando più del lecito per la sicurezza del cane), ma niente la beccaccia sparì inghiottita dal canale che portava giù al torrentello e allo stradello. Ero scoppiato Birba invece volò giù e poco dopo non sentii più il campano, decisi di scendere per il letto del torrente, così da guadagnare tempo, non so quando ci impiegai mi sembrarono secondi e quattro o cinque scivoloni, ma penso sia stato abbondantemente un quarto d’ora. La cagna era ferma, anzi sembrava sospesa sopra rovi e sassi, non so nemmeno come feci, ma le passai dietro, feci un larghissimo giro e mi piazzai di fronte al cane. Ero almeno a <st1:metricconverter w:st="on" productid="50 metri">50 metri</st1:metricconverter> dal cane e non sentivo n’è il bubbolo, n’è vedevo il cane, scoprivo però un’area molto vasta e potevo sparare bene. Tolsi le dispersanti tiger e misi due cartucce di cartone con la borra, la seconda canna era una ** e potevo azzardare un tiro anche lungo. Iniziai a sentire il bubbolo, Birba guidava e la guidata veniva verso me, ero messo bene! A circa <st1:metricconverter w:st="on" productid="30 metri">30 metri</st1:metricconverter> Birba girò sulla destra, iniziò la salire sulla montagna e poi fu tutto silenzio. Volevo fischiare al cane, ordinargli al carica,ma rimasi zitto, Birba ferma lì, io fermo dov’ero e la beccaccia chissà dove. Poi all’improvviso qualcosa cambiò, vi giuro all’improvviso un vento freddo si infilò nel colletto della camicia, i piedi sembravano di ghiaccio (eppure avevo i Meindel) ed una presenza ostile mi circondava, la beccaccia frullò in quel preciso istante, con immensa fatica portai la doppietta in spalla, la prima fucilata fu dietro di un metro, la seconda la colse in pieno e la beccaccia si rovesciò in aria. Alzai il fucile in segno di gioia ed in quel momento sentii un rumore sordo, un forte dolore alla spalla destra e poi fu buio. Mi svegliai (penso alcuni secondi dopo) con Birba che mi leccava il viso. Che diavolo era successo? Mi faceva male il braccio, lo mossi e una fitta lancinante mi fece smoccolare. Mi girai e vidi il mio braccio tutto insanguinato, lo mossi, faceva male ma si muoveva, mi sedetti e lo portai al petto, era pieno di tagli, anzi un solo taglio profondo e due o tre escoriazioni, ma il dolore era troppo forte per quel poco. La doppietta era in terra e una canna era ammaccata vistosamente, la beccaccia era vicino a me, davanti ai miei piedi. Ma che era successo? Capii dopo che un masso era scivolato giù e mi aveva preso in pieno tra la spalla e il braccio, forse smosso dal mio passaggio, forse semplicemente dall’erosione del tempo, forse non dovevo prendere quella beccaccia. Feci riparare la doppietta e la vendetti ad una armeria, ma cosa ancora più strana fu che quella doppietta l’acquistò un ragazzo che anni dopo sarebbe diventato mio compagno di caccia per 4 o 5 stagioni. E così me la trovai ancora vicino, ma non ebbi più il coraggio di toccarla. Nel bosco del cimitero sono tre anni che non vado più, altre beccacce vi ho trovato e altre ne ho prese, finché un giorno, non ci sono finito con un altro cane: Maya e mia moglie Roberta. Maya fermò di nuovo nello stradello e poi andò giù invece che su, la seguimmo con molta preoccupazione, fermò altre tre volte, ma non volò mai nulla, finché alla quarta ferma, arrivò una nebbia spettrale e mentre mi piazzavo, la beccaccia volò bassa proprio addosso a Roberta che si era spostata da dove gli avevo detto di aspettare, io non lo sapevo ma comunque non mi sentii di sparare, e fu la cosa più giusta che potessi fare. Da allora non sono più tornato a caccia lì, attraverso spesso quel bosco in cerca di funghi o per andare a cercare trote nel torrente, è sembra invariato con il passare del tempo, ma quel cimitero immerso tra querce e sassi sembra chiedere solo pace.
                <O></O>
                [clap] Complimenti,da brividi! E pensare che anch'io frequento una pineta proprio attaccata alla parte vecchia del cimitero del mio paese(praticamente ci sono cresciuto)...L'anno prossimo penserò spesso al tuo racconto mentre correrò dietro a qualche beccona particolarmente "inavvicinabile",questo è poco ma sicuro![old]
                CIAO
                Ultima modifica lupo grigio; 11-03-10, 15:31. Motivo: errore ortografico
                Saluti.

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                • stefano64
                  ⭐⭐⭐
                  • Sep 2009
                  • 3506
                  • civitavecchia
                  • pointer

                  #38
                  io invece vi racconto una storiella veloce veloce, quella di "fantasmina", una beccaccia che quest'anno ho inseguito circa 20 volte sempre nello stesso ettaro di bosco .. ogni giorno che andavo da solo le dedicavo minimo un'oretta, ma lei mi ha sempre spernacchiato, dopo che una delle prime volte gli ho bruciacchiato un pò il sedere con una schioppettata tra le foglie verdi dei primi di novembre, in seguito ha fatto ripetutamente impazzire sia me che la pointer, constringendola a pedinate di 50 metri e oltre e io dietro carponi .. e poi partiva sempre quando un ramo mi ostruiva o stavo con le gambe e le braccia avvinghiate ai rovi. Per ben due volte ho portato con me un'amico, impostandolo dove poteva sparare ma lei lo ha sempre fregato, partendo bassa e fugace. Infine un giorno, che stavo da solo, suona la ferma e dopo un pò la sento partire e volare in discesa, scendo anche io, sempre pronto .. ma niente, dico possibile mai il bosco è finito stiamo sul prato .. avanzo un pò e proprio nell'attimo che abbasso lo sguardo per non inciampare su un rovo .. pla pla pla parte dal bordo del bosco 50 mt. più in là, proprio dove la volta precedente avevo impostato un'amico, mostrandomi tutta la sua furbizia e la voglia di prendermi in giro, quel giorno le dissi "a trattarmi così ti meriteresti uno che ti fa la posta serale" e me ne andai via offeso, non tornando più in quel posto .. almeno per questa stagione ehehe

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                  • attanasio pietro

                    #39
                    raccontami

                    Fra fantasia,e realtà, raccontami una delle tue giornate"irripetibili" alle beccacce che più ti è rimasta impressa nella mente.[vinci]

                    Incomincio io, andavamo a caccia di bekke io ed un mio carissimo amico di S.A.di Conza (Av) solo con la mia cagna Zara, in un posto dove ci sono ancora adesso due boschi su due collinette diverse, con in mezzo del verde coltivato a foraggio, io salgo su quella di dx ed il mio compagno di caccia corre ad appostarsi sopra a tutto in mezzo alle due colline nel verde, alla cima della collinetta nelle querce basse ferma la mia cagna, al posto di una bekka ne volarono due, tre botte, Enrì le ho fatte tutte e due le ho fatte tutte e due, dall'altro lato nel pulito Enrico, Bum, Bum, Bum altre tre botte, e disse Pie' altre due sono volate quà e sono quattro, in realtà non avevo fatto niente perchè le bekke sotto le botte erano scese a candela dandomi l'impressione di essere cadute.
                    Nel frattempo corsi verso di lui per vedere che aveva fatto, niente anche lui, perchè disse che erano uscite lunghe, nel frattempo una di queste forse fece il giro e venne verso di me che nel pulito con una botta la stesi.
                    L'altra, la trovammo subito a confine fra pulito e bosco.
                    Adesso ditemi la vs.
                    Saluti Pietro

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                    • lupo grigio
                      ⭐⭐
                      • Feb 2010
                      • 612
                      • palagianello
                      • setter inglese Fox; setter inglese Argo; setter inglese Boris;

                      #40
                      Ciao Pietro,premetto che essendo una frana col pc,sono ancora poco pratico del forum,e quindi forse sto per dire un'eresia,quindi correggimi se sbaglio,ma mi sembra che ci sia già una discussione simile a questa che tu proponi,prova ad andare su "Storie del tempo che fu...".Mi scuso anzitempo nel caso in cui mi fossi sbagliato e ti saluto.
                      [ciao]
                      Saluti.

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                      • Francesco Petrella
                        ⭐⭐⭐
                        • Oct 2006
                        • 4883
                        • L'Aquila, Abruzzo.
                        • Setter inglese

                        #41
                        Ha ragione Lupo c'è già questa discussione postate i vostri racconti in "Storie del tempo che fu"
                        Posta alla beccaccia?
                        No grazie, roba da sfigati

                        Francesco Petrella
                        www.scolopax.it

                        www.scolopaxrusticola.com

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                        We te ne
                        nee te sa
                        (chi salva l'aquila, salva il futuro. Detto navajo)

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                        • attanasio pietro

                          #42
                          va bene

                          Originariamente inviato da Francesco Petrella
                          Ha ragione Lupo c'è già questa discussione postate i vostri racconti in "Storie del tempo che fu"
                          Ok Francesco la mia storia è intesa nei racconti in "Storie del tempo che fu".[:-cry][:-cry]
                          Ciao Pietro.

                          Commenta

                          • Renato Pianegonda
                            ⭐⭐⭐
                            • Sep 2009
                            • 1543
                            • Vicenza, Veneto
                            • Setter e Breton

                            #43
                            Messaggi spostati. [vinci]
                            Renato Pianegonda

                            Commenta

                            • LCM
                              ⭐⭐
                              • Apr 2009
                              • 237
                              • montecalvo irpino
                              • pointer

                              #44
                              29 ottobre 2003
                              gia avevo incotarto qualche beccaccia nei giorni scorsi . Esco sul tardi e vado in una pineta che e' ottima ,mi accompagna negra figlia di negus cagna che il grande mancini aveva specializzata. Arrivo sul posto mi preparo e metto il biper alla cagna e la libero , inizia una cerca decisa al limite del fuori mano va a toccare tutti quei posti interessanti ma della regina ancora niente. Faccio la parte alta e vedo che negra prende il vento ed inizia a filare e scivola in ferma vado sulla cagna e lei inizia una guidata da infarto ricordo ancora il gioco delle scapole di negra mi sembrava una grande gatta che stava tentando un agguato,guido' per una trentina di metri fino a quando si fermo' in una posa plastica con la testa che indicava con perfezione la posizione della beccaccia.la regina parti dietro ad un pino le tiro pero' non vedo niente dopo pochi attimi arriva la cagna con la beccaccia in bocca.
                              Perdonatemi se faccio qualche errore ,ma non sono un giornalista ,spero di avervi trasmesso qualce piccola emozione. Se non vi annoia ho ancora qualche racconto alla prossima.
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                              • Renato Pianegonda
                                ⭐⭐⭐
                                • Sep 2009
                                • 1543
                                • Vicenza, Veneto
                                • Setter e Breton

                                #45
                                Originariamente inviato da LCM
                                29 ottobre 2003
                                gia avevo incotarto qualche beccaccia nei giorni scorsi . Esco sul tardi e vado in una pineta che e' ottima ,mi accompagna negra figlia di negus cagna che il grande mancini aveva specializzata. Arrivo sul posto mi preparo e metto il biper alla cagna e la libero , inizia una cerca decisa al limite del fuori mano va a toccare tutti quei posti interessanti ma della regina ancora niente. Faccio la parte alta e vedo che negra prende il vento ed inizia a filare e scivola in ferma vado sulla cagna e lei inizia una guidata da infarto ricordo ancora il gioco delle scapole di negra mi sembrava una grande gatta che stava tentando un agguato,guido' per una trentina di metri fino a quando si fermo' in una posa plastica con la testa che indicava con perfezione la posizione della beccaccia.la regina parti dietro ad un pino le tiro pero' non vedo niente dopo pochi attimi arriva la cagna con la beccaccia in bocca.
                                Perdonatemi se faccio qualche errore ,ma non sono un giornalista ,spero di avervi trasmesso qualce piccola emozione. Se non vi annoia ho ancora qualche racconto alla prossima.
                                Non annoi nessuno! grazie del racconto, molto piacevole da leggere.
                                Alla prossima.[:-golf]
                                Renato Pianegonda

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