Subito dopo esserci incamminati lungo il sentiero scorgiamo, io e mio padre, i primi camosci.. Tutti maschi e tutti già piuttosto irrequieti dato l'imminente sopraggiungere del brunft..
Il piano prevede l'abbattimento di un classe 0, ma al momento di femmine e piccoli nemmeno l'ombra..
Giunti in prossimità di un colletto, lungo il costone di una montagna, si intravedono in lontananza i primi branchi, uno composto da una dozzina di esemplari e altri composti da due-tre individui..
La mia attenzione si focalizza su una femmina accompagnata dal piccolo intenti a brucare a circa 450 metri di distanza; il vento contro e il sole alle ns. spalle ci permettono di avvicinarci maggiormente, fino a raggiungere una roccia che ci cela alla vista degli ungulati..
Gli animali però sono già nervosi e velocemente si portano più in alto e in posizione tale da non permetterci un ulteriore avvicinamento; il telemetro mi dice che la distanza che mi separa dalla femmina e dal piccolo, visti in precedenza, è di 353 m, decisamente troppi per un tiro pulito considerando l'intensità del vento e l'appoggio precario della carabina..
Decidiamo quindi di lasciarli andare e di provare ad aggirarli attraverso un vallone percorso da un rio, ormai quasi asciutto..
In quel vallone di camosci, durante le mie uscite estive, ne ho sempre visti, di ogni classe ed età, ma quel giorno era diverso.. sembravano come svaniti nel nulla.
In realtà esisteva un’alternativa a quella zona.. un costone di montagna dove pascolavano sovente femmine e capretti, ma era 1,5 ora di cammino da dove mi trovavo e poteva essere solamente l’ultimo appiglio per concludere con successo la giornata, prima di ritornare dalla macchina..
Dopo un buon venti minuti passati a scrutare col binocolo ogni centimetro della montagna, scorgo in cresta una testa di camoscio intenta a ruminare, accompagnata da altri due all’apparenza più piccoli; la distanza che ci divide è tale da rendere impossibile un riconoscimento con il solo ausilio del binocolo.. Senza perdere tempo afferro il lungo e affannato cerco di inquadrare gli ungulati; non ci sono dubbi: yearling e capretto..
Lascio mio padre un tantino defilato, dicendogli di tenersi pronto a vedere la reazione del selvatico dopo l’eventuale tiro, mentre io mi porto a ridosso di una collinetta alla base dello sperone di roccia dove stazionano i camosci.. il posto è perfetto in quanto da stabilità alla carabina e mi permette di effettuare il tiro in tutta tranquillità. Data la conformazione del terreno privo di ripari, un ulteriore avvicinamento allerterebbe con ogni probabilità i selvatici.
Il telemetro mi dice che la distanza tra me e il capretto è di 336m, 312m tenendo in considerazione l’angolo di sito.. Metto in camera di scoppio la munizione in 7RM con palla da 150 grani BT, regolo l'ingrandimento a 15x e dopo una veloce occhiata alla tabella balistica decido di dare 16 click alla torretta del leica lrs, uno in meno rispetto a quanto teoricamente richiesto a causa della maggiore altitudine a cui andrò a sparare (2650m slm) rispetto a quella a cui è tarata la carabina, regolo il parallasse e mi posiziono per il tiro..
Quasi come per burlarsi di me, il piccolo appare nel mio reticolo per poi scomparire subito dopo, impedendomi, di fatto, effettuare il tiro; la cosa si protrae per una decina di minuti, finchè la femmina si alza e dietro di lei si accoda il capretto..
Intanto il vento si è fatto più intenso, quindi decido di posizionare il reticolo leggermente a destra della spalla, per compensare lo spostamento della palla dovuto al vento trasversale, armo lo stecker e lascio che il dito completi la pressione sul grilletto, facendo partire il colpo..
Il capretto rimane fulminato sul posto, mentre femmina e yearling si lanciano in una fuga disordinata lungo il costone della montagna fino a scomparire nel versante opposto, al sicuro…
Dopo mezz’ora di cammino e dopo aver fatto frullare due bianche in mantello già completamente bianco, raggiungo finalmente il camoscio: la palla ha attinto esattamente la spalla provocando un abbattimento pulito.
Il paesaggio che mi circonda e le emozioni vissute con mio padre mi suggeriscono che non è il caso di chiedere di più alla montagna; la caccia di selezione finisce, per quest’anno, qui..
Weidmannsheil
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