Etica: nota etimologica

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  • cg1968
    • Dec 2007
    • 142
    • Sergnano, Cremona, Lombardia.
    • Breton 19 mesi

    #31
    Originariamente inviato da silvio roncallo
    solo su un punto non sono d'accordo: "cacciare implica l'abbattimento della preda"
    cacciare per me vuol dire cercare, inseguire, scovare palesarlo (l'animale) NON necessariamente abbatterlo.
    Penso di aver ottenuto lo scopo (ho vinto io) nel momento in cui si palesa il frullo davanti al cane fermo, il cinghiale o la lepre mi passano sullo stradello o saltano fuori davanti ai cani, ma non per questo devo necessariamente essere armato (almeno non sempre). Se decido di "raccogliere il frutto" ok, ma posso amche pensare di lasciarlo li per un altra volta, visto che non ho "fame".
    <o>Ciao.

    </o>L’azione conclusiva della caccia E’ abbattere la preda: altrimenti non è caccia, è qualcosa d’altro.
    Se poi decido – una volta, due volte, dieci volte “quasi sempre” – di non abbattere, va benissimo: anzi! Soprattutto – come dici tu – se non si ha “fame”.
    Ma se decido SEMPRE di non abbattere e – per esempio – fare fotografie - non sto cacciando. Faccio altro (il che non significa che questo altro abbia “valore minore” rispetto alla caccia: semplicemente non è caccia).
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    La domanda da porre e da porsi non deve essere “E’ etico cacciare” ma deve essere: “E’ etico uccidere un’animale per nostro uso e consumo?” Ed è’ un discorso che – ovviamente - va oltre la caccia!
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    Che differenza passa tra allevare (coltivare) per alimentarsi e cacciare (raccogliere) per alimentarsi?
    Alla fine si uccide in entrambi i casi! Direttamente o delegando ad altri il “triste gesto!”
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    Io penso che si sia passati dalla caccia all’allevamento, dalla raccolta alla coltura (oltre che a causa dell’incremento demografico – che se vogliamo non è che sia così “naturale”…[;)] ) ANCHE per “comodità”; è più facile/comodo/sicuro mettere la mano nel pollaio e tirar fuori la gallina quando si ha fame (anche se c'è il rischio di affezzionarsi alla gallina...[;)]), piuttosto che “sbattersi” a cercare,trovare, e se si è abili abbastanza (e/o fortunati!!) catturare la gallina…magari con la fame che incombe!! Soprattutto se devi trovare un TOT di galline per sfamare un TOT di persone…
    In ogni caso, però, si uccide!
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    La tendenza nell’allevamento oggi – da come la vedo io – è quella di “passare” da un allevamento intensivo in batteria dentro capannoni illuminati al neon, ad un allevamento più naturale, all’aria aperta e al sole; ho messo “passare” tra virgolette perché questo più che un passaggio evolutivo – per me - è un RITORNO; un ritorno …ad una vita “naturale” in armonia con il ciclo della natura… ma alla fine “il collo alla gallina viene comunque tirato…” per nostro uso e consumo.
    Armonia – il posto dell’uomo nella natura - è questo: tirare il collo alla gallina!

    Oggi “va di moda” l’allevamento “allo stato brado”; per restituire all’animale la propria dignità di essere vivente che nasce, cresce, si relazione, vive e muore; e – esagerando – che cos’è la gestione della fauna se non un allevamento al “massimo dello stato brado”?[occhi]
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    Claudio

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    • silvio roncallo
      ⭐⭐⭐
      • Dec 2006
      • 5650
      • genova, Genova, Liguria.
      • spinone

      #32
      Originariamente inviato da cg1968
      <o>Ciao.

      </o>L’azione conclusiva della caccia E’ abbattere la preda: altrimenti non è caccia, è qualcosa d’altro.
      Se poi decido – una volta, due volte, dieci volte “quasi sempre” – di non abbattere, va benissimo: anzi! Soprattutto – come dici tu – se non si ha “fame”.
      Ma se decido SEMPRE di non abbattere e – per esempio – fare fotografie - non sto cacciando. Faccio altro (il che non significa che questo altro abbia “valore minore” rispetto alla caccia: semplicemente non è caccia).
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      Claudio
      adesso è più chiaro il tuo discorso.
      silvio

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      • marco s
        ⭐⭐⭐
        • Apr 2009
        • 2839
        • buttigliera alta (TO)
        • kurzhaar Aris kurzhaar York Kurzhaar Miss Lilly

        #33
        Solo un pensiero che mi è venuto in mente stamattina: proviamo a definire cos'è per noi l'animale.
        La mia esperienza venatoria nasce all'interno di questa legge e perciò probabilmente sono anche influenzato dal fatto di ritenere la fauna come patrimonio indisponibile e quindi non una cosa mia personale o di nessuno. Comunque per me è abbastanza difficile definire l'animale selvatico: da sempre è l'oggetto della mia curiosità, della mia osservazione, della mia simpatia e addirittura del mio affetto, diventa anche la mia preda nel momento in cui entro in contatto con l'ambiente (con il fucile, il binocolo o la macchina fotografica) e torno un po' io stesso ad essere un animale.
        Il selvatico diventa il protagonista della mia caccia ed è allora che, agli occhi degli animalisti, il mio atteggiamento si fa contraddittorio: amo l'animale ma ne provoco la morte, con un atto che è volontario e ludico. Volontario perché nessuno mi costringe a farlo e non lo faccio per fame e ludico perché mi provoca un certo, velato, personale, soggettivo, inspiegabile piacere che sarebbe ipocrita ed assurdo negare. Credo che nessuno di noi vada a caccia con gran dispiacere e sofferenza o sotto minaccia altrui.
        Ma questo non significa che la morte dell'animale non possa dispiacere al cacciatore, non lo faccia soffrire e non scuota la sua coscienza, anzi io trovo che sia molto positivo il fatto che un cacciatore sviluppi questo tipo di sensibilità. Non è un perverso godimento, ma qualcosa di molto più profondo e chi è consapevole di compiere un gesto importante ci pensa due volte prima di farlo.
        Questo credo sia un po' il nocciolo della questione che spinge poi il cacciatore moderno a porsi delle domande e a darsi risposte etiche sulle sue azioni. La caccia deve essere un atto che ha una giustificazione, un senso. Se non è più una questione di fame, non può essere un puro capriccio. Così la cinofilia, la gestione del territorio, la tutela delle tradizioni locali e la tutela del patrimonio faunistico conquistano una loro nuova dignità.
        Opps.... torno al lavoro....


        Ps Claudio trovo sempre molto interessanti le riflessioni che riguardano l'allevamento degli animali.
        L'indulgenza verso sé stessi induce ad essere accondiscendenti verso le scorrettezze altrui. Gamsbart Power

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