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- non sarà possibile vendere cani a chi nn ha strtturazione professionale (quindi il cacciatore nn potrà vendere il suo cane nè una cucciolata)
- il sindaco su segnalazione animalista può far sequestrare animali ad allevatori e privati anche senza ipotesi di maltrattamento ma per sola incuria(accertata dalle guedie zoofile che hanno competenze pari o superiori alla asl) . gli animali sequestrati ovviamnete vanno alle onlus e il proprietario deve pagarne il mantenimento presso alle onlus fino a che le onlus nn decideranno di adottarli a loro totale discrezione.
ma c'è molto di piu'....
il DDL è stato frimato dalla Lega e anche da Stival di federcaccia....
Meno male che la lega era dalla nostra parte......-si evince da queste righe
infatti cicalone
ma ti dico che un mio amico del nord pochi giorni fa mi diceva che sono stufi delle cazzate DELLA LEGA e alle prossime elezioni perderanno parecchio.
infatti cicalone
ma ti dico che un mio amico del nord pochi giorni fa mi diceva che sono stufi delle cazzate DELLA LEGA e alle prossime elezioni perderanno parecchio.
Meno male almeno oltre a non vedere piu' il nano di Arcore ci leviamo di torno il flippato delle cerimonie alle sorgenti del Po' con tutte le sue magliette verdi ormai quasi sbiadite ( tanto quando parla non se capisce mai un cavolo)
P.S. a proposito la TROTA e' originario delle sorgenti, vero?[:D]
Cosa vuol dire avere un metro e mezzo di statura, te lo rivelan gli occhi e le battute della gente e la curiosita' di una ragazza irriverente ....
La politica è un vero schifo,purtroppo segue solo i propi interessi senza seguire una linea logica e giusta,e poi dovrei andare a votare?E per chi?Forse x quello che facendo i sui porci comodi per disgrazia agevola anche un pochino me!E'èèèè mi chiedo dove vogliono arrivare di questo passo,credevo che peggio di così non potessero fare ma cistanno riuscendo stupendomi ogni giorno di più,e bravi politici.
La politica è un vero schifo,purtroppo segue solo i propi interessi senza seguire una linea logica e giusta,e poi dovrei andare a votare?E per chi?Forse x quello che facendo i sui porci comodi per disgrazia agevola anche un pochino me!E'èèèè mi chiedo dove vogliono arrivare di questo passo,credevo che peggio di così non potessero fare ma cistanno riuscendo stupendomi ogni giorno di più,e bravi politici.
alle prossime si candidera il partito dei cacciatori: CACCIA AMBIENTE
gli animalisti votano verdi, noi votiamo il nostro partito.
Scommetterei che questo ddl viene via pari pari da uno dei tanti tavoli di concertazione delle ass. animaliste... e naturalmente i politici si ritrovano il lavoro fatto senza fatica ed abboccano... le ass. animal-ambientaliste non hanno mai preso così tanti pesci come di questi tempi!!!![:142][:142]
Non si pensi che il disegno di queste associazioni si fermi alle Regioni, questa non è la prima e non sarà nemmeno l'ultima... visto che la legge sul benessere animale è ferma in Senato, hanno pensato bene di aggirare la cosa facendo approvare singole leggi regionali (fanno meno rumore mediatico e il più delle volte passano sottobanco), quando il cerchio sarà completato ne vedremo delle belle... sono certo che alcune ass. animaliste faranno fuoco e fiamme per chiedere la completa applicazione sull'intero territorio nazionale!!
Bruno Decca "Multi sunt vocati... pàuci vero electi"
Da buon cittadino ho sempre votato, perchè al di là del credo politico ritengo che il voto sia un sacro santo diritto e dovere che in democrazia permette di esprimere il proprio pensiero, ma mai come adesso mi trovo in difficoltà a riconoscermi in una coalizione. Poi amante della caccia e dell'ambiente e, sottolineo Ambiente mi trovo veramente schifato e arrabbiato di essere schiavo di questi quattro COGLIONI incompetenti e falsi ambientalisti e questo sentimento lo nutro anche nei confronti delle ns associazioni, che invece di far sentire la voce sembrano sparite nel nulla, a parte quando vengano a bussar cassa.
Continuo a ribadirlo con forza, FACCIAMOCI SENTIRE, altrimenti nell'arco di pochi anni la caccia in tutta la sua bellezza e tradizione sarà solo un bel ricordo.
Da buon cittadino ho sempre votato, perchè al di là del credo politico ritengo che il voto sia un sacro santo diritto e dovere che in democrazia permette di esprimere il proprio pensiero, ma mai come adesso mi trovo in difficoltà a riconoscermi in una coalizione. Poi amante della caccia e dell'ambiente e, sottolineo Ambiente mi trovo veramente schifato e arrabbiato di essere schiavo di questi quattro COGLIONI incompetenti e falsi ambientalisti e questo sentimento lo nutro anche nei confronti delle ns associazioni, che invece di far sentire la voce sembrano sparite nel nulla, a parte quando vengano a bussar cassa.
Continuo a ribadirlo con forza, FACCIAMOCI SENTIRE, altrimenti nell'arco di pochi anni la caccia in tutta la sua bellezza e tradizione sarà solo un bel ricordo.
Straaaaaaaquoto! Siamo in tanti lenostre voci le debbono pur sentire....
GRAZIE AL SITO, OGNUNO DI NOI DICE LA SUA VERITA'...SE CHI CHIAMATO IN CAUSA NON INTERVIENE,FA' SI CHE LA VERITA' ESPRESSA DA OGNUNO DI NOI DIVENTI LA "VERA VERITA'"...LA COLPA NON PUO' ESSERE DI CHI PARLA O SCRIVE...MA DI CHI,COLPEVOLMENTE,TACE!!! Abbracci da Gabriele [:D]
Scommetterei che questo ddl viene via pari pari da uno dei tanti tavoli di concertazione delle ass. animaliste... e naturalmente i politici si ritrovano il lavoro fatto senza fatica ed abboccano... le ass. animal-ambientaliste non hanno mai preso così tanti pesci come di questi tempi!!!![:142][:142]
Non si pensi che il disegno di queste associazioni si fermi alle Regioni, questa non è la prima e non sarà nemmeno l'ultima... visto che la legge sul benessere animale è ferma in Senato, hanno pensato bene di aggirare la cosa facendo approvare singole leggi regionali (fanno meno rumore mediatico e il più delle volte passano sottobanco), quando il cerchio sarà completato ne vedremo delle belle... sono certo che alcune ass. animaliste faranno fuoco e fiamme per chiedere la completa applicazione sull'intero territorio nazionale!!
Io credo che sia proprio così...non la hanno manco letta. Ma la sveglia gliela sto dando io tramite alcuni dirigenti della Lega.
Veneto: proposta di Legge Regionale 51
Stival di Federcaccia legga bene prima di firmare documenti che vanno oltre ciò che riesce a capire.
Una nuova finestra si apre sul mondo dell'allevamento canino e sui proprietari di cani. Trattasi della proposta di Legge n. 51 della Regione Veneto del 30/06/2010, assegnata in sede referente alla V commissione.
Si veda il link http://www.consiglioveneto.it/crvpor...1&t=0&key=1981
Dalla lettura di tale proposta si evince, come al solito, la furia di dare una regolamentazione ad un comparto che già ha le sue regole ben definite. E tali solo, per esempio, quelle emanate dall'ENCI, Ente dello Stato.
Ma al di fuori di quello che può essere l'impianto, in talune parti finanche condivisibile, ci preme fare delle considerazioni di ordine generale. In primis non capiamo come ad un cacciatore, magari anche cinofilo, possa essergli sfuggito il Capo I articolo 2.1
In tale articolo si vuole rendere fumosa l'interpretazione già esistente, data dal legislatore, sulla palese differenza tra animale da reddito, da lavoro e da compagnia. Un tale articolo contraria le disposizione di legge già in essere e rende palesemente perseguibili chiunque utilizza un animale al di fuori di quel significato e contesto di "Etologia" che taluni supportano non scientificamente. Tale può essere assimilato all'uso del cane da caccia nell'arte venatoria che, come si sa, svolge un lavoro affaticante e non per tutti etico. E' poi da ricordare il Capo I articolo 2.2
Tale comma ha infinità di applicazioni restrittive. Si limitano, finanche, le possibilità da parte dei Sindaci di attuare la prevenzione nella diffusione di malattie tramite ordinanze e da parte delle Provincie applicare piani di contenimento di specie invasive. (es. limitazione della proliferazione del colombo torraiolo). In effetti, tale specie, non è considerata fauna selvatica ma assimilata a quella domestica.
Nel Capo II articolo 3.1 lettera c punto 2 non si prenderà certo in considerazione la visione dei cacciatori/cinofili che, attraverso i campi addestramento cani (istituiti con regolare documentazione presso le relative Provincie), istruiscono/allenano i propri ausiliari. Si deve perciò prendere tale punto con le dovute accortezze e distanze. Per ciò che riguarda l'addestramento dei cani da caccia, le regole già esistono e vengono applicate e fatte applicare dalle province tramite gli organi di Polizia giudiziaria. Tali campi addestramento non dovrebbero sottostare a nuove regolamentazioni (se non ben chiare ed esplicite) e che creerebbero non poca confusione applicativa.
E' inoltre importante seguire come verranno normate le "strutture di ricovero". Se è pur vero che è buona cosa adibire un certo spazio confacente al numero di animali detenuti, non si vuole analizzare che dall'altra molti privati tengono più di un animale all'interno della propria abitazione, in situazione igienico sanitarie ben lontane da quelle strutture (box) che taluni non reputano etiche se non in situazioni estreme da loro molte volte gestite (anche dal punto di vista economico). Inoltre, caso specifico ed a parte fanno i cani da caccia: essi sono animali agonisti che vengono spesso liberati (appunto in apposte strutture d'allenamento) per mantenere l'allenamento fisico anche al di fuori della stagione venatoria e che quindi non abbisognano delle stesse aree e strutture di quei cani che vengono stabulati permanentemente in box. Si pensi, appunto, alle zone cosiddette "di sgambamento" ininfluenti per i cani da caccia. Tali abbisognano di zone ben più vaste per appagare il proprio ego di predatori.
Di seguito il Capo II articolo 3.1 lettera c punto 5
Anche in tale punto si vuole normare, generalizzando, il rapporto che deve esistere tra proprietario ed animale. Se in via generale un indirizzo può essere necessario, bisogna tener conto che tale rapporto varia a seconda dell'uso dell'animale. In effetti, ad un animale da compagnia gli viene richiesto esclusivamente di rispettare i buoni costumi della società ed il contesto in cui viene inserito, ad un animale da lavoro, come può essere reputato il cane da caccia, vengono attribuiti e richiesti altri ben specifici compiti.
Poi il Capo II articolo 3.4 lettera d
In tale lettera si incita esplicitamente ad erogare sanzioni: il controllore ed il "cassiere" sono la stessa figura. Inoltre, all'aumentare delle sanzioni erogate si ricevono sovvenzioni. Ci sembra superflua qualsiasi considerazione.
Per ultimo, ma non per importanza, l'articolo 13.7, ove il privato che volesse far riprodurre il proprio cane è obbligato a registrarsi all'Albo regionale degli allevatori.
Non abbiamo intrapreso l'analisi del restante documento risultando solo questa parte la più importante per i cacciatori. Saranno poi le altre associazioni (inquilini, cittadini, proprietari di appartamenti) a valutare l'impianto ed i nuovi obblighi di legge all'orizzonte. In modo speciale la plusvalenza che i loro appartamenti acquisiranno con una colonia felina sotto alla finestra.
Quello che più ci preme costatare è che le persone che si occupano di cani non rappresentano un fronte compatto nel modo di pensare: una parte si rifà all’utilitarismo puro, l’opposta alle teorie dei diritti. Nel mezzo convivono una serie di sfumature. Taluni affermano, inoltre, che i cani devono essere trattati umanamente, sostenendo che essi possano essere utilizzati laddove tale condizione sia soddisfatta. Nel dibattito, riconoscendo direttamente i cani come titolari di “diritti”, talaltri si schierano contro ogni forma di sfruttamento od uso ponderato. In verità, i cani, come tutti gli animali, dovrebbero essere destinatari di quei doveri che garantiscano all’uomo una buona qualità di vita. Non affermiamo niente di falso quando si afferma che i diritti estremizzati, quando portati all’esagerazione, convogliano temi a favore del cambiamento dell’ordine sociale. E tale cambiamento si realizza in estremismi quali il vegetarianismo, il divieto dell’uso di pellami, si vorrebbero vietare i palii o pratiche come l’addestramento, additando come innaturale la modifica comportamentale indotta. Ma non sempre la distinzione è netta e così, quelli che si proclamano sostenitori del valore dei diritti degli animali, traducono tuttavia tale istanza nella richiesta di benessere e nell’usufruire di carni e pellami.
Se si considerano le linee generali della legislazione europea ed italiana in tema di animali d'affezione, non è azzardato dire che i criteri che hanno guidato la protezione animale si sono ispirati più alle teorie del benessere che alle teorie dei diritti. In altro modo, mai si è proibito l’impiego del cane da caccia od il suo addestramento (ciò che caratterizza operativamente le posizioni sui diritti), mentre la tendenza è stata quella di porre attenzione alle modalità di trattamento (ciò cui mira prevalentemente l’idea di benessere nell’espletamento della funzione). C’è sicuramente una carica retorica ed ideologica nell’idea di diritto soggettivo individuale, che impone doveri e responsabilità agli esseri umani. Tuttavia, l’implementazione delle ragioni sostenute a favore dei diritti degli animali da compagnia, negli strumenti tradizionali del diritto positivo, ha finora prodotto una tutela prevalentemente di tipo oggettivo. E questo pur nell’implicito riconoscimento della natura soggettiva dell'animale. Ciò che vorremmo qui brevemente osservare, è che malgrado l’apparentemente diversa portata degli approcci agli animali da compagnia (intesi come soggetti o come beni giuridicamente rilevanti), l’analisi dei presupposti scientifico-etologici sull'addestramento e sulla stabulazione mobile (per esempio) consente di affermare che non esistono dati inconfutabili contro ciò che è già in essere. Questo, anche alla luce del fatto che la stessa evoluzione della legge italiana in merito di benessere permette alle Forze dell’ordine l'addestramento e la stabulazione in strutture e spazi ben lontani da ciò che potrebbe essere richiesto, al privato ed all'allevatore, dalle norme all'orizzonte nella sopraccitata proposta di legge. Quindi, ancor prima di approcciare l'argomento dal punto di vista legislativo, è bene conosce il più puro significato di benessere animale.
Con l’espressione benessere animale si allude ad un insieme di conoscenze interdisciplinari, di carattere prevalentemente tecnico-scientifico, che si avvale del contributo di Anatomia, Fisiologia, Neurologia, Psicologia, Etologia, ecc, per definire i concetti di benessere e stress negli animali. Il termine benessere è utilizzato come riassuntivo di tutti i gradi intermedi tra le due condizioni estreme (benessere e malessere). Benessere allude ad una capacità posseduta od anelata, una condizione di omeostasi che è naturalmente inerente ad un organismo e che non può essere attribuita dall’esterno da chicchessia, specialmente da chi di parte (od a caccia di consensi) e che vuole utilizzare e far aderire tale parola in un contesto non specifico; stress indica invece l’eccessivo carico fisico o mentale imposto.
Dal dominio tecnico-scientifico la locuzione è transitata all’ambito della riflessione sulla condizione animale, dove essa denota la posizione di coloro che, pur intendendo riformare il trattamento degli animali, non hanno intenzione di escludere ogni impiego di essi da parte degli esseri umani. I più recenti contributi allo studio dell’addestramento hanno rafforzato l’interesse per gli aspetti psichici e relazionali del benessere, nella cui determinazione essenziale appare la componente dell’antropomorfismo critico. Con antropomorfismo critico si intende la prospettiva secondo cui “l’empatia temperata dalla conoscenza del comportamento e della fisiologia caratteristici della specie e finanche della razza” rappresenta uno strumento di comprensione e comunicazione insostituibile nel rapporto con, nel nostro caso, il cane, dal momento che esso è basato su strutture biologiche stabilizzatesi nel corso della selezione canina. Anche se l’attenzione al benessere tecnico si traduce nella implicita legittimazione di qualunque uso degli animali, la sua applicazione può dirsi correttamente scientifica solo se essa è liberata dalla subordinazione del pensiero soggettivo, specialmente quello che si rifà all'antropomorfismo generico e generalizzato (tale è il pensiero animalista più puro). Quindi, anche se in modo indiretto, come nella stabulazione mobile, nell'addestramento e nell’uso del cane da lavoro, viene tenuto in debito conto il benessere e l’equilibrio psicologico dell’animale e messo in pratica con metodi più lungimiranti di ciò che potrebbe essere un "comodo" recinto per tutta la vita. Non è quindi normando le dimensioni di un box che si aumenta il benessere animale, ma, nel caso specifico, assecondandone l'indole nelle sue prerogative di razza selezionate da centinaia di anni. In effetti, l’ossessione per l’oggettività (e l'ignoranza della politica sul tema), producono gravi inconvenienti, in particolare qualora l’oggetto della osservazione sia un soggetto. La tendenza a percepire come oggetti anche gli esseri senzienti soggettivi, oltre a rappresentare una distorta percezione degli accadimenti, dà luogo a discostamenti dalla realtà. Infatti, se l’uomo non è consapevole del legame empatico che si stabilisce con l’animale con cui interagisce, la percezione delle sensazioni dell’animale viene compromessa dagli effetti di questa. E questo può avvenire con il comune guinzaglio, con la "mantellina" punteggiata di strass, oppure con un qualsiasi altro strumento di coercizione quale la stabulazione mobile. Quindi, il risultato della percezione delle sensazioni di altri esseri viventi deve tradursi nel senso di responsabilità in chi tali sensazioni causa, e nella domanda sulle finalità e l’essenzialità di normare un comparto che di ulteriori norme non necessita. L’enfatizzazione della questione dei diritti ha oscurato la considerazione del benessere tecnico e la comprensione del significato biologico della sensazione provata, mentre sono proprio questi elementi che consentono l’elaborazione di linee di comportamento anche scientificamente fondate. In fin dei conti, stiamo girando e rigirando intorno al concetto che "Non è normando le misure di un canile che si aumenta il benessere di un cane, ma è relazionando con lui". Il politico ed il legislatore devono quindi tenere in debito conto il principio di precauzione (come sempre da utilizzare nei casi di decisione in condizioni di scienza incerta), vale a dire laddove non esista la piena evidenza scientifica che un possibile danno possa prodursi nel caso in cui un cane sia stabulato in un recinto di 4mq piuttosto che in uno di 9. Inoltre, è nell’atto del rapporto con il cane (passeggiata, addestramento, attività ludiche, lavoro) che il termine “responsabilità” deve assumere una connotazione ulteriore rispetto alla parola “precauzione” e “dovere” (interpretate dal punti di vista normativo) che, almeno etimologicamente, enuncia la mera obbligatorietà di una condotta. “Responsabilità” evoca una dimensione relazionale e complessa dell’agire, in cui l’agire dell'allevatore, ed in successione quello del proprietario, deve essere preceduto da, e informato alla, conoscenza dell’ambito in cui si agisce. Il passo successivo consiste nel valutare gli usi giustificabili, confrontando e gerarchizzando interessi umani e limiti del cane. La limitazione degli usi, che una visione responsabile del rapporto con l’animale esige, consiste quindi nella valutazione critica e dinamica della necessità della stabulazione, dell’addestramento e dell'uso, in relazione all'età , carattere, ecc. Ciò che invece, a nostro giudizio, dovrebbe essere elaborato ancor prima di stilare una proposta di legge insensata, è la formulazione di una teoria scientificamente ed eticamente difendibile sulla richiesta di normare un comparto che già da solo si è dato da sempre regole per la buona riuscita del proprio prodotto cinotecnico, riconosciuto, a livello mondiale, come uno dei migliori: il cane di razza italiano. Le questioni descrittive relative all’acquisizione di credenze non dovrebbero quindi avere una rilevanza decisiva per le questioni normative, perché così, la Scienza, viene puntualmente disattesa all'atto della pratica.
Aldilà del merito del provvedimento (devo ancora leggerlo, ma mi prenderò il tempo per farlo) vorrei dire la mia su questa tendenza del nuovo governo regionale veneto.
Da una parte si tenta di imbonire il popolo cacciatore inserendo varie specie in deroga (salvo che, date le migliaia di emendamenti presentati, la discussione della legge regionale slitta a settembre - a ridosso della stagione venatoria - senza ancora nessuna certezza di approvazione) e dall'altra si tenta di colpire tale popolo su più fronti.
Prima lo si è fatto coi giorni fissi (adottati in violazione di legge regionale) per la caccia alla stanziale: padre della nuova dimensione federalista venatoria che consente agli atc di decidere in autonomia come penalizzare i propri soci in nome di una presunta esigenza di gestione è proprio l'Assessore Stival.
Lo stesso Assessore Stival lo ritroviamo tra i proponenti il progetto di legge che avete postato in questa discussione, il quale potrebbe avere, se approvato così come è stato formulato, ripercussioni enormi sul mondo venatorio, soprattutto nei confronti di quegli stanzialisti già vessati con la trovata dei giorni fissi.
In compenso lo stesso Stival si fa paladino delle cacce in deroga (ma la proposta di legge uscita dalla commissione agricoltura è ancora bloccata in consiglio non si sa bene fino a quando).
Allora io mi chiedo se il comportamento di Stival sia intenzionale, nel senso che, proclamandosi paladino dei cacciatori sta invece remando loro contro con bieco calcolo, oppure sia dovuto ad una scarsa conoscenza delle questioni sulle quali è chiamato ad indirizzare la propria azione di governo in qualità di assessore.
Se il caso fosse il primo non potrei che esprimere tutto il mio biasimo per tale subdolo comportamento. Ma se il caso fosse il secondo non potrei che ritenere la cosa ancor più grave, perché obiettivamente frutto di colpevoli lacune in materia. Insomma, mi verrebbe da pensare che la Lega abbia dato preferenza a candidati non adeguatamente preparati al compito.
Certo, coltivo sempre l'auspicio che Stival mi tolga prima o poi ogni dubbio circa il proprio comportamento, se non altro in quanto io elettore oltre, ovviamente, che cacciatore.
Finora ho solo visto segnali di inquietanti sciagure all'orizzonte, e lo dico senza peli sulla lingua. La mia opinione, per dirla ancora più chiaramente, è che, venatoriamente parlando, questo Assessore stia facendo più pasticci in pochi mesi di attività di quanti ne siano stati fatti nei dieci, quindici o venti anni precedenti.
Sempre felice, in ogni caso, di essere smentito. Dai fatti però, perché le giustificazioni del politico placano solo gli illusi o i sempliciotti.
Se l'Assessore è all'altezza lo deve dimostrare con fatti concreti e tangibili, perché finora, a mio modo di vedere, ha prodotto solo becera propaganda e risultati discutibili.
Nadir, sono completamente in accordo con il tuo scritto (e con il tuo sms). Queste cose devono essere fatte presenti ed evidenziate: un assessore è un politico fatto sedere su tale sedia per svolgere dei compiti politico-istituzionali. Si lasci al comparto dirigenziale dell'amministrazione elevare obiezioni sulle proposte politiche dei rappresentati. Sembra quasi, in questa fase e come da te postulato, che politica e dirigenti vadano a braccetto e si ammicchino. Ma nel caso specifico, il politico non sta rappresentando il suo elettorato, a maggior ragione se dimentica il documento programmatico del suo partito di riferimento (Lega) ed ove è ben specificato l'appoggio-difesa della ruralità e delle attività ad essa legata. Se tale è un cane sciolto, lo si accantoni dal partito. Taluni sono stati estirpati o gli hanno tirato le orecchie per molto meno... E se non succedesse, ovviamente gatta ci cova... L'elettorato prenderà i dovuti provvedimenti. Rimpiango ancora le elezioni dirette (nominali).
La Lega è una delusione cocente: in questo desolato panorama olitico dove "destra" e "sinistra" sono diventate solo etichette senza significato (tanto dicono tutti le stesse cose) si sperava che almeno il "senatur" e i suoi fossero ancora affidabili...
GRAZIE ALLA LEGA SALVATA LA CACCIA SUI VALICHI MONTANI LOMBARDI!
APPROVATO IN PARLAMENTO L'EMENDAMENTO DELL'ON. BRUZZONE CHE SUPERA IL DIVIETO ASSOLUTO...
Leggendo l'ultimo numero di armi e tiro, l'articolo parla di cartucce spagnole cal.12 caricate con una lega speciale che non contiene ne acciaio e ne...
forse fuori tema . pero' io mi sto' avvicinando anche al tiro con la pistola, e nel caricare il 9x21 e il 40sw ho dei dubbi , come devo ricaricare palle...
01-03-18, 11:02
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