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Influenza dei polli, la Ue conferma: "Virus ha già colpito in
Romania"
I volatili morti nel delta del Danubio sono stati uccisi dall'HN51.
Bloccate le importazioni. L'Oms: "Pandemia? Solo questione di tempo, peggio
della Sars"
E' confermato: il virus dei polli è entrato in Europa, e precisamente
in Romania. Mercoledì l'Unione europea aveva smentito la presenza di tracce
dell'influenza aviaria sui campioni prelevati nel Paese, ma ieri i
laboratori rumeni hanno invece confermato la presenza del virus in alcuni
polli morti nei giorni scorsi. La Ue ha dovuto prenderne atto: Bruxelles ha
subito deciso di vietare le importazioni di volatili viventi e di tutti i
prodotti del settore provenienti dalla Romania. Sembrano invece immuni dal
virus alcuni polli sospetti morti in Bulgaria di recente.
Per quanto riguarda la Romania, la Commissione Ue precisa in un
comunicato che "tre esperti di laboratorio europei hanno confermato che il
virus H5N1, la variante più virulenta della malattia, è stato rilevato in
due campioni prelevati da un pollo e da un'anatra prelevati dal delta del
Danubio".
L'allarme in Romania risaliva allo scorso 9 ottobre, quando il
ministero dell'Agricoltura di Bucarest che aveva parlato di sei presunti
casi di contagio. Lo stesso Flutur aveva dichiarato che la Romania
continuerà ad abbattere i volatili nella zona del delta del Danubio, dove
era nato l'allarme influenza aviaria.
Anche dalla Turchia arrivano brutte notizie. La Commissione Ue ha reso
noto che nella regione è stato trovato il ceppo H5N1 del virus
dell'influenza aviaria. Viene quindi riconfermato il divieto di importazione
già in vigore da lunedì scorso.
L'Oms lancia l'allarme pandemia: "E' solo questione di tempo", ammette
il direttore dell'Organizzazione, Lee Jong-Wook. E aggiunge una sinistra
previsione: "L'epidemia avrá conseguenze disastrose, che faranno sembrare
insignificanti quelle provocate dalla Sars". Finora il virus ha causato la
morte di oltre 60 persone in Vietnam, Thailandia, Cambogia e Indonesia, ma
la trasmissione è avvenuta solo da pollame a uomini e non esistono prove
certe che il virus si sia invece mai propagato da persona a persona. Ma il
timore della comunitá scientifica è che il virus possa mutare in una forma e
diventare in grado di trasmettersi tra gli esseri umani. Lee ha spiegato che
se scoppiasse un'epidemia di influenza aviaria in Corea del Sud - dove
ancora non sono stati registrati casi tra la popolazione - verrebbero
contagiati milioni di persone in un brevissimo lasso di tempo. Lo scorso
mese di settembre, l'Onu ha sostenuta che un'epidemia aviaria potrebbe
coinvolgere 150 milioni di persone in tutto il mondo.
Influenza dei polli, la Ue conferma: "Virus ha già colpito in
Romania"
I volatili morti nel delta del Danubio sono stati uccisi dall'HN51.
Bloccate le importazioni. L'Oms: "Pandemia? Solo questione di tempo, peggio
della Sars"
E' confermato: il virus dei polli è entrato in Europa, e precisamente
in Romania. Mercoledì l'Unione europea aveva smentito la presenza di tracce
dell'influenza aviaria sui campioni prelevati nel Paese, ma ieri i
laboratori rumeni hanno invece confermato la presenza del virus in alcuni
polli morti nei giorni scorsi. La Ue ha dovuto prenderne atto: Bruxelles ha
subito deciso di vietare le importazioni di volatili viventi e di tutti i
prodotti del settore provenienti dalla Romania. Sembrano invece immuni dal
virus alcuni polli sospetti morti in Bulgaria di recente.
Per quanto riguarda la Romania, la Commissione Ue precisa in un
comunicato che "tre esperti di laboratorio europei hanno confermato che il
virus H5N1, la variante più virulenta della malattia, è stato rilevato in
due campioni prelevati da un pollo e da un'anatra prelevati dal delta del
Danubio".
L'allarme in Romania risaliva allo scorso 9 ottobre, quando il
ministero dell'Agricoltura di Bucarest che aveva parlato di sei presunti
casi di contagio. Lo stesso Flutur aveva dichiarato che la Romania
continuerà ad abbattere i volatili nella zona del delta del Danubio, dove
era nato l'allarme influenza aviaria.
Anche dalla Turchia arrivano brutte notizie. La Commissione Ue ha reso
noto che nella regione è stato trovato il ceppo H5N1 del virus
dell'influenza aviaria. Viene quindi riconfermato il divieto di importazione
già in vigore da lunedì scorso.
L'Oms lancia l'allarme pandemia: "E' solo questione di tempo", ammette
il direttore dell'Organizzazione, Lee Jong-Wook. E aggiunge una sinistra
previsione: "L'epidemia avrá conseguenze disastrose, che faranno sembrare
insignificanti quelle provocate dalla Sars". Finora il virus ha causato la
morte di oltre 60 persone in Vietnam, Thailandia, Cambogia e Indonesia, ma
la trasmissione è avvenuta solo da pollame a uomini e non esistono prove
certe che il virus si sia invece mai propagato da persona a persona. Ma il
timore della comunitá scientifica è che il virus possa mutare in una forma e
diventare in grado di trasmettersi tra gli esseri umani. Lee ha spiegato che
se scoppiasse un'epidemia di influenza aviaria in Corea del Sud - dove
ancora non sono stati registrati casi tra la popolazione - verrebbero
contagiati milioni di persone in un brevissimo lasso di tempo. Lo scorso
mese di settembre, l'Onu ha sostenuta che un'epidemia aviaria potrebbe
coinvolgere 150 milioni di persone in tutto il mondo.
<div align="center" id="quote2"><table class="quote"><tr><td class="quotetd"></td></tr><tr><td class="quotetd2"><span class="quotetext">Messaggio inserito da andrea silvagni
sono informazioni che recepisco nel web poi si scremeranno, comunque la notizia sulla chiusura sembra reale
</span></td></tr></table></div align="center" id="quote2">
da quel che mi dicono hanno chiuso solo la caccia agli acquatici sul delta del danubio in romania.
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sono informazioni che recepisco nel web poi si scremeranno, comunque la notizia sulla chiusura sembra reale
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da quel che mi dicono hanno chiuso solo la caccia agli acquatici sul delta del danubio in romania.
Scopri sul sito dell'Agenzia ANSA le ultime notizie su cronaca, politica, economia, sport, calcio e cultura dall'Italia e da tutto il mondo.
Mi domando: possibile che non si sia levata una voce a favore dei cacciatori come fonte indispensabile per verificare lo stato di salute della selvaggina migratoria ?
In Italia siamo rappresentati trasversalmente in maniera penosa... meno male che a livello europeo per ora si cerca di ragionare invece che "sparare" le ca...te più grosse per avere più voti.
Scopri sul sito dell'Agenzia ANSA le ultime notizie su cronaca, politica, economia, sport, calcio e cultura dall'Italia e da tutto il mondo.
Mi domando: possibile che non si sia levata una voce a favore dei cacciatori come fonte indispensabile per verificare lo stato di salute della selvaggina migratoria ?
In Italia siamo rappresentati trasversalmente in maniera penosa... meno male che a livello europeo per ora si cerca di ragionare invece che "sparare" le ca...te più grosse per avere più voti.
Ultime :
Corriere della Sera di oggi 17/10 pagina 18
LAV-lega antivivisezione (e di questi non mi meraviglio) ma anche CODACONS nella persona del prsodente Carlo Rienzi, chiedono la chiusura della caccia a titolo preventivo.
All'insegna del qualunquismo e di tutte le scuse sono buone prdare addosso ai cacciatori
Ultime :
Corriere della Sera di oggi 17/10 pagina 18
LAV-lega antivivisezione (e di questi non mi meraviglio) ma anche CODACONS nella persona del prsodente Carlo Rienzi, chiedono la chiusura della caccia a titolo preventivo.
All'insegna del qualunquismo e di tutte le scuse sono buone prdare addosso ai cacciatori
Virus H5N1, influenza aviaria
La cura miracolosa per l'epidemia che non c'è
La prevenzione non consiste nel potenziare i servizi che dovrebbero gestire l'eventuale pandemia - come consigliano tutti gli esperti - quanto nell'acquisto di vaccini ancora da sintetizzare e di antivirali
Virus H5N1 al microscopio
Il virus dell'influenza aviaria H5N1 appare dorato in questa immagine colorata che mostra la crescita del virus nelle cellule (colorate in verde). L'H5N1 sarà probabilmente la causa della prossima "pandemia" aviaria.
Photo by CDC/C. Goldsmith, J. Katz, and S. Zaki
Prima di tutto le cattive notizie: ebbene sì, una nuova pandemia è possibile, anzi si potrebbe dire che è abbastanza probabile che prima o poi il virus influenzale azzecchi la combinazione più letale per la specie umana, esattamente come è possibile - anzi, probabile - che prima o poi un asteroide colpisca di nuovo la terra come avvenne 65 milioni di anni fa.
Inoltre, a differenza della traiettoria dell'asteroide, il compito del virus è facilitato dalle nostre pessime abitudini alimentari. Per produrre carne a basso costo, infatti, gli allevamenti sono stati trasformati in veri e propri ricettacoli di malattie come appunto le influenze aviarie che fanno strage di animali e rovinano gli allevatori a ondate ricorrenti, da almeno quindici anni. E va sottolineato che siamo in presenza di un ceppo particolarmente virulento, l'H5N1, strettamente imparentato con la spagnola che, nel 1918, uccise 40 milioni di persone.
La buona notizia è che, al momento, non c'è proprio nessuna prova che la pandemia sia dietro l'angolo come sostengono i telegiornali. E' molto più probabile che l'influenza di quest'anno assomigli al solito male di stagione (con una media di 700 mila vittime) o, nel peggiore dei casi, che sfoci in una variante di poco più grave. Dopo il 1918 ci sono state infatti già due pandemie gravi: l'asiatica del 1957 (quattro milioni di morti) e la "Hong Kong" del 1968 (due milioni di morti). Per trasformarsi in una nuova spagnola l'influenza aviaria dovrebbe prima imparare ad infettare gli esseri umani su larga scala conservando la propria virulenza, e poi mutare per diventare trasmissibile da persona a persona. Per quanto risulta all'Organizzazione mondiale della sanità ci sono casi di infezioni da animali - quelle per esempio che hanno colpito persone che lavorano degli allevamenti - ma non ci sono assolutamente prove che sia verificata la trasmissione fra esseri umani, una notizia ripetuta ossessivamente dai giornalisti ma, a tutt'oggi, mai confermata.
Al momento attuale nel sito che l'Oms dedica alle emergenze si trova uno scarno aggiornamento sull'influenza aviaria dove si dà notizia del quinto paziente trovato positivo all'H5N1 in Indonesia, mentre si enfatizza molto di più l'allarme poliomielite visto che ci sono ben 251 casi accertati nello stesso paese. Eppure la pandemia prossima ventura non manca mai dai telegiornali, rinforza le farneticazioni apocalittiche di Bush e spinge i governi a spendere montagne di soldi in prevenzione. Peccato che la suddetta prevenzione non consista nel potenziare i servizi che dovrebbero gestire l'eventuale epidemia - come consigliano tutti gli esperti - quanto nell'acquisto di vaccini ancora da sintetizzare e di antivirali. Anzi del solo farmaco che sembra capace di bloccare l'infezione: il Tamiflu prodotto dalla Roche di Basilea.
Gli ordinativi che stanno piovendo sulla Roche da parte dei governi sono davvero considerevoli: 2,3 milioni di dosi per gli Stati Uniti e la Svizzera, 5,4 milioni di confezioni per il Canada, 13 milioni ne vuole la Francia e 14,6 milioni la Gran Bretagna. Anche l'Italia non si tira indietro visto che il ministro Francesco Storace ha ottenuto dal ministero dell'Economia l'autorizzazione a comperare antivirali per il 10 per cento della popolazione del nostro paese, in aggiunta ai 5 milioni di euro stanziati dal suo ministero per i vaccini. Per la Roche, insomma, la paura globale prende la forma di una pioggia di soldi: nel 2004 il Tamiflu ha raddoppiato le vendite raggiungendo i 280 milioni di euro, destinati a raddoppiare entro quest'anno. Niente di male - è il mercato bellezza, ci dicono i fan dei brevetti. I bei tempi in cui la paura del contagio spingeva i governi a sospendere i brevetti e nazionalizzare la produzione del farmaco sono passati da un pezzo anche se, come si vede, il settore pubblico continua a essere un importante fonte di profitti per Big Pharma. Ma, al di là della polemica sui brevetti, si suppone che i nostri soldi vengano spesi se non per un'epidemia accertata almeno per un farmaco di provata efficacia. Invece il Tamiflu funziona in provetta, uccide il virus nelle cavie da esperimento ma nessuno è ancora riuscito a dimostrare che salverà davvero gli esseri umani dalla peste nera prossima ventura.
In realtà il Tamiflu non è neanche un prodotto particolarmente nuovo. Nel 1992 un'azienda californiana presentò una molecola in grado, si diceva, di arrestare ogni influenza perché agisce su di una sostanza (neuraminidase) che è necessaria al virus per diffondersi nel corpo dell'ospite. Il nuovo farmaco venne brevettato (la molecola è protetta dalle "contraffazioni" fino al 2017), venne confezionato in pastiglie e, nel 1999, venne lanciato sul mercato. Fu un fiasco. Troppo costoso come prodotto da banco, il Tamiflu non piaceva nemmeno ai medici di base, che segnalavano pesanti controindicazioni - soprattutto nausea e vomito - per alleviare sintomi che la gente era abituata a curarsi da sola. Due anni dopo il farmaco stava per essere ritirato mentre la Gilead, la partner californiana del progetto, faceva causa alla Roche per mancati guadagni con l'accusa di non aver promosso abbastanza efficacemente il prodotto. Al mancato rientro delle colossali spese affrontate dall'azienda per sintetizzare l'antivirale - più di 800 milioni di dollari - rischiava di aggiungersi anche una mazzata legale.
Poi è arrivata la notizia dei contagi avvenuti in Vietnam, in Thailandia, poi in Indonesia e in Cambogia, da parte di una variante molto aggressiva del virus, appunto l'H5N1. All'inizio la Roche esitava. Quando però si è saputo che un gruppo di ricercatori britannici aveva testato con successo il Tamiflu su alcuni campioni di tessuti risalenti alle vittime della spagnola, l'azienda di Basilea ha rotto gli indugi. In un comunicato stampa diffuso il 29 gennaio del 2004 annunciava che il Tamiflu è «efficace nel trattamento dell'influenza aviaria», precisando però che l'azienda attendeva ancora dati certi clinici certi. Come dice Laurent Kaiser, virologo del Centro nazionale per l'influenza di Ginevra intervistato da Christoph Keller per Das Magazin, «gli esperimenti in provetta e su animali non bastano a dare certezze sulle applicazioni agli esseri umani» aggiungendo che «darei il farmaco ai miei familiari, ma senza alcuna certezza che funzioni». Anche Martina Rupp, responsabile dell'ufficio stampa della Roche, ammette: «Al momento non si può fare altro che confidare nei test in vitro e in quelli su topi, scimmie e capre, che sembrano indicare l'efficacia del Tamiflu contro il virus dell'influenza sia aviaria sia umana. E sperare che vada tutto bene».
Abbiamo dunque un farmaco che salva un'importante azienda da un buco finanziario colossale, e anzi rivitalizza le sue quotazioni borsistiche (aumentate di oltre un terzo nei primi sei mesi del 2005), non perché sia particolarmente efficace - non avendo ancora passato la lunga e costosissima fase dei test clinici sugli esseri umani che servono appunto a dimostrarne il grado di efficacia - ma come risultato di una campagna più che allarmistica. Guadagni mostruosi ricavati non dai successi della ricerca scientifica ma da un'enorme paura alimentata con ogni mezzo mediatico che, fino a questo momento, non è assolutamente giustificata dai numeri. Eppure i sedicenti esperti continuano a consigliare l'acquisto preventivo dell'antivirale mentre, come abbiamo visto, i governi spendono i soldi dei contribuenti offrendo i propri cittadini come cavie sperando che, alla fine «vada tutto bene». Tanto nel migliore (e più probabile) dei casi, la fine del mondo è rimandata a tempi migliori mentre la "pandemia influenzale" è pronta per essere archiviata, insieme al millennium bug, fra le bufale mediatiche globali.
Sabina Morandi
Roma, 12 ottobre 2005
da "Liberazione"
Virus H5N1, influenza aviaria
La cura miracolosa per l'epidemia che non c'è
La prevenzione non consiste nel potenziare i servizi che dovrebbero gestire l'eventuale pandemia - come consigliano tutti gli esperti - quanto nell'acquisto di vaccini ancora da sintetizzare e di antivirali
Virus H5N1 al microscopio
Il virus dell'influenza aviaria H5N1 appare dorato in questa immagine colorata che mostra la crescita del virus nelle cellule (colorate in verde). L'H5N1 sarà probabilmente la causa della prossima "pandemia" aviaria.
Photo by CDC/C. Goldsmith, J. Katz, and S. Zaki
Prima di tutto le cattive notizie: ebbene sì, una nuova pandemia è possibile, anzi si potrebbe dire che è abbastanza probabile che prima o poi il virus influenzale azzecchi la combinazione più letale per la specie umana, esattamente come è possibile - anzi, probabile - che prima o poi un asteroide colpisca di nuovo la terra come avvenne 65 milioni di anni fa.
Inoltre, a differenza della traiettoria dell'asteroide, il compito del virus è facilitato dalle nostre pessime abitudini alimentari. Per produrre carne a basso costo, infatti, gli allevamenti sono stati trasformati in veri e propri ricettacoli di malattie come appunto le influenze aviarie che fanno strage di animali e rovinano gli allevatori a ondate ricorrenti, da almeno quindici anni. E va sottolineato che siamo in presenza di un ceppo particolarmente virulento, l'H5N1, strettamente imparentato con la spagnola che, nel 1918, uccise 40 milioni di persone.
La buona notizia è che, al momento, non c'è proprio nessuna prova che la pandemia sia dietro l'angolo come sostengono i telegiornali. E' molto più probabile che l'influenza di quest'anno assomigli al solito male di stagione (con una media di 700 mila vittime) o, nel peggiore dei casi, che sfoci in una variante di poco più grave. Dopo il 1918 ci sono state infatti già due pandemie gravi: l'asiatica del 1957 (quattro milioni di morti) e la "Hong Kong" del 1968 (due milioni di morti). Per trasformarsi in una nuova spagnola l'influenza aviaria dovrebbe prima imparare ad infettare gli esseri umani su larga scala conservando la propria virulenza, e poi mutare per diventare trasmissibile da persona a persona. Per quanto risulta all'Organizzazione mondiale della sanità ci sono casi di infezioni da animali - quelle per esempio che hanno colpito persone che lavorano degli allevamenti - ma non ci sono assolutamente prove che sia verificata la trasmissione fra esseri umani, una notizia ripetuta ossessivamente dai giornalisti ma, a tutt'oggi, mai confermata.
Al momento attuale nel sito che l'Oms dedica alle emergenze si trova uno scarno aggiornamento sull'influenza aviaria dove si dà notizia del quinto paziente trovato positivo all'H5N1 in Indonesia, mentre si enfatizza molto di più l'allarme poliomielite visto che ci sono ben 251 casi accertati nello stesso paese. Eppure la pandemia prossima ventura non manca mai dai telegiornali, rinforza le farneticazioni apocalittiche di Bush e spinge i governi a spendere montagne di soldi in prevenzione. Peccato che la suddetta prevenzione non consista nel potenziare i servizi che dovrebbero gestire l'eventuale epidemia - come consigliano tutti gli esperti - quanto nell'acquisto di vaccini ancora da sintetizzare e di antivirali. Anzi del solo farmaco che sembra capace di bloccare l'infezione: il Tamiflu prodotto dalla Roche di Basilea.
Gli ordinativi che stanno piovendo sulla Roche da parte dei governi sono davvero considerevoli: 2,3 milioni di dosi per gli Stati Uniti e la Svizzera, 5,4 milioni di confezioni per il Canada, 13 milioni ne vuole la Francia e 14,6 milioni la Gran Bretagna. Anche l'Italia non si tira indietro visto che il ministro Francesco Storace ha ottenuto dal ministero dell'Economia l'autorizzazione a comperare antivirali per il 10 per cento della popolazione del nostro paese, in aggiunta ai 5 milioni di euro stanziati dal suo ministero per i vaccini. Per la Roche, insomma, la paura globale prende la forma di una pioggia di soldi: nel 2004 il Tamiflu ha raddoppiato le vendite raggiungendo i 280 milioni di euro, destinati a raddoppiare entro quest'anno. Niente di male - è il mercato bellezza, ci dicono i fan dei brevetti. I bei tempi in cui la paura del contagio spingeva i governi a sospendere i brevetti e nazionalizzare la produzione del farmaco sono passati da un pezzo anche se, come si vede, il settore pubblico continua a essere un importante fonte di profitti per Big Pharma. Ma, al di là della polemica sui brevetti, si suppone che i nostri soldi vengano spesi se non per un'epidemia accertata almeno per un farmaco di provata efficacia. Invece il Tamiflu funziona in provetta, uccide il virus nelle cavie da esperimento ma nessuno è ancora riuscito a dimostrare che salverà davvero gli esseri umani dalla peste nera prossima ventura.
In realtà il Tamiflu non è neanche un prodotto particolarmente nuovo. Nel 1992 un'azienda californiana presentò una molecola in grado, si diceva, di arrestare ogni influenza perché agisce su di una sostanza (neuraminidase) che è necessaria al virus per diffondersi nel corpo dell'ospite. Il nuovo farmaco venne brevettato (la molecola è protetta dalle "contraffazioni" fino al 2017), venne confezionato in pastiglie e, nel 1999, venne lanciato sul mercato. Fu un fiasco. Troppo costoso come prodotto da banco, il Tamiflu non piaceva nemmeno ai medici di base, che segnalavano pesanti controindicazioni - soprattutto nausea e vomito - per alleviare sintomi che la gente era abituata a curarsi da sola. Due anni dopo il farmaco stava per essere ritirato mentre la Gilead, la partner californiana del progetto, faceva causa alla Roche per mancati guadagni con l'accusa di non aver promosso abbastanza efficacemente il prodotto. Al mancato rientro delle colossali spese affrontate dall'azienda per sintetizzare l'antivirale - più di 800 milioni di dollari - rischiava di aggiungersi anche una mazzata legale.
Poi è arrivata la notizia dei contagi avvenuti in Vietnam, in Thailandia, poi in Indonesia e in Cambogia, da parte di una variante molto aggressiva del virus, appunto l'H5N1. All'inizio la Roche esitava. Quando però si è saputo che un gruppo di ricercatori britannici aveva testato con successo il Tamiflu su alcuni campioni di tessuti risalenti alle vittime della spagnola, l'azienda di Basilea ha rotto gli indugi. In un comunicato stampa diffuso il 29 gennaio del 2004 annunciava che il Tamiflu è «efficace nel trattamento dell'influenza aviaria», precisando però che l'azienda attendeva ancora dati certi clinici certi. Come dice Laurent Kaiser, virologo del Centro nazionale per l'influenza di Ginevra intervistato da Christoph Keller per Das Magazin, «gli esperimenti in provetta e su animali non bastano a dare certezze sulle applicazioni agli esseri umani» aggiungendo che «darei il farmaco ai miei familiari, ma senza alcuna certezza che funzioni». Anche Martina Rupp, responsabile dell'ufficio stampa della Roche, ammette: «Al momento non si può fare altro che confidare nei test in vitro e in quelli su topi, scimmie e capre, che sembrano indicare l'efficacia del Tamiflu contro il virus dell'influenza sia aviaria sia umana. E sperare che vada tutto bene».
Abbiamo dunque un farmaco che salva un'importante azienda da un buco finanziario colossale, e anzi rivitalizza le sue quotazioni borsistiche (aumentate di oltre un terzo nei primi sei mesi del 2005), non perché sia particolarmente efficace - non avendo ancora passato la lunga e costosissima fase dei test clinici sugli esseri umani che servono appunto a dimostrarne il grado di efficacia - ma come risultato di una campagna più che allarmistica. Guadagni mostruosi ricavati non dai successi della ricerca scientifica ma da un'enorme paura alimentata con ogni mezzo mediatico che, fino a questo momento, non è assolutamente giustificata dai numeri. Eppure i sedicenti esperti continuano a consigliare l'acquisto preventivo dell'antivirale mentre, come abbiamo visto, i governi spendono i soldi dei contribuenti offrendo i propri cittadini come cavie sperando che, alla fine «vada tutto bene». Tanto nel migliore (e più probabile) dei casi, la fine del mondo è rimandata a tempi migliori mentre la "pandemia influenzale" è pronta per essere archiviata, insieme al millennium bug, fra le bufale mediatiche globali.
Sabina Morandi
Roma, 12 ottobre 2005
da "Liberazione"
c'è una richiesta abnorme di tamiflu in ticino, tutti clienti italiani, una vera psicosi.
l'ufficio veterinario federale (Svizzero) ha comunicato che non c'è nessuna garanzia che il farmaco funzioni e nel contempo ha assicurato che non vi è alcun pericolo per la popolazione
limitandosi al controllo meticoloso del pollame di importazione ha altresì precisato che
il proibire la caccia NON AVREBBE ALCUN SENSO
Apprendo con preoccupazione di un altro caso di aviaria nell'uomo...secondo il prof. Bassetti è possibile che tale infezione si diffonda diffusamente...
"La peste suina africana non è più presente in Calabria. Il pronunciamento odierno, con voto unanime degli Stati membri dell'Unione Europea, certifica...
22-10-25, 15:04
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