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La mia azienda ha creato una filiera sia Italiana che Europea di extravergine sostenibile (sostenibilità ambientale, sociale ed economica), i problemi sono due: convincere i consumatori a comprare questi prodotti (che ovviamente costano di più) e convincere gli agricoltori a lavorare bene. -
Ciao costa, cosa intendi per "lavorare bene"?La mia azienda ha creato una filiera sia Italiana che Europea di extravergine sostenibile (sostenibilità ambientale, sociale ed economica), i problemi sono due: convincere i consumatori a comprare questi prodotti (che ovviamente costano di più) e convincere gli agricoltori a lavorare bene.
Sai qui passiamo da chi non usa disserbanti o concimi chimici a chi non permette di usare neanche i macchinari foss'anche un semplice decespugliatore per ottenere un biologico integrale ( che per me a quei livelli é da folli integralisti condannati all'estinzione)".. appostati per tempo e aspetta immobile. La preda scruterá a lungo l'ambiente circostante , se nel mentre ti sarai mosso per quella sera non vedrai nulla!"Commenta
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Lavorare bene vuol dire fidarsi di quello che ti dicono, non avere un atteggiamento opportunista (che quando il mercato è basso vengono a piangere, poi appena passa uno e gli offre un euro in più spariscono), organizzare la documentazione richiesta (per certificare la sostenibilità bisogna effettuare una serie di verifiche)...Commenta
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se non sono troppo curioso...potresti dire cosa viene a costare al consumatore un litro d'olio sostenibile...La mia azienda ha creato una filiera sia Italiana che Europea di extravergine sostenibile (sostenibilità ambientale, sociale ed economica), i problemi sono due: convincere i consumatori a comprare questi prodotti (che ovviamente costano di più) e convincere gli agricoltori a lavorare bene.Commenta
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Eh sì, vero.Lavorare bene vuol dire fidarsi di quello che ti dicono, non avere un atteggiamento opportunista (che quando il mercato è basso vengono a piangere, poi appena passa uno e gli offre un euro in più spariscono), organizzare la documentazione richiesta (per certificare la sostenibilità bisogna effettuare una serie di verifiche)...
Solo che le regole e verifiche alle varie iso 22 e o alla attuale di moda ISCC, per non pensare alla Global Gap e annessa GRASP, vengono troppe volte prese in considerazione solo per un effetto ed aspetto commerciale, e non realmente per il miglioramento ambientale,agronomico ed etico del progetto. Questo non solo dalle az. Agricole,ma anche dall'industria,ed è un peccato. È un problema anche questo di mentalità basti pensare che ormai se non sei certificato eco sostenibile (certificato come prodotto) non esporti nulla o quasi, in Europa soprattutto del Nord.La mia vita è un bosco, il mio cane al mio fianco, un fucile in spallaCommenta
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È lì che mi girano le palle perché troppe volte,non mi riferisco solo al settore alimentare,le regole vengono stabilite con intenti e/o effetti che col miglioramento di un prodotto hanno poco a che fare...servono a buttare fumo negli occhi al consumatore finale che,per forza di cose,non può essere tuttologo...giusto Costa...ma può sempre cercare di farsi un idea basandosi su ciò che vede e tocca con mano,non su quello che gli raccontano.Eh sì, vero.
Solo che le regole e verifiche alle varie iso 22 e o alla attuale di moda ISCC, per non pensare alla Global Gap e annessa GRASP, vengono troppe volte prese in considerazione solo per un effetto ed aspetto commerciale, e non realmente per il miglioramento ambientale,agronomico ed etico del progetto. Questo non solo dalle az. Agricole,ma anche dall'industria,ed è un peccato. È un problema anche questo di mentalità basti pensare che ormai se non sei certificato eco sostenibile (certificato come prodotto) non esporti nulla o quasi, in Europa soprattutto del Nord.
Sino ad una ventina di anni fa non c'erano tanti pezzi di carta a certificare la bontà di un prodotto ma stai pur certo che il consumatore sapeva cosa era meglio...ora il pezzo di carta c'è l'hanno quasi tutti e siccome costa neanche poco,diventa un problema scaricare sul consumatore e allora massimo risparmio su materie prime,componenti,mano d'opera con i risultati sotto gli occhi di tutti. Sono arrivati ad inventarsi l'obsolescenza programmata.
Certo ci sono ancora aziende che operano con criterio e Costa mi pare un esempio se riesce a fornire un prodotto con quelle caratteristiche a quel prezzo.... avrà il suo giusto guadagno ma non ci specula sicuramente.Sarei curioso di assaggiarlo...dove lo trovo...Commenta
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purtroppo, a fare la spesa con criterio oggi, si spende non poco, sicuramente non tutti possono permettersi certi prodotti, ed è un peccato, e, aggiungo io, un ngiustizia.
Ma c'è anche tanta ignoranza, da gente che si indebita per l'ultimo I-PHONE, ma mangia il sottocosto del sottocosto, a chi invece non ha nemmeno lontanamente idea di cosa voglia dire una filiera agro-alimentare, e se gli parli di bio ti dice che è tutta una truffa, e se gli parli di convenzionale, come i questo caso, sono tutti veleni.
Io non sono un tuttologo ma il mio lavoro (e la mia passione, la caccia) mi aiuta molto a capire le cose.
Per quello che riguarda il prodotto che menzionavi illustrato da Costa, un azienda agro-alimentare, per fare il prezzo, fa (o così dovrebbe essere) un analisi dei costi, voce per voce.
Ricordiamoci anche che parlando di filiera, più la filiera è corta, meno si spende, e più si ha la certezza che fattori esterni (diretti e indiretti) incidano sulla qualità del prodotto, e sul prezzo, di conseguenza tutti o quasi, possiamo accedere a un bene primario con maggiore facilità.
Poi ognuno fa come crede, ma io quando raramente compro "fuori" dai comparti ed esercizi che conosco (molti prodotti ho la fortuna di acquistarli direttamente dal produttore) guardo per prima cosa l'etichetta, in troppi purtroppo guardano per prima cosa il prezzo, e/o si fanno gabbare dalle pubblicità
Ma siamo Ot mi sa .....La mia vita è un bosco, il mio cane al mio fianco, un fucile in spallaCommenta
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In questo caso devo fare, non volendo, il politico. AVETE RAGIONE. C'è un enorme problema di mentalità, ma da qualche parte bisogna iniziare. Se ognuno di noi si comportasse sul proprio lavoro come me e Tex, ci sarebbero molti meno problemi in giro. Le aziende vorrebbero un mondo in cui i consumatori sono formati e sanno scegliere i prodotti in base alla loro qualità totale (nutrizionale, ambientale, economica e sociale), il problema è che questa formazione costa e al momento il giornalismo rema contro (fa più rumore un albero che cade che cento che crescono). Ma, come si nota spero da quello che scrivo io non mi arrendo.
Per Seagate, non mi piace fare pubblicità ma se cerchi olio sostenibile su Google lo trovi facilmente. Dove trovarlo te lo dico in privato. Poi se vuoi fare un favore all'ambiente, chiedete i prodotti ai desk dei supermercati. Vedrete che poi li mettono a scaffale...
---------- Messaggio inserito alle 01:04 PM ---------- il messaggio prcedente inserito alle 12:39 PM ----------
Facciamo un recap, se no non si capisce più niente.
Abbiamo detto che gli agrofarmaci creano problemi all'ambiente principalmente perché tolgono cibo e riparo alla fauna (e alla flora aggiungerei); che la colpa principale della mancanza di selvaggina è da attribuirsi alle tecniche agronomiche; che le cose possono cambiare ma tutti gli attori della filiera devono guadagnarci (o almeno non perderci) compresi i consumatori.
Cosa possiamo/dobbiamo fare noi cacciatori (ma anche pescatori, orticoltori hobbisti, ambientalisti seri)? Informarci ed informare. Siamo 600.000 cacciatori solo in Italia (potremmo anche unirci a livello europeo...), con 5€ all'anno potremmo finanziare progetti enormi!!! Non sfruttiamo per esempio mai i fondi che l'Europa mette a disposizione per l'ambiente (es.Life +), cosa che invece fanno gli animalisti (non mi permetto di chiamarli ambientalisti).
Per far ciò bisogna trovare gente preparata, con diverse competenze e che sia in grado di donare del tempo alla comunità... È dura ma è l'unica strada.Commenta
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