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Grazie Lucio. Sicuramente il tuo intervento mi ha chiarito diverse cose.
Parlando con un allevatore della consanguineità, lui mi ha risposto che non è un problema visto che anche in natura i cani vivendo in branchi si riproducono sempre tra linee di sangue "vicine".
Vi chiedo: fino a quanto è lecito ricorrere alla consanguineità e oltre quale punto la consanguineità diventa pericolosa e quali rischi comporta? Ci sono certezze in materia?
La consanguineità serve a fissare dei ben precisi caratteri morfologici, caratteriali e venatori (detto così sembra facile, vero?….)…giunti a questo, è opportuno non esagerare più di tanto, variegando un po' ma ricorrendo a successivi rientri sulla principale linea di sangue per non perdere nulla di quello che si è conquistato…..o almeno credo….
.............................all'incalzare su domande di immissione nella razza di sangue Bracco (non fatte da lui ma in generale)...non seppe negare....
Ci furono aspre polemiche..
Originariamente inviato da giovanni
Comunque dobbiamo ammettere che le razze Setter ing., Pointer, Breton, ... se stanno bene è perché i certificati non parlano...........
Qualcosa mi sfugge. Allora, se questa introduzione di sangue spurio, (rinsanguamento, incrocio o come la vogliamo chiamare) avesse effetti positivi ci sarebbe al mondo un' autorità primo che lo certificherebbe secondo che assumerebbe sotto la sua egida l' esecuzione dei relativi progetti, condividendone i risultati positivi con tutti gli allevatori.
Ho scritto appunto nel mondo......
Ti/vi risulta che ci siano Paesi che pratichino tali metodologie genetiche con tutti i crismi dell' ufficialità ?
Mi domando, infatti, per qual motivo debba rimanere clandestina una pratica genetica che abbia effetti positivi certificati, però, dal mondo scientifico (ovviamente).
In passato, se non sbaglio per Kurzhaar e Drahthaar si è fatta selezione a "libro aperto" ma bisognerebbe sentire gli addetti ai lavori per saperne di più.
Daniele non sbaglia Kurzhaar e Drahthaar hanno operto a libro aperto, ma recentemente anche il bracco de l'Ariege é stato rinsanguato UFFICIALMENTE col bracco italiano, poi certamente ce ne saranno state anche altre. Dl rinsanguamento col bracco né scrisse il Bonasegale (ma non era una novità per chi viveva l'ambiente , lui ebbe il coraggio di metterlo nero su bianco, si disse anche che lo stallone piu' reputato era Titano del Trovese, noto bracco italiano) . Il figlio di Morin (notissimo allevatore di bretons con affisso Keranlouan) ha dichiarato che il padre vi ha immesso il setter e l'altro grande allevatore del piccolo fermatore francese, Domenico Covolo, affisso du Mas de la Combe ci mise il pointer ed ancora vediamo soggetti con gli assi cranio facciali ben convergenti e come loro moltissimi altri ricorsero al rinsangamento ma senza dichiararlo . Riguardo agli effetti della consanguineità, invito a leggere il rapporto fatto dall'università di Pisa su commissione della SABI che potete trovare sul sito della SABI stessa.
Nell'ottocento e per buona parte del secolo scorso il ricorso al meticciamento era prassi abituale da parte dei cacciatori che cosi' ottenevano soggetti esenti dalle tare dovute ad eccesso di consanguineità ,definite genericamente linfatismo ,per la poca disponibilità o impossibilità a quei tempi di andare a cercare stalloni di linee di sangue diverse, cosi' erano utilizzatissimi i bracchi pointer e i bracchi spinoni ed i meticciamenti con i vari griffoni e cani a pelo duro di ogni tipo (il Ceresoli ne riporta una documentazione di assoluta evidenza).
Adriano Ceresoli, già citato, nel suo Lo Spinone italiano e le razze affini, del 1951, ( pagg. 482 - 484 ristampa CiSp) si esprimeva contro la diminuzione di taglia e contro"gli incroci a scopo di rinsanguamento con le razze affini. Ritenendo che la razza, "vigorosa e prolifica" , non fosse "degenerata" ma solo "decaduta per qualche caratteristica atipica" egli affermava la necessità di propagarla distribuendo i vari ceppi nei diversi ambienti dell' Italia.
Quello che noi chiamiamo ampliamento della base genetica.
Adriano Ceresoli, già citato, nel suo Lo Spinone italiano e le razze affini, del 1951, ( pagg. 482 - 484 ristampa CiSp) si esprimeva contro la diminuzione di taglia e contro"gli incroci a scopo di rinsanguamento con le razze affini. Ritenendo che la razza, "vigorosa e prolifica" , non fosse "degenerata" ma solo "decaduta per qualche caratteristica atipica" egli affermava la necessità di propagarla distribuendo i vari ceppi nei diversi ambienti dell' Italia.
Il Ceresoli nel suo Lo spinon Italiano e le razze affini (testo originale) nel II capitolo racconta le disavventure incontrate acquistando dei cuccioli figli di genitori premiati, nel capitolo III parla dei vari ceppi regionali, rammentando come fosse frequente nel Veneto lo spinone a pelo molle e le molte altre caratteristiche non corrispondenti al tipo di razza incontrate.
Nel capitolo XIII descrive "il periodo degli incroci" .
Nel capitolo XVIII parla delle cause di decadenza delle razze e la decandenza provocherebbe fra l'altro una diminuzione delle taglie
1) mancanza di sorveglianza da parte dell'uomo
2) scarsa igiene ed alimentazione inadatta
3) cause climatiche e qui cita situazioni ma ma non motivazioni
4)mancanza di cure per la razza
5) consanguineità
6) scarsa base genetica
7) ritorni atavici
8)la comparsa di sottorazze
9)la selezione umana e conseguente modifica delle caratteristiche originarie
a pagina 482 cita il fatto che la società braccofila nel 1897 abbia abbassato le taglie portandole da 72 a 65 e da 60 a 52 e dice che molti allevatori si attennero a questo indirizzo scartando i soggetti piu' alti. Dice che molti cercano spinoni piu' piccoli per la facilità di trasporto, minor costo dell'alimentazione e afferma che siano motivi non plausibili ed invita chi volsse cani piu' piccoli a rivolgersi ad altre razze (invito seguito da moltissimi cacciatori ndr) dice che lo spinone dovrebbe essere di taglia "notevole" per avere resistenza e poter lavorare nel folto del sottobosco, fra le prunaie e i canneti (come se i cani di taglia inferiore non siano resistenti e non entrino nei roveti, direi anzi che lo fanno piu' agevolmente di quelli grossi ndr) e poi bonta sua cita anche il lavoro in acqua (e li e solo li concordo ndr) dice che gli incroci fatti in passato avrebbero contribuito ad una diminuzione della taglia, e causa importante sarebbe stata anche la consanguineità. Poi dice che il pericolo maggiore per lo Spinone é la diminuzione della popolazione che porterebbe alla scomparsa della razza (e allora , dico io ,invece di accettare che si diminuisca la taglia e di invitare i cacciatori a rivolgersi ad altre razze, non sarebbe stato meglio analizzare ed accettare le motivazioni che richiedono taglie inferiori ?)
Del Ceresoli mi interessano le testimonianze e i fatti che descrive, molto meno le sue opinioni circa il futuro della razza, considerando che scriveva negli anni 50, non mi pare che le cifre gli diano ragione
guardando il numero degli spinoni, deducendo da questi quelli da ring quanti ne restano ? e quante le correnti di sangue diverse ? ben poche se poi pensiamo che gli stalloni utilizzati sono pochi possiamo immaginare quale sia la base genetica dello spinone "cacciatore".
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