Dopo il “petto di tacchino allo zafferano” (con le varianti alla curcuma), questo al Marsala ha ricevuto la mia personale “palma” di gradimento tra le preparazioni consimili.
Val proprio la pena di provarlo considerando anche l’agevole preparazione, lo straordinario risultato, unito ad una innegabile economicità.
Ingredienti (per due fauci... normali):
• 500 g di tacchino (petto o meglio sovracoscia) tagliato a spezzatino
• Una grossa cipolla di Tropea
• Un rametto di rosmarino, due foglie di alloro, due rametti di timo
• Farina di grano duro q.b.
• Marsala secco ½ bicchiere (100 ml)
• Olio evo 3 cucchiai
• Pepe e sale.
Mettiamo in un piatto la farina bastante ad infarinare lo spezzatino. Rigiriamocelo per farvi ben aderire la stessa. Abbiamo scelto con particolare soddisfazione quella di grano duro.
In un acconcio tegame disporre l’olio e soffriggere la cipolla tagliata a fettine sottili o trita.
Aggiungere il tacchino a cubetti, rosolarlo rigirandolo e sfumare con il profumato Marsala.
Uniamo le erbe aromatiche, salare e pepare godendo contestualmente degli aromatici effluvi dell’evaporazione… baccante del “vecchio trinacrio”. Aggiungiamo (non senza le dovute richieste di perdono a Dioniso per l’affronto che stiamo per compiere) mezzo bicchiere d’acqua cui sia stato aggiunto mezzo cucchiaino di granulare da brodo (vegetale o di carne, tanto per non spaventare il nostro tacchino con la sola acqua…) Moderiamo la fiamma e copriamo. Portiamo a cottura girando il tutto frequentemente per circa 30-40’ (a seconda di pezzatura e anagrafe del gloglottatore) aggiungendo, all’occorrenza, ancora qualche cucchiaio d’acqua dovesse tendere l’intingolo ad asciugare eccessivamente. Un “sacrificio” di assaggino ci confermerà il giusto grado di cottura e di corretta salagione.
Proficuamente preparabile con largo anticipo. Ne gioverà la sapidità.
Per gli amanti del peperoncino “Rosso Diamante calabrese”, di cui sono estimatore, un’aggiunta del medesimo darà il tocco finale.
Oizirbaf