http://www.ilfattoonline.com/index.p...naca&Itemid=57
<table class="contentpaneopen"> <tbody><tr> <td class="contentheading" width="100%"> Processo Gebbione. Corse e scommesse clandestine sui cavalli </td> <td class="buttonheading" width="100%" align="right">
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</td> </tr> </tbody></table> <table class="contentpaneopen"><tbody><tr> <td valign="top"> Scritto da Redazione </td> </tr> <tr> <td class="createdate" valign="top"> Martedì 19 Gennaio 2010 11:24 </td> </tr> <tr> <td valign="top">
REGGIO CALABRIA - Il boss Nino Labate gestiva un giro di scommesse candestine su corse di cavalli, altrettanto clandestinamente organizzate. Tra le altre attività illecite della cosca, quella delle scommesse sui cavalli pare garantisse alla famiglia ingenti entrate. Per questo Nino labate si recava spesso anche a Messina, dove era in "affari" con i clan della "Giostra", quartiere messinese a ridosso dell'omonimo viale, zona conosciuta alle forze dell'ordine proprio per le corse clandestine di cavalli. Il boss accompagnava personalmente i suoi fantini a Messina si occupava, a volte anche personalmente, di raccogliere i soldi puntati nelle scommesse clandestine. Tutti questi elementi sono stati riconosciuti durante il processo Gebbione ed inseriti nei verbali del giudice per le indagini preliminari. Secondo il GIP, le gare avvenivano proprio a Messina, su strade pubbliche che le cosche provvedevano a chiudere al traffico, ed intorno alle corse gravitavano scommesse clandestine di centinaia di migliaia di euro. Il GIP ha anche riconosciuto in Antonio Labate il vertice dell'organizzazione criminale. A disposizione della famiglia c'era una vera e propria scuderia, nella quale i cavalli si allevavano e soprattutto venivano trattati con terapie farmacologiche che ne aumentavano le capacità agonistiche. Al di sotto di Labate operavano un gruppetto di persone, che gestivano la scuderia e soprattutto il dopng degli animali, tra loro anche un docente universitario della facoltà di veterinaria. del gruppo facevano parte Cassone Filippo, nipote del boss, Ielo Pietro, Roberti Roberto, Gambello Santo e Diara Francesco. Il docente è Iannelli Nicola, veterinario qualificato, che aveva il compito di fornire consigli sul doping ai cavalli e soprattutto di procurare i farmaci presso le strutture ospedaliere. La sentenza di primo grado ha confermato sostanzialmente l'intero impianto accusatorio del procuratore DDA Antonio De Bernardo.</td></tr></tbody></table>
quindi c'è una condanna di primo grado percorse clandestine doping il tutto organizzato e gestito dalla mafia calabrese. ok
questo una settimana fa...
poi sul sito Enci : http://www.enci.it/assemblea2010/LISTABALDUCCI2010.pdf
ammetto che posto ma non capisco [occhi]
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