La legge Italiana dice che se sei stato condannato non puoi essere eletto e ora ne' Grillo ne' Berlusconi possono esserlo...credo che sia un ottima cosa almeno guai non ne fanno[:-bunny]
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Quantomeno IO evito di proteggere chi non se lo merita ma se a voi il coleottero sta bene...ottimo
Comunque qui' c'e' la spiegazione di Grillo e i 3 gradi di giudizio per quell'incidente:
Beppe Grillo, ecco la
ricostruzione dell’incidente
di Chiara Bruschi
Le testimonianze, la cronaca e la sentenza della Cassazione
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«Ho cercato di assecondare la marcia del veicolo all’indietro, come quando si fa retromarcia, puntando verso una sporgenza di roccia del monte, dove speravo di fermarmi. Per disgrazia ho colpito quella sporgenza con la ruota di scorta esterna e la macchina ha ruotato verso il burrone. Istintivamente ho spalancato la portiera e mi sono lanciato fuori mentre la Chevrolet precipitava».
Parlava così Beppe Grillo, secondo quanto riportato da La Stampa del 22 marzo 1984, per descrivere la dinamica dell’incidente automobilistico che il 7 dicembre 1981 provocò la morte di Renzo Giberti, 45 anni, della moglie Rossana Quartapelle, 34, e del figlio Francesco, 9.
Una tesi, quella del comico alla guida del veicolo, che convinse la corte del Tribunale di Cuneo chiamata a pronunciarsi in primo grado di giudizio (l’imputato fu assolto con formula dubitativa) ma non quelle di Appello e Cassazione, che invece si pronunciarono rispettivamente nel 1985 e nel 1988:
«La corte (…) ha individuato la colpa del Grillo nell’avere proseguito nella marcia, malgrado l’avvistamento della zona ghiacciata, mentre avrebbe avuto tutto il spazio per arrestare la marcia, scendere, controllare o quanto meno, proseguire da solo», riporta la sentenza del 7 aprile 1988 della Corte Suprema di Cassazione.
Quest’ultima aveva quindi motivato così il rigetto del ricorso formulato dall’imputato e con queste parole confermava la condanna emessa dalla Corte di Appello di Torino il 12 marzo 1985 a «un anno e due mesi di reclusione con sospensione della patente di guida per eguale periodo di tempo», poi condonata

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