La settimana scorsa sono tornato nei miei posti. La neve ormai la fa da padrona e i camosci, nel loro bel manto scuro, hanno ben altro effetto su di me: l'istinto venatorio ora è bello sveglio e sono molto meno propenso alla sola osservazione :)
Fa sempre caldo e i camosci sono tutti ben in altitudine, nella neve. L'avvicinamento in molti casi è impossibile, sia per la marcia che necessiterebbe sia perché l'aria che sale e il rumore dei passi sulla neve crostosa rivelerebbero la mia presenza agli animali. Dopo ore di cammino e molti avvistamenti ancora non ho combinato nulla.
C'è però un camoscio che tengo d'occhio da un bel pezzo: se ne sta un po' accucciato e un po' al pascolo in una zona decentrata dal resto della caccia e per questo motivo lo tengo come ultima chance.
Alle 3 del pomeriggio, svanite tutte le altre possibilità, decido di provare un avvicinamento proprio a lui. Si trova, tra l’altro, sulla strada del ritorno.
E’ ancora troppo lontano per capire di che animale si tratta; dal comportamento è quasi certo che sia un maschio solitario, ma ho comunque a disposizione un braccialetto per animale adulto e uno per lo yarling.
Arrivato a 600 metri da lui mi fermo per decidere la tattica di avvicinamento e per studiare bene il terreno prendendo diversi punti di riferimento. So che una volta sul posto, cambiata la prospettiva non sarà più facile capire la posizione dell’animale.
C’è un canalino con boschetto di larici alla sua sommità che dovrebbe garantirmi un buona copertura e, un volta in loco, una buona posizione per il tiro.
E così è.
Molto intenso il momento finale, quando finalmente arrivi sul posto individuato e non sai se l’animale è ancora lì oppure ti ha percepito e si è, tipico del camoscio, spostato indispettito.
Calmo cuore e respiro, mi affaccio e.... lui è in piedi su una roccia che guarda verso di me. La distanza ormai ridotta, l’aria che sale e la sensazione che abbia percepito qualcosa mi fanno optare per un tiro di punta, senza attendere che si giri. L’anfiteatro di rocce dietro di lui garantisce un sicuro arresto per la palla.
E il bel maschio di 4 anni si spegne sul posto.
Arrivato da lui lo dispongo bene, lo ammiro, gli pettino il pelo, dispongo i ramoscelli di pino e ….qualcosa attira la mia attenzione: un rigonfiamento al ginocchio di un arto posteriore. Guardo meglio e vedo che si tratta di un vecchio callo osseo che prende l’intera articolazione bloccandola totalmente. E’ il camoscio zoppo che un mese prima avevo ammirato!
Gode di ottima salute, pelo folto e lucido, peso elevato (sigh!), ma è evidente l’ipertrofia della coscia sinistra.
E’ ferita vecchia, mi domando come questo animale abbia potuto sopravvivere agli ultimi due, durissimi, inverni.
E’ buio quando arrivo alla macchina, 11 ore dopo averla lasciata, buona parte delle quali di marcia. Sono stanco ma felice, ancor più per aver prelevato un animale, comunque, menomato. Ma sono cose che pochi capiscono; compresa mia moglie, che ritrovo invece solo stanca per la sua giornata in solitudine e senza il mio contributo nel gestire i nostri tre piccoli bimbi (ma più tardi un abbraccio e un bacino me lo concederà :)
Un saluto a tutti
matteo
P.S: questa giornata di caccia risale a oltre due settimane fa, ma per problemi informatici non riuscivo a inserire il racconto qui nel forum
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