Nel periodo estivo ho latitato parecchio da questo bel forum in quanto amo poco le lunghe discussioni federali e le continue "brambillate" a cui spesso si dà (e si deve dare) molto spazio al di fuori della stagione venatoria. Torno ora a scrivere qualcosa grazie alla cominciata nuova stagione di caccia in montagna. Che, nonostante la grande siccità e le temperature estive (almeno fino a 3 giorni fa), sta regalando discrete soddisfazioni.
Da noi, Alpi Marittime francesi, apre a settembre il capriolo e il camoscio poi, ai primi di ottobre, gallo, cotorna e lepre bianca.
Caprioli ce ne sono veramente tanti e non ho faticato a prelevare subito un bel maschietto.
Poi mi sono dedicato al camoscio, la mattina entro le 9 e poi il pomeriggio tardi perchè durante la giornata sparivano nel fresco del bosco.
15 giorni fa parto all'alba dalla baita e vado con Maya, giovane segugio bavarese alle sue prime esperienze di caccia, ad appostarmi su un crinale che domina una bella valletta dove spesso staziona e pascola un numeroso branco. Arrivato nei pressi dell'appostamento mi tolgo lo zaino e lo lascio vicino al cane, al quale ho comandato il terra. Affacciatomi vedo immediatamente il branco di una dozzina di camosci al pascolo. Il vento mi è favorevole e posso quindi dedicarmi a una tranquilla osservazione dei singoli individui. Mio fratello ha preso un adulto la settimana prima, io vorrei quindi prelevare lo yarling che ci è stato attribuito.
La maggior parte del branco è costituito da capre col capretto dell'annata, ma ci sono almeno un paio di yarling da approfondire col lungo.
Entrambi pascolano tranquilli. Uno è già parecchio scuro nel suo manto invernale, bello e robusto. L'altro, maschio, è in ritardo con la muta e non mi pare forte come il primo. Mi concentro su di lui, lo telemetro e mi preparo per il tiro. Devo aspettare qualche minuto in quanto si sovrappone a un altro animale e rischio di colpirli entrambi. Poi finalmente si scostano, tiro lo stecher e lascio partire il colpo su un bersaglio relativamente facile, a 140 metri di distanza.
Il camoscio sgroppa in aria, atterra e parte seguando il branco in fuga. Ma non può andare lontano in quanto vedo che ha la spalla rotta (non appoggia la zampa anteriore opposta al lato del tiro).
La ricerca è breve, anche grazie a Maya che, nonostante l'assenza di sangue sull'anschuss, non si fa distrarre dall'odore dei vivi e mi porta subito sulle tracce del camoscio sparato.
L'animale è morto, alla base del canalino dove gli ho sparato.
Mentre lo accarezzo e gli dispongo bene il pelo, arruffato e sporcato dalla caduta, noto alla base del collo una zona di pelo brutto, appiccicato. Alzo il pelo e scorgo una ferita aperta, un foro circolare che va in profondità dal quale esce liquido giallastro infetto (pus). La ferita non è recente. Penso subito a una fucilata. Non è di carabina in quanto in quella posizione avrebbe avuto esiti mortali. Penso a un pallettone maldestramente sparato dai cacciatori locali che ancora si ostinano alla battuta.
Sventrando il camoscio mi accorgo che non è grasso come dovrebbe. Lo preparo per il trasporto e intraprendo la lunga camminata verso la baita e poi alla macchina.
L'indomani mattina, quando insieme all'amico macellaio prepariamo la carne, immediatamente dopo lo scuoio vado a curiosare la ferita. Va molto in profondità, verso la base della testa, fino a esaurirsi in un mezzo pugno di pus, spesso e giallo/verde, in prossimità della trachea. Nessun segno di fucilata, pare proprio un ascesso partito da qui che andava a spurgare alla base del collo. Questo animale stava soffrendo per qualcosa e l'inverno non lo avrebbe sicuramente passato.
Io sono ignorante, qualcuno (Luigi o altri) sa che cosa poteva affliggere questo animale?
Allego un paio di foto per cercare di chiarire meglio. Evidenziato dal cerchio rosso il grosso grumo di pus.
Saluti a tutti
matteo
P.S. nel pomeriggio ho preso il setter e sono andato a galli :)
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