Avrà mai una risposta sincera da parte di chi si arroga il diritto e il sapere di gestirla??
L'editoriale pubblicato su " Il cacciatore" e su " BigHunter":
Se questa e’ la caccia del futuro…
E’ una deliziosa e tiepida Domenica di primavera.
Sono seduta su una panchina del lungomare di Rosignano con Arianna, l’amica di sempre. Insieme abbiamo letto l’editoriale di una nota rivista di caccia. Siamo perplesse, meravigliate, ci fermiamo a riflettere su quanto appreso da questa prima pagina. Confrontiamo tutto quanto è scritto con ciò che pensiamo sul tema, notiamo come tutto sia diverso da quello che i nostri genitori, iniziandoci alla caccia, ci hanno sempre insegnato. Indugiamo nell’approfondire quanto scritto in questo editoriale; ritardiamo di proposito, lo facciamo quasi a bearci dei ricordi che i nostri primi giorni di caccia hanno impresso nei nostri cuori, oggi, forse, più di moda chiamare “hard disk”. E’ una gioiosa carrellata la nostra; vivono di seconda vita così il mio primo fagiano, la sua prima beccaccia, e l’emozione di quella lepre, riportata dal vecchio cane e deposta ai piedi del babbo. Il Babbo. Già, il bravo maestro. Questi Padri che tutto sanno, che con pazienza ci hanno insegnato a riconoscere la spollinata del fagiano e la medica recisa dalla grossa lepre, il volo del tordo e l’impronta del capriolo. Rileggiamo quest’editoriale d’Aprile, lo rifacciamo con la rabbia e la convinzione che i nostri maestri, modelli e riferimento non solo venatori, non possono venir attaccati da facili penne, sminuiti nel loro valore da luoghi comuni. Volgarità gratuite che non li sfiorano. Non dovrebbero meravigliarci più di tanto questi scritti; oggi più che in passato, sembra quasi una necessità affidarci ai “tecnici” per tutte le questioni che riguardano i problemi della società. Pensavo… o meglio pensavamo….che il mondo della caccia fosse immune da questi problemi…e invece no. Purtroppo. Nell’editoriale, scritto da un cacciatore, invece si va pure oltre. Qui, in una sorta di atroce virtuosismo lessicale, i cacciatori del dopoguerra, compresi quei genitori ricordati poc’anzi, sono tacciati di poca cultura, di maleducata ignoranza, di supponenza. Ed’è così che, tra un bell’aggettivo e un buon sostantivo, coloro che ci hanno condotto per mano ad apprezzare le limpide albe d’autunno con il nasino all’insù, nell’ansiosa scoperta di un batter d’ali, vengono colpevolizzati di aver fatto della caccia un dopolavoro, di aver imbracciato la doppietta e girovagato per le campagne, senza un briciolo di cultura, senza passione per gli animali, ammaliati da selvaggina pronta caccia, rei e complici di amministrazioni senza scrupolo in cerca di consensi. Parere ingiusto e cattivo quello dell’editorialista in questione. In linea generale oltremodo, pare alquanto difficile oggi esprimere pareri sulla caccia, lo si nota cercando di intervenire nelle argomentazioni sui diversi siti dedicati, dove l’imperativo, più che il prevalente, sta nelle personali credenziali: se non sei un tecnico taci! Se questo atteggiamento non fosse ridicolo, risulterebbe drammatico visto che, in molte occasioni, questi tecnici si referenziano da soli, in una sorta di autocelebrazione. Si auto incensano insomma, profumando l’ambiente e sentenziando con rigore per giunta. Ed è in questo contesto che la caccia vive la propria atroce sofferenza. Nasce spontanea la domanda: Ma dove va la caccia? E’ possibile contrapporre carabine supertecnologiche, cani teleguidati dagli occhi spiritati, condotti da cacciatori super acculturati, in grado di leggere nel DNA di una piuma di quaglia la georeferenziazione del nido materno, ai valori, all’essenza della caccia? Sono questi i cacciatori che cavalcheranno il terzo millennio? Mi sembra che si stia perdendo un po’ la via di casa, …quella strada che i nostri genitori ci hanno insegnato, nel rispetto dei valori che comprendono persone, animali e natura; la modestia, una linfa vitale che viene da povere ma generose radici. In assenza di modestia, virtù in estinzione a quanto pare, mirano molto lontano questi moderni aristocratici della caccia, tanto lontano da volersi appropriare addirittura del WWF, e così ci ritroveremmo, ai noi, a far comunella con quel Fulco Pratesi che risolve il problema dello smaltimento del caro estinto, confezionandolo in scatolette per cani e gatti…o ancora governati…in attesa che anch’esso diventi cibo per mici…. dal celeberrimo principe Filippo di Edimburgo, famoso soprattutto per la dichiarazione shock “ Se rinascessi vorrei essere un virus letale per eliminare la sovrappopolazione, la crescita dell’uomo è la più grande minaccia per il pianeta” Se questa è la caccia del futuro… che Dio ci assista…..
Lara Leporatti Presidente CPAS di Lastra a Signa
Questo è il link per l'editoriale del Sig. Buzziolo
http://www.caffeditrice.com/index.ph...ale&Itemid=583
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