situazione Starna in Italia
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Noi le starne da anni le troviamo, ma esclusivamente in posti con le tre i: inpraticabili, improbabili ed insulsi. Posti, dove è stata abbandonata l‘agricoltura in previsione di qualche progetto, deponie di materiali varie, cantieri per nuovi centri commerciali o capannoni, bordi di strade, metanodotti o ferrovie etc. che spesso grazie alla burocrazia restano parecchie anni in questo stato. Questi posti hanno in comune certi attributi: Ci crescono una grande varietà di erbe, erbacce, fiori, ex grano, girasoli, tutto in un bel chaos, senz‘altro si trovano anche tanti insetti, non viene più arato o usati mezzi agricoli, erbicidi o concimi. Non sono livellati e così resta qualche pozzanghera o almeno posti umidi, poì sono spesso transennati. Questi posti sono tanto dimenticati da dio che non interessano nemmeno ai corvidi e gabbiani o cinghiali, i volpi e compagnia bella preferiscono le zone di ripopolamento, poì non ci vengono persone con cani o a fare sport. Anche per nostri cani queste zone sono spesso off-limits e pericolosi. Si trova da anni anche qualche nidiata. Ovviamente, quando un bel giorno cominciano i lavori, le starne sono purtroppo costrette a spostarsi.
La mia conclusione:
L‘agricoltura di oggi fa male alle starne, si ara troppo spesso, non ci restano spazi di riposo, troppo chimico dapertutto, anche nei vigneti. Non hanno la pace che desideranno e la varietà di cibo che li fa stare bene. Nonostante questo ci piaciono posti che hanno ancora il gusto di una agricoltura perduta, non sono posti del tutto "selvaggi" come sognano tanti ambientalisti. Senza offrirli posti come ho descritto sopra con una agricoltura "col riposo" qualsiasi ripopolamento avrà poco senso.Commenta
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è la stessa descrizione che mi ha fatto un mio amico milanese, lui mi ha detto che in queste zone si trovano le starne rimaste dalle prove.Noi le starne da anni le troviamo, ma esclusivamente in posti con le tre i: inpraticabili, improbabili ed insulsi. Posti, dove è stata abbandonata l‘agricoltura in previsione di qualche progetto, deponie di materiali varie, cantieri per nuovi centri commerciali o capannoni, bordi di strade, metanodotti o ferrovie etc. che spesso grazie alla burocrazia restano parecchie anni in questo stato. Questi posti hanno in comune certi attributi: Ci crescono una grande varietà di erbe, erbacce, fiori, ex grano, girasoli, tutto in un bel chaos, senz‘altro si trovano anche tanti insetti, non viene più arato o usati mezzi agricoli, erbicidi o concimi. Non sono livellati e così resta qualche pozzanghera o almeno posti umidi, poì sono spesso transennati. Questi posti sono tanto dimenticati da dio che non interessano nemmeno ai corvidi e gabbiani o cinghiali, i volpi e compagnia bella preferiscono le zone di ripopolamento, poì non ci vengono persone con cani o a fare sport. Anche per nostri cani queste zone sono spesso off-limits e pericolosi. Si trova da anni anche qualche nidiata. Ovviamente, quando un bel giorno cominciano i lavori, le starne sono purtroppo costrette a spostarsi.
La mia conclusione:
L‘agricoltura di oggi fa male alle starne, si ara troppo spesso, non ci restano spazi di riposo, troppo chimico dapertutto, anche nei vigneti. Non hanno la pace che desideranno e la varietà di cibo che li fa stare bene. Nonostante questo ci piaciono posti che hanno ancora il gusto di una agricoltura perduta, non sono posti del tutto "selvaggi" come sognano tanti ambientalisti. Senza offrirli posti come ho descritto sopra con una agricoltura "col riposo" qualsiasi ripopolamento avrà poco senso.AlessandroCommenta
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Ciao a tutti,nel comparto alpino della provincia di Imperia,vengono immesse starne(ormai da più di 20 anni)dell'allevamento del sig. Giumelli,i risultati penso che siano mediamente
ottimi,le starne vengono immesse nei primi giorni di agosto in zona montana totalmente priva di colture, in alcune zone presenza di pascolo ovino/bovino,nessun pre ambientamento nessuna gabbia con richiami(queste usate solo in una zona di addestramento cani sempre provinciale);nonostante la forte pressione venatoria,come detto le starne tengono ed in anni più "fortunati"si trovano covate
Ciao
Marco[brindisi]"Una vita senza cani è una vita da cani"Commenta
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Io confesso di avere un debole per la starna, una vera fissazione. La sua forza e la sua debolezza sta nella brigata. Quel cantare all'unisono all'alba non le aiuta...
Diciamo che la meccanizzazione agricola, lo stravolgimento delle pratiche agricole, l'abbandono, i pesticidi, le strade, l'antropizzazione hanno iniziato poi il piombo ha dato la mazzata finale. Come per tutti gli altri selvatici, oltre a quanto elencato prima, subiscono anche i corvidi nella remota ipotesi una coppia si salvi e decida di covare.
Se si vuole ripopolare, a prescindere dall'ambiente che deve essere vocato altrimenti tendono ad errare e sparire nel nulla come notato da tutti ormai, si devono usare animali di qualità, quindi o da cova naturale diretta o sotto chiocce oppure in alternativa, visto che non è facile reperirli, prendere animali giovani intorno ai 90-120gg, metterli in voliere ampie, fare gruppi piccoli massimo 20 soggetti e 2-3 adulti (altrimenti quando si liberano brigatine in posti diversi si richiamano e si uniscono), e dargli modo di IMPARARE a mangiare granaglie, erbe e tutto quello che c'è a terra, e poi dargli fastidio entrando in voliera e facendole involare, anche con un cane a guinzaglio, così si irrobustiscono e quando si rilasciano sono un minimo più scaltre e nervosette. Dopo 2-3 mesi immettele e avrete buoni risultati, o quantomeno selvaggina che non vi cammina davanti e/o muore di fame.
Gli ambienti vocati lo sappiamo tutti quali sono, cereali, prati, medicai e foraggere varie, piccoli incolti, cmq ambienti variegati e rotti.
Si demonizza il mais, ma devo dirvi che da me ci sono grossi appezzamenti con questa coltura, se affiancati a medicai, prati e stoppie, possono essere utili, spesso ho notato che quando infastidite dall'addestramento pressante del mese di agosto, vi si rifugiavano, non solo ma anche per sfuggire alla calura e poi nel mais trovano acqua.
Quelle poche brigate che ho visto insediarsi e adattarsi ad un posto vocato, sono state bene finchè non è arrivato il piombo...e anche rispettando regole e carnieri, una starna io, una starna tu, una starna lui, una starna l'altro e oggi sono 4, poi riparte il giro il giorno dopo, e alla fine 4, 8, 12 e la brigata sparisce, tutti nel rispetto delle regole.
Il bello di tutto questo è che ormai nella maggior parte degli atc vietano la caccia, giustamente, però cmq non si adoperano a fare ripopolamenti, come se vietandone la caccia nascessero dal nulla, e lo stesso io nei parchi, nelle oasi, nelle zrc, non vedo grande presenza di selvaggina, diciamo pure che siamo alla frutta."Lo stile è il baluardo contro cui si infrange la babele
delle razze che non valeva la pena di selezionare
per tornare a confondere"
Giulio ColomboCommenta
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Detto già diverse volte, c'è un progetto internazionale sulla starna in Nord Europa. Loro ci sono riusciti, ma dedicando il 10% della superficie agricola a colture dedicate (mix per alimentazione e rifugio invernale, aree per la cova, aree per lo svezzamento dei piccoli). Il 10 per cento è tantissimo, si potrebbe fare qualcosa sulle nostre colline ma ci vuole gente preparata e che sappia coinvolgere il mondo agricolo. Io nel migliore dei casi ho visto biologi che fanno costruire una voliera. Non basta!!!
Il bello è che la starna è una specie ombrello, tornando lei tornano tutte quelle specie che nidificano o allevano a terra.Commenta
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da quello che leggo forse una piccola speranza c'è ancora di rivederle, bisognerebbe impegnarsi ma qualche piccola realtà c'è. il problema grosso, secondo me, è che oramai dalle mie parti l'unica forma di "gestione fauna% che si fa è esclusivamente in ottica ungulati.
sembra che sia partito un progetto per reintrodurre la starna nel Mezzano, fosse vera questa notizia e se il progetto riuscisse magari potrebbe essere da traino.AlessandroCommenta
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Se non sbaglio dovrebbe essere questo:da quello che leggo forse una piccola speranza c'è ancora di rivederle, bisognerebbe impegnarsi ma qualche piccola realtà c'è. il problema grosso, secondo me, è che oramai dalle mie parti l'unica forma di "gestione fauna% che si fa è esclusivamente in ottica ungulati.
sembra che sia partito un progetto per reintrodurre la starna nel Mezzano, fosse vera questa notizia e se il progetto riuscisse magari potrebbe essere da traino.
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Puoi darmi dei riferimenti su questo progetto per leggere qualcosa a riguardo? grazieDetto già diverse volte, c'è un progetto internazionale sulla starna in Nord Europa. Loro ci sono riusciti, ma dedicando il 10% della superficie agricola a colture dedicate (mix per alimentazione e rifugio invernale, aree per la cova, aree per lo svezzamento dei piccoli). Il 10 per cento è tantissimo, si potrebbe fare qualcosa sulle nostre colline ma ci vuole gente preparata e che sappia coinvolgere il mondo agricolo. Io nel migliore dei casi ho visto biologi che fanno costruire una voliera. Non basta!!!
Il bello è che la starna è una specie ombrello, tornando lei tornano tutte quelle specie che nidificano o allevano a terra."Lo stile è il baluardo contro cui si infrange la babele
delle razze che non valeva la pena di selezionare
per tornare a confondere"
Giulio ColomboCommenta
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Questo è quello che fanno i colleghi francesi credo si possa vedere anche senza essere iscritti a facebook:
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Ogni progetto su una popolazione selvatica, soprattutto stanziale è legata a una collaborazione molto stretta tra mondo venatorio e agricolo.
Vocazione della zona, coltivazioni sostenibili al progetto,tanta passione e poco piombo, o meglio il giusto.
Di poco......La mia vita è un bosco, il mio cane al mio fianco, un fucile in spallaCommenta
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Teoricamente è una bellissima cosa se dovesse riuscire sarebbe un sogno.Se non sbaglio dovrebbe essere questo:
http://www.parcodeltapo.it/pages/it/...rso/perdix.phpAlessandroCommenta
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Buonasera a tutti,tutte belle premesse per la reintroduzione di questo fantastico animale,ma a parte la cura specifica del territorio a livello agricoltura ,se non viene fatto un reale e sostanzioso contenimento dei corvidi in generale,delle volpi nonche' degli ungulati per mio modestissimo parere sarebbe tutto vanificato.Un saluto a tutti e viva la caccia.Commenta
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Corvidi e volpi ci sta, gli ungulati non vedo come possono cozzare con i fasianidi.....Buonasera a tutti,tutte belle premesse per la reintroduzione di questo fantastico animale,ma a parte la cura specifica del territorio a livello agricoltura ,se non viene fatto un reale e sostanzioso contenimento dei corvidi in generale,delle volpi nonche' degli ungulati per mio modestissimo parere sarebbe tutto vanificato.Un saluto a tutti e viva la caccia.La mia vita è un bosco, il mio cane al mio fianco, un fucile in spallaCommenta
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"Lo stile è il baluardo contro cui si infrange la babele
delle razze che non valeva la pena di selezionare
per tornare a confondere"
Giulio ColomboCommenta
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