La selvaggina stanziale se presa in un allevamento con la A maiuscola e' in grado di riprodursi,non come il vero selvatico,ma l'istinto della cova una buona percentuale ce l'ha. Purtroppo in una covata di 7/8 fagianotti alla fine se va bene ne rimangono uno o due,qua il pericolo piu grosso viene dall'alto,poiane falchi gazze ghiandaie,poi faine tassi fanno piazza pulita.Per le lepri stessa cosa,con danni maggiori provocati da volpi e cinghiali,leprotti appena nati e' un buon pasto per il suide.Fose e' una bestemmia dire le cose come dovrebbero essere,ma per ripopolare bisogna pulire.Pulire bene
Conclusioni di fine stagione - il carniere ideale
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Anche se mi piacciono tutti i tipi di caccia..sono uno stanzialista con cane da ferma.Infatti non e' scontato fare selvaggina.Per me i motivi principali sono,il territorio pieno zeppo di nocivi,spariti dalla circolazione i guardiacaccia,sostituiti dai vigili provinciali,e, in parte il territorio abbandonato a se stesso.
La selvaggina stanziale se presa in un allevamento con la A maiuscola e' in grado di riprodursi,non come il vero selvatico,ma l'istinto della cova una buona percentuale ce l'ha. Purtroppo in una covata di 7/8 fagianotti alla fine se va bene ne rimangono uno o due,qua il pericolo piu grosso viene dall'alto,poiane falchi gazze ghiandaie,poi faine tassi fanno piazza pulita.Per le lepri stessa cosa,con danni maggiori provocati da volpi e cinghiali,leprotti appena nati e' un buon pasto per il suide.Fose e' una bestemmia dire le cose come dovrebbero essere,ma per ripopolare bisogna pulire.Pulire bene -
Anche i terreni influiscono molto...
I selvatici a riprodursi non hanno nessun problema è i nocivi non portano tutto quel danno che possiamo immaginare...
Pensiamo alle realtà all'estero dove possiamo trovare fagiani e lepri selvatiche...,
Li le volpi, cinghiali, corvi, gazze, ecc... ecc...
Ci sono e ci sono anche i fagiani.... quindi vedete che il nocivo non è la causa principale....
Al selvatico devono rimanere cibo e posti per nascondersi e pasturare per 12 mesi l'anno.
Ma non quadrati da 30 m., servono terreni di centinaia di ettari con culture diverse e una parte lasciata a perdere.
Tutte cose che in Italia sono fantascienza....
Se pensiamo alle monoculture enormi che ci sono oggi in molti territori....
Tagliata la cultura rimane una tavola da biliardo completamente pulita e rasata....
Come possiamo pensare che un fagiano o una lepre possano salvarsi...
Senza contare che in molte zone 10 giorni dopo il taglio della cultura iniziano ad arare...
Per la stanziale servono prati, rive, boschetti...
Qualsiasi animale se non ha a disposizione acqua, cibo, riparo, difficilmente può sopravvivere e ancor più difficilmente riuscirà a creare delle colonie consistenti.
Non si devono fare paragoni con gli anni passati...
L'agricoltura è cambiata, e il numero di animali lanciati oggi è minimo e di qualità molto scadente sopratutto a livello genetico.
Ovvio che oggi con diversi fattori che contrastano un ripopolamento, diventa molto difficile se non impossibile riuscire ad avere dei ceppi selvatici stanziali di fagiani e lepri.
Con starne e pernici è uguale, avessero l'ambiente giusto, e con gli ettari sufficienti, non ci sarebbe nessun problema.... ma anche in questo caso sono le grandi zone e le culture giuste che mancano.
Pensate alle quaglie..
Nel pieno della riproduzione il grosso nei prati... Effettuano il taglio dell'erba a un'altezza di 3/4 cm., praticamente la rasano...
Come fanno a salvarsi i nidi o le nidiate?
Idem per altre possibili nidiate di altre specie...
Fare delle leggi dove imponi agli agricoltori di effettuare un taglio a erba, grano, orzo, granturco, riso, lasciando il gambo della pianta molto più alto darebbe a molti selvatici molte più occasioni per nascondersi e salvarsi....
Poi ovvio che ogni zona va gestita in base alla tipologia di territorio e di culture.
Una regola fissa nazionale non penso che possa essere messa in atto...
Ogni regione e ogni provincia è da valutare singolarmente.Commenta
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Buonasera Maxipointer. Una vera e gratuita lezione di faunistica applicata. Ringrazio vivamente. Davvero.Anche i terreni influiscono molto...
I selvatici a riprodursi non hanno nessun problema è i nocivi non portano tutto quel danno che possiamo immaginare...
Pensiamo alle realtà all'estero dove possiamo trovare fagiani e lepri selvatiche...,
Li le volpi, cinghiali, corvi, gazze, ecc... ecc...
Ci sono e ci sono anche i fagiani.... quindi vedete che il nocivo non è la causa principale....
Al selvatico devono rimanere cibo e posti per nascondersi e pasturare per 12 mesi l'anno.
Ma non quadrati da 30 m., servono terreni di centinaia di ettari con culture diverse e una parte lasciata a perdere.
Tutte cose che in Italia sono fantascienza....
Se pensiamo alle monoculture enormi che ci sono oggi in molti territori....
Tagliata la cultura rimane una tavola da biliardo completamente pulita e rasata....
Come possiamo pensare che un fagiano o una lepre possano salvarsi...
Senza contare che in molte zone 10 giorni dopo il taglio della cultura iniziano ad arare...
Per la stanziale servono prati, rive, boschetti...
Qualsiasi animale se non ha a disposizione acqua, cibo, riparo, difficilmente può sopravvivere e ancor più difficilmente riuscirà a creare delle colonie consistenti.
Non si devono fare paragoni con gli anni passati...
L'agricoltura è cambiata, e il numero di animali lanciati oggi è minimo e di qualità molto scadente sopratutto a livello genetico.
Ovvio che oggi con diversi fattori che contrastano un ripopolamento, diventa molto difficile se non impossibile riuscire ad avere dei ceppi selvatici stanziali di fagiani e lepri.
Con starne e pernici è uguale, avessero l'ambiente giusto, e con gli ettari sufficienti, non ci sarebbe nessun problema.... ma anche in questo caso sono le grandi zone e le culture giuste che mancano.
Pensate alle quaglie..
Nel pieno della riproduzione il grosso nei prati... Effettuano il taglio dell'erba a un'altezza di 3/4 cm., praticamente la rasano...
Come fanno a salvarsi i nidi o le nidiate?
Idem per altre possibili nidiate di altre specie...
Fare delle leggi dove imponi agli agricoltori di effettuare un taglio a erba, grano, orzo, granturco, riso, lasciando il gambo della pianta molto più alto darebbe a molti selvatici molte più occasioni per nascondersi e salvarsi....
Poi ovvio che ogni zona va gestita in base alla tipologia di territorio e di culture.
Una regola fissa nazionale non penso che possa essere messa in atto...
Ogni regione e ogni provincia è da valutare singolarmente.
Saluti.
Inviato dal mio AUM-L29 utilizzando TapatalkCommenta
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Concordo pienamente sul problema della massiccia presenza di predatori e vari "opportunisti" (attenzione non si possono chiamare più nocivi, altrimenti pena scomunica).
Tuttavia non è solo questo il problema. La fauna nobile stanziale ha bisogno di territori idonei per quanto riguarda alimentazione, riparo, rispetto dei cicli biologici etc.
La gestione di tipo sociale che avviene in molte realtà italiane rende molto difficile la tutela e la valorizzazione/proliferazione della fauna nobile stanziale.
Patrimonio indisponibile dello stato è un upgrade di "res nullius" dal punto di vista delle responsabilità sanzionatorie, ma nulla è cambiato dal punto di vista gestionale/conservativo.
Il mondo agricolo e zootecnico riveste un ruolo cruciale nella gestione della piccola fauna stanziale. Tuttavia, in Italia la gran parte degli agricoltori non ha alcun interesse a coltivare la fauna (che è sempre nemica agli occhi della maggior parte degli agricoltori perchè rea di defraudarli dei loro prodotti).
Mi dispiace dirlo ( e non voglio minimamente urtare la sensibilità di nessuno, anzi mi scuso in anticipo con tutti), ma credo che noi cacciatori siamo anche co-responsabili.
In presenza di seri programmi di reintroduzione, il prelievo andrebbe momentaneamente chiuso per favorire l'insediamento di popolazioni stanziali vitali e riproduttive.
Inoltre, dovremmo contribuire maggiormente a collaborare con il mondo agricolo e quello scientifico.
Purtroppo, nella gestione sociale della caccia questo rimarrà sempre un problema ed in molte parti d'italia gli enti preposti (vedi atc) continueranno la triste ed inutile politica del pronta caccia....
In molti paesi stranieri, dove la selvaggina crea reddito ed interesse economico rilevante, il mondo agricolo è il primo motore che ha interesse a salvaguardare la selvaggina. E' triste dirlo (anche contro i propri personali interessi), ma la gestione sociale può funzionare soltanto per un numero di cacciatori di gran lunga inferiore agli attuali.
Questo sarebbe ovviamente folle ed autolesionistico. Allora sarebbe auspicabile cambiare il modello gestionale. Ma ovviamente richiederebbe una rivoluzione radicale che non credo possa trovare interlocutori maturi e capaci nel nostro paese.
Scusate lo sfogo...Commenta
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Sono andato ad una miriadi di riunioni negli ultimi anni ,poi mi sono stancato di sentire sempre le solite impressioni e scuse varie dai massimi dirigenti di sezioni e provincia.
Non sono mai stato d'accordo sul fatto che la stanziale venga a mancare per colpa del territorio. Ho cacciato per vent'anni consecutivi in una riserva di quelle considerate " buone",gli ultimi due anni l'abbiamo gestita praticamente io ed il mio socio,vi posso garantire che il territorio centra poco,centra la presenza quotidiana di una persona che sappia anche quando vanno a letto le lumache.Stessa cosa sapevano i famosi guardia caccia,non vigili provinciali. Dal mio punto di vista in pianura hanno patito molto di piu le quaglie per pesticidi vari, e volatili per mancanza di siepi,canneti ed anche alberi. Con questa agricoltura intensiva le lepri si sono adattate meglio,ci stanno,al fagiano non piace molto l'apertura,gli spazi,e' piu' presente vicino a canali, fiumiciattoli,che con i loro intrighi sono un buon riparo.E' vero che i nostri appennini sono rimasti quasi del tutto disabitati,ma e' anche vero pero'che sono nati grandi stalle dove hanno un bisogno quotidiano di foraggio,non solo medica ma anche frumento orzo segala,girasoli.Non c'e volonta' altrimenti la selvaggina ritorna.In questi anni, almeno qua da noi, un vigile non ha una zona,ha vari comuni,ditemi voi cosa centrano con la selvaggina,girano tutto il giorno in macchina,qualche sbinocolata,e qualche verbale al malcapitato che si trova al momento sbagliato nel punto sbagliato. Da quello che posso capire,ora noi stanzialisti e cappannisti siamo ad un punto morto.Nelle stanze dei bottoni si parla si discute e si litiga solamente per il cinghiale,le squadre ne abbattono una quantita' industriale.Noi non siamo piu nessuno. Molto piu facile fare arrivare qualche migliaio di fagiani o fagianotti irradiare gli ATC ed il popolino e' contento.
Questa e' attualmente la caccia.E dire che abbiamo un ambiente vocato per la selvaggina,perche abbiamo la cosa primaria per lei.L'acquaCommenta
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Personalmente non riesco a dare la colpa unicamente agli atc. Se ad esempio un atc richiede una maggiorazione di quota per finalità utili alla gestione (es miglioramenti ambientali) di 100 euro in più a socio, credo che una buona parte dei cacciatori faccia una rivolta nei confronti del comitato e alla prima riunione ne bocci il bilancio facendolo cadere.
Stessa cosa vale per i lanci dei pronta caccia.. se provano ad eliminarli nel mio atc credo venga fuori un 48..
La ricetta per avere della selvaggina stanziale è abbastanza semplice e comprende 4 punti fondamentali..
1) miglioramenti ambientali (almeno nelle zrc). C’è ne sono di vario genere, più o meno onerosi. La cosa più difficile che ho notato è quella di dialogare con i proprietari dei fondi che, anche se lautamente ricompensati, stentano a concedere ì propri fondi per colture o operazioni volte a incrementare la fauna.
2) Foraggiamento di soccorso.. Nei mesi invernali o all’inizio della primavera i galliformi in primis hanno bisogno di una integrazione alla dieta (sopratutto le femmine per prepararsi al meglio alla cova), specialmente nelle zone ad agricoltura intensiva dove tra dicembre e marzo mancano fonti di cibo.
Con lo stesso concetto si dovrebbe intervenire con punti di abbeverata dove d’estate c’è molta siccità.
3) programmazione dei prelievi. Carnieri troppo elevati che non lasciano a fine stagione un numero minimo di riproduttori sono deleteri. Buona cosa sarebbe per lo meno nel fagiano rispettare le femmine da novembre in poi.
4) controllo predatori (corvidi e volpi). Questa è la voce preferita dei cacciatori.. colpa della volpe.. colpa dei corvidi.. in parte è vero ma il solo controllo degli opportunisti (nocivi) non basta se non si applicano gli altri concetti base della gestione faunistica.
A questo aggiungo altre due punti fondamentali:
- cura delle ZRC. Avere delle zone precluse alla caccia per finalità di ripopolamento che non rendono sono inutili e di fatto sottraggono territorio alla caccia.
-volontariato: questa è la base per far funzionare bene un atc, sopratutto per quelli più piccoli e con bilanci più modesti. Si pensi a tutte le attività necessarie per il buon funzionamento di un atc (censimenti, monitoraggi, catture, controllo opportunisti, tabellazioni, foraggiamenti).. se manca una base di manopera volontaria non si va molto distanteCommenta
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Miglioramenti ambientali,basilari ,non servono solo alla stanziale,il ripristino o la creazione di zone umide anche di piccola estensione è una riserva d'acqua e cibo per quasi tutta la selvaggina,femmine di fagiano ,nei paesi dove sono protette da decenni i fagiani selvatici ci sono davvero,volontariato,basterebbe ridurre la quota e garantire l'ammissione a quei cacciatori che ,su chiamata dell'ATC, collaborano per un certo numero di giornate alla gestione.Commenta
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Personalmente non riesco a dare la colpa unicamente agli atc. Se ad esempio un atc richiede una maggiorazione di quota per finalità utili alla gestione (es miglioramenti ambientali) di 100 euro in più a socio, credo che una buona parte dei cacciatori faccia una rivolta nei confronti del comitato e alla prima riunione ne bocci il bilancio facendolo cadere.
Stessa cosa vale per i lanci dei pronta caccia.. se provano ad eliminarli nel mio atc credo venga fuori un 48..
La ricetta per avere della selvaggina stanziale è abbastanza semplice e comprende 4 punti fondamentali..
1) miglioramenti ambientali (almeno nelle zrc). C’è ne sono di vario genere, più o meno onerosi. La cosa più difficile che ho notato è quella di dialogare con i proprietari dei fondi che, anche se lautamente ricompensati, stentano a concedere ì propri fondi per colture o operazioni volte a incrementare la fauna.
2) Foraggiamento di soccorso.. Nei mesi invernali o all’inizio della primavera i galliformi in primis hanno bisogno di una integrazione alla dieta (sopratutto le femmine per prepararsi al meglio alla cova), specialmente nelle zone ad agricoltura intensiva dove tra dicembre e marzo mancano fonti di cibo.
Con lo stesso concetto si dovrebbe intervenire con punti di abbeverata dove d’estate c’è molta siccità.
3) programmazione dei prelievi. Carnieri troppo elevati che non lasciano a fine stagione un numero minimo di riproduttori sono deleteri. Buona cosa sarebbe per lo meno nel fagiano rispettare le femmine da novembre in poi.
4) controllo predatori (corvidi e volpi). Questa è la voce preferita dei cacciatori.. colpa della volpe.. colpa dei corvidi.. in parte è vero ma il solo controllo degli opportunisti (nocivi) non basta se non si applicano gli altri concetti base della gestione faunistica.
A questo aggiungo altre due punti fondamentali:
- cura delle ZRC. Avere delle zone precluse alla caccia per finalità di ripopolamento che non rendono sono inutili e di fatto sottraggono territorio alla caccia.
-volontariato: questa è la base per far funzionare bene un atc, sopratutto per quelli più piccoli e con bilanci più modesti. Si pensi a tutte le attività necessarie per il buon funzionamento di un atc (censimenti, monitoraggi, catture, controllo opportunisti, tabellazioni, foraggiamenti).. se manca una base di manopera volontaria non si va molto distante
Bello quanto scrivi, solo che è improponibile nelle zone di pianura dove è oramai tutto a coltura intensiva e le siepi vengono costantemente o sradicate o tenute rase al suolo..con i macchinari di oggi tutto avviene velocemente...mentre stò scrivendo stanno eliminando un rivale di rubinie e pini lungo circa 250 metri; era l'unica attrazione per la migratoria. Riguardo agli ambiti, almeno qui da noi, sono delle botteghe ed i soldi di iscrizione bastano ed avanzano. Abbiamo immesso lepri di cattura in congruo numero: il 30% sono finite investite sulle strade. Nessuno dei proprietari terrieri è disposto a lasciare una zona a stoppia; come raccolgono arano il terreno, letamano e via con la semina. Caro Luca i tuoi propositi sono buoni ma incompatibili con molte realtà.Commenta
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Alla maggior parte degli agricoltori interessa solo il reddito.. se non si danno dei soldi per mantenere stoppie, rive alberate o altri miglioramenti loro giustamente dicono “ma chi me lo fa fare?”.
Sono d’accordo con max54 sul fatto che servano più volontari e meno “contribuenti” nel mondo venatorio. Solo così si può arginare la deriva a cui tutto stiamo assistendo.
Poi aggiungo un’altra cosa per me fondamentale.. bisogna avvalersi di figure tecniche che predispongano dei piani pluriennali di gestione anche per la piccola stanziale.. la buona volontà non basta a volte, occorre anche avvalersi di tecnici faunisti in gamba..
Per quanto riguarda le lepri di allevamento sappiamo tutti che servono a poco. Già con quelle di cattura locali si hanno grosse perdite figuriamoci con animali cresciuti in gabbia magari neanche preambientati..Commenta
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Ribadisco: quale contadino rinuncia ad un frutteto o vigneto in cambio di denaro..eppoi quanto denaro, se oggi dai dieci domani chiedono venti e via discorrendo. Le figure tecniche sono i cacciatori di esperienza; altri teoricamente qualcosa capiscono ma alla prova dei fatti sono inutili...noi abbiamo provato. Le lepri di cattura danno ottimi risultati se riescono a sopravvivere all'antropizzazione. Poi i cinghiali che oramai sono ovunque ed oltre al problema sanitario è diventato pericoloso anche per i nostri cani..un'amico quest'anno si è visto il suo espagnel breton dilaniato. E' tutto un contesto, parlo delle nostre zone, negativo per la caccia e non vedo un futuro migliore anzi! Poi per la gente come il sottoscritto che ha vissuto i tempi d'oro della caccia, è ancora più deprimente.Alla maggior parte degli agricoltori interessa solo il reddito.. se non si danno dei soldi per mantenere stoppie, rive alberate o altri miglioramenti loro giustamente dicono “ma chi me lo fa fare?”.
Sono d’accordo con max54 sul fatto che servano più volontari e meno “contribuenti” nel mondo venatorio. Solo così si può arginare la deriva a cui tutto stiamo assistendo.
Poi aggiungo un’altra cosa per me fondamentale.. bisogna avvalersi di figure tecniche che predispongano dei piani pluriennali di gestione anche per la piccola stanziale.. la buona volontà non basta a volte, occorre anche avvalersi di tecnici faunisti in gamba..
Per quanto riguarda le lepri di allevamento sappiamo tutti che servono a poco. Già con quelle di cattura locali si hanno grosse perdite figuriamoci con animali cresciuti in gabbia magari neanche preambientati..Commenta
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Perche' credi che quarant'anni fa agli agricoltori interessasse la caccia? E' che ora quando tagliano un medicaio hanno un motore che va a 50 km l'ora,eliminano tutto quello che c'e in quella zona.Alla maggior parte degli agricoltori interessa solo il reddito.. se non si danno dei soldi per mantenere stoppie, rive alberate o altri miglioramenti loro giustamente dicono “ma chi me lo fa fare?”.
Sono d’accordo con max54 sul fatto che servano più volontari e meno “contribuenti” nel mondo venatorio. Solo così si può arginare la deriva a cui tutto stiamo assistendo.
Poi aggiungo un’altra cosa per me fondamentale.. bisogna avvalersi di figure tecniche che predispongano dei piani pluriennali di gestione anche per la piccola stanziale.. la buona volontà non basta a volte, occorre anche avvalersi di tecnici faunisti in gamba..
Per quanto riguarda le lepri di allevamento sappiamo tutti che servono a poco. Già con quelle di cattura locali si hanno grosse perdite figuriamoci con animali cresciuti in gabbia magari neanche preambientati..
Prima erano poderi ,ora sono tenute ad alta intensita agricole.Pero' le lepri tengono ancora, per fortuna che ci sono gli arati un buon rifugio per loro.
Il fagiano ,parlo sempre di pianura, queste distese le detesta, le zone vocate sono dove c'e acqua, che vuole dire fossi lanche,chiamiamole come vogliamo,lui vuole dello sporco.
Luca tu insisti sempre con tecnici,forse ne conoscerai dei bravi,sei fortunato.
Io non ne ho mai trovato uno che fosse pratico,che sapesse quello che diceva,i teologi vanno bene in un'aula non in campagna,qua ci vorrebbero una serie di cacciatori di una certa eta'che avessero ancora la voglia di mettersi in gioco,ma non si trovano piu, ne hanno piene le scatole di responsabili che immettono 50 starne in un ATC poi due giorni dopo invece di vedere se hanno ancora acqua danno la possibilita a pseudo cacciatori per fare un inventario.
Questo e' quello che succedeva,e se lo dico e' perche'io sono uno di quelli con le scatole rotte.
Quando dico guardia caccia,e' perche' ai miei tempi veniva giudicato in base a quanta selvaggina cera nella sua zona.
Provate ora a chiedere ad un vigile se sa qualcosa,non sanno neanche mettere giu le reti.
I famosi tecnici faunistici che parli tu hanno anche inventato le famose gabbie per prendere i fagiani in zone di ripopolamento,non ascoltando i lamenti di chi ne sapeva di piu, di chi voleva le catture con reti.
Incentivavano anche chi andava a prelevare,risultato,vuotato le riserve,distrutto il ceppo buono..Sulla caccia c'e molto da scrivereCommenta
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viviamo nell'epoca delle competenze... teoriche e preventive...attestate da un pezzo di carta anziché dai risultati precedentemente ottenuti...in tutti i campi...anche se l'uomo o l'oggetto non vale un caxxo basta ci sia il pezzo di carta... cosa vogliamo sperare...Commenta
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Non so che tecnici faunisti avete dalle vostre parti ma in tutta europa esistono delle figure tecniche professionali o semi-professionali deputate alla gestione della fauna.
Questa figura può essere anche un cacciatore che ha seguito dei corsi avanzati di approfondimento. In questo senso Ispra o le regioni dovrebbero predisporre dei percorsi di formazione per dirigenti venatori.
La gestione della piccola fauna stanziale ha bisogno oggi di gente che abbia sia competenze pratiche che teoriche.. anche perchè oggi più che mai ciò che conta sono i numeri e la raccolta dati. E saperli elaborare.
Quanti cacciatori per quanto ben disposti e dotati di buona volontà sanno elaborare dei dati da portare ad esempio in un tavolo di discussione a livello regionale? Credo pochi..
Credo sia facile dare sempre la colpa a cause esterne (agricoltura, nocivi, animalisti, leggi troppo stringenti..o troppo permissive). Guardiamo a cosa il mondo della caccia potrebbe fare e cosa non ha fatto negli ultimi 30 anni..Commenta
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L'ambiente l'agricoltura non sono cause esterne ma centrali, fondamentali. Riguardo ai cosidetti " tecnici faunistici " mi sono già espresso.Non so che tecnici faunisti avete dalle vostre parti ma in tutta europa esistono delle figure tecniche professionali o semi-professionali deputate alla gestione della fauna.
Questa figura può essere anche un cacciatore che ha seguito dei corsi avanzati di approfondimento. In questo senso Ispra o le regioni dovrebbero predisporre dei percorsi di formazione per dirigenti venatori.
La gestione della piccola fauna stanziale ha bisogno oggi di gente che abbia sia competenze pratiche che teoriche.. anche perchè oggi più che mai ciò che conta sono i numeri e la raccolta dati. E saperli elaborare.
Quanti cacciatori per quanto ben disposti e dotati di buona volontà sanno elaborare dei dati da portare ad esempio in un tavolo di discussione a livello regionale? Credo pochi..
Credo sia facile dare sempre la colpa a cause esterne (agricoltura, nocivi, animalisti, leggi troppo stringenti..o troppo permissive). Guardiamo a cosa il mondo della caccia potrebbe fare e cosa non ha fatto negli ultimi 30 anni..
Ci vuole ambiente vocato alla caccia, caro Luca e rappresentanti di rilievo nelle associazioni venatorie che invece di scaldare la poltrona si diano da fare. Creare altre sovrastrutture a che serve? Il direttivo degli ATC include già ambientalisti e cosidetti tecnici alcuni dei quali non ha mai indossato un paio di stivali ed altri che sono solo per diminuire le giornate di caccia e le specie cacciabili.
Chi ha la fortuna di vivere in un contesto ambientale sano continuerà a cacciare per gli altri una blanda passeggiata col cane e fucile in tracolla.Commenta
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