Se volete avere noizie più approfondite su chi erano i discendenti di Tano contattate l'amico Giancarlo Perani che ne sa parecchio.[fiuu][fiuu]
Affisso dell'Asolano??? Datemi qualche dritta!
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ne dubito, forse in parentela stretta ma direttamente da genitori non credo e comunque se non ci fossero stati quei pochi che hanno rischiato ora non avremmo questi ottimi ausiliari che non temono più confronti con altre razze.
Se si vuole dirla tutta si trova anche sangue di molte altre razze, ma ripeto che secondo il mio punto di vista è servito molto per arrivare ai risultati di oggi.De Monte CristianCommenta
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Siamo alle solite. Vero, de gustibus non disputandum est, non per polemizzare ma è così vero che, di fronte ad uno dei più grossi riproduttori che ha ridato tempra e vitalità alla razza, si punta il dito su uno dei suoi nei negativi da lui posseduti, il mantello. Il mantello di Tano era un "tonaca di frate nuova", l'altro, la poca mobilità in cerca del collo (rachide ligneo), dovuto a mio parere in parte alla preparazione, volta ad esprimere al massimo la velocità in cerca ed in parte alla costruzione dello sciassi. In sintesi con una siffatta costruzione al massimo della velocità consentita, diventa difficile conservare la mobilità del collo, trotto utile ma di ordinaria eleganza, in sintesi non molto lungo. Ne parlo perchè l'ho tenuto, la venaticità, la passione, la tenacia, le sue caratteristiche eccezionali erano, la notevole potenza olfattiva, la prudenza sull'emanazione, la solidità di ferma, il consenso naturale, oltre alla rusticità ed una salute d'acciaio.
In riproduzione ha generato sei figli campioni di lavoro, ad udici anni aveva un vigore sessuale che la maggior parte dei bracchi se lo sognano già ad otto nove.
Secondo me quando si parla di selezione se si antepone il colore del mantello a quelle che realmente sono doti imprescindibili per un cane da caccia-lavoro, non c'è da meravigliarsi se la razza insieme a qualche buon soggetto ne sforna il triplo insufficienti per le esigenze minime del cacciatore comune.
Ancor più grave è dover ritornare a ripetere concetti già ampiamente espressi sul forum, da esperti studiosi di genetica sulla colorazione dei mantelli (non sono capace di linkare il post ma invito chi ne è capace di riproporlo cosi si fa un po di chiarezza).
Se in selezione si dovesse tener in altissimo conto la tonalità del mantello (credo interessi soprattutto a chi frequenta i ring di esposizione), il problema è di facile soluzione, eliminiamo il roano facendo accoppiamenti solo fra bianco e arancio.
Non dimentichiamoci però che:
il mantello bianco arancio ben carico , ribaltato nel roano è l'equivalente di un roano carico, cioè due faccie della medesima medaglia.
Mentre il bianco arancio carico è ben accetto, se non addirittura preferito, sicuramente rispetto almeno ai mantelli bianco arancio slavato, il bianco marrone carico o roano marrone carico invece no.
Inutile prenderci in giro. Se si accetta il primo si deve accettare anche il secondo, poichè sono opposte espressioni fenotipiche di una medesima espressione genetica!
Diversamente, entrambi vanno penalizzati, ma ripeto entrambi!
Luigi MarilungocolpetrosaCommenta
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Caro Luigi, mettere in discussione le qualità di Tano è sicuramente arduo, pero: La potenza olfattiva,la prudenza sull'emanazione,la ferma solida e il consenso sono qualità di tutte le razze da ferma, mentre le particolarità che amiamo nel bracco sono proprio quelle che a Tano mancavano.Mantello a parte, ma il movimento di collo e ancor di più quello di coda sono le caratteristiche basilari della nostra razza.Non sono affatto in sintonia con la tua provocazione sull'eliminare i roani, però magari, provocando un pò anche io dico che bisognerà modificare lo standard se vogliamo puntare tutto sulla velocità che sarebbe causa della perdita dell'identità del bracco. Ti abbraccio caramenteFIOCCHI FAUSTOCommenta
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Leggo solo ora e…visto che prendi spunto dal mio “DE GUSTIBUS…” devo forse arguire che la sottile ironia e il velato sarcasmo sono a me diretti ? Se si , non li accetto e li respingo caro Luigi e…sia chiaro ben lungi dal voler polemizzare !
E’ evidente che saro’ rimasto arretrato come gusti per non apprezzare “il tonaca di frate nuovo” …ma …preferisco il vecchio !
Il mondo è bello perche’ è vario e guai se la pensassimo tutti allo stesso modo, la democrazia è bella perche’ permette di esprimere il proprio pensiero e le proprie opinioni nel pieno rispetto di quelle altrui, nessuno è depositario del verbo o di verita’ assolute.
Mi è superflua la presentazione di Tano con “il c’era una volta” …per mia eta’ anagrafica ho conosciuto Tano ancor prima che fosse ceduto a chi lo affido’ poi a mani esperte per l’avvio nel mondo agonistico delle prove, non mi interessano le dicerie o le leggende sulle sue origini.
<O></O>
Di cio’ sarebbe corretto, per contraddittorio, parlarne se fosse ancora in vita il suo allevatore Paolo Bergamin , riferimento certo e figura storica della braccofilia con i suoi prestigiosi dell’ASOLANO.
Ritengo pero’ che ogni “riproduttore”, in questo caso Tano, non trasmetta pregi in assoluto, soprattutto quando il troppo e indiscriminato uso degenera in abuso, se ne elenchiamo i pregi, che non nego, di contro e per “par condicio” vanno elencati anche i difetti , le tare e non solo i “nei”.
Il sottoscritto ha posseduto , giusto per cronaca, due figli di Tano un maschio e una femmina …e preferisco non andare oltre.
Un abbraccioAntonio CasamassimaCommenta
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SONO D ' ACCORDO CON IL DOTTOR MARILUNGO SALUTI LEONARDOSiamo alle solite. Vero, de gustibus non disputandum est, non per polemizzare ma è così vero che, di fronte ad uno dei più grossi riproduttori che ha ridato tempra e vitalità alla razza, si punta il dito su uno dei suoi nei negativi da lui posseduti, il mantello. Il mantello di Tano era un "tonaca di frate nuova", l'altro, la poca mobilità in cerca del collo (rachide ligneo), dovuto a mio parere in parte alla preparazione, volta ad esprimere al massimo la velocità in cerca ed in parte alla costruzione dello sciassi. In sintesi con una siffatta costruzione al massimo della velocità consentita, diventa difficile conservare la mobilità del collo, trotto utile ma di ordinaria eleganza, in sintesi non molto lungo. Ne parlo perchè l'ho tenuto, la venaticità, la passione, la tenacia, le sue caratteristiche eccezionali erano, la notevole potenza olfattiva, la prudenza sull'emanazione, la solidità di ferma, il consenso naturale, oltre alla rusticità ed una salute d'acciaio.
In riproduzione ha generato sei figli campioni di lavoro, ad udici anni aveva un vigore sessuale che la maggior parte dei bracchi se lo sognano già ad otto nove.
Secondo me quando si parla di selezione se si antepone il colore del mantello a quelle che realmente sono doti imprescindibili per un cane da caccia-lavoro, non c'è da meravigliarsi se la razza insieme a qualche buon soggetto ne sforna il triplo insufficienti per le esigenze minime del cacciatore comune.
Ancor più grave è dover ritornare a ripetere concetti già ampiamente espressi, anche sul forum, da esperti studiosi di genetica sulla colorazione dei mantelli.
Se in selezione si dovesse tener in altissimo conto la tonalità del mantello (credo interessi soprattutto a chi frequenta i ring di esposizione), il problema è di facile soluzione, eliminiamo il roano facendo accoppiamenti solo fra bianco e arancio. Non dimentichiamoci però che il mantello ben carico bianco arancio, ribaltato nel roano è l'equivalente di un roano carico, cioè due faccie della medesima medaglia.
Luigi MarilungoLeonardo cinofilo cacciatoreCommenta
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Ho preso lo spunto, caro Antonio, dal “de gustibus” perchè a mio modesto parere è proprio e soltanto una questione di gusti ed aggiungo, meramente estetici e totalmente indipendenti e mi si perdoni, estranei all'espletamento della funzione.
E' abitudine generale, su un qualsiasi soggetto titolato o meno, prima la ricerca dei difetti e poi tirare fuori qualche pregio se non addirittura tacere.
Di fronte ai “grandi” soggetti del passato sono sempre state spese fiumi di parole e di critiche.
Chi è meno giovane ricorda i dualismi epocali fra Umago e Asso dell'Asolano, considerato il primo un bracco anche lì, con qualche punto interrogativo proprio per l'atletismo e le prestazione al limite superiore. Molti braccofili tradizionalisti verso questa macchina così potente ne dissero di cotte e di crude.
Non esprimo giudizi, ma Umago ha fatto affacciare alle grandi platea della cinofilia braccofila personaggi che mai si sarebbero sognati di degnare di uno sguardo di considerazione il bracco italiano.
Seguirono altri dualismi tra Fer (figlio di Umago) con Ciac di Castiglioni (figlio di Asso dell'Asolano) e contemporaneamente con il Beirut dei Ronchi (altro soggetto molto discusso per mantello ferma ecc) padre del Dover di Valgrisanche e se non erro a sua volta nonno di Byron di Villa Carla, in quanto il padre mi pare fosse il Dover. Byron a carriera conclusa portato a caccia dall'amico Paolo Cioli, fermava solo se doveva pisciare. Dalla delusione e per il suo bizzarro carattere votato alla perfezione super assoluta, abbandonò il bracco italiano pur avendo avuto diversi soggetti superlativi come Birt dei Ronchi ( figlio di Fer x Buccia dei Bronchi).
Quindi caro Fausto pur condividendo la sostanza delle tue affermazioni non darei così scontate le qualità di Tano (avidità passione da vendere, ferma solidissima potenza e prudenza olfattiva, fondo inesauribile, rusticità, vitalità, vigoria sessuale).
Gli aspetti negativi per me sono nei, infatti il movimento di coda non era certo insufficiente. Se visto a ridosso di qualche rinfresco di memoria (punizioni), è cosa più che normale. Uragano è suo figlio, simile come costruzione e difetti se pur bianco arancio, ha rubato (come Umago) l'attenzione a giudici inglesisti come Sandro Pacioni Americo Procaccini, che mi raccontavano di ferme su starne in Polonia, dopo aperture dai lacet da inglese.
Non sarà stato il massimo dello stile ma ha sicuramente fatto parlare di se il mondo cinofilo e non solo quello braccofilo. Eolo ed Elios di monte Tricorno sono suoi figli come pure il mio Janosh, il Napoli di Garozzo la Giubba, madre di Titano del Trovese ottenuto con Tabar di Cascina Merigo insieme ai fratelli campioni Lord ed Liro del Trovese ed altri di cui al momento mi sfuggono i nomi .
La mia Adda era sua figlia che con Aiace di Cascina Croce ha dato tanti ottimi cani fra i quali il campione Brenno di Col Petrosa. Idem Elios di Monte Tricorno che è il padre di Rombo di Col Petrosa e nipote di Ubaldo di Col Petrosa di Cesare Manganelli.
Non ho memoria invece per quelle che sono state indicate da Antonio come tare. O meglio dall'accoppiamento con le mie cagne non sono nati soggetti portatori di alcuna tara. Altro neo se vogliamo, non tutti i caratteri dei suoi figli erano franchi e sereni.
Chi sostiene o sostenesse che Tano è un F1 figlio di un bracco tedesco x una bracca italiana o viceversa, è di sicuro un calunniatore oltre che un incompetente.
Che negli ascendenti ci possano esser stati immessi geni estranei alla razza sarebbe come fare la scoperta dell'acqua calda.
Tu Fausto dovresti avere le foto che ti ha lasciato Buroni dei bracchi italiani del dopoguerra. Io le ho avute in visione e poi me le ha richieste e le ho restituite, ma per caso me ne è rimasta una ed è quella di Dea dell'Adda del cavalier Luigi Ciceri.
Scusatemi l'irriverenza ma sembra un mezzo sangue Kurzhaar. Ma si sa che nel dopoguerra, pur di ricostruire la razza ci hanno rimesso di tutto, dal pointer al B. tedesco al Kocker all'irlandese al Setter inglese ai segugi (per ridare quelle belle canne nasali di cui i più s'innamorano.
Mario Buroni, memoria storica, ci ha raccontato come i bracchi della Faggiola, da dove discendeva Fufa di Montepetrano, erano stati rinsanguati con il setter inglese bianco arancio.
Di cosa vogliamo parlare allora, non serve cercare la crepa dove metter il dito, che sia Bergamin, Ciceri o altri, sappiamo.
Nel senso che s'intuisce come sia stata ricostruita la razza, non per caso da due soggetti provenienti da noto allevatore del nord, accoppiati fra loro sia nata una bellissima bracca (dalla Signora Panareo allevamento Truentum) a pelo lungo unicolore color fegato, regalata ad un cacciatore Civitanovese Peppe Panichella che ho avuto modo di vedere personalmente.
Un abbraccio a tutti ed in particolare agli amici Antonio e Fausto.
__________________colpetrosaCommenta
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riguardo al colore anche io penso che la tonalità piu' scura del mantello roano, non sia un peccato mortale pur comprendendo le argomentazioni di Antonio, Serleo era di mantello scuro ed ha generato Ariale dalla tonalità perfetta .Seguirono altri dualismi tra Fer (figlio di Umago) con Ciac di Castiglioni (figlio di Asso dell'Asolano) e contemporaneamente con il Beirut dei Ronchi (altro soggetto molto discusso per mantello ferma ecc) padre del Dover di Valgrisanche e se non erro a sua volta nonno di Byron di Villa Carla, in quanto il padre mi pare fosse il Dover. Byron a carriera conclusa portato a caccia dall'amico Paolo Cioli, fermava solo se doveva pisciare. Dalla delusione e per il suo bizzarro carattere votato alla perfezione super assoluta, abbandonò il bracco italiano pur avendo avuto diversi soggetti superlativi come Birt dei Ronchi ( figlio di Fer x Buccia dei Bronchi).
Ciac del compianto Castiglioni fu il primo Bracco che mi fece pensare che si potesse andare a caccia proficuamente con un bracco italiano. Byron registrato come Byoron è stato il piu' bel bracco che abbia mai visto ed anche il piu' elegante e quello che sviluppava il trotto ideale, ma......non fermava, né prima né dopo
solo la maestria del compianto Luigino che "lo fermava " quando voleva lui, lo ha portato a fare i risultati che ha fatto, quando fermava dopo turni da favola c'era il massimo riconoscimento,
ma i risultati erano pochissimi sebbene tutti cartellini.
Fer è stato una pietra miliare un soggetto eccezionale sotto ogni aspetto, ma fece tribolare tanto Luigino , come tutti i cani di grande esuberanza fisica, purtroppo fu poco utilizzato in razza, cosa che ancora oggi mi stupisce, cosi' come Birt altro grande soggetto.
Ma ritornando in argomento , dico che lo standard é tanto chiaro quanto incongruente, dare la preferenza a mantelli tonaca di frate o di marrone brillante e quivarrebbe a dare la prefrenza a tonalità di arancio chiare, cio' che invece non é anzi taluno da' la preferenza a mantelli di arancio intenso, a quel punto non vedo
lo stesso criterio di valutazione fra B/A e R/MlucioCommenta
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Ho il massimo rispetto, caro Luigi delle tue idee, anche perchè confortate da buoni risultati ottenuti con i tuoi cani, ma seppur avendo avuto lo stesso "iniziatore"non riesco a condividere a pieno il tuo messaggio.Io ho fisse nella mente tre immagini che mi hanno fatto amare un certo tipo di bracco: La prima è quella di Arturo di Monte Benedetto,condotto dal "ragano"in una prova che con andatura tipicissima prese una emanazione che lo portò a una filata interminabile fino a bloccare le starne in cima a una collina, la seconda è quella di castelluccio, in prova c'era Tognolo con
Tano che sfrecciava sul campo come un fulmine e compagno di coppia era uno spinone con la sua tipica andatura.Alla fine del turno Tano non incontrò e lo spinone fece cinque punti tutti sottolineati della risata di Buroni che alla fine disse in dialetto" jen fatt de punti dietr el culo", la terza è alla vista di tutti in un dvd dove Rebaschio presenta i suoi migliori cani come Zorro, Ciclone, Quasimodo ecc. e alla fine c'è qualche minuto di una cagnina di nome Uappa di Paludelonga che ogni qualvolta la guardo mi incanta. Con questo non voglio dire che disprezzo i fuoriclasse, li ho anche usati come riproduttori, a volte con qualche brutta sorpresa, ma la mia preoccupazione è quella che perdonando troppo i"nei" si perda qualche caratteristica fondamentale.Prima c'erano Umago, Fer, Rea, ecc,poi sono passati di moda e sono arrivati Tano, Tabar, Uragano e altri, ma domani cosa ci sarà? Guardo spesso quelle foto che mi ha lasciato Buroni e le mie impressioni mutano nel tempo e oggi non sono certo quelle di dieci anni fa. "A VOLTE RITORNANO"Ultima modifica VALLE SANTA; 14-05-08, 11:06.FIOCCHI FAUSTOCommenta
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Quoto e condivido !
Evidentemente abbiamo un metro di valutazione differente sui "nei".Originariamente inviato da colpetrosa;
Gli aspetti negativi per me sono nei
Ne sono felice, io invece, per quel che mi riguarda ho solo memorie negative.Originariamente inviato da colpetrosa
Non ho memoria invece per quelle che sono state indicate da Antonio come tare. O meglio dall'accoppiamento con le mie cagne non sono nati soggetti portatori di alcuna tara.
Altro neo se vogliamo, non tutti i caratteri dei suoi figli erano franchi e sereni.
Antonio CasamassimaCommenta
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Non dimentichiamoci però che:
il mantello bianco arancio ben carico , ribaltato nel roano è l'equivalente di un roano carico, cioè due faccie della medesima medaglia.
Mentre il bianco arancio carico è ben accetto, se non addirittura preferito, sicuramente rispetto almeno ai mantelli bianco arancio slavato, il bianco marrone carico o roano marrone carico invece no.
Inutile prenderci in giro. Se si accetta il primo si deve accettare anche il secondo, poichè sono opposte espressioni fenotipiche di una medesima espressione genetica!
Diversamente, entrambi vanno penalizzati, ma ripeto entrambi!
Rimarco questo concetto poichè esso esprime una regola genetica su come avviene la trasmissione delle pigmentazioni cutanee.
Non l'ho inventata io!
Confrontando le nostre preferenze verso i mantelli del bracco italiano, non posso non affermare che sono solo gusti (de gustibus) poichè il classico foglia di tabacco "essiccato", esprime una frequenza di comparsa minima nella sua espressione genetico-fenotipica tra i roani insieme al bianco marrone netto (la probabilità di appalesarsi è minima nel foglia di tabacco, leggermente superiore per i bianco marrone netto).
Come pure tra i bianco arancio è nettamente perdente il bianco arancio netto, distinto. Sono mantelli che raramente compaiono in numero superiore ad uno per cucciolata.
Rappresentando queste espressioni fenotipiche una sorta di recessività fra i colori di appartenenza, bianco arancio e roano marrone.
Quello che volevo dire è che noi possiamo preferire qualsiasi colore del mantello ci piaccia, ma non possiamo disconoscere che lo standard attuale vergato qualche tempo addietro, da indicazioni sulle tonalità dei manti, ma non tiene conto delle nuove acquisizioni genetiche sulla trasmissione dei pigmenti.
Quindi come dire: lo standard darebbe delle linee indicative da seguire in selezione sui manti ignorando che le conoscenze genetiche oggi acquisite, ne negano la coesistenza ponendole in nette e contrapposte posizioni.
O l'uno o l'altro.
Quindi per avere l'arancio carico ti ritrovi nel roano marrone colori carichi. La comparsa di qualche soggetto foglia di tabacco tra i roani , esprime la minima probabilità genetica di estrinsecarsi di quella espressione fenotipica, obbedendo alle leggi delle probabilità applicate alla variabilità genetica, dove tali caratteri potremmo definirli a bassa probabilità di manifestazione.
Penso che nessuno ami i tricolori.
Ma la loro comparsa, comunque sporadica, obbedisce alle regole di trasmissione dei caratteri appena esposte e non per l'immissione di sangue di razze con focature.
Il fatto che siano "apparse" solo nei boscaccio è perchè probabilmente Bonasegale sia stato l'unico che l'abbia detto.
Luigi marilungocolpetrosaCommenta
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A leggervi c'è darimanere a bocca aperta!Io non capisco nulla dell'argomento e non mi permetto di intromettermi,però c'è una cosa che mi incuriosisce.Perchè se il colore del mantello cosiddetto "tonaca di frate" non è così ben visto dagli esperti del settore,quando ti vogliono vendere un cucciolo se ha quel colore sembra ti stiano dando "l'araba fenice"?Commenta
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