Avendo bisogno di una quantità sostenuta di lavoro di spinta, come ad esempio per muovere proiettili di massa molto ingente, il livello del picco pressorio con diversi metodi o artifici si può contenere rallentando l'emissione gassosa nel primo momento del processo deflagrativo, pur sviluppando una notevole massa di lavoro tramite un integrale favorevole.
Del resto per lanciare a buona velocità una massa ingente o caratterizzata da una notevole inerzia e difficile scorrimento è infinitamente più conveniente applicare una forza media-alta e prolungata nel tempo, piuttosto che una forza intensissima ma brevissima, quasi istantanea.
Se pensiamo ad una cartuccia 12/76 magnum pesante, da 57 grammi, possiamo vedere come tale risultato sia ottenuto rallentando sensibilmente l'accensione della massa della polvere tramite una tipologia di propellente molto più lento di combustione e progressivo, a volte con un innesco più debole e con l'uso del bossolo di 76 mm. che per un fatto volumetrico abbassa di suo il livello pressorio.
In canna rigata non cambia sostanzialmente il sistema, con calibri molto potenti, con forte restringimento del collo rispetto al corpo del bossolo e con palle pesanti si passa a propellenti molto più lenti di combustione e quindi caratterizzati da una graduale emissione gassosa.
In canna rigata, il fattore volumetrico non è mai stato usato per abbassare il picco pressorio, salvo in un solo caso, da parte di uno dei più grandi ideatori di cartucce del passato, il berlinese E.A.Vom Hofe.
Nella sua cartuccia 7x66, il notevole tedesco, creò una spalla a geometria variabile che di fatto grazie alla particolare camera di cartuccia, andava in espansione poco prima del raggiungimento del picco e facendo salire il volume della boiling room, solo quando ormai la curva era abbastanza elevata, di fatto non perdeva lavoro di spinta ma ne mozzava solo il picco, una soluzione semplicemente geniale, ma che per vari motivi non ha avuto seguito.
Cordialità
G.G.
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